Archivi autore: fabrizio centofanti

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Claudio Damiani, il soffio e la durata

 

di Paolo Pegoraro

Strano personaggio, Claudio Damiani. Nonostante sia tra i maggiori poeti italiani viventi, si guarda bene dal darlo a vedere. Qualche anno fa, mentre era impegnato nella ristrutturazione della casa e si vide soffiare per un solo punto il premio Viareggio-Répaci, si limitò a commentare: «Peccato, perché ci avrei pagato le finestre, e la scala». Come non desse peso ai riconoscimenti ufficiali. Eppure, alla presentazione romana della sua prima raccolta antologica (Poesie 1984-2010, Fazi, pp. 168, € 15), il cinema Nuovo Sacher straripava, neanche a calcare il palco ci fosse il più smaliziato mattatore. Continua a leggere→

Remo Bassini – Bastardo posto

di Guido Michelone

Giunto al quinto romanzo, Remo Bassini vercellese di origini toscane licenzi forse quello che a tutt’ oggi può ritenersi il capitolo migliore di una pentalogia in itinere – Il quaderno delle voci rubate, Dicono di Clelia, Lo scommettitore, La donna che parlava con i morti – già improntata alle miserie e ai misteri del vissuto quotidiano: fra realtà e noir, naturalismo e ‘ metagenere’ , con un linguaggio essenziale quasi scarnificato, che ricorda magari certa narrativa nordamericana, la fiction di Remo Bassini in Bastardo posto recupera anche lo psicologismo della grande letteratura novecentesca, puntando altresì su modelli affabulatori che di proposito scombinano la sequenza logica di fatti e avvenimenti: l’ obiettivo è forse “ governare il tempo” , come sottolinea Alberto Odone, pensando a questo romanzo costruito su diversi assi cronologici stratificati, in cui l’ Autore svela (o cela) i segreti dei vari argomenti inscenati. Continua a leggere→

45. Colombe

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Maria si rigira nel letto di un albergo non lontano dal quartiere latino: non riesce a prender sonno. Dalla finestra giungono le luci della città notturna che, come lei, soffre d’insonnia e cerca nella penombra le risposte che di giorno si disperdono in un abbaglio di frammenti luminosi. Si alza, vaga in pigiama nella camera dalle pareti chiare e la moquette bordeaux, si sofferma su un quadro in cui appaiono, su uno sfondo blu, due colombe di colore nero con una luna bianca e due stelle che replicano lo spettacolo al di là della finestra – come se del mondo restasse solo uno squarcio di notte al quale chiedere conto del senso della vita. Continua a leggere→

44. Ritorni

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Si sente chiamare da una voce fonda e rauca:
– Leopoldo!
Alza la testa faticosamente e scorge un uomo dalla barba folta che sale in riccioli rampicanti verso il cranio calvo.
– Chi è lei?
– Devi essere veramente rimbambito per non riconoscermi: l’amore gioca brutti scherzi.
– Quale amore? Continua a leggere→

Poesie per un no

Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, Nino Aragno Editore

Molte cose, magari anche contraddittorie, rappresenta e contiene l’ultimo libro di versi di Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, appena uscito presso Nino Aragno Editore.
Innanzitutto vi si trovano raggi di luce che fendono la tenebra di questi nostri giorni disperati; e nondimeno esso è un’agenda con l’indirizzo della morte, che molti hanno smarrito, forse per averlo riportato su un foglietto volante: magari quello dei quotidiani o dei talk show, che durano il tempo dello spettacolo e lasciano dietro di sé, come unico frutto, una scia di veleni; mentre, assecondando l’umano, l’esortazione di Rossi Testa è la seguente: “riaccendi i lumi stanchi/ di chi ti trovi accanto”, insegnando a “non contare le ore”, ma semplicemente a viverle.
Ecco, qui si possono trovare le “primizie d’altri regni”, che parevano perdute nel marciume quotidiano, nell’immondizia dilagante, di cui quella materiale è solo un simbolo sfocato. Continua a leggere→

Hanno amore

Gianluca Chierici, Hanno amore , Perdisa, 2010

di Lorenzo Chiuchiù

Cosa accadrebbe se Diana, Grande Madre della luce riflessa, tornasse nei sogni di un bambino? Cosa se il sogno, lungi dall’essere solo una fantasmagoria dell’inconscio, fosse l’“altro stato” (E. T. A. Hoffmann) nel quale la cosiddetta realtà comincia a mostrare la sua illusorietà, la sua dipendenza da potenze notturne? È questo il cuore del romanzo breve di Gianluca Chierici. Continua a leggere→

43. Parole

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Saulo ha ingoiato l’ennesimo rospo:
– Hai ragione, viviamo in tempi bui. Il vero intellettuale (non quello dei salotti infarciti di nani e ballerine) è perseguitato dal potere. Gli scrittori autentici vivono nascosti nelle catacombe, come te, nell’inferno della sperimentazione. Mi sembra di capire il significato dei cammelli: la necessità di macerarsi prima di affidare alla pagina o allo schermo una parola; le gobbe rappresentano riserve di cultura e di sapienza, utili per la traversata nel deserto dell’indifferenza e del cinismo. Continua a leggere→

