Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

E’ come se ci fosse sempre stato

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=WigR7PSFfI0&feature=related]

da qui

Che bella sorpresa: Gesù è tornato, è venuto a vedere come procedono le cose. Deve adattarsi alle tecnologie, ai ritmi inediti, al tempo concentrato di comunicazioni e spostamenti rapidissimi. Ha un vestito sobrio, l’espressione calma, un sorriso facile ad aprirsi. Fa il volontario in una parrocchia di periferia, alla mensa dei poveri, coi quali si ferma a chiacchierare. Parla di felicità, sa che per loro è una cosa naturale, sebbene nessuno se ne accorga. Avverte la nostalgia di Dio, ma quando incontra quelle barbe ispide, gli abiti logori, la pelle secca, si sente finalmente a casa. Gli chiedono perché abbia tardato tanto a ritornare, lasciando che le tracce delle sue parole si perdessero nel rigore dei canoni e la pesantezza delle istituzioni. Lui li guarda, sorride: “Il regno di Dio ha questo di bello: quando arriva, è come se ci fosse sempre stato”.

Prima, molto prima

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Q29YR5-t3gg]

da qui

Don Mario pensò, tanti anni fa, di costruire un centro per i giovani: la categoria più bistrattata per i fastidi che procura, il lavoro che richiede, l’incoscienza che necessariamente porta dentro, l’incerta educazione e mille altri ragionevoli motivi. Il prete pensò a uno spazio solo loro, un posto dal quale non potessero cacciarli, dove esprimersi con libertà, nel rispetto di ritmi e modi della loro crescita. Sono anni che chiediamo un riconoscimento giuridico, che ne garantirebbe l’esistenza anche dopo la mia morte (che non giudico lontana). Rien de rien. Prima di tirare le cuoia vorrei vedere realizzato questo sogno. Ma temo che morirò prima, molto prima che i giovani abbiano una voce, un semplice diritto a esistere.

don Mario e i giovani

Steinway to heaven

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=r5ykbi76Hm4]

da qui

Il Carnaval al teatro greco di Taormina suonato da Ashkenazy, di sera, anzi di notte, con l’Etna sullo sfondo, con te al mio al fianco e tutta la vita che ci aspetta, la gioia che ti prende e non sai da dove viene, e vorresti gridarla, parlarne con quelli delle file avanti e dietro, gridare che quella musica è vicina, molto vicina al paradiso e che tutto è troppo bello per finire, che deve continuare, le dita sui tasti, l’Etna sullo sfondo, la gente che sogna, la vita che scopre per la prima volta di esserci davvero, l’applauso che scroscia appena lui si arresta e stacca le mani dallo Steinway.

Tra poco arrivano

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=kWTYCuDrQ_Q&feature=related]

da qui

Tra poco arrivano. Ci sono macchie chiare, sapientemente dosate con zone contrapposte, di diverso colore. Il chiaroscuro è essenziale, in questi casi. Bisogna che la mente sia presa senz’accorgersene, una specie di trappola per topi. E i topi sono tanti, già pronti con l’acquolina in bocca, i baffi in perenne movimento. Sono lì che aspettano impazienti, la coda dell’occhio spia curiosa l’orizzonte dello schermo, perché questo è il tempo, è questione di ore, forse di minuti. Ora ci giungono per categorie, come se avessero a che fare col pensiero, la filosofia, come ci fosse qualcosa in comune con la materia grigia. La loro natura, invece, è una pesantezza invincibile, incollata al grado zero della vita: più in basso non c’è niente. Eppure miriadi di persone si mobilitano, sgomitano, sognano, per lo stesso, poco nobile motivo. Facciamo una mozione, supplichiamo insieme: risparmiateci.

