Archivi categoria: Letture

FESTA D’INIZIO ESTATE

(Dalle impronte dei bambini rom a Emanuela Orlandi, dal Partito Democratico alle ricerche in rete)

Ho tante cose da dire in questi giorni di prima estate che non riesco a mettere bene a fuoco l’orizzonte dei miei pensieri. Ne succedono di cotte e solo di cotte mi pare. O meglio anche di crude ma sono così crude che diventano indigeste, così parto dalle cose crude giusto per mandarvi forzatamente di corpo prima. Continua a leggere

Tre post per tre libri: 3. Una casta che vive di sogni e di parole

di Ezio Tarantino

[Il primo post è qui, il secondo qui]

Il terzo libro è “Spingendo la notte più in là” , di Mario Calabresi. Come nel caso del libro di Lenci questo libro me lo sono trovato in casa (non l’ho cioè scelto e comprato appositamente) e questa è una curiosa coincidenza. Perché l’assunto del libro del figlio del commissario Luigi Calabresi, come è noto, ha molte parentele con quello di Lenci: perché sia fatta veramente giustizia occorre dare voce alle vittime. Non è ammissibile che di quella pagina, tristissima e oscura della nostra storia, a rendere testimonianza ci siano quasi esclusivamente gli sconfitti, gli assassini.
Il punto di vista della vittima è il solo modo, sembra di capire, per provare a trovare giustizia, non solo quella privata, evidentemente indispensabile, ai parenti delle vittime, per sentirsi almeno parzialmente risarciti dallo Stato per il quale il più delle volte la vittima aveva dato la vita, ma anche per ricostituire il tessuto virtuoso della solidarietà sociale, che se non è imbastito sul fondante valore della Giustizia, cioè sul riconoscimento certo dei ruoli di vittima e colpevole, non può produrre una società sana. Continua a leggere

PATATE FRITTE

Ti scrivo perché ho deciso di dimenticarti. Sei stato per me una splendida utopia, una magnifica sfida. Ora basta. Ti comunico che non voglio amarti più. Perché non posso amare un uomo che non mangia patate fritte.
Come vedi non ho cominciato questa lettera con “Carissimo” o “Amore mio”, o con qualsiasi altra smanceria. Sono così arrabbiata con te, con me e con il tempo che ho sprecato che non mi sento di vezzeggiarti. Avresti potuto dirlo subito del tuo odio per le patate fritte, tutto sarebbe morto ancora prima di nascere.
Non che ci sia mai stato niente, a dire il vero. Sono anni che fra noi c’è solo un gioco crudele e affascinante: il tentativo della conquista, l’innamoramento leggero, superficiale, ma tenace. Un va e vieni di emozioni che oggi crolla miseramente, senza essere riuscito a dar corpo a nulla. Ti chiarirò le idee, giacché mi sembra di vederti d’un tratto confuso, nonostante la tua grandiosa intelligenza. Continua a leggere

Tre post per tre libri: 2. Ci sono famiglie che soffrono

di Ezio Tarantino

[il primo post è qui]

Dopo qualche giorno mi è stato prestato un libro, ormai fuori commercio, di Sergio Lenci, Colpo alla nuca, dal quale, nel 1995, Mimmo Calopresti trasse liberamente un film interpretato da Nanni Moretti, La seconda volta.

Sergio Lenci, architetto, specializzato nella progettazione delle carceri (Rebibbia è stata costruita – male, secondo lo stesso Lenci – su un suo progetto), era un vecchio socialista “di sinistra”. Un sabato mattina del 1980 un commando di Prima linea fece irruzione nel suo studio, e dopo averlo messo a soqquadro, in cerca di chissà cosa, lasciò l’architetto riverso nel pavimento del bagno con una pallottola conficcata nel cranio.
Miracolosamente sopravvissuto, Lenci ha piano piano ricominciato una vita più o meno normale, fra le aule dell’università La Sapienza, dove insegnava, e quelle dei tribunali, in cerca di giustizia. Ha scritto un diario, che nel 1987 ha vinto il premio di Pieve Santo Stefano pubblicato l’anno successivo dagli Editori Riuniti. Lenci morirà nel 2001. Continua a leggere

Il mistero dei piedi sulla spiaggia

anatomia del piede

Qualche giorno fa, la mia devastata attenzione è stata sollecitata da una di quelle notiziole che appaiono nelle brevi di cronaca, nelle pagine interne, di altisonanti quotidiani altrimenti alle prese con fatti e notizie di portata ben più rilevante (penso ad esempio all’opportunità o meno che Mr.DonaToni rimanga incollato alla panchina di CT della nazionale).

