Il confronto.
Non possiamo evitarlo. Anche nel chiuso di un silenzio imposto, di una non – risposta, verso/da parte dell’altro.
Archivio mensile:Gennaio 2007
Silvia Molesini

Ho dita tese come angeli
capita che volino
lise inclinate scure
ma oltre
vedi le cose chiuse
in loro sacchetti
vedi le dita andate
le rotte che scambiano
i preservativi
e gli angeli ridere
come tra gatti.
Seconda risposta di Vito Mancuso
Devo una risposta ai tre bellissimi e profondi commenti al mio pezzo e voglio dire la mia sul pezzo di Francesca concernente l’eutanasia. Quanto all’eutanasia io forse me la cavo in modo troppo semplice, ma mi sembra elementare dover distinguere tra piano civile e sfera religiosa (perché poi nella mia mente si sono associate queste due figure geometriche, il piano e la sfera, rispettivamente alla dimensione politica e alla dimensione religiosa, spiega perché dopo il liceo ho scelto di studiare teologia).
Il Poeta e L’Alchimista
Il linguaggio ermetico, così caro ai poeti e agli alchimisti, vive della medesima radice sensibile, ma potremmo dire, senza alcun dubbio, che la radice è rovesciata. Il poeta, infatti, cattura un principio lirico indecifrabile – lo coordina, lo spoglia, lo riveste, e crea – ex novo – una confezione glotto-fonetica che evoca l’assoluto, la maestà del creato, la povertà e il riscatto del primo uomo. Continua a leggere
Un anno di poesia
Mauro Ferrari
UN ANNO DI POESIA
I LIBRI DEL 2006
Alfredo de Palchi, Paradigma, Hebenon, Burolo
Carlo Molinaro, La parola rinvenuta, Genesi, Torino
Sebastiano Aglieco, Dolore della casa, Il ponte del sale, Rovigo
Antonio Alleva, La tana e il microfono, Joker, Novi Ligure
Tolmino Baldassarri, Canutir, Raffaelli, Rimini
Giuseppe Bevilacqua, Un pennino di stagno, Il ponte del sale, Rovigo
Alberto Bertoni, Ho visto perdere Varenne, Manni, lecce
Alberto Cappi, Le copie della luna, Tre lune edizioni, Mantova
Giuseppe Conte, ferite e rifioriture, Mondadori, Milano
Claudio Damiani, Attorno al fuoco, Avagliano, Roma
Pasquale Di Palmo, Marine e altri sortilegi, Il ponte del sale, Rovigo
Annamaria Ferramosca, Curve di livello, Marsilio, Venezia
Lucetta Frisa, Se fossimo immortali, Joker, Novi Ligure
Stefano Massari, Il libro dei vivi, Book, Castel Maggiore
Sandro Montalto, Esequie del tempo, Manni, Lecce
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Michel Houellebecq, “Il senso della lotta”
Ogni giorno il giorno si alza per ripiombare sulla città. E su chi è sopravvissuto alla litania di morte della notte, ai suoi tarli.
Ancora una volta, “oggi avrà luogo”, come una maledizione, come una condanna. Così i versi di Houellebecq ci accolgono, alla prima pagina. E quelle che seguono non fanno che ripiegarsi su questa inalienabile (alienante) certezza. All’infinito, verrebbe da dire, ma spiacente qui tutto è finito. Continua a leggere
Il libro di poesia

1
Il primo libro consapevole della poesia lirica italiana è la Vita Nova di Dante: non il Dante-aquila dei monumenti, ma un uomo di trent’anni. Che arriva ad un risultato sconvolgente rispetto agli usi dell’epoca (la piccola serie di poesie liriche, che corre di mano in mano in forma di fascicolo, senza grandi preoccupazioni strutturali): questo libro ha un titolo, dunque un nome, come una persona, e il suo titolo mette al primo posto la VITA (non tanto quella vissuta dall’individuo Alighieri e da madonna Bice-Beatrice, fiorentini: quanto un’essenza della vita, che varrà come una specie di nuovo vangelo laico, di amore e poesia).
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Omaggio a un grande conservatore