Armagheddon 3

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=jTBPLrpziqs&feature=related]

da qui

Cosa fare, dunque? Quale ruolo giochiamo noi delle lettere, impotenti ad agire ufficialmente sulle realtà economiche e sociali, impossibilitati a raggiungere le leve del potere, capaci di plasmare non le grandi forme della vita del paese, ma solo le realtà impalpabili e sfuggenti che chiamiamo parole? La risposta è già stata formulata da uno scrittore che nella seconda metà del novecento ha detto quasi tutto quel che c’era da dire, con parole non meno impalpabili e sfuggenti, ma destinate a lasciare il segno per sempre: Continua a leggere→

Armagheddon 2

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=1MHrbsCm2wQ]

da qui

Nessuno è innocente. Partire da qui per fare il punto, sempre provvisorio. Da una parte, strappare la maschera a chi parla dalla cattedra di scriba e fariseo, svelare le intenzioni falsamente trasparenti; disarmare, dall’altra, l’avidità insaziabile di denaro e potere, la ricerca di un’immunità infinita. Immaginare un orizzonte in cui passo dopo passo si possano mettere sul tavolo le carte, senza più barare. Sputare sul nemico o vivere alla giornata cercando di arraffare il più possibile senza un progetto a lungo termine, che cambi radicalmente gli elementi in gioco, sono analoghe forme di suicidio. C’è un altro stile, un altro ritmo, un altro modo di ballare questa vita. Un tango rischioso e irresistibile.

Armagheddon

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=XyPDCkNNKao]

da qui

Tutti si chiedono quali siano le ragioni autentiche. Cosa ci sia dietro le manovre di attacco e di difesa, in margine a privilegi e garanzie. Siamo in attesa di un responso che dovrebbe decidere il presente, dare un’idea del futuro che ci aspetta. Ma resta un dubbio insuperabile: quali sono le vere forze in campo, chi sarebbe il vincitore in caso di bocciatura o approvazione? Che c’entra questo con la gente che dispera di giungere alla fine del mese con quello che guadagna? Tutto fa pensare a una guerra tra ricchi, all’ultimo duello fra potenti che hanno deciso di distruggersi a vicenda a colpi di giornali e di Tv. C’era una volta una città, di nome Meghiddo, venti volte rasa al suolo e venti volte risorta. Arroccata su un colle – in ebraico ar -, divenne l’emblema degli scontri finali, di tutte le battaglie decisive. Come questa.

E’ altrove

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VHTzlgkfYCE]

da qui

Lo faccio per te, Mario. A volte ho la nausea. La gente chiede e devi dare, comunque sia, in qualunque condizioni versi. Versi il sangue. Mi sta bene, l’ha fatto qualcun altro, l’hai fatto pure tu. Tra qualche giorno andrò in pellegrinaggio alla tua tomba con le signore anziane del mercoledì. Ne parlavamo insieme: non eri per questo genere di visite, la presenza, convenivamo, è altrove. Le donne alla tomba mi ricordano sempre qualcos’altro, un tentativo patetico di onorare un morto che non c’è. A volte penso che la mia paura sia diventare una pia donna, andare a piangere sul tumulo di un amico vivo.

Due metri d’asfalto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=8xH5u8dgD9o&feature=PlayList&p=B9EE9AA020F365D0&playnext=1&playnext_from=PL&index=9]

da qui

L’edicola di Alberto sta davanti alla parrocchia. Si rischia, ad arrivarci, perché bisogna attraversare la via di svincolo di tutto il quartiere. La mattina presto le auto sfrecciano come in autostrada. Così, con Alberto, siamo rimasti d’accordo che quando arriva il giornale  fa uno squillo. E’ la campana laica, annuncia la notizia che il mondo diffonde di se stesso. Poco dopo, suona l’altra campana, la notizia portata da Dio, dal suo vangelo. I due messaggi s’inseguono, non possono fare a meno di cercarsi. Sono divisi, a volte, dal traffico nevrotico dei giorni ingolfati, in cui due metri d’asfalto diventano un sistema solare, una galassia, l’universo intero.

Uno scrittore famoso

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=zbM72JEqfJ8]

da qui

Parlerò bene di uno scrittore famoso. E’ un impresa titanica, in genere. Mandi messaggi e non rispondono; tocchi con mano il non essere come categoria esistenziale, non solo filosofica. Con *** niente di tutto questo. Ti accoglie, aiuta, consiglia. Mi chiedo se lo faccia con me, esclusivamente. Mi piacerebbe pensarlo: sono un tipo speciale, mi dico, è giusto che mi trattino bene. Ma rinuncio alla versione narcisista:  *** è gentile e disponibile a prescindere. Che gli scrittori famosi non siano tutti pessimi soggetti? Finché *** esiste, la letteratura non è una élite di snob insopportabili. Ciò mi costringe a rivedere le mie idee. Mi complica la vita, esalta sfumature impercettibili, insinua il dubbio, mi impone la fatica del pensiero.
***, fammi un favore: non rispondermi più, ignorami, lasciami il gusto acre della malevolenza.

