
Per Gesù non c’è niente d’insignificante: ogni piccola azione quotidiana, se offerta a Lui, diventa un grano nel grande rosario dell’eternità.

Un giorno, tanto tempo fa, incontrai un ragazzo con un quaderno tra le mani. Gli chiesi di poterlo vedere. C’era scritto: chi sono io? Mi colpì molto, al punto che, da allora, la domanda è sempre riaffiorata nel mio cuore. Oggi mi guardo dentro e capisco di essere ciò che, dopo tanti anni, non si è perso: il progetto di Dio su di me, il suo amore indefettibile, le persone che mi ha messo accanto. Comprendo che il peccato è disconoscere questo. Dire: quello che mi hai dato, non lo voglio. Chi sono io? Un dono, fatto e ricevuto. Un dono da donare. Ciò che rimane.

La casa
Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.
Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.
Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

Pensiamo che ci siano momenti in cui dobbiamo congedare Gesù: se abbiamo, per esempio, un pranzo o una cena con gli amici. Gesù dice a Gabrielle di tenerlo con sé: Lui è stato anche cordiale, conviviale; ha accolto sconosciuti che sono andati via felici, dopo averlo incontrato. Non c’è occasione in cui il Cristo sia di troppo.

È la coscienza scissa il nuovo diktat,
l’utopica unità fra cuore e mente,
il dettato contorto, incomprensibile.
Guai a voi, o poeti lineari,
che vi fate capire come prima
quando tutto è cambiato, e ormai la lingua
è una Babele. Solo Gabriele
può dare il lieto annuncio all’io.
Ahimè, come ci siamo alienati.
Io continuo ad esprimermi da alunno
di prima elementare, a far quadrare
i conti solo a Dio, che qui fa rima.

di Guido Michelone
Ogni anno, durante le vacanze natalizie, mi piacere commentare brevemente i libri, usciti nel corso dell’anno, che mi hanno via via coinvolto a livello culturale, passionale, umorale, intellettuale, spirituale, non necessariamente in quest’ordine e con percentuali d’approccio variabilissimo a seconda del libro medesimo. Anche l’avvicinamento alla lettura di un testo, per me comprende esperienze assai variabili. Non mi considero un fruitore onnivoro, bensì un amante dei buoni libri, curioso e interessato, seppur condizionabile dalle deformazioni professionali.
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Vorrebbero convincerci che l’uomo
sia un nulla, nel distendersi infinito
di universi contigui, un discendente
di scimmie, da cui poco si distingue,
un iceberg che si nota a malapena,
mentre il resto è sepolto nell’inconscio.
O povero, confuso da scienziati
onniscenti, ricordati che un nulla
sei solo perché hai scelto la tua strada,
invece del Progetto. Ma il Signore
ti cerca, nonostante, su quest’atomo
sperduto che è un giardino di delizie,
mutato in una steppa da chi nega
l’amore che ha creato inconscio e scimmie
per te. O uomo, sii felice: il nulla
vero non ha memoria di chi sia,
e in questo oblio, immemore, si culla.

di Chiara Mattioni
Ci sono almeno tre modi di raccontare la Storia. Il primo è quello ufficiale, quello dei libri di studio che, ricostruito a posteriori, se pure rigoroso, perde l’anima degli avvenimenti. Il secondo, preziosissimo e insostituibile, è quello della testimonianza diretta, che aggiunge dettagli ricchi e tumultuosi e tuttavia ha sempre un’angolazione in qualche misura soggettiva.
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Una giornata ha senso se si serve Dio. Quando sarà chiaro alla coscienza? Certa teologia vorrebbe cancellare la verità dei cosiddetti meriti, ma Gesù dice a Gabrielle: il merito, e anche l’onore e il privilegio, stanno tutti nel servire Dio. Che la Sapienza ci illumini su questa verità così cruciale.