La rassegna “I martedì con i poeti” (libreria Bookcity, viale G. Marconi 92, tel. 0645470871) prosegue il suo programma di appuntamenti con la seguente cadenza : martedì 6 febbraio: omaggio a Keats e Shelley – martedì 20 febbraio: omaggio ad Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Edoardo Cacciatore, J. Carsten Hauch, J. Rodolfo Wilcock e Gregory Corso.
Archivio mensile:Gennaio 2007
Per i nostri defunti e altre devozioni
di Giovanni Monasteri
1) Necrologio tardivo
Vecchio ortolano, quasi ce l’hai fatta
a festeggiare il secolo e il millennio,
tu, per l’anagrafe nato in agosto
ma per tua madre il mese di gennaio
del milleottocentonovantotto.
I tuoi figli, ridotti ormai a sette,
alleviati di colpo dal dovere
di venire a Natale da lontano
a baciarti la fronte cieca.
Dal teatro al cinema: The Tempest secondo Peter Greenaway (prima parte)
di Luigi Metropoli e Salvatore Margiotta
Le parole fanno i testi, i testi fanno
le pagine, le pagine fanno i libri, dai
quali la conoscenza è tratta in forma
pittorica.Peter Greenaway
Dal teatro al cinema: The Tempest secondo Peter Greenaway – prima parte
L’eccezionale complessità di The Tempest, i contrasti irrisolti e le ambiguità testuali che la caratterizzano, da sempre costituiscono una ragione di seduzione per gli artisti (siano essi cineasti, registi teatrali…) che vogliono rivisitarla. Lo spettacolo, messo in scena per la prima volta in un teatro londinese (1) nel 1611, presenta un epilogo che apre uno dei tanti scenari possibili immaginati dal drammaturgo inglese (risoluzione e rinuncia, abbandono delle scene?): se da un lato si insiste col vedere, nell’abbandono della magia da parte di Prospero, l’uscita di Shakespeare dalla fascinazione del teatro, dall’altro s’insinua il sospetto che il finale sia stato pensato al solo scopo di dare un’ambigua conclusione. Prospero conclude dichiarandosi “personaggio” della storia, fatto unico nel teatro shakespeariano, in cui in genere è l’attore, una volta svestiti i panni del personaggio che impersona, a dichiarare concluso lo spettacolo. Continua a leggere
Il mio antiglobalismo non è da intendersi quale esaltazione della “Sagra della porchetta”…
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Negli anni ’80 del secolo scorso, venutosi ad affermare il postmoderno di Lyotard, del quale la correlazione-contaminazione fra più esperienze espressive era (e ancora è) uno dei pilastri portanti, possiamo affermare che la conseguenza più recente e più complessa della società dell’informazione è, oggi, quella sorta di meta-argomento che risponde al nome di “globalizzazione”.
Ivan il terribile e La congiura dei Boiardi
Di Luigi Metropoli