Eliot ha costruito una grammatica della vita ed una sintassi della verità. Ogni suo scritto costituisce una pietra miliare nel costitutivo cammino della vita di un uomo che ha sempre, ed implacabilmente, cercato la verità, sempre e comunque.
Una risposta di Vito Mancuso
pubblico qui una risposta che Vito Mancuso mi ha inviato in relazione ai commenti al suo intervento precedente.
Siamo davvero sicuri che l’amore non è logico? Io non lo penso, io penso che l’amore lo sia, ma non di quella logica ragionieristica dell’esattezza che non conosce la gratuità, ma di quella logica cosmica che è gratuità, ordine gratuito dal quale veniamo. Continua a leggere
Enrico De Lea

“Covai frasi, covai parole”.
(Stefano D’Arrigo)
Risibili alle passioni del rapace
falcidiato volto,
la presa pur convinta della mano
e il mesto freddo della pietra
lavica, come di profilo
calcidese o messenio, mercatante,
profugo da un mare,
per cui levare l’acqua all’occasione
d’umiliato controllo, debito
all’occhio ionico, tra brume.
Il mondo poetico di Gladys Sica
Dice di se l’autrice: “Questi testi sono nati in diverse fasi del viaggio reale verso l’Italia, viaggio inteso non come spostamento per curiosità turistica o fuga; piuttosto viaggio come trasformazione della coscienza e dell’anima: la conoscenza delle proprie forze, la realizzazione dei propri sogni, la gestione sempre maggiore del proprio destino.
Il materiale del mio lavoro si può dire che si nutre d’intense esperienze molto reali, punto di partenza lungo la ricerca artistica – poetica: surrealismo, espressionismo e pittura materica , informale, cubismo-futurismo, ecc. o lungo il percorso filosofico – spirituale: yoga, meditazione e preghiera, esperienze non ordinarie, stati onirici, ecc.
Il trinomio: esperienza reale di vita, ricerca di arte o poesia, percorso spirituale o consapevolezza marciano profondamente assieme in me.”
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Il canto della gazzella
di Marino Magliani
tener d’occhio tutta la prateria, la notte che ti confonde e libera mille odori, in attesa di farsi rincorrere e intuirla appresso, la belva che graffia l’aria, te l’avessero detto che eri solo perché dovevi sfamare qualcuno, e corri con gli zoccoli dei tuoi simili che ti vengono incontro e scappi ma dentro sai che sei scappata troppo e solo un istante fa avevi pensato che non vuoi più scappare ma ora rimandi, scappi e scappate in mille ma tu scappi di più perché sai che gli artigli cercano te e allora basta cosí, dici a chi ti ha gettato in quest’erba, e lo dici intanto che corri, lo dici intanto che ti passano davanti i tuoi simili, lo dici intanto che vedi che sono quelli che nessuna fiera prenderà mai per un pezzo, lo dici mentre ti gettano un’occhiata tra lo spavento e la coscienza di sapersi dotati d’eccezionale falcata e una volta passati loro ti dici che ora provi a starci al fianco, ma ti perdono, perché tu sei nata per sentir da vicino il graffio nell’aria, scatta e vai a zig zag, non voltarti e sai che se fra poco non sentirai le urla di qualche essere lento che ti assomiglia il pericolo aumenterà, poi ció che attendevi e non giungeva mai ti entra dentro, l’urlo di chi aveva corso troppo ha riempito la notte, e bastarda, ridi come una gazzella e corri ancora un pezzo rifiatando, ansante ti dici che la notte é andata e mentre masticherai una manciata d’erba arriverà l’alba e di nuovo all’orizzonte ci sarà da tener d’occhio la polvere e più vicino l’erba alta che si muove, ora non pensarci ancora
Igor De Marchi, “Resoconto su reddito e salute”
Igor De Marchi è il poeta che cercavo.
Asciutto, concreto, cattivo. Anzi spietato.
A trentadue anni parla in poesia di cose che più impoetiche non si potrebbe: il mutuo da pagare, la polizza sulla vita, l’allacciamento del metano. Il climatizzatore. Nessuna improbabile metafora, nessun recondito grumo di senso. Sono solo le cose che popolano i nostri giorni, tutti. Compongono il sociale corredo d’ansia e frustrazione di ogni esistenza media. Continua a leggere
Non fare nulla qui
Approfitto della pubblicazione di questi testi di Stefano Massari tratti dal suo ultimo libro, per proporvi questo lungo saggio ancora inedito sul libro dei vivi. Apparirà successivamente sul mio blog, RADICI DELLE ISOLE, visto la crescente difficoltà a piazzare materiali sul cartaceo. Ed è anche una mia fiducia che laRete, sempre di più, anche con questo nostro lavoro, possa offrire una valida e onesta alternativa alla mancanza di attenzione di altri luoghi considerati prestigiosi. Considero il libro di Stefano un gran ben libro, che merita parole ben più degne delle mie.
Sebastiano Aglieco
Stefano Massari – Libro dei vivi
Stefano Massari

