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Grazia attuale

Gesù parla a Gabrielle della grazia attuale. Dunque non è relegata nei manuali classici di teologia. È la grazia del momento, quella con cui il Cristo si concede per restare unito ad ogni nostra azione, e che un orecchio attento sa percepire, magari a cose fatte. È bello pensare che Dio si dia continuamente, che ecceda nell’amore, e che questa abbondanza sarà moltiplicata nella vita eterna. 

La poesia della settimana. Vittorio Sereni

Quei bambini che giocano

un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l’emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.
Non si perdona a una donna un amore bugiardo,
l’ameno paesaggio d’acque e foglie
che si squarcia svelando
radici putrefatte, melma nera.
“D’amore non esistono peccati,
s’infuriava un poeta ai tardi anni,
esistono soltanto peccati contro l’amore”.
E questi no, non li perdoneranno.

Quei bambini che giocano, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti, 1980, p. 654.

Desideri

Gesù vuole che gli manifestiamo il nostro amore: che lo guardiamo negli occhi, pronunciamo il Suo nome, riconosciamo la Sua forza onnipotente, presente anche nella Sua dolcezza. Desidera che neanche un giorno trascorra senza dedicarsi a Lui, lodandolo per qualche qualità, continuando la Sua opera su questa terra. 

Soprattutto

Era bello vedere come in Cristo,
da lì, da quella vetta di parole,
lo strepito del mondo accusatore,
nel sale e nella luce, da quel vivere
inoltrato nel nulla, e solo allora
il conto della serva, la pressione
dal basso, l’attenzione all’ipostatico
momento, il turbinare delle piaghe,
l’amore che vinceva sopra tutto,
e soprattutto il cuore.

Suo

Gesù fa di tutto per conquistare i cuori. Nel Vangelo mostra la gloria e la pietà, l’austerità e l’amore per i peccatori, la sofferenza e i miracoli. Per questo raccomanda a Gabrielle di prendere, al mattino, una pagina evangelica, portandola dentro la giornata. Giorno dopo giorno, diventerà come Lui, sarà un altro Gesù. Allora sarà Sua, e Lui sarà suo. 

Bartolomeo Theo Di Giovanni su “Il lume della follia” di Prisco De Vivo

Il Lume della follia: versi come colpi di martello su un rovente vissuto

Cosa sia la follia per De Vivo?  L’autore introduce l’argomento trattato con i versi “fammi abbracciare dalla tua santa follia”, prolegomeno che descrive l’atto di un momento da cui si viene salvati e che diverrà celebrazione eu-caristica.

Ogni verso di Prisco De Vivo è un colpo di martello sul rovente vissuto dell’artista-poeta, dove l’incudine-carne nel suo essere memoria di sofferenza lascia traccia della forgiatura del martello-carnefice. La presenza di vocaboli fortemente espressivi, quali sputo, piscio, cisti, verruche, ulcerata, che potrebbe deturpare la finzione pudica del mondo, è in realtà lo scalino primo della scala della trascendenza verso il divino. Sono squarci del quotidiano e prosaico vivere, e qualcuno potrebbe chiedersi a riguardo cosa ci sia di metapsichico in quest’operazione di scrittura., All’ipotetico quesito possiamo rispondere che la natura dell’essere umano nasce da un’emissione materica, ed è appunto lì che si imprime l’anima di ciò che nel suo divenire è compimento di un’escatologia materico-trascendente.

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Per gli altri

Dio non ha bisogno della nostra forza, ma del nostro abbandono. Se volessimo davvero continuare la Sua opera, basterebbe chiederglielo. Il nostro respiro, il battito del cuore si trasformerebbero, tutto diverrebbe amore. È meglio vivere per gli altri che non per sé stessi. Chi lo comprende, comincia a conoscere la gioia. 

Poesia italiana del XXI secolo. Pasquale Di Palmo

Propongo all’attenzione dei lettori la raccolta poetica Trittico del distacco (Passigli, 2015).

Non sento in Pasquale Di Palmo quella navigata perizia che mi infastidisce, lo sfoggio di prodigio linguistico, ma la bravura sì, la capacità artigianale sì, la conoscenza approfondita della storia della poesia sì. Nella sua scrittura Di Palmo attiva un doppio e speculare processo, dall’alto e dal basso: 

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Fiducia

Gesù ci rassicura: se non troviamo le parole, Lui le troverà, se il pensiero si allontana, torneremo col Suo aiuto. È più intimo a noi di chiunque, conosce ogni moto del cuore, ogni minuscola particella di vita. Penserà a tutto, se gli diamo fiducia. 

Sbirciare

Fare tutto per Gesù: può cambiare le cose? Ciò che cambia è la vita, non più centrata nell’io – la fonte dei problemi -, ma nel nucleo autentico dell’essere. Da lì si gode di un’altra prospettiva, si prova l’ebrezza di sbirciare il mondo dal punto di vista di Dio. 

Ogni bene

Dobbiamo raccogliere le forze nel momento presente, la potenza di credere, sperare e amare, e offrirle al Cristo. Lui ci darà la luce necessaria, la guarigione di tutte le ferite. L’essenziale è non servire l’io, ma Dio. Fatto questo, ne consegue ogni bene. 

Gli aprono

L’amor proprio ci nasconde il Cristo: scegli l’amore-Dio, Egli dice alla Bossis. Il peccato è la tristezza, l’amore è leggerezza, è infinito, ciò per cui siamo fatti da sempre. Se Gesù vive in noi, finirà quel senso di vuoto che perseguita e tormenta, comincia una vita che pochi sperimentano, perché pochi gli aprono la porta. 

La poesia della settimana. Elio Filippo Accrocca

Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.
La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.
Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,
geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa
e un paio di calzoni grigioverdi.

3 aprile 1945

Da Portonaccio, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti 1980, p. 888.

Più bello

La morte è una festa da preparare bene, per Gesù. Come quando ci si impegna a celebrare un evento e si va in cerca dei piatti, dei bicchieri, delle stoviglie migliori. Tutto sarà più bello: non avremo parole per esprimere la gioia che sentiremo in cuore. 

Bellissimo finale

Abbiamo il timore di non essere all’altezza. Si può essere all’altezza di un Dio? Per questo Gesù ci rassicura: dobbiamo fare soltanto il primo passo, al resto pensa Lui. Lui che ripete sempre: vieni. Com’è scritto nel bellissimo finale della Bibbia. 

Sulla soglia

Così com’è, intera, declinata 

in forme preordinate, in tagli uguali, 

dentro rade radure, o boschi oscuri, 

trillando fra i trapassi di migranti 

stormi, curvi di sogni che trapelano

dai possibili ultimi passanti, 

come canti risorti dalla ferma

voglia, no, dalla doglia, l’urlo, l’alto

ricorso alla preghiera, sulla soglia. 

Incontro

Gesù dice a Gabrielle di mettersi davanti al Suo volto, di aprire l’anima e stenderla come un tessuto spiegato, ricordando i suoi peccati, senza dir nulla. Quest’atto di umiltà diventa comunione, rivela che tutto è motivo di unità. Anche gli scarti ci avvicinano a Lui, diventano amore di riparazione, contrizione del cuore. Tutto conduce all’amore che ci viene incontro. 

Poesia italiana del XXI secolo. Marco Bellini

 Propongo all’attenzione dei lettori la silloge La complicità del plurale (LietoColle, 2020)

              

 […] “Ti guardavo la pelle scabra per capire: / si comincia dalle unghie; tutti / iniziamo a morire dalle unghie / subito vecchie, troppo dure / per essere nutrite”. Così leggiamo in questa silloge La complicità del plurale da poco edita da LietoColle, in cui Marco Bellini cela, con pudore, il suo lato più intimo e dolente. E non possiamo non ascoltare partecipi quella voce che ci spiega la malattia del padre: Ho visto come fa il cancro a prenderti / padrone, quando decide / di strapparti ai gesti. // Ho visto come riesce ad allungare la mano / e con due dita umide / farsi vento sulla fiamma.

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La prova

Gesù vuole che siamo disposti a fare e disfare, perché ciò che conta è Lui. L’amore mette alla prova, perché è nella prova che si rinforza e cresce. Siamo ancora sulla terra, a imparare che la nostra grandezza non è nelle nostre povere risorse, ma solo nel Suo aiuto.