Affresco storico? Dramma politico? Tragedia privata? Propaganda ideologica? Un film dal respiro universale, un attraversamento delle stanze del potere, della sfera privata di un monarca (il dramma di Ivan è l’impossibilità di scindere il pubblico dal privato). Dramma d’interni ed interiore, storia di una nazione (il presente visto dal passato) e, allo stesso tempo, film tremendamente umano nella rappresentazione di un individuo destinato al potere e perseguitato da coloro che non accettano la sudditanza.
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In diretta dall’Infernuccio
di Mauro Baldrati
Non proprio dall’Inferno, non dal Grande Salone, non vuoi gloriarti, però dall’anticamera, dall’Infernuccio forse sì. Non vi sono i grandi fasti della Sala del Regno, non vi sono i Papi e gli Imperatori, ma un anfitrione c’è, un plenipotenziario, e non scherza.
E’ Il Nero.
Sylvia Plath (di Francesca Matteoni)
L’OSSO DELLA LUNA
Morte e rinascita in Sylvia Plath
di Francesca Matteoni
“Entrerò in una lunga oscurità”
Three Women, SYLVIA PLATH
La poetessa americana Sylvia Plath (1932-1963) ha lasciato ad un pubblico sempre crescente un vasto corpo di testi tra prose e poesie, che la proiettano ben oltre la sua breve e tragica parabola vitale (morì suicida a Londra nell’appartamento che fu del poeta irlandese William Butler Yeats), testimoniando una costante ricerca e abnegazione alla scrittura. Un talento immaginifico e doloroso, che, sviluppatosi in pochi anni, ci ha regalato una voce a tratti esasperata/esasperante, ma unica e incisiva, capace d’incarnare in sé l’energia necessaria del fare poetico, quando esso diventa rivelazione dell’io e del mondo.
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Provocazione in forma d’apologo 2
Conosco persone che continuano per anni a servirsi del medesimo ristorante, del quale, chiariamolo fin dal principio, non sono affatto contente. Lo eleggono, dapprima, per qualche motivo particolare, o per nessun motivo particolare; e seguitano poi a frequentarlo anche quando, in genere assai presto, ne scoprono i gravi difetti.
Mio figlio
Mio figlio,
che non esiste,
è un rivolo di vento
rubato all’aria,
è una moto
che ondeggia per la città.
Tutta Cola di Rienzo fa
su una sola ruota
e respira l’odore
di alberi fioriti,
non come gli altri il fumo
delle sigarette.
Impazza nei mercati rionali,
sfibra le ossa
e mi chiede: “Padre mio posso
chiederti una cosa?”. Poi sparisce
ogni volta, lontano
e vicino al contempo.
SCRITTURE #3 FLAVIO ERMINI
“sono occhi le parole a cui il cielo è sottoposto”
…
“…sguardo interiore di chi, pur nell’inquietudine, è ancora a caccia di orizzonti” (1)
FLAVIO ERMINI
(Verona, 1947)
Poeta, narratore e saggista, ha pubblicato per la poesia e la narrativa: Roseti e Cantiere (1980), Epitaphium Blesillae (1982), Thaide (1983), Idalium (1986), Segnitz (1987), Delosea (1989), Hamsund (1991), Antlitz (1994), Karlsár (1998), Poema n. 10. Tra pensiero (2001); per la saggistica: Il moto apparente del sole (2006), Antiterra (2006).
Dirige la rivista di ricerca letteraria “Anterem”, fondata nel 1976 con Silvano Martini. Fa parte del comitato scientifico della rivista di studi filosofici “Panoptikon” e della rivista di critica letteraria “Testuale”. Per Moretti&Vitali dirige la collana di saggistica narrativa “Narrazioni della conoscenza” e, con Stefano Baratta, i quaderni di psicoanalisi e filosofia “Convergenze”. Fa parte del comitato scientifico delle riviste “Osiris”, “Panoptikon” e “Testuale”.
Due
di Franz Krauspenhaar
VORREI DIRTI ( con l’innesto di “In qualche parte del mondo”, di Luigi Tenco).
vorrei dirti che tu
sei aria alla quale un cielo
ha regalato
una rondine
sulla mano
di un bambino.
Sta nella vita breve
Dolore della casa
Sebastiano Aglieco – Dolore della casa – Il Ponte del Sale Rovigo 2006
di Marco Molinari

La morte di una persona cara è sempre stato un impulso potente per la scrittura poetica. Gli esempi sono numerosissimi e pertanto mi sento esonerato dal farne. In quei momenti il dolore tocca il punto del non ritorno, l’estremo limite della forza. Tutto il corpo ne è scosso, l’anima e lo spirito risalgono in superficie come pesci a cui manca l’ossigeno nell’acqua. Morte, anima del morente, anima dolorante si pongono sul palcoscenico della vita come “dramatis personae”. Anche Sebastiano Aglieco, poeta dei delicati chiaroscuri, come non potrebbe non essere per un siciliano innestato nelle brume della Brianza, anche per questo poeta è giunta purtroppo questa chiamata. La sua risposta è un libro di liriche dense e asciutte, dal titolo Dolore della casa edito da Il Ponte del Sale di Rovigo.
Leonardo Sinisgalli (1908-1981)
di Luca Ariano