dal Libro dei vivi
(serie dei vivi)
54.
da te imparo e apro gambe cardinali provo l’onda con il fiato e spingo come questo mare oscuro spinge te totale e cerca l’esatta verticale
non ti tengo la mano non ti chiamo tremo imparo a fare piano
55.
da te imparo il male vero centrale la torsione prima e perfetta che scava il fianco infinita e bestiale il pianto immenso e ovunque incurante e ospitale
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Una grossa testa
Ci sono dei grossi alberi nel bosco e a lui piace appoggiarci la sua grossa testa. Quando è mattina presto e non c’è nessuno. Poi, quando sono quasi le dieci, ritorna a casa che nessuno lo vede e cerca di trascorrere una giornata piacevole, senza pensarci troppo.
(Emanuele Kraushaar, Tic, Atì Editore, Milano 2005)
Il viaggio del re morto

Il prestigioso Premio Todaro-Faranda per narrativa inedita, indetto dalla Cassa di Risparmio di Bologna e dall’Università di quella città (in giuria il Prof. Pasquini, ordinario alla Facoltà di Lettere, e gli scrittori Nerino Rossi e Raffaele Nigro – premio che vinsi nel 1996 con il romanzo “Il morbo”, poi edito da Diabasis nel 2002), nel 2006 ha visto come vincitrice-trionfatrice Giovanna Passigato con il romanzo “Il viaggio del re morto”, ora edito dalla Bononia University Press (si veda il sito della casa editrice qui).
NOTIZIE DALL’ESILIO Mariella MEHR
Mariella Mehr, Notizie dall’esilio (Nachrichten aus dem Exil, 1998), edizione italiana curata e tradotta da Anna Ruchat (con traduzione in lingua rom di Rajko Djuri?), Milano, Effigie Edizioni, collana Poesia, prima edizione, 2006.
[Mariella Mehr, autrice di romanzi, poesie e opere teatrali, è nata a Zurigo da una famiglia zingara di ceppo Jenische nel 1947. In Italia sono usciti i romanzi Steinzeit (Età della pietra, Aiep, 1995), Brandzauber (Il marchio, Tufani 2001) e Labambina, Effigie Edizioni, 2006.]
Da tempo immemorabile non acquistavo una rivista per sole donne
Da tempo immemorabile non acquistavo una rivista per sole donne, che non è il corrispettivo di una rivista per soli uomini ma è una rivista femminile, almeno una volta era così. Ai miei tempi con le mie tre amiche del cuore le leggevamo per la moda, per sapere cosa si indossava al continente, cosa si usava, che qui, in Sicilia, in provincia, la moda arrivava dopo due anni e noi volevamo essere come le continentali che ci sembravano tutte belle e le donne fumavano e andavano nel motorino, e non portavano il reggiseno, e poi si radevano le sopraciglia, e anche le ascelle e le gambe, e si mettevano la crema autoabbronzante, il correttore bianco sotto gli occhi e il cappotto maxi, la minigonna. ma noi pure, perché leggevamo le riviste e poi leggevamo Cosmopolitan, che era il massimo della trasgressione, e lo facevamo di nascosto per sapere della modernità e del sesso leggero, trattato con leggerezza. Leggevamo con risolini ebeti e commentavamo tutte insieme sedute negli scalini all’ultimo piano, prima della terrazza dove la signora del primo piano, che non aveva il balcone, saliva a stendere la biancheria.
Rosaria Lo Russo. Ad alta voce
Quando la parola scritta diventa performance: la poesia di Rosaria Lo Russo come “festa barocca” della voce recitante.
C’è chi insegna. E chi am-maestra.
Rosaria Lo Russo ammaestra dalle sue scarpe rosse, alte sul nero del vestito, feroci agli occhi come l’ultimo Mirò.
Se-duce col solo incantesimo della voce. Anzi, delle voci che, vibrando, si sollevano dal testo scritto.



