Archivio mensile:Novembre 2022

Poesie di Anna Littardi

Una selezione di versi di Anna Littardi, da AA.VV., Quaderno di Poesie. Ottobre 2022 (ed. Robin)

 

Nel vecchio parcheggio
davanti al mare
la solitudine si dilata,
toccando angoli celati alla coscienza
le parole rotolano
costruendo nuove cattedrali,
non ho il tempo di spiegare
travolta dall’urgenza delle paure,
non riesco a definire i confini
di un dolore che penetra a fondo
nelle trame di un dipinto
nascosto tra nuovi timori.
Fuori i gabbiani
solcano i cieli dell’ Apocalisse.

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Primi passi del fascismo nel dopoguerra

di Antonio Sparzani

A partire dalla tenera età di 3 anni (aprile 1945) e fino alla laurea (1964) ho abitato a Desenzano del Garda, ridente cittadina – così si dice nelle migliori occasioni – sul fondo dell’assai frequentato in estate, soprattutto dalla gioventù tedesca, Gardasee. Era il primo dopoguerra, tempi non facili, poco da mangiare, difficoltà di vario genere, stanze da letto non riscaldate, i miei facevano “i conti” tutte le sere appena dopocena, ma cercavano di non far mancare niente al piccolo di casa, che prima dei pasti sempre prendeva l’Amaro Medicinale Giuliani, per crescere bene e forte. La mia famiglia, prima della guerra aveva senz’altro aderito a quel regime ventennale che tutti sappiamo; soprattutto mio padre, che aveva un buon posto nell’allora esistente Ministero delle Corporazioni – ministero bellamente abolito dopo la guerra, lasciando mio padre del tutto all’asciutto e senza più un lavoro possibile. Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Francesco Marotta è nato a Nocera Inferiore (SA) nel1954. Laureato in Filosofia e in Lettere Moderne, insegna Storia e Filosofia e risiede in provincia di Milano. Ha tradotto Bachmann, Bolaño, Bonnefoy, Char, Celan, Jabès, Sachs, Bergeret. Autore di numerose raccolte poetiche. Da anni gestisce uno dei più autorevoli lit-blog, Rebstein – La dimora del tempo sospeso.

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Ogni istante


È la compagnia di Gesù che ci fa santi. Il santo è se stesso, ha trovato il fine e la radice, ma soprattutto ha scoperto come vivere il presente: unito a Cristo, Alfa e Omega, senso profondo di ogni singolo istante.

Annalisa Ciampalini, Tutte le cose che chiudono gli occhi, recensione di Giannino Piana.

Annalisa Ciampalini, Tutte le cose che chiudono gli occhi, peQuod, Ancona 2022, pp, 75.

       La poesia, anche quando affronta temi consueti che si riferiscono a situazioni umane e naturali comuni, non cessa di proporre una varietà di approcci che rivelano la pluralità e la ricchezza dei sentimenti e delle emozioni proprie dello spirito umano. In essa si concentrano, colte nella loro forza sorgiva visioni del mondo e della vita scolpite nel vivo della coscienza e proposte senza bisogno di pletoriche argomentazioni. Questa immediatezza, che ha nella freschezza del linguaggio evocativo (non dimostrativo) la propria “cifra”, è ciò che anzitutto emerge accostando le liriche di grande eleganza che Annalisa Ciampalini ci propone con questo prezioso volumetto. Continua a leggere→

Giorgio Stella. Da “L’arco del cerchio”


L’arco del cerchio

L’infinito asse formato

Orizzonte appeso

Al verticale

Nulla della rosa

La radice di tutto

Il niente

Dell’oracolo

Divide uno nello zero –

 

Colma distesa

L’ombra, niente

Ci segue –

Ora non ora

Il carnevale circense


Aspetta l’arco del cerchio;

Siamo in pochi

Nel nulla di tutto

E nessuno sarà molto

Di più dello zero nell’uno

Nel valore dell’addio muore

Talent scout. Andrea Milano, Paesaggio con figura verticale

a cura di Alberto Fraccacreta 

Andrea Milano, Paesaggio con figura verticale, Transeuropa

 

Il mio augure 

 

A Eddy, Amelio filosofo solitario 

 

Ascoltavamo il verso degli uccelli. 

Per me il verso degli uccelli

era sempre stato un senso di colpa. 

Il mio augure li distingueva. 

Sotto questo manto di neve 

riesumeremo nuovi corpi? 

Sorprendersi resuscitare – mi dicevo. 

“Il verso degli uccelli” – lui diceva – 

“è una chiamata al bello”. 

Insegnami mio augure a distinguere 

il senso di colpa e la bellezza. 