Posto una breve scelta antologica di poesie di Leonardo Sinisgalli che seguono il breve saggio uscito sul Foglio Clandestino e poi ripreso nella versione precedente del blog nella rubrica “I poeti obliati”. Con l’avvicinarsi del centenario della nascita (2008) ci auguriamo si possano finalmente trovare tra gli scaffali le poesie di Sinisgalli che mancano ormai da oltre vent’anni.
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Una premessa (in forma di lettera scritta)
Cara Anita,
da giorni lavoro in traduzione ad alcune poesie di Nika Turbina, una plaquette che vuole essere dono di bellezza attraverso la parola. Non si tratta di un incarico editoriale, né di meno sono esercizi di stile o di lingua. È necessaria per questo una ri-traduzione che sia al contempo fedele e completa re-invenzione: tra le parole dei segni a tutti nascosti, in solitudine.
Mi fermo con te qui a pensare alla sera di ieri: la più sofferta da quando ti scrivo. Mi pare che tutto sia come da sogno alla vita. Sono rimasto indeciso per ore su alcuni dei versi tradotti, assorto di fronte al suo sguardo. Ora, con responsabilità, informo me stesso mentre ti scrivo che questo lavoro va ultimato. Non è un tentativo. Continua a leggere
LO SPEZIALE – Paolo FICHERA
di Francesco Marotta

Il luogo delle tracce.
Note per una traversata de “Lo speziale” di Paolo Fichera.
L’arte dello speziale è scienza di terra, germogli e giorni, vita che si cerca e si rivela in altre forme, sapienza di un artigianato arcaico che affonda le sue radici nel “poiein” originario: dove la creazione (l’atto della rimembranza e della nominazione) prende corpo e si definisce nell’accostamento degli elementi primari che sostanziano il reale nella sua fisicità. La dialettica tra “alto” e “basso”, tra ansia di trascendenza e ricerca/inveramento dell’assoluto tra i segni del reale (“fare di carta cenere e spezia/l’abbraccio fertile dei morti”) è un divenire del senso in geografie di un altrove remoto, una vita che la pupilla accosta nel suo distendersi tra due polarità che si allontanano nell’istante della loro maggiore vicinanza: mano e segno, lingua e forma si rincorrono, si riflettono e si guardano negli specchi mutanti che la parola “seme” contiene: nella consapevolezza (sentita, prima ancora che pensata) che solo l’unione della mano e del segno permette l’affiorare (e il fiorire) della coscienza.
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TAGLI
Di A. Padua

Per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia);
Edoardo Sanguineti, Postkarten, 1978
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 1

di Giorgio Morale
Come ridere?
Come abbandonarsi alla gioia
se il mondo è in fiamme?
Perché sei avvolto nel buio
non dovresti cercare la luce?
(Dhammapada)
Una tv ad alto volume, una moto, una macchina; una fila di finestre illuminate permette di seguire le volute di una rampa di scale; una fila verticale di finestre piccole, come una feritoia: quelle del bagno; un rimestare, un tintinnio di posate, un cassetto che si chiude. Seguendo il chiarore del cielo arrivo a scoprire la luna.
A volte mi sembra di aprire ogni giorno di più gli occhi sulle cose di sempre. A volte mi sembra di disimparare, giorno per giorno, antiche evidenze. Continua a leggere
Se pure le sere
Se pure le sere fossero misere
come quelle di questo mese
sempre saranno sere serene
senza urla senza sirene
senza balene bianche
senza Ulisse senza
frasi prolisse
se tu mi vulisse
bene veramente
non mi chiederesti
se ho letto Melville
ma mi lasceresti inebetire in riva al mare
nell’ineluttabile inettitudine della salsedine.
da I Canti di Onan, 1999.
Filologia di una morte. Su “Philologia Pauli” di Massimo Sannelli

La morte di Pasolini è un lascito fragoroso, ancora a distanza di decenni, un’eredità pesante e gravida, un avvenimento che tuttora scuote intellettuali, storici, giornalisti, e divide quell’informe invenzione mediatica che s’usa definire opinione pubblica. Un Pasticciaccio brutto, un crimine maturato nei bassi fondi di borgata e nella depravazione – secondo la versione ufficiale tramandataci dai tg in bianco e nero e dalle colonne ormai ingiallite dei giornali dell’epoca.






