
Non si dirà mai abbastanza quanto sia importante il desiderio. Dio guarda a questo, non al risultato. Occorre elevare i desideri, portarli spesso, durante la giornata, a quell’apice che è la gloria di Dio. Siamo nati per questo, e non potremo essere felici finché l’io non sarà stato sfrattato, per avviare l’attività che avrà un successo sicuro: glorificare il Signore e gioire in Lui per sempre.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Il salotto

Abbiamo bisogno di Maria, degli angeli, dei santi per accedere al cospetto di Dio. Quando un bambino entra in salotto, tra gli adulti, bisogna che qualcuno lo presenti. I grandi, allora, gli faranno festa. Il Signore ci accarezza, ci coccola: dobbiamo sperarne i beni più inimmaginabili, perché nessuno ci ama – e ci amerà – così.
Liberi

Siamo liberi. È il segno decisivo dell’essere persona. Chi può impedirmi di consolare Gesù nell’agonia? Nessuno. Posso comprendere il senso del dolore, la gioia del Cristo nell’abbracciare la croce, nell’obbedire al Padre, nel salvare il mondo. Posso donargli la mia libertà. Non sono fredde le catene dell’amore: rendono tutto facile, anche i momenti più duri della vita. Posso provare gratitudine, sono libero. Grazie a Dio, nessuno può impedirmelo.
Una giornata

Un principio di saggezza è vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, l’unico. Il risveglio è la nascita. Poi la messa, la prima comunione, le gioie e i dolori della vita. Tutto offerto a Dio, fino alla sera, in cui ci si prepara alla morte, anch’essa a gloria di Dio. Lui ci farà risorgere nel giorno seguente, fino all’incontro decisivo, l’abbraccio senza fine.
Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 3
Il monte

Dio è un ricco Signore, con uno splendido palazzo in cima a un monte. Invita gli abitanti della valle a risiedere con Lui, ma essi rifiutano di fare la salita. Il padrone del castello è addolorato: propone di collaborare a coloro che accolgono il progetto, e di chiedere aiuto a quelli già arrivati sulla vetta. Quanti si lasceranno convincere, alla fine?
Il Tu

È il tu che libera, ma non un tu qualunque: siamo bravi a imprigionarci vicendevolmente con sistemi sottili, a volte subdoli. È necessario Dio. Non a caso il Pater è la preghiera del Tu, ossia dell’amore. Le prime richieste sono tutte in questo senso: tuo nome, tuo regno, tua volontà. Il pane quotidiano, poi, è il nutrimento d’amore che ci occorre; rimettiamo i debiti per amore di Dio; il male da cui domandiamo di venire affrancati è ogni assenza possibile d’amore. Detto così, il Padre nostro è un’altra cosa.
Evocazioni
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da qui
Le persone con cui stiamo bene ricordano che nella vita c’è una presenza che acquieta e che guarisce. Non trovo niente di meglio, per esprimerlo, del testo in cui Agostino d’Ippona dichiara a Dio il suo amore: tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova. È utile rileggerlo, o ascoltarlo.
Ricchezze

Gesù ha sofferto. La passione è il tributo di Dio da cui otteniamo proventi inestimabili, prelevabili in qualunque momento. Ogni dolore, ogni piaga di Cristo, è un tesoro a cui è dato attingere senza restrizioni. La preghiera è potente perché conta su questa ricchezza inesauribile: l’offerta del Figlio, la bontà del Padre. Ci bastano?
La nostra vocazione
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Gesù non aveva nulla. Gli fu prestata persino la stanza in cui istituì l’Eucaristia: il padrone ne ha bisogno, fece dire ai discepoli. E la tunica cucita da sua madre? Data anche quella. Il Cristo povero insegna che l’avere conta poco. Dovremmo concentrarci sull’essere, assecondando la nostra vocazione: glorificare Dio e gioire in Lui solo. Il resto lasciamolo ai ricchi, ma impetriamone la conversione, soprattutto se i ricchi siamo noi.
Riposo