 

La notizia, nella sua interezza, per chi volesse, si può leggere qui.

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Viaggio sentimentale nella storia dei cuori di insigni e bugiardi poeti

di Manuela Maddamma

A Parigi, in una notte del 1119 Pietro Abelardo, celebre maestro di dialettica e retorica alla scuola episcopale di Notre Dame, dormiva profondamente in un luogo appartato della sua casa. I congiurati furono guidati al suo letto da un servo, che durante il giorno si mostrava fedele, ma alla devozione verso il padrone aveva preferito il denaro. Alla testa dei congiurati c’era Fulberto, canonico di Notre Dame e zio, forse padre, di Eloisa, la fanciulla oltraggiata. “Si vendicarono su me in quel modo così crudele e ignominioso che riempì tutti di inaudito stupore: mi amputarono la parte del corpo con la quale avevo commesso il peccato di cui si disperavano, e subito si diedero alla fuga”, scrive Abelardo molti anni più tardi, nella “Storia delle mie disgrazie”. Continua a leggere

Tre post per tre libri: 1. Romanzi esilaranti

di Ezio Tarantino

Una serie di coincidenze mi ha messo fra le mani tre libri (e alla fine un articolo di giornale), due dei quali abbastanza simili fra loro, e un terzo che, apparentemente, non c’entra nulla.
Tutti e tre parlano del terrorismo italiano degli anni ‘70-‘80 e di quello che è venuto dopo.
Il fatto che ancora si parli di “riconciliazione”, dopo tanti anni, dimostra che c’è una ferita ancora aperta. Come fuoco che covi sotto la cenere, la polemica si riattizza, di solito, quando un ex terrorista viene arrestato (ma non li vogliamo chiudere questi benedetti conti con il passato?), o estradato (idem), o liberato anzitempo (la ferita si riapre, non sono garantiti i diritti delle vittime: le voci in questo caso provengono dal fronte opposto – come se fosse ancora possibile parlare di fronti, eppure è così, lo strappo sociale del terrorismo ancora divide) o, infine, scrive un libro o viene intervistato alla televisione. Continua a leggere

Dialoghi d’amore.1: Hermann Broch

di Antonio Sparzani

“Ingegnere tessile” era Hermann Broch, nato nel 1886 a Vienna, e tale era diventato perché suo padre possedeva una fiorente industria tessile a Teesdorf, vicino Vienna; il figlio ne ereditò la conduzione, che tenne dal 1909 al 1927; ma dal 1925 studiò matematica, filosofia e psicologia all’università di Vienna e decise definitivamente di diventare scrittore, ora tra i grandi del Novecento.. La sua prima impresa letteraria fu la trilogia I sonnambuli (Die Schlafwandler, 1930/32) di tre romanzi, ambientati a 15 anni di distanza l’uno dall’altro (1888 – 1903 – 1928). Protagonista del primo, intitolato Pasenow o il romanticismo (Pasenow oder die Romantik), è il tenente Joachim von Pasenow, militare di carriera, supposto garante dell’ordine costituito, che riapparirà poi nel terzo romanzo del ciclo, Hugueneau o il realismo (Hugueneau oder die Sachlichkeit).
Elisabeth, figlia del barone Baddensen, è amica d’infanzia di Joachim e sembra naturale, anche se non ancora esplicitamente detto, che gli sia destinata come futura moglie. Ma durante una gita a cavallo dei due con Eduard von Bertrand, caro amico di Joachim, il cavallo di quest’ultimo si infortuna, il che permette all’autore di scrivere uno dei dialoghi d’amore più belli che io conosca nella letteratura di tutti i tempi, il seguente, tra Eduard e Elisabeth: Continua a leggere

Europiè 7 – In fin dei conti c’ho solo quarant’anni

Ed eccoci qua, in abbondante ritardo sui tempi canonici delle cronache calcistiche. Mi veniva da dire: freschi di lutto stretto. Ma i lutti sono cose serie, lasciamoli per i discorsi seri. Al pallone, invece, è possibile dedicare la celia.
E quindi: gli Europiè.
Le semifinali saranno tra Germania e Turchia, mentre i russi, anziché incontrare gli europieduti Azzurri, avranno l’onore di incrociare tacchetti e parastinchi con coloro che agli Azzurri hanno fatto la fiesta, approfittando dall’italica siesta, soprattutto dalle parti del settore d’attacco.
Tutti coloro che avevano Donadoni fermo di traverso dalle parti del piloro, hanno finalmente l’occasione di dirne peste e corna, ché nella disgrazia è possibile infierire (col conforto di innumerevoli spassionati), mentre, a fronte di vittorie, ancorché faticose, l’esercizio è vivamente sconsigliato, e il rischio di sonore smentite alto. Continua a leggere