42. Foglie

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Maria si sente leggermente sollevata: l’incontro con Gabriele le ha ridato un po’ di fiducia nella vita e, forse, anche nella sua scrittura. Decide di partire, per disintossicarsi ulteriormente. E dove andare se non a Parigi, per ritrovare l’ispirazione persa? Il corridoio dell’aeroporto le sembra meno lungo, la invade una strana frenesia, come si accingesse a scrivere la prima pagina della sua vita. Si sente in paradiso, libera, anche dagli impacci dell’arte che le hanno insegnato fino a ora: ha il desiderio di cominciare un’opera radicalmente nuova. Continua a leggere→

41. Straccio

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Leopoldo è più perplesso che mai: Saulo Cioccolati, che sembrava possedere un segreto in grado di sciogliere i nodi della storia, è stato ingoiato dalle fogne e non ne è più riemerso. Di Maria non c’è più traccia: l’ultima volta l’hanno vista in compagnia di uno scrittore con un diario infantile ritrovato a decenni di distanza dalla sua composizione. Giulio da Padova è invischiato nella neonata bottega di scrittura. Leopoldo ha nostalgia di quelle apparizioni che, per quanto inconsistenti, sembravano arricchirlo e sostenerlo nelle esigenze più profonde. Decide di tornare al pub. La ragazza con lo straccio fa la faccia offesa, perché era tanto che lui non si vedeva.
– Non ce l’abbia con me, non immagina quante ne ho passate.
–Pensavo ci avesse tradito con un locale alternativo.
– Sono fedele al mio ruolo, come tutti i personaggi. E come loro, torno sempre sul luogo del delitto.
– Ricomincia con le sette birre?
– E perché no? Ho fatto tutto il giro e ho capito: il mondo si legge all’incontrario.
– Mi sembra di averlo già sentito.
– E’ una battuta di un libro di Calvino, in cui s’incrociano i destini.
– Vorrei che il mio destino s’incrociasse con qualcuno.
– A chi sta pensando?
– Anch’io ho letto un libro di Calvino: c’è una suora che scrive la storia e nel finale fugge con uno dei personaggi principali. In fondo, anch’io sto ascoltando un racconto: non potrebbe succedermi lo stesso?
– E a quale personaggio pensa?
– Di tutta la storia, ne conosco personalmente solo uno.
– Leopoldo arrossisce all’improvviso: guarda fisso lo straccio bagnato che la ragazza tiene in mano e si identifica a tal punto con l’oggetto che sviene, sbattendo la faccia contro il tavolo.

Sui fondi intonacati

di Alfonso Nannariello

I – II – III – IV – V – VI – VII – VIII – IX – X – XI – XII – XIII – XIV – XV

Quegli uomini erano così, padroni di se stessi. Solo il loro spirito li attraeva a sé, come la calamita il ferro. Solo a esso erano sottomessi.
Quegli uomini s’erano cavati dalla terra, s’erano visti e penetrati procedendo un po’ alla volta con lo sterro. Ora, coi muscoli contratti, non allentavano la presa che li teneva stretti.
Coscienti di quanto avevano di incomunicabile, erano posati in tutto il loro fare, e per non sciupare lo spirito, la grazia che era in loro, erano severi, in primo con se stessi. Sobri nel parlare, quando aprivano la bocca erano forti e schietti. Parole come colpi, come spari.
Tirato a neve, il bianco, sui fondi intonacati delle case, dichiarava il loro essere assoluti. Il loro non essere lesi da vizi e da peccati. Continua a leggere→

40. Geenna

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Saulo sta per sputare l’altro rospo quando il tombino su cui poggia i piedi si apre e lui precipita con un grido soffocato. Si ritrova in una galleria in penombra, fatica a distinguere le forme di ciò che lo circonda. A pochi passi da sé scorge un cartello chiaro con la scritta: Geenna, Centraal Station.
– Geenna, sussurra Saulo, mi ricorda qualcosa. Non era la valle dove bruciavano i rifiuti, e prima ancora si consumavano sacrifici umani? Continua a leggere→

Nero in campo bianco

di Alfonso Nannariello

I – II – III – IV – V – VI – VII – VIII – IX – X – XI – XII – XIII – XIV

Sulle facciate delle case rivolte ad est, di giorno e di notte, il bianco parava le insegne dell’assoluto.
Era il palio di quell’uomo che dentro si portava lampi e tuoni, macigni rotolati da fiumi ed eruttati da vulcani.
Già all’alba annunciava che lì c’era un essere divino, un essere pieno di spazi pieni: dal fegato al cuore, dalle viscere ai reni.
Di notte, in campo nero, non smetteva di spargere quella voce in giro. Continua a leggere→