Una dura pioggia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=gKmxEJLcsIQ]

da qui

Un mare di fango: espressione logora, retoricamente debole. Un fiume di fango: più realistica, ma stantia. Una catastrofe: vero, ma giornalistico, superficiale. E’ un’offesa ai morti non trovare le parole, non cogliere anche linguisticamente la drammaticità irripetibile di quanto accade. Le facce, le interviste alla Tv sono artefatte, costruite, per le formule ripetitive, la preoccupazione di collocarsi in una griglia, la ricerca di un’approvazione che rivela l’insicurezza di un linguaggio inadeguato. Si poteva prevedere: non ci sono parole per esprimerlo. Certe storie non chiedono parole, solo fatti.

Diritto alla rete

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=9YPDXmEsQtQ]

da qui

A noi poveri mortali basta poco: un blog, un minimo di tempo per scrivere un articolo, una mente il più possibile libera dai condizionamenti. Con questi mezzi semplici si raggiungono notevoli obiettivi. Contrastare, per esempio, l’informazione ufficiale, legata a miriadi di interessi personali e di partito, con un pensiero trasparente in grado di prendersi le responsabilità del caso, convinto che la rete coinvolga potenzialmente tutte le persone del pianeta con un pc e una connessione internet. E’ precisamente questo che turba il sistema, come, a suo tempo, l’annuncio della nascita del Cristo turbò Erode e tutta la città. Paragone esagerato? Eppure anche Gesù proponeva un mondo libero dal potere terreno, dalle catene economiche e sociali, e per questo fu soppresso. Voleva connettere il cielo e la terra, ma fu oscurato un fatale pomeriggio di duemila anni fa. Tutto l’orizzonte si oscurò con lui. La luce, però, trovò il modo di riaccendersi. Non lasciamola spegnere. Resistiamo insieme.

Ed è già tanto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=OPPMGtics5k&feature=related]

da qui

Scrivo per sopravvivere. Ho l’impressione che, come nelle Mille e una notte, se cessassi di raccontare morirei all’istante. Devo ritrovare, giorno dopo giorno, il filo interrotto il 30 dicembre, con la morte del mio amico. Da allora, la scommessa è quotidiana: continuare, fermarsi, superare ostacoli sistemati ad arte e trappole intrise di veleno, confidare in ciò che ho sempre chiamato divina provvidenza, o arrendermi al male che mi assedia. Non so come andrà a finire. Quando riesco ad accendere il computer, segno un’altra tacca di una lotta senza fine. Anche per oggi è fatta, ed è già tanto.

La faccia sempre uguale

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=cS2gGb4Cb3U]

da qui

Ogni tanto risuscitano gli zombie. C’è un momento in cui gli eventi scavano voragini nell’anima, l’alcol e la disperazione ti scortano all’inferno senza che nessuno possa dirti una parola, o compiere un gesto per salvarti. E’ allora che si apre la porta che sembra prometterti ristoro, una pausa al dolore, un lenimento effimero all’angoscia insostenibile. Quando tutto ritorna a un’improbabile normalità devi scegliere con chi confidarti. Ma non ti salvi mai dagli sciacalli che vivono di gossip e si nutrono di chiacchiere come i vampiri si saziano di sangue. Ogni tanto si riaffacciano, fanno l’occhiolino: ho saputo certe cose. Lo zombie ha la faccia sempre uguale, la stessa bava gli scende dalla bocca.

Allora la saluto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=w7wu0cPpLrE&feature=related]

da qui

Comunione a un malato gravissimo, costretto a letto, intubato, inabile alla fonazione e a qualunque tipo di comunicazione che non sia un sorriso, una smorfia, una lacrima sfuggita dalla coda dell’occhio. C’è anche la sorella, piccola di statura come lui, maestra elementare ormai in pensione. Si finisce, non so come, a parlare di facebook. Lei non ha voluto mettere la foto. Mi racconta che le hanno chiesto l’amicizia, con un messaggio allegato: Quanti anni hai? Ha risposto, senza alcun problema, di averne compiuti sessantasei da pochi giorni. A quel punto, un nuovo messaggio: Bene, allora la saluto. Sono scoppiato a ridere, ma di un riso amaro. Guardavo il fratello immobile, gli occhi puntati su di noi. In un momento, ho immaginato tutti i malati della terra, i moribondi, i disabili, gli anziani. E accostavo le figure offese dal male o dal tempo alla frase terribile, diabolica: Allora la saluto. Ho pensato: l’inferno è questo. Un andarsene, un volere che non rimanga nulla, per l’eternità.