Per mano

di Pietro Pancamo

Un potere di sintesi tanto sviluppato e incisivo da sfociare quasi spontaneamente nella forza sgomenta del versicolo ungarettiano o nel respiro contratto e conciso dell’haiku. Ecco la silloge Per mano di Lucia Visconti, in cui parole talmente essenziali da apparire violente, e così precise da assumere i contorni di un’accusa, indicano “senza quartiere” nella discendenza di Adamo un utero impuro che – incapace da sempre di partorire la salvezza, perché reso sterile dallo sperma del male – aveva bisogno d’inseminazione artificiale. Provvide Gesù, servendosi però di una tecnica troppo avanzata e all’avanguardia, incompresa tuttora qui sulla Terra: il sacrificio. Continua a leggere

Hassan

“Are you a believer?”
Questa è una scorrettezza, Hassan, un vero colpo basso. Stiamo discutendo di affari, come ti viene in mente di chiedermi se credo in Dio? No, non dirmi niente. Conosco già il tuo argomento: voi europei fate tante distinzioni, ma siete incoerenti. Vi arrampicate sugli specchi pur di non fare i conti con la morale e con la religione.
Abbi pazienza, Hassan, vediamo di capirci. Ogni quindici giorni tu e io ci incontriamo a questo tavolo. Passiamo venti ore a discutere, poi ci diciamo arrivederci e io torno in Europa a far rapporto, a ricevere istruzioni. Apparentemente, lavoriamo per mettere in piedi una società: come due sensali di matrimonio contrattiamo a chi toccherà allestire la cucina e a chi la camera da letto. In realtà, mentre discutiamo di investimenti, manodopera e tecnologia, sappiamo bene che il punto è: quanto costa tutto ciò? E in ultima analisi: ne vale la pena?
Ma non è tutto: tu e io vogliamo far carriera, uno a spese dell’altro, se necessario. Vogliamo consegnare ai nostri superiori un risultato del quale possano valersi per ascendere lungo una scala infinita, che si perde nelle nuvole di chissà quale Paradiso. Perché l’unico modo per far carriera è diventare vassallo di chi sta un gradino più su e salire con lui montando sulle spalle degli altri, tutti impegnati a salire la stessa scala. Eppure, troppi sono i gradini. La speranza di raggiungere una condizione beata, presto o tardi, si trasforma in un imperativo fine a se stesso. Che differenza fa arrivare al centesimo o al millesimo scalino se, tanto, in cima non si arriva mai? Continua a leggere

PROVA IL ROSSO! SYLVIA, SANNELLI, PLATH E PALCHI

L’utero
Scuote il guscio, la luna si separa
Dai rami e non arriva.

Il mio ambiente è una mano
Senza le linee, vie
Strette in un nodo, io

Io la rosa che adempi, io –
Sono il corpo,
Sono l’avorio

Empio come uno strillo.
Questo ragno che sono
Crea specchi docili alla mia figura,

Emissioni di sangue
E basta – Prova il rosso!
E questo bosco funebre

Questa collina e questo
Effetto luccicante
Delle bocche dei morti.

[Donna senza figli, Sylvia Plath, traduzione di Massimo Sannelli] Continua a leggere

Europiè 6 – Ho fatto pace con Cane Parlante

Cane Parlante è seduto sul seggiolone Chicco di mia figlia. Lei è fuori con la mamma e ho voluto approfittarne per rappacificarmi col migliore amico della bambina.
“Sai, credo che dovremmo spiegarci.”
“Sei uno spasso.”
“Hai ragione, mi merito questo sarcasmo, ma considera la situazione in cui mi trovavo. Oddio, so che non è una giustificazione, ma spero che tu capisca lo stesso.
“Questo è il mio pancino.”
“Sì, che la cosa ti sia rimasta sullo stomaco posso pure capirlo; nemmeno io avrei accettato un comportamento del genere. Lanciarti dietro il divano a quel modo, poi…”
“Orecchio, orecchio azzurro.”
“Ti fa ancora male? Come posso fare per farmi perdonare?”
“Ho bisogno di coccole.” Continua a leggere

I sogni del mattino

di Pietro Pancamo

«Le mie vecchie ferite, adesso? Chiarifi(ci)catrici», puntualizzava e mio nonno, lo posso garantire, non era certo uno che parlasse per refusi o strafalcioni. No, in realtà voleva semplicemente “inculcarmi” o suggerirmi (così la penso) una verità banale e stupenda: che la sofferenza getta luce su ogni cosa e mistero.