39. Rospi

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Due isolati più in là, Saulo decide di fermarsi. Leopoldo lo raggiunge, con la lingua di fuori per la corsa:
– Perché ti sei fermato?
– Mi è venuta un’idea.
– Sputa il rospo.
Dalla bocca di Saulo esce uno di quei rospi che s’intravedono di notte sulla strada, con possibilità minime di sopravvivere al passaggio delle auto.
– Non prendermi alla lettera! Continua a leggere→

38. Da bambino

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Maria comincia a preoccuparsi: è giusto che la campagna contro le scuole di scrittura diventi una guerra di tutti contro tutti? E’ impossibile una collaborazione che metta insieme le varie posizioni, prendendo il buono e scartando l’inutile e il dannoso? Potrebbe uscirne una guida geniale, con l’estro dei grandi autori e la disciplina dei maestri navigati, iniziati a ogni segreto della narrazione. Decide di rivolgersi a un critico-scrittore, uno dallo sguardo vigile sui due versanti dell’arte e del pensiero. Sfoglia l’agendina e trova il nome: Gabriele Fontana Di Trevi. Le viene da sorridere, immaginandolo come la sorgente cui attingere la soluzione tanto attesa. Compone il numero sul telefonino: Continua a leggere→

37. Recensioni

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Leopoldo è di fronte all’ingresso di un edificio squallido, di colore scuro, o forse è solo la notte che rende tutto triste e tenebroso. E’ attratto dalla porta aperta; scende dalla bicicletta, l’appoggia al muro e, varcata la soglia, comincia a percorrere un lungo corridoio completamente spoglio. Sente rumori strani e sinistri che si susseguono ininterrottamente, come un rosario di colpi sordi. Alla fine del corridoio c’è una porta chiusa: è da lì che proviene la litania dei suoni. Leopoldo è intimidito: che ci sarà là dietro? quale spettacolo lo aspetta?  Continua a leggere→

La luna di Cesare Pavese e quella del dottor Morino

Santo Stefano Belbo. Ci sarà anche il medico acquese Gianfranco Morino tra i vincitori del Premio “Pavese 2010”, nella giornata di gala in programma alle ore 18 di sabato 28 agosto, presso la casa natale.

Ma, prima di soffermarci sul nostro concittadino, impegnato a Nairobi, nell’ambito delle iniziative World Friends, non possiamo non segnalare l’interessante preludio alla manifestazione di sabato 28 (ore 21.30, Cortile dell’Agriturismo Gallina, appena fuori il paese).

Grande l’attesa per l’incontro di cui sarà protagonista Margherita Hack, chiamata a dialogare insieme con Giovanna Romanelli (presidente della Giuria del Premio) sulle stelle e sulla luna, partendo dall’opera pavesiana. Ospite della serata anche la poetessa Maria Luisa Spaziani, che ricorderà lo scrittore delle Langhe e leggerà alcune sue poesie ispirate a Selene e alle stelle. Continua a leggere→

36. Tavolette

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Dopo i fatti del Gunong Tahan – e la scoperta che il Bidello d’oro non era affatto morto, grazie alla faccia di bronzo resistente agli urti – Giulio da Padova decide di tenere una conferenza stampa in cui mettere i puntini sulle i – una sua specialità – in tema di scuole di scrittura. Ritiene, infatti, che la vicenda possa nuocere gravemente alla reputazione dei maestri autentici, quelli che lavorano nel campo da una vita. Ha scelto come sede una sala prestigiosa al Campidoglio, per dare più risalto alle precisazioni. L’ambiente è sfarzoso: sedie imbottite di velluto rosso, un tavolo di noce e un soffitto alto che aggiungerà solennità alle sue parole. Continua a leggere→

Cielo di Lardo. Di Guido Oldani

Cielo di lardo. Di Guido Oldani

Milano, 11 ottobre 2010

Sabato 16 Ottobre presso Arteelite in via Alessi, 11- zona Navigli a Milano, alle ore 17,30 – all’interno della mostra Il segno e l’altrove : Mario Di Giulio, Fernanda Fedi, Gino Gini, Walter Valentini (9 – 27 Ottobre) – Amedeo Anelli e Guido Oldani parleranno intorno al Cielo di Lardo di Guido Oldani (Mursia, 2008). Continua a leggere→

35. Lei è felice?

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Cosa sia successo, Leopoldo non lo sa: era seduto al tavolo del pub quando ha sentito un colpo alla testa, ha perduto conoscenza e adesso è qui, legato e imbavagliato in una stanza senza mobili dalle pareti bianche e il soffitto più basso del normale, al punto che sente sopraggiungere un attacco di claustrofobia. Davanti a lui, un uomo vestito di nero con un cappello a visiera gli toglie lentamente il bavaglio dalla bocca:
– Andiamo al sodo: lei sta diventando pericoloso per l’organizzazione.
– Quale, se posso permettermi? Leopoldo è turbato, comprensibilmente.
– Siamo un’agenzia privata che lavora per le scuole di scrittura. Ormai pubblica chiunque, per cui sono richieste alcune regole che noi facciamo rispettare, costi quel che costi. I libri degli autori che non accettano il sistema vengono bruciati. Continua a leggere→