Archivi autore: fabrizio centofanti

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E basta

di Barbara Gozzi

… non dissimularmi nessuna parte dell’infelicità dolorosa,
ma vera.
(G.L., 1832)

Dalla finestra scosta una tenda, il tessuto fa resistenza. Oltre il vetro unto, un sole stanco, i colori della caduta. Oltre c’è il giallo brillante, tracce sfumate di marrone, scaglie dure di verde, quel rosso fondo che s’intrufola ovunque. Oltre, c’è Giacomo che dalla finestra annusa.
Due gocce di essenza a intorpidire l’acqua. Una piccola candela accesa, da infilare nella bocca del vaso. Giacomo aspetta che la fiamma irradi tra quella bocca e gli occhi, aspetta.
Nella pancia cotone, e succhi gastrici a gonfiarlo, renderlo escremento da tirare fuori, timido, si nasconde tra le budella. Continua a leggere→

54. Spiegazioni

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Maria sta emergendo a fatica dalle vicende che l’hanno vista abbandonarsi al sentimento, in barba a una vigilanza critica che l’aveva accompagnata, finora, in ogni esperienza e in ogni scritto. Un pensiero la turba: come confesserà a don Faber di essersi lasciata andare nelle braccia di un clochard sotto i ponti della Senna? Riuscirà, lui, a capire il desiderio di una notte di pioggia dove i volti e i mondi si confondono e la mappa che ci ha guidati sino a oggi s’interrompe senza fornire ulteriori indicazioni? Si ferma sotto un albero spoglio: tra i rami intravede un tramonto striato di ombre che sembrano replicare all’infinito il suo dissidio, come se in ogni sole si annidasse un rovescio di tenebra, smarrimento e perdizione. Continua a leggere→

53. Un’anatra e un gatto

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A Leopoldo sembra di aver capito tutto. Mettendosi alla ricerca di Maria, si prepara il discorso da rivolgerle non appena riuscirà a trovarla:
Cara, sono arrivato al nocciolo della questione: da qualche tempo sei in crisi, evento normale per uno scrittore, da accettare come si accetta la pioggia o lo scirocco. Mi chiedo, però, se alla base dell’impasse non ci sia una rigidità eccessiva della tua scrittura, un programma inflessibile, uno schema in cui rientrare a tutti i costi: in sintesi, un ossequio a regole che finiscono con l’ingabbiare le parole, fino a inaridire ogni impulso vitale. Continua a leggere→

La poesia del mondo e il respiro dell’eterno

 

Matteo Bonsante, Dismisure, Manni Editore, settembre 2010

di Stefano Guglielmin

Al di là dello specifico stilistico, sul quale torneremo più avanti, ciò che massimamente incanta della scrittura di Matteo Bonsante è il rigore, la tensione intellettiva con cui egli, sin dall’inizio del suo operare, dà voce alla domanda “perché esiste l’essere piuttosto che il nulla”, urgenza in lui anzitutto esistenziale, di uomo la cui meraviglia per il creato diventa immediato riconoscimento dell’impossibilità di composizione unitaria della totalità, consapevolezza di una dismisura che pervade l’intero, che lo costituisce essenzialmente. La percezione di un resto inscritto nel conto tondo, di una ferita angosciosa nel bello e buono dell’esistenza, la verità dell’essere incarnati in un’origine imprendibile costituiscono infatti il fondo inquieto dell’autore sin da Bilico, il suo primo libro, background radicato in una tradizione plurale, incentrata sul pensiero del finito, messo al centro di una costellazione ontologica in cui il particolare è coessenziale all’universale. Continua a leggere→

52. Azzurro

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Saulo decide di scrivere al suo amico romano, parroco di periferia.
Caro don Faber,
i personaggi della tua Maria prima o poi si fanno risentire: mi trovo a un bivio e ho bisogno dell’assistenza del pastore. Come sai, ho sempre lottato contro le scuole di scrittura, considerandole più un impaccio per la creatività che non un soccorso ai dilettanti. L’illusione di possedere gli strumenti giusti non fa che irrigidire ulteriormente, laddove si dovrebbe attingere a un filone vitale all’interno di se stessi. Continua a leggere→

51. Baci Perugina

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Ciò che succede tra Maria e Andreas ai bordi della Senna, dopo il primo accostarsi delle labbra, non sarà oggetto di descrizioni puntuali, più adatte, in questo caso, al genere romanzo erotico. La situazione, tuttavia, ha un risvolto significativo, poiché il lettore sa che sul romanzo pesa il controllo occhiuto di Ruperto il Pievano, che potrebbe stroncarlo per la seconda volta nell’inserto culturale del Giornale di Vicenza. La settimana scorsa lo aveva preso alla larga:
È vero che da questa allagata e melmosa pievanía berica le prediche sono facili da fare, ma, insomma, cercate un po’ di capire. La grammatica dei sentimenti è stata, come dire, stirà su un panàro grando da che la letteratura è passata per la crisi dell’engagement, e chi scrive ha, secondo me, il compito di ritrovare l’asciuttezza della vita interiore, la perspicuità delle parole non usurate. Anche se è difficile, perché tanta parte del discorso pare usurata. Continua a leggere→