Quale allegria

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=OlFUuTekqoY]

da qui

Dicono che la religione sia proiezione dei bisogni dell’uomo. Che l’aldilà sia un’illusione per superare la paura della morte. O, peggio, l’oppio dei popoli, per mettere a tacere i disperati della terra. Se ripercorriamo la storia della fede, c’imbattiamo prima o poi nel nero della notte più fonda, nel terrore per i fulmini, nei graffiti apotropaici all’interno delle grotte. Fossi un uomo primitivo, condividerei lo sgomento, cercherei le stesse vie d’uscita. Oggi, però, sappiamo molto, la scienza spiega l’origine dei fenomeni atmosferici, libera da paure ataviche che rendevano schiavi di una natura sconosciuta. Possiamo congedare il dio tappabuchi, ergerci nella nostra dignità di persone civili, che hanno preso in mano la vita, con coraggio. Ora godiamo di una sana, realistica felicità, capace di cogliere il buono in ogni cosa rinunciando all’autoinganno che ogni fede reca in sé. Finalmente atei, finalmente mortali. Finalmente soli.

Una mano a Dio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nRFRtpdqqGU#]

da qui

Ieri, nell’omelia, ho detto che non sarò mai vescovo: parlo troppo e dico ciò che penso. Qualcuno mi ha guardato male, qualcun altro era visibilmente soddisfatto. Sono sempre più convinto dell’importanza di essere se stessi: non può che fare bene, anche alla chiesa. Se c’è un rinnovamento da compiere, è in questa direzione, senza temere di affrontare argomenti delicati, o comunicare schiettamente acquisizioni esegetiche e teologiche. La gente ha fame di verità e sete di dialogo. Gesù ha proclamato beati gli affamati e gli assetati, cerchiamo di non renderli infelici. Diamo una mano a Dio, finché possiamo.

La tovaglia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QsTh_dKwx5I]

da qui

Quando si tratta di sparecchiare c’è sempre il furbo che si eclissa; una questione di DNA, credo. Oggi, per esempio, è rimasta la tovaglia sulla tavola. L’ho tolta e ripiegata tristemente, come fosse un simbolo: della fragilità di questi giorni, della mancanza di condivisione, dell’assenza del mio amico. Giorno dopo giorno, capisco che era tutto diverso, quando c’era: persino le meschinità quotidiane assumevano un aspetto tollerabile, ci si rideva sopra. La vita è ritrovare il filo,  il segreto di un sorriso proprio quando ti cadono le braccia. Ho amato don Mario più di Dio, e ho fiducia che Lui capisca. Anzi, sono sicuro che ci ride su.

Invisibile

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=YgUCTigPtK0]

da qui

Don Mario fa miracoli. Già da tempo me ne sono accorto, ma ne ho avuto una conferma decisiva. Non andrò alla congregazione dei santi, certe cose basta dirsele tra amici. Certo, in una fase assurda della vita, una consapevolezza simile mi aiuta: non sono solo, c’è qualcuno che sta seguendo passo dopo passo i miei giorni devastati. Concretamente, non cambia nulla, sono sommerso dai soliti problemi, le ferite aperte bruciano esattamente come prima. Ma ci sei tu. Cos’altro aggiungere? Piango come un bambino. Sento la carezza invisibile di una mano conosciuta.

Niente altro

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=4vX4kS8Xp4A]

da qui

Forse me ne andrò via da qui. So che don Mario non vorrebbe, e forse nemmeno Dio. Ma bisogna avere un motivo per resistere. Guardo il cielo, la trapunta delle stelle, e mi perdo in tutto quello sfarzo. Ma di motivi, neanche l’ombra. Abbasso lo sguardo, verso la terra scalcinata, con gente povera e cattiva, invidiosa e meschina, e mendicanti dagli occhi dolci che mi tendono la mano. Allora penso che forse, qui, ci morirò. Non perché lo vuole don Mario. Non perché lo vuole Dio. Né perché sia incapace di liberarmi dalla gente ignobile. Mi trattengono quegli occhi, niente altro.