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La cruna dell’ago

Quanta solerzia in materia di processi penali (qui) e sulle intercettazioni! Un’emergenza assoluta, altro che l’impoverimento crescente e la crisi economica, occupazionale, altro che rimozione delle vere cause di molte morti sul lavoro, altro che rivedere i privilegi della casta! Bisogna smetterla di spiare la gente (una parte di essa, in particolare), com’è avvenuto in passato (qui e qui), e tappare una volta per tutte i buchi delle serrature delle stanze del potere. Anzi, recintarne i palazzi. Queste, le vere priorità!
In nome dell’emergenza  di riordinare il sistema processuale penale, e di meglio tutelare il diritto alla privacy – chi può negare l’importanza dei temi e la doverosità degli interventi? – sta per essere assestata una storica rivincita del potere politico su quello giudiziario, sospendendo alcuni processi, limitando certe indagini e impedendo la pubblicizzazione (comunque deplorevole) dei contenuti delle intercettazioni sugli organi di stampa. Tutto ciò al fine di garantirsi la tanto agognata, quanto contrastata impunità. E cosa potrà fare l’opposizione, pur agguerrita, di fronte all’implacabile legge dei numeri? Continua a leggere

Paul Boldt: L’effetto primario

Der Primäraffekt

Jemand, den Kopf in Mädchenknien, sagt:
Daß deine Schenkel früher zu mir kamen.
Wie Krähen fraßen Huren mich Einsamen.
Immer war Winter. Ich bin angenagt!

Dein roter Mund, ein Nest voll weißer Küsse,
Ist unerreichbar nah. Du bist so keusch.
In meinem Herzen da ist ein Geräusch,
Als ob es röchle und ersticken müsse. Continua a leggere

Europiè 4. Due capocannonieri, mica uno.

Ieri, decisamente, non era giornata favorevole al colore azzurro. I nostri, come scolari diligenti ma di mediocre talento, s’impegnano e non riescono; i Blues di Domenech, come capita giustamente ai blues, vengono suonati. L’atmosfera è malinconica (è blues fratello!) e alla fine le lacrime si sprecano.
Ma andiamo per ordine.

Alle diciotto di ieri la Nostra nazionale si schiera. Ben cinque cambiamenti rispetto a quella inciollonita(1) dell’esordio, e cioé: fuori Barzagli e Materazzi, dentro Chiellini e Grosso; fuori Ambrosini e Ringhio, dentro De Rossi e Perrotta; fuori Di Natale, dentro Del Piero.
E via. E ci si attende sfracelli. Due capocannonieri in attacco, mica uno, Grosso che butta dentro traversoni, Pirlo e De Rossi che dialogano a centrocampo, i centrali difensivi che difendono. Non fosse per Camoranesi che gironzola per il campo senza saper che fare del pallone, sarebbe tutto rose e fiori. Va tutto benissimo, gli Azzurri sono carichi e fanno valere il loro potenziale tecnico e tattico. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, e infatti Panucci devia la palla con le natiche e la manda a sbattere sul palo (il nostro palo). Continua a leggere

Europiè 3. Chi attende e chi si dispera.

Mentre si discute ovunque se Berselli abbia ragione e i nostri 23 europieduti siano bamboccioni oppure no, mentre seicentomila rumeni attendono una sconfitta italiana per ottenere una piccola e impropria vendetta, in provincia di Catania la Procura indaga, onde accertare precise responsabilità e colpevolezze, così da trovare qualcuno che la paghi, una buona volta, e dimenticare in fretta.
Ma siccome, nella buona società è uso far finta di importarsene sempre qualcosa, qualcuno in Svizzera sta di certo studiando: un segno di lutto che s’intoni alle maglie, un’espressione di circostanza, una frase importante.
E poi pallone. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 64

Oggi il mio dolore diventa maggiorenne. Ma è bamboccione anche lui, non se ne vuole andare, e mi ha chiesto le chiavi di casa solo per chiuderci dentro, io e lui, a fissarci in silenzio.

Ed ora siamo qui, l’uno di fronte all’altro, e nel suo sguardo lo sguardo di C. è vivo per sempre.