Archivio mensile:Novembre 2022

La gioia


Dio è gioia. Non a caso, per i Padri d’Oriente, la tristezza è un pensiero cattivo, uno dei vizi capitali. Se mi abbandono alla provvidenza dell’amore, non posso non trovare in me la gioia di Chi mi ama.

“Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone – Videolettura

Ho divorato questo libro in una mattinata, ve ne leggo l’inizio e ne posto la mia recensione.

Maria Grazia Calandrone “Dove non mi hai portata”, Einaudi 2022

La nostra migliore poetessa torna in libreria con un romanzo appena uscito per Einaudi nel quale racconta la vita di Lucia Galante, sua madre biologica. Una madre così disperata da credere che sua figlia sarebbe stata più protetta e al sicuro se affidata all’amore di persone estranee, che non restando con lei e il suo compagno, il padre biologico di Maria Grazia.
La coppia era in una situazione tragica sia dal punto di vista economico che socio-familiare, senza speranze per il futuro. Motivazioni probabilmente simili a quelle di altre centinaia di persone, per lo più madri, che presero la stessa decisione in quel frangente storico – la metà degli anni ’60 – come testimoniano le cifre degli abbandoni registrati per quell’anno in tutta Italia. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Anita Piscazzi

La parola poetica è una condizione necessaria, spirituale e intima che prelude alla relazione con gli altri e cerca il confronto, anche se l’inquietudine porta ad essere in continua conflittualità interiore e a tendere verso un qualcosa di estremamente riservato e inspiegabile.
Credo sia l’impasto di mano, cuore e mente che portano ad una riflessione che è sempre abitata dalla vita stessa, dal quotidiano e anche da tutto ciò che può sembrare in apparenza banale.  Continua a leggere→

Giorgio Stella. Da “Sterpia”


Dove pisciano i cani

È là, dove pisciano i cani

tra i santi e i morti

che io, davvero, non posso

più morire

ma solo essere me stesso –

Qualche volta ci passa Pasolini;

scende dalla sua Cadillac bianca

che sembra il baraccone

d’un circo, così ridotta a

sanguinare quel sangue antico

che l’anima estinta tace –

Quando gli si chiede

com’è che è andata lui

risponde che

“è stato come gridare tutto

quanto in una sola volta” –

Se lo si interroga meglio

si prende a massaggiare le

guance scavate,

come alludesse che era una

carezza lo scialle che lo coperse.

La mano


Gesù ci prende per mano, nella Sua passione: in ogni stazione ce la stringe, per ricordarci che quanto accade è per salvarci dal male. Solo in croce non può più farlo, ma quello è il momento dell’abbraccio.

Raffaela Fazio. Dalla ferita, la vita.

da qui


Nella singolarità di ciascuno di noi, dovuta al diverso bagaglio con cui nasciamo e alle diverse esperienze che facciamo, esiste un sostrato comune, che potremmo chiamare anche “verità”. Una verità non tanto oggetto di conoscenza circoscrivibile, quanto ispiratrice di vita; ad essa attinge il linguaggio archetipico, declinandosi in modo sempre riconoscibile. Questo è il motivo per cui paure e sogni a cui la creatività umana ha dato voce millenni fa trovano tuttora in noi risonanza.

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Quel problema


Tenendo fisso lo sguardo su Gesù, si legge nella lettera agli Ebrei. Pensiamo se ci guardasse solo quando lo guardiamo: è uno stimolo a rivolgersi verso la risposta, lo scioglimento, la soluzione di quel problema che è la vita.