Alcune cose. Carmine Vitale


Alcune cose. Carmine Vitale

* Appena sveglio

Sembra che debba entrare a far parte anch’io
della teoria del mazzo di carte;
una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa –
la terra trasuda pini e tombe insieme,
un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo
collocare.
Ci nascondiamo nella paura,
è quel che ci riesce meglio;
il viaggio di Dante non è per niente finito –
era l’introduzione per presentare il mondo
prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci. Continua a leggere→

Sakineh Mohammadi Ashtiani, una vita in bilico

di Antonio Sparzani

Ricevo da Amnesty International questo ultimo — sesto — aggiornamento sulla disperata situazione della donna iraniana oggetto di persecuzione nel suo paese. Io ho già detto cosa penso della vicenda, parlando del suo caso e di quello parallelo di Teresa Lewis recentemente giustiziata (che termine ridicolo e insensato …) senza tanti clamori — e senza paragonabili proteste da parte di A. I. — negli Stati Uniti, ma è evidente che ritengo assolutamente legittimo e doveroso battersi, per quel pochissimo che ci è possibile, per una giustizia più giusta per tutti gli esseri umani.
Vi copio qui le prime righe del sesto aggiornamento di Amnesty, invitandovi ad andare su questo link per maggiori e più dettagliate notizie e per firmare l’appello.

Il figlio e l’avvocato di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana attualmente condannata alla lapidazione, sono stati arrestati il 10 ottobre 2010 e da allora sono detenuti senza avere accesso a un avvocato o alla famiglia.
Secondo Amnesty International, potrebbero essere prigionieri di coscienza. Firma l’appello per chiedere il loro immediato rilascio.

La sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani rimane nelle mani di un sistema giudiziario arbitrario e difettoso, che ha commesso diversi errori fin dall’apertura del caso. La disperata situazione di Sakineh ha dato vita a una mobilitazione delle persone in tutto il mondo, mentre le autorità hanno reso una serie di dichiarazioni con il chiaro intento di creare confusione intorno alla situazione giuridica di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

La pioggia è un bacio ingannevole

di Nicoletta Solinas

La pioggia è un bacio ingannevole


Acceleri il passo tra le gocce e il grigio
in un velato mattino di sonno e d’acqua.
Bruciava e godeva il sole lungo il viaggio
ma qui, coperto d’argento e polvere,
svela tracce di intime sbronze,
e sorsi pieni d’azzurro in cieli nudi e aperti,
ormai lontani.
Ora liquide chiazze di luce tiepida
sputate dall’alto
offrono abbagli di calore improvviso.
Allunghi il passo.
Il cielo smaltisce la sbornia
e la pioggia è un bacio ingannevole,
stordita primavera nel tuo mattino. Continua a leggere→

50. Ispirazione

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Leopoldo deve decidersi: Maria è sparita e non ha idea di come rintracciarla; la ricerca sul romanzo possibile si sta frastagliando in diramazioni che rischiano di perdersi di vista l’una con l’altra, nonostante le critiche ecclesiastiche di Ruperto il Pievano, che sul Giornale di Vicenza ha parlato di atmosfere facili da Baci Perugina. Non resta che una soluzione radicale: rivolgersi a Faber, padre spirituale di Maria, l’unico che può consentirgli di venire fuori da un ginepraio sempre più intricato. Consulta la guida delle parrocchie diocesane e trova l’indirizzo della periferia sperduta in cui il prete è parroco da qualche anno. Continua a leggere→

49. La cattiva strada

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Saulo, scampato all’incursione nella Centraal Station, decide di recarsi dal cardinal Bagnasco per un voto solenne di ringraziamento: non criticherà più le scuole di scrittura, non recensirà più romanzi inesistenti, non sottovaluterà un’istituzione che ha già prodotto il primo martire: Beppe Geenna, sepolto coi cammelli impermanenti e bipolari nell’attacco violento della Ricco Barocco. L’impresa è ardua, se ne rende conto: obiezioni di ogni genere si affacciano alla mente, ma è giusto che resista, dopo essere rimasto indenne nella catastrofe improvvisa. S’incammina a piedi verso il palazzo della Cei: la marcia faticosa sarà parte integrante del suo impegno, poiché avrà il tempo di assaporare fino in fondo la salvezza ottenuta contro tutti i pronostici. Quando la sede episcopale è a pochi passi, gli appare un uomo in giacca e cravatta, anziano, cranio calvo e occhiali dalla montatura scura e demodé. Continua a leggere→

Poesie per un no. Roberto Rossi Testa

Di Nadia Agustoni

Da “una distanza ampiamente inferiore a quella di sicurezza” Roberto Rossi Testa perviene con Poesie per un no Aragno Edizioni 2010, a un colloquio con il proprio doppio che nel lettore suscita sentimenti di riconoscimento e disconoscimento davanti a quell’io che “ Se anche tornasse indietro,/ se pure risalisse,/ non riconoscerebbe;/ non riconoscerebbero/”. Tanto più quell’io ci costringe a una dura riflessione, nel suo non riconoscere e nell’essere così “solo”, perché per Rossi Testa l’io e il tu sembrano assumere il significato di un duello interiore con il poeta che dice a se stesso:” finalmente a noi due”. Nel due c’è la finzione della lingua, un prendersi gioco di se stessi non più con l’interrogazione, ma in uno specchio spezzato. La figura si osserva e sembra indicare una colpa, un errore compiuto, senza dirci quale. Continua a leggere→

Luoghi incerti

Stefanie Golisch, Luoghi incerti, Cosmo Iannone – 2010

di Raffaele Taddeo

Qual è il senso di uno scritto letterario? Qual è il senso della letteratura? Qual è la verità? La Letteratura è verità? Chi siamo noi? Qual è la nostra identità? Quella che viviamo, che ci dicono gli altri o quella che ci siamo appiccicati addosso come una maschera?

Qual è il grado della nostra autenticità? Siamo capaci di essere sinceri con noi o nessuno di noi lo è mai con se stesso, nella relazione con l’altro, sia anche l’altra metà della coppia?

Queste domande insistono come spade di Damocle nella testa del lettore di questo straordinario testo di Stefanie Golisch. Perché la lettura non permette un distanziamento dalle questioni che sono poste, non permette che si rimanga indifferenti. Continua a leggere→

48. E’ ancora possibile

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– Come si chiama?
– Andreas.
– Secondo lei è ancora possibile scrivere un romanzo?
– Ha presente una coppia di anziani che sorseggia un tè?
– La posso immaginare.
– Me li descriva.
– Lui ha una fronte spaziosa incorniciata da capelli bianchi tirati indietro; lei un volto delicato e un cappellino scuro da cui escono ciocche ribelli di capelli brizzolati.
– Continui.
– Portano alle labbra il cucchiaino in un movimento ritmico alternato: sembra che suonino uno strumento sconosciuto.
– Che musica ne esce?
– Una voce di donna, struggente e romantica, che li trascina irresistibilmente. Continua a leggere→

Alda Merini


(Alda Merini)

Tangenziale dell’ovest

Tangenziale dell’ovest,
scendi dai tuoi vertici profondi,
squarta questi ponti di rovina,
allunga il passo e rimuovi
le antiche macerie della Porta,
sicché si tendano gli ampi valloni
e la campagna si schiuda.
Tangenziale dell’ovest,
queste acque amare debbono morire,
non vi veleggia alcuno, né lontano
senti il rimbombo del risanamento,
butta questi ponti di squarcio
dove pittori isolati
muoiono un mutamento;
qui la nuda ringhiera che ti afferra
è una parabola d’oriente
accecata dal masochismo,
qui non pullula alcuna scienza,
ma muore tutto putrefatto conciso
con una lama di crimine azzurro
con un bisturi folle
che fa di questi paraggi
la continuazione dell’ovest,
dove germina Villa Fiorita. Continua a leggere→

A lui è piaciuto di più vederci così

di Alfonso Nannariello

Se erano così, spiriti aspri, ve li immaginate due calitrani di allora, mangiare un’altra cosa, al posto dell’arancia amara, per il pasto della sera?
Se erano come li vide De Sanctis nel suo Viaggio, quasi statue di marmo sotto i portici, in piazza e sulle porte, ve li immaginate due di loro, con quella costituzionale autosufficienza, accanto al Signore durante la cena di Emmaus?
Ve li immaginate uomini così, andare a messa e fare la comunione? Come avrebbero potuto, chiusi in se stessi, simili a Dio, consentire l’inclusione d’altro dentro il loro io? Continua a leggere→

47. Un uomo libero

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– Signor Leopoldo!
Lui è stufo di essere chiamato. Dall’inizio del romanzo è una altalena ininterrotta di speranze e delusioni e la sua tachicardia comincia a risentirne. In fondo è un tipo schivo e se ne starebbe tranquillo in uno di quei quartieri ricchi dove nessuno ti disturba. Ma è il personaggio di una scrittrice di borgata e, come tale, esposto a tutti i venti.
– Mi dica, Calipso.
– Come fa a conoscere il mio nome?
Di fronte alle domande difficili, preferisce essere evasivo:
– Non so, ha una faccia da Calipso. Continua a leggere→

46. Insabbiamenti

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Ciò che succede nella Centraal Station, dopo lo scatenarsi del boato, non sarà oggetto di descrizioni puntuali, più adatte, in questo caso, al genere romanzo dell’orrore. In sintesi, una scavatrice penetra nell’antro e distrugge tutto quanto gli capiti a tiro, preceduta da un fascio di luce che abbaglia senza dare scampo. I cammelli sono travolti dalla furia, mentre biascicano ancora le loro frasi incomprensibili. Geenna, tentando di proteggerli, è sollevato in alto e ricade a corpo morto con la testa su uno zoccolo, naturalmente duro. Continua a leggere→