Compiamo azioni di ogni tipo; cerchiamo di dar loro consistenza, qualità, valore. Un esempio è il riposo: lo si può sperimentare in molti modi, ma ammettiamo che a volte è più stressante del lavoro. Per i credenti in Cristo c’è un vantaggio: persino qui, ciò che conta, è l’unione con Lui. È l’unico ingrediente che rende straordinaria ogni ricetta, anche quella di un riposo ben fatto.
Lodare

Ci sembra strano lodare Dio: un atto di volontà, una forzatura. Eppure lodiamo molte cose: la pasta con le vongole, l’ultimo modello di rasoio, un bel tramonto. Se apprezziamo qualcosa, non possiamo evitare di tesserne l’elogio, che oltretutto vogliamo condividere, spingendo gli altri a fare altrettanto. Così dovrebbe essere con Dio: cogliendone tutta la bellezza, lodarlo di cuore. Gustate e vedete com’è buono il Signore, dice il salmo. Diciamolo anche noi.
Luigi Maria Corsanico legge Fëdor Dostoevsky
Cose di poco conto

“Liberami dalle preoccupazioni di poco conto”. È una delle preghiere che Gesù raccomanda alla Bossis. Ciò che conta è unirsi a Dio, afferrare il gancio verso il cielo, come scriveva un cantautore, e non lasciarlo più. Il Cristo desidera una reciprocità, che in questa vita è al buio, spesso, ma dopo sarà chiara. Solo allora capiremo quanto Dio sia attento e grato per ogni moto del cuore che lo cerca: non è Lui che ha inventato l’amore della madre? Il segreto della vita è trovare il nostro modo personale di agganciarci al Cielo, di avere già un piede in paradiso. Allora, le cose di poco conto smetteranno di angustiarci.
L’aureola

C’è tanto male nel mondo, si usa dire. È incontestabile che sembri dilagare, rompendo a volte ogni argine, suscitando sentimenti di tristezza, di disperazione, di paura. Dimentichiamo, tuttavia, che il bene ha un effetto altrettanto contagioso: un tempo si parlava di aureola, una realtà invisibile e presente, che agisce come tramite efficace dell’amore di Dio.
Reindirizzamento

Pochi parlano della solitudine di Dio, del bisogno di amore che prova Gesù; anzi, parrebbe una bestemmia, un’eresia. Il Dio onnipotente e perfettissimo, eternamente beato, avrebbe necessità del nostro affetto, della nostra attenzione? Eppure è cosi: è urgente imparare a riconoscere la sua presenza, a rispondere alla sua tenerezza, a coccolarlo, come fa con noi. Ignorando gli specialisti che storcono la bocca: sarà la verità a raddrizzargliela.
Ritmi

Per il Cielo, ogni giorno è importante. Ci invita a ritmare la settimana con presenze soprannaturali, predisposizioni che sintonizzino con Dio: lunedì, lo Spirito, martedì la Regina con gli angeli, mercoledì Giuseppe, suo sposo, giovedì l’Ostia dell’adorazione che ci trasforma in ostie per il mondo, venerdì la dolcezza sprigionata dalla passione amara del Cristo, sabato la Madre e domenica il cuore della Trinità. Così Gesù raccomanda alla mistica francese Gabrielle Bossis: e se lo fa, ci deve essere un motivo.
La preghiera perfetta

Non sprecate le parole, come i pagani, dice Gesù. È vero, preghiamo moltiplicando formule, senza metterci amore, anima, nulla. Che se ne fa, Dio, di un ammasso informe di rumori? Un Padre nostro detto col cuore, per Lui, è un balsamo, un dono che lo acquieta. Proviamo a pregare così, non deludiamolo anche questa volta.
L’Amabile

Nel tabernacolo, Gesù ci sta davvero. Se nessuno gli fa visita, rimane solo. Se invece ci vai e ti fermi con Lui, sarà contento: ti sembra strano? A volte basta poco, per capire. È come parlare con gli altri fissando interiormente Cristo: cambia tutto, si diventa più amabili, perché Lui è l’Amabile.
