Archivio mensile:Marzo 2008

Operazione Magliani #2 – Quattro giorni per non morire

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La copertina e il titolo richiamano le locandine di certi noir francesi anni 60/70; tolto il richiamo cinematografico, questo è un romanzo che sta sul bordo del genere – senza mai per l’appunto veramente entrarci – per certe venature della trama: un uomo gravemente malato torna dal carcere di Regina Coeli – dove da anni sconta una pena per traffici illeciti – nel borgo ligure natio, e laggiù ritrova le sue radici incontrando personaggi che le incarnano. Ha i quattro giorni di permesso accordatogli per organizzare una fuga in Messico dove potrebbe curare una grave malattia contratta un decennio prima. Ma il romanzo sta sul bordo soprattutto per altro: c’è la frontiera (il paesino non è lontano dalla Francia) e questo breve tempo che il protagonista ha a disposizione per venire a capo della sua vita, e che per l’appunto non può oltremisura debordare. Continua a leggere→

“Ad Istambul, tra pubbliche intimità” di Enrico Pietrangeli. Recensione di Gino Scartaghiande

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Enrico Pietrangeli
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità
Edizioni Il Foglio – 2007 – 10,00 Euro

Un tuffo “critico” nel profondo di alcune poetiche dell’otto-novecento, massime la deriva decadente, da Baudelaire in poi, passando per Kavafis, fino all’ ermetismo nostrano, è quanto sorprendentemente ci aveva rivelato Enrico Pietrangeli nella sua prima raccolta poetica: Di amore, di morte. Continua a leggere→

Nuovo OPEB su Gammm

Su Gammm, il sito di poesia e letteratura d’avanguardia curato da Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Michele Zaffarano, Andrea Inglese, Andrea Raos e altri, è appena uscito l’ultimo OPEB (One Page E- Book) che raccoglie alcune “liste” di Ruggero Solmi, già ospitato in passato nel sito.
Con l’occasione invito i lettori a visitare il sito di Gammm, pieno di chicche soprattutto dall’estero, doviziosamente tradotte dai nostri poeti nella nostra lingua. Un viaggio nella letteratura sperimentale da non perdere.

FK

“Nel bosco” di Elisa Biagini

di Laura Pugno

Il bosco non è fuori ma dentro il corpo: è questa forse la chiave d’accesso per entrare Nel bosco, opera seconda nella collana “bianca” Einaudi ma non seconda nella bibliografia di Elisa Biagini Opera di consolidamento di quanto poeticamente già stabilito ne L’ospite, di riaffermazione di una voce, vede il corpo-centro qui declinato in un teatro di figure familiari e straniate: figure femminili, infantili, da Cappuccetto rosso nella sezione quasi omonima (“Cappuccio rosso”) a Gretel o del perdersi. Continua a leggere→

Semplicemente

Primavera, amore, poesia.
Cosa può esserci di più banale?
O di più sublime?
E quanto è bello trovare in uno dei libri che vengono ritenuti sacri un passo che racchiude da secoli l’essenza di tutto ciò?
Gli ebrei leggono questo brano celebrando la loro Pasqua, noi lo usiamo nella liturgia del matrimonio.
Ma più spesso questo libro (il Cantico dei Cantici) viene schivato perché troppo naturale, troppo amorevole, forse troppo erotico.
Eppure viene considerato l’essenza della scrittura sacra, paragonato al sancta sanctorum del tempio di Gerusalemme.
Perché il nucleo dell’uomo è l’amore profondo, così forte (più forte della morte, dicono i versi del Cantico) da imbarazzarci se lo percepiamo.
Ma non qui. Continua a leggere→

Nella Giornata Mondiale della Poesia

Essendo oggi giorno internazionale della Poesia, giorno di memoria e futuro per la Poesia, ripresento un vecchio testo, ancora ricco di riflessioni, in ricordo di una poetessa dimenticata: Claudia Ruggeri. Aggiungo anche la bozza di manifesto sull’avvenire della poesia alla cui stesura partecipai anni fa a Parigi Continua a leggere→

COSA RESTA DEL 68? Quinta puntata: l’eclissi del padre

DI FABIO BROTTO

Da “Brotture”

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Che la figura del padre nel corso dell’ultimo secolo abbia subito un’eclissi nelle società occidentali è un’assoluta evidenza. L’aspetto forse più rilevante del mondo occidentale contemporaneo è il suo essere una società senza padre (La “società senza padre” preconizzata da Alexander Mitscherlich nel 1963). Nello stesso tempo, l’Occidente è il luogo in cui la liberazione del desiderio, resa possibile dallo svanire della figura repressiva del padre, è diventata il fondamento anche della struttura economica. Il sistema produttivo delle società tecnotroniche non reggerebbe se la spirale dei desideri crescenti subisse una qualche interruzione. Tutti, in linea di principio, devono poter credere che i loro desideri potranno essere prima o poi soddisfatti, almeno indirettamente o per via vicaria. Devono comunque pensare che i desideri abbiano il diritto di essere soddisfatti, e che siano tutti leciti, salvo isole di non permissione (il cui fondamento è però relativistico e quindi fragile e precario). Devono credere che la repressione del desiderio sia la fonte di ogni male. La pubblicità, che della società del libero scambio è l’anima, si basa su questa ideologia. Il desiderio, non il petrolio, è il carburante del sistema capitalistico contemporaneo. Sviluppo del capitalismo e caduta della figura del padre non stanno insieme per caso, ma per intima necessità.
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La Vita si alimenta della Vita

Un persona che si recasse a Calcutta presso l’istituto di Sir Jagadish Bose tornerebbe da questo viaggio letteralmente sconvolto e con problemi di comprensione filosofica e di etica completamente rovesciati. All’ingresso dell’Istituto un bronzo di Sarasvati, dea protettrice delle arti e delle scienze.
L’istituto è immerso in mezzo a un habitat naturale di inimmaginabile bellezza. Ciò che fa meraviglia è l’immensità dei laboratori nei quali si affollano strani apparecchi di sorprendente sensibilità inventati da uno degli uomini più brillanti e geniali del novecento, Sir Jagadish Bose, nei confronti del quale rimase estasiato nientemeno che Sri Aurobindo. Continua a leggere→

Operazione Magliani # 1 – Marino Magliani, il Jack London ligure

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Marino Magliani è uno scrittore che viene dal fare e dall’avventura. Dalla pratica che diventa grammatica. Un Jack London ligure, che nella prima parte della sua vita s’è imbarcato sulle navi come mozzo dopo aver girato i collegi di mezza Italia, ha peregrinato per mezza Europa per qualche anno, e poi ha inseguito e trovato l’America: quella del sud, per altri anni, visitandone metà dei paesi, vivendoci, impregnandosi fino all’osso di esperienze. Come un autore americano self made (Magliani non viene dalle università, ma dal pulsare secco e spesso cattivo della vita avventurosa, dal marciapiede) ha fatto di tutto: il lavapiatti, il magazziniere, il traduttore di menù dallo spagnolo all’italiano per i ristoranti della Costa Brava; e ancora, l’olivicoltore nella sua Liguria di ponente, il rappresentante, il portiere di discoteche, lo scaricatore di porto sulle banchine olandesi –; e da anni lo scrittore in Olanda s’è sistemato, in pianta più o meno stabile, trovando una moglie e allevando con lei un figlio, un marcantonio diciassettenne di nome Mike. Continua a leggere→

«Rilectura Dantis. Il canto XIII del Purgatorio: tre indizi», di Lucia Tosi

“Contro la grande superiorità di un altro non c’è mezzo di salvezza all’infuori dell’amore”
[Goethe]

Vinum non habent. Passa una voce volando lungo la seconda ripa dal livido colore della pietra. Dante non vede spiriti, ode solo voci che, trasvolando, invitano alla riflessione: I’ sono Oreste e ancora Amate da cui male aveste. Più avanti, seduti a ridosso della parete della montagna, vestiti di mantelli indistinguibili dalla roccia, sono gli invidiosi. Hanno gli occhi cuciti, non possono vedere (secondo l’etimologia di in-video), tengono sembianza di poveri mendicanti ciechi che si sostengono caritativamente gli uni gli altri. Il castigo è evidente: come in vita hanno guardato con occhio malevolo le fortune altrui, mentre non vedevano le proprie, e le hanno desiderate, ora sono costretti alla cecità, ad essere tutti uniformati nell’aspetto esteriore e a sostenersi a vicenda. Continua a leggere→

Antonio Porta

di Massimo Sannelli

Questa è la poesia di Porta che amo di più: non è difficile capire *perché*. L’andatura non è né tradizionale né sperimentale; né avanguardia focosa né tradizione disossata; né “scrittura”, che è un termine un po’ filosofico un po’ sensibile un po’ generico. Diciamo – *liberamente* diciamo – che è una rosa. E diciamo – come scrive Luce Irigaray in *Sessi e genealogie* – che “nessuna teleologia comanda lo sbocciare dei petali”. Questa rosa è anche una “lettera” non artificiale, a sé e al mondo, come l’opus di Emily Dickinson [le lettere di Emily non sono poesia? *sono*]. Così un uomo fioriva nel “largo esperimento”, che Rosemary conserva.

Qui

Quella notte a Dolcedo, di Marino Magliani

Di Francesca Rivano, giornalista

E’ un giallo e, al contempo, un viaggio nel tempo e negli scheletri di un passato che è meglio dimenticare e lasciar ricoprire dai rovi e dalla vitalba il nuovo romanzo di Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo. Al suo protagonista Magliani fa condurre un lavoro da archeologo della memoria: con il pennellino ripulisce i cocci del passato, li seleziona, controlla se in qualche modo possano essere collegati a formare qualcosa di più grande. Il punto di partenza è una lapide che, tra le terrazze a secco ormai abbandonate, è il ricordo scomodo, rimosso, di una famiglia assassinata. Continua a leggere→

Nomi e personaggi

A Manzoni ci sono voluti quasi vent’anni perché Fermo diventasse Renzo e l’avvocato Bezzola diventasse Azzeccagarbugli. Dal punto di vista della scelta dei nomi, si può dire che siano stati anni ben spesi?
Conosco almeno una persona (o forse due) che considera “Azzeccagarbugli” una caduta di stile, una specie di irruzione del commissario Basettoni o di Archimede Pitagorico in pieno Seicento lombardo. In effetti, Bezzola andava benissimo. Che motivo c’era di cambiarlo? Era sottilmente allusivo: bézzola è il nome dialettale della betulla, albero sempre pronto a piegarsi nella direzione in cui tira il vento (e non solo la burrasca, ma anche uno zefiro, una bava, un sospiro). Era il nome perfetto per un avvocato intrigante. Ma Manzoni deve aver pensato che il mozzorecchi andava presentato dal punto di vista di Renzo, Agnese e Lucia, gente “vile e meccanica” che non avrebbe saputo cogliere il significato allegorico della betulla. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 53

Al suono della sveglia l’uomo inciampando va in bagno e si guarda allo specchio, da cui lo guarda un tale che gli sembra di riconoscere, ma non ricorda chi è.
Giunto in ufficio non trova il voluminoso dossier che il giorno prima gli ingombrava la scrivania. Chiama la segretaria:
“Pronto, Cristina… Cristina? No, scusa, hai una voce… Già, il raffreddore… prenditi un latte col miele. Senti, ho chiamato per quel dossier di ieri… L’ha voluto il direttore? Ah be’ allora… Fammi sapere… Ciao, riguardati”.
E l’uomo s’immerge nel lavoro, tanto per fare, nel mare di cose indispensabili e inutili.
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COSA RESTA DEL 68? Quarta puntata: libertari o libertini?

DI CARLO GAMBESCIA
(Pubblicato col titolo: “Controcultura e 68” in Metapolitics)

68

Il capitalismo, come ogni altro sistema storico, tende a generare al suo interno forme di cultura complementari (subculture), legate alla sua conservazione. Sotto l’aspetto sociologico la differenza tra l’ideologia capitalista e ad esempio quella imperiale romana, è nella diversa preminenza e forza del sottosistema economico. Che nel capitalismo, a differenza della Roma imperiale, esercita tuttora una funzione determinante. Di qui la stretta relazione, nella società capitalista, tra le subculture del consumo e le istituzioni economiche del mercato e del profitto.
Tuttavia, come ogni altro sistema storico, anche il capitalismo, ha generato per reazione controculture, volte a mettere in discussione i fondamenti del sistema. E questo è avvenuto, pur in forme e contenuti ideologici differenti, fin dalle sue origini. A partire dal luddismo per giungere alla cultura solidarista del welfare state, passando per il cattolicesimo sociale e corporativo, il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo. Come a sua volta, per tornare al nostro esempio storico, l’ideologia imperiale romana, politeista, militare e schiavista, generò la controcultura cristiana, monoteista, antischiavista e pacifista. E dunque in linea di principio antisistemica (cioè sorvolando sui successivi e concreti sviluppi storici del cristianesimo).
Pertanto quando si parla del Sessantotto, occorre sempre distinguere tra la sua valenza controculturale, in termini di critica sistemica economica e sociale del capitalismo e la sua “cultura”, sovrastrutturale, dei diritti civili, facilmente tradottasi nelle successive subculture del consumo, anche “giovaniliste”, interne al sistema, e perciò funzionali al sistema stesso. Mai confondere la prima con la seconda.
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I semi delle fave, di Simona Lo Iacono

Simona Lo Iacono, scrittrice e magistrato, ha sempre alternato allo studio del diritto la pratica della scrittura e della poesia.
Durante il periodo universitario ha curato un’assidua collaborazione con giornali letterari del catanese e del siracusano specializzati in letteratura. Ha poi intrapreso la carriera in magistratura. Da 11 anni è giudice presso il tribunale di Siracusa e attualmente dirige la sezione distaccata di Avola.
Ha vinto vari concorsi letterari di poesia e ha pubblicato racconti e poesie in antologie. Ultimamente un suo racconto, “I semi delle fave”, ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006” ed è stato pubblicato da Romeo Editore nella collana “Scripta manent”. Continua a leggere→

Non paghi di leggere

La direttiva 2006/115/CE ha deliberato che le Biblioteche pubbliche paghino un diritto di noleggio e di prestito alla SIAE per ciascun libro prestato.

Lo Stato italiano, per ottemperare a questa direttiva, dal 2006 paga dei diritti d’autore quando un cittadino prende in prestito un libro.
E questi denari finiscono in gole e tasche profonde.
Non servono certo a ricompensare il lavoro degli autori.Contro questa direttiva si sono mobilitati tutti: lettori, autori, Biblioteche, Comuni, e tutti quei movimenti che si oppongono al prestito a pagamento, in favore dell’accesso libero alla cultura.

Questo video di Monica Mazzitelli, racconta -facendo prendere la parola ai libri stessi- il problema.
Splendidi i disegni, divertente l’animazione. Personaggi eccellenti hanno prestato la loro voce al racconto di questa lotta.
C’è tempo fino al 23 aprile prossimo per firmare la petizione “Non pago di leggere” per sollecitare la revoca della direttiva ed un ripensamento rispetto al “diritto esclusivo di prestito”.

Si firma in biblioteca.

Oppure è possibile utilizzare i modului della raccolta firme scaricandoli qui.