Archivi categoria: Letture

Europié 8 – Ultima puntata (pure se in ritardo)

(molto in ritardo)

(moltissimo in ritardo)

(vabbè, vabbè, moltissimo in ritardissimo)

(ma ci ho i miei buoni motivi, ci ho)

Eravamo rimasti qui
Di Natale così


Io così


Il pubblico del Prater di Vienna (naturalmente quello italiano) attonito


Finanche qualche agente del servizio di sicurezza manifestava rammarico

(sicuramente italiani, ché se fossero stati austriaci o spagnoli…)


Continua a leggere

Tempesta di sabbia

Minsk ha gli occhi stanchi.
Servono per lavorare, dice. Quando siamo dentro li tiene socchiusi.
Sembra sempre che dorma, e quando parla, il fatto che non ti guarda negli occhi induce a pensare stia recitando un mantra, a se stesso.
Minsk è un altro ammasso di cellule sotto questo sole, che graffia.
E’ dura da spalare la sabbia. La tempesta l’ha gettata come una glassa impazzita su tutto.
Dove sono nato io, racconta, mai vista una cosa cosi. La tempesta però, aggiunge, al tramonto è bellissima.
Continua a leggere

Malati di intelligenza

Dal momento che molte persone mi hanno chiesto di leggerlo e che il volume su cui è apparso è ormai introvabile, pubblico il breve saggio Malati di intelligenza, che scrissi diversi anni fa e che uscì nella raccolta Duras mon amour 3 a cura di Edda Melon ed Ermanno Pea (Lindau, 2003).

Indaga in modo del tutto embrionale il tema dell’intelligenza, trasversale a tutta l’opera di Marguerite Duras. Continua a leggere

MATTEO AVEVA UN GALLO, di Nadia Agustoni

Un libro che parla delle morti sul lavoro ci costringe a parlare a nostra volta. A volte il silenzio fa male perché nasconde qualcosa. Un paese non può fingere che 1300 morti all’anno non abbiano alcun significato, ma quel significato continua a sfuggirci. L’ho capito leggendo Lavorare uccide di Marco Rovelli. La frammentazione del mondo del lavoro e la complessità del reale in questo inizio millennio cospirano per renderci assenti. E’ su quest’assenza che si rafforzano gli abusi. Su quest’assenza c’è chi specula e il denaro è sempre di più vita rubata alla vita o morti bianche. Perché non sappiamo definire queste morti in un altro modo? Prima ancora delle “morti bianche” non ci sono forse, come ci ricorda Marco Rovelli, “vite bianche”? E una vita bianca com’è? Continua a leggere

FRATELLO METALLO [CASSE AL CLERO]

Chi canta prega due volte

[Sant’Agostino]

E chi – dice/decide/decreta la Musica del Miserere? Frate Cesare Bonizzi – awka: Fratello Metallo [http://www.fratecesare.com/], missionario Cappuccino, predica il Verbo [anche] dal palco: Gods Of Metal. E alla voce di Dio [e non solo: Ronnie James] si aggiunge: portavoce.

Buongiorno, padre Cesare.

«Pace e bene, figlio mio».

Perché si fa chiamare Fratello Metallo?

«È il mio nome d’arte».

E da quando un frate cappuccino ha il nome d’arte?

«Lo uso nei miei concerti di musica heavy metal». Continua a leggere

Una nominazione eterna, di Maria Grazia Calandrone

Sono catrame e calce con la cassa e con gli abiti corrosi
da polveri d’amianto e le endorfine che mi fanno ridere da viva
con la cannella della gola esposta
come un vuoto tra i fiori
di incontenibile gioia