 

E le mie mani, che non ho mai usato 

per ammazzare, le userò un giorno 

le userò per rubare. Ruberò

i petali ai ciliegi ancora in fiore 

li ruberò per ridarmi vita, 

per ridarmi vigore. 

 

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Mauro Catani, “Almeno fino a qui”. Una selezione

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Una selezione dalla silloge poetica Almeno fino a qui. Cinquantatré piccole storie (ed. 96, Rue de La Fontaine) di Mauro Catani, scrittore originario di Massa Marittima e già autore per Aracne Editrice di un saggio sul tema dello sviluppo sostenibile.

Ho scelto queste poesie, in particolare, perché ben evidenziano la principale qualità dei versi di Catani, che è quella di raffigurare la quotidianità con le sue piccole (ma fortemente significative) epifanie, fotografie dell’eterno racchiuso nella fuggevolezza del momento.

Figlia di suggestioni realistiche appartenenti alla miglior tradizione narrativa italiana – penso soprattutto ai racconti del toscano di adozione Carlo Cassola -, questa silloge, non a caso, viene indicata come una raccolta di “piccole storie”. Si tratta di micro-cronache della vita di ogni giorno, anche rivisitata col filtro della memoria, e ha un che dello spleen dell’Antologia di Spoon River, tenacemente impastato con l’oggettualità delle cose e degli incontri. Come a ribadire che la vita è qui, in corso e con il risultato apertissimo. Il punto è quanto riusciamo a immergerci nel succo dell’attimo e a trarne la forza di procedere vivendolo coscientemente, ogni volta, ancora e ancora. Continua a leggere→

Un mondo nuovo (I)

di Roberto Plevano

Ultima settimana di ottobre, rallegrata da temperature miti, al di sopra delle medie di appena qualche anno fa, anzi, piuttosto alte, anzi, per nulla miti: sono temperature spaventose, alterazioni dei cicli termici dell’Olocene (l’epoca geologica in cui ci troviamo, iniziata con la fine dell’ultima glaciazione, all’incirca 10000-11000 anni fa), segno di scenari catastrofici.
Pare però che nessuno si faccia prendere dal panico, al di là della quota di preoccupazione, quando c’è, condivisa con climatologi ed esperti, sempre più sconsolati.

Sono ormai quasi cinquant’anni che si accumulano evidenze del nesso tra attività umane e riscaldamento globale.
Trent’anni fa si apriva il negoziato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change) con lo scopo di stabilire un tetto di emissioni dei gas serra.
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Lui


Gesù si prende cura della nostra navigazione nella vita. Sa quanto sia facile perdere la bussola, per questo ci infonde la speranza  di tenere il timone fisso sulla rotta giusta. Sulla meta che è Lui.

Intervista di Gino Rago a Giorgio Linguaglossa sul suo ultimo libro saggistico sulla «nuova poesia»

Intervista di Gino Rago a Giorgio Linguaglossa sul suo ultimo libro saggistico sulla «nuova poesia», L’elefante sta bene in salotto (la Catastrofe,l’Angoscia, la Guerra, il Fantasma, il kitsch,il Covid, la Moda, la Poetry kitchen) Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022, pp. 232 con una poesia kitchen da Le risposte del Signor Cogito

 

Domanda: Il retro di cover di L’Elefante sta bene in salotto,  una riflessione sulla «nuova poesia» che si snoda per 222 pagine, recita:

»L’Elefante sta bene in salotto. Intanto, con la sua proboscide fracassa il vasellame, le suppellettili e tutti i ninnoli; ci dice che siamo già oltre i confini del Moderno, che siamo in pieno Dopo il Moderno, nell’epoca del modernariato e del vintage come repertorio permanente di stili defunti che possono essere ripescati riciclati e disusati; ci dice che non c’è alcun elefante, che tutto è a posto, che i nostri dubbi sono in realtà miraggi, prodotto di scetticismo e di cinismo, che abitiamo il migliore dei mondi possibili e ci invita a costruire con uno stile patico le nostre abitazioni di cartapesta ed i lungometraggi con i quali allietiamo le nostre solitudini sociali. Il Signor Capitale ci ammannisce la sordità e la cecità ad obsolescenza programmata, ci dice che l’ultroneo va bene per situazioni ultronee e va bannato, che il reale è razionale e che non esiste nulla di meglio della condizione in cui ci troviamo. Nella realtà viviamo come se fossimo a bordo di un sommergibile: amiamo e odiamo senza le isoglosse del desiderio e della passione, preda di invidie distopiche; in realtà siamo tutti diventati apatici e atopici.  Continua a leggere→