Il visino corrucciato, lo sguardo obliquo, quasi a rimproverare tanta cecità di fronte all’evidenza. “Su bambini, sorridete”.
“No!” Il volto del piccolo poeta si fa ancora più scuro, come l’abito che indossa. Continua a leggere
Archivio mensile:Settembre 2015
Echi e riverberi della parola, di don Giuseppe Leopizzi

Cinquant’anni di sacerdozio e di poesia
di Augusto Benemeglio
1. Le nozze d’oro con Dio
Oggi, Lunedì dell’Angelo, al primo albore, mi sono messo in viaggio per Emmaus-Gallipoli, periferia dell’Impero, come ama dire Giuseppe Albahari. E avevo in cuore una musica strana, fatta di meraviglia e di stupore assoluto. Continua a leggere
Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La svolta.
Giovanni,
Ti chiedo ancora, perché a Caserta non c’eri? Puoi comprendere la mia angoscia? E’ impossibile parlare per telefono. Non posso fare a meno dello spazio di una lettera. Del silenzio, del pensiero. Anche adesso, di fronte ad una tragedia. Anzi, questo bisogno mi è diventato vitale. Se non ti scrivessi soffocherei.
Verbo più avverbio
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Molti si chiedono come sia possibile cambiare vita. C’è qualcosa che resiste, dentro, che impedisce di passare all’altra riva, com’è scritto nel Vangelo. E’ come se alla bocca dello stomaco ci fosse un buco nero, un vortice potente che annullasse ogni proposito, e rendesse vana ogni speranza. Alla fine, la persona si sente come un vulcano spento, una fontana secca, una terra inaridita. C’è un segreto per sbloccare il meccanismo, per prendere il largo, come Gesù raccomanda ai discepoli prima della pesca straordinaria nel lago di Genesaret?
Sì, il modo c’è; la formula è verbo+avverbio: accettare umilmente. All’inizio fa male, ma si sa che se il vangelo non fa male non è più vangelo (e quante volte succede, nella Chiesa). Dopo il dolore dell’inizio, si apre un orizzonte nuovo, e finalmente, oltre lo specchio d’acqua, si scorge un altro tratto di terra, un’altra riva: quello che chiamiamo “tu”.
Più o meno pausa
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C’è una nuova moda: quella di costruirsi un bunker dentro casa. Certo, le minacce sono tante, la guerra nucleare è dietro l’angolo, l’immigrazione, a più di qualcuno, mette angoscia. La paura fa presto a farsi strada, quando il proprio patrimonio è minacciato, e soprattutto il bene dei beni che è la vita. Poi viene uno che dice: chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. E allora devi metterti seduto, rifare tutti i conti, deciderti a compiere l’operazione più difficile di tutte: cambiare.
KIM SIMONSEN, POESIA E PAESAGGIO DALLE ISOLE FAR OER
Testo introduttivo e traduzioni dall’inglese di Giovanni Agnoloni
Con oggi inizia una serie di miei articoli di presentazione di alcuni autori che ho avuto il piacere di conoscere durante la recente residenza letteraria presso H.A.L.D., in Danimarca. Cominciamo con un poeta e saggista delle Isole Far Oer, Kim Simonsen, nato nel 1970, le cui opere sono state pubblicate in faroese, danese, inglese, portoghese, svedese, macedone e russo.
Lavora presso l’Università di Amsterdam, dove studia i fenomeni dei nazionalismi. È stato insignito del “Faroese Literary Award” del 2014 per la raccolta poetica Hvat hjálpir einum menniskja at vakna ein morgun hesumegin hetta áratúsundi (“Che cosa aiuta un essere umano a svegliarsi una mattina di questo millennio”).
Tra le sue altre opere, ricordiamo le raccolte di versi Kodakmyndir frá sjeytiárunum (“Kodak degli Anni Settanta”), del 2005, e Náðisólin (“Il sole della grazia”), del 2006. Profondo conoscitore della letteratura faroese, danese e non solo, Kim Simonsen scrive versi che sono istantanee di vita in contesti paesaggistici nordici, e sanno calare profondamente il lettore nella situazione descritta. Carichi di una tridimensionalità immediata, questi brevi spaccati di vita si inseriscono, in realtà, in sequenze idealmente senza fine, e realizzano un’illuminante fusione di poesia e prosa, imperniata sul lirismo e sulla compenetrazione con le vibrazioni ambientali. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 295
Un lutto dietro l’altro in famiglia. In questi momenti il mondo del sonno e della veglia sono ancor meno distinguibili del solito: è come se la porta di passaggio fosse rimasta aperta, e per quanti se ne vanno tanti ritornano. A volte come presi in un ingorgo si presentano tutti insieme, ma senza destare sorpresa né impressione. E alla fine arriva anche lui, il nonno un po’ tonto, da vivo impedito nei modi e nella parola; ma da morto, bisogna puro dirlo, figura assai meglio.
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L’orlo, di Manuel Cohen

Manuel Cohen, L’orlo, Edizioni CFR – 2015, opera prima classificata al Premio Milani 2013.
di Rosa Salvia
Questa raffinata silloge poetica di Manuel Cohen segue il percorso denso e articolato della precedente Winterreise – La traversata occidentale, Edizioni CFR – 2012, opera vincitrice del Premio “Franco Fortini” – 2011.
D’accordo con Gianmario Lucini, che curò anche la prefazione al libro sopra citato, ritengo che, se vi è una spinta innovativa nella poesia di Manuel Cohen, essa vada cercata “nella preoccupazione di saldare la tradizione alla modernità della poesia e al suo ruolo nella cultura”. Continua a leggere
L’importante è arrivarci
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da qui
Si parla spesso di vita spirituale, ma raramente si comprende cosa sia. Tante persone vivono un senso di profonda frustrazione: pregano, pregano, e non ottengono nulla; non solo, ma ogni volta l’amarezza aumenta, perché sembra di sbattere sempre contro il muro e che ogni strada sia un vicolo cieco. La religione, allora, diventa un’abitudine stanca e trascinata, fatta di vuote devozioni, di riti che non dicono più nulla. E’ come un matrimonio fallito, in cui si continua a convivere, ma senza più gioie o motivazioni. La fede degenera in superstizione, si riduce a una scommessa pascaliana, a un “io speriamo che me la cavo” che smarrisce anche il minimo aggancio con lo spirito.
La Tradizione dei Padri ci porge una sapienza secolare, da noi spesso – e purtroppo – ignorata. Gregorio Palamas, per esempio, ha scritto due scarne paginette (Tre capitoli sulla preghiera e la purezza del cuore) in cui c’è una sintesi perfetta della vita spirituale, tutto ciò che bisogna sapere per non incorrere nella delusione dei nostri maldestri tentativi. Lui parla di tre passi indivisibili: l’uomo contempla, è contemplato e ascende a Dio. Tradotto: l’uomo guarda, insieme con Dio, dentro se stesso; riconosciuto il suo peccato e pentitosi di esso, si rivolge al Signore in una preghiera libera e sincera.
Ci voleva tanto? Sì, occorrono anni per capirlo e, soprattutto, viverlo. L’importante è arrivarci.
Festa
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Impazzano le musiche, qui fuori:
cantanti strapagati, voci rauche
e colpi sincopati. Nella stanza
t’immagino seduta, accanto a me,
contemplando lo stesso crocifisso,
con l’identica fitta che ci spezza
il cuore. Dalla folla di laggiù
sale l’urlo sguaiato della bestia.
Solo un sogno di luce ci accarezza.
Milioni di nocche che bussano alla porta… e una classe politica non all’altezza del compito storico che le è stato affidato
Si fa un gran parlare, e a ragione, dell’articolo scritto da Mario Calabresi e comparso sulla prima pagina de La Stampa ieri mattina. E non solo per la foto di Alan, il bimbo siriano di tre anni annegato insieme alla madre e al fratello più grande mentre cercava di raggiungere Kos, la Grecia, l’Europa, la salvezza.
Chissà se qualcuno gli aveva spiegato che quell’Europa che tanto disperatamente stavano cercando di raggiungere era, insieme al resto dell’Occidente, in larga parte corresponsabile del dramma che da anni si sta consumando sul suolo siriano.
Quando sui libri di Storia, a scuola e poi all’Università, mi fecero studiare la presa di potere del nazismo e la sua avanzata in Europa, il punto fondamentale dal quale ogni studente doveva partire era l’immobilità degli stati europei e la loro impotenza, il loro essere troppo deboli, troppo divisi, troppo distanti, nelle loro differenti e personali posizioni per riuscire ad affrontare con successo quell’ombra che si stava lentamente allungando su di loro e che li minacciava tutti, nessuno escluso.
L’Europa unita, questo Leviatano voluto da quegli stessi Stati che avevano giurato che non sarebbero mai più stati deboli, impotenti, immobili, divisi e distanti, nelle loro differenti e personali posizioni, al cospetto di chi ne avesse minacciato i Continua a leggere
Nel “Buio assoluto” di Remo Bassini

Brevi riflessioni sui nuovi racconti dello scrittore cortonese
di Guido Michelone
Remo Bassini è un autore noto ai lettori de La Poesia e lo Spirito sia per gli interventi sia per le recensioni a lui dedicate: è altresì famoso come blogger, ma soprattutto per un’attività di giornalista (iniziata fin da giovane) e di romanziere (di epoca più recente, e forse per questo oggi come oggi assai continuativa) che lo hanno imposto all’attenzione del pubblico e della critica. Continua a leggere
Da qui
SUL TAMBURO n.5: Vanni Santoni, “Muro di casse”
Vanni Santoni, Muro di casse, Roma-Bari, Laterza, 2015
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Che cos’è un rave party e perché ha contato tanto per la cultura giovanile degli anni zero del nuovo millennio (e non solo per coloro che allora erano ventenni in cerca di facili emozioni)?
Vanni Santoni cerca di spiegarlo esaurientemente nel suo intenso e compatto Muro di casse che si presenta non tanto come un saggio documentario su quel periodo quanto come un docu-romanzo (se mi è permesso di usare questo apparente neologismo) in cui diversi personaggi raccontano le loro esperienze sul campo e il significato che hanno avuto per loro, spesso appoggiandosi alla non moltissima letteratura secondaria esistente (soprattutto al magnifico Saggio sulla transe di Georges Lapassade1) e trasformando la trama dei loro ricordi e sensazioni in una sorta di tessitura verbale fitta e spesso allucinata. Eccone un esempio. Chi parla è Iacopo che rappresenta nel testo la memoria sensoriale (il capitolo si intitola Iacopo – I sensi):
L’eccezione e la regola
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Oggi la mafia non è più l’eccezione, ma la regola. Chi crede in un mondo onesto e trasparente è un alieno piovuto quaggiù da chissà dove. Mai come ora, la profezia è una voce che grida nel deserto. Nessuno l’ascolta, tranne Dio. Solo Dio può sconfiggere la mafia, la cricca che ingrassa per il giorno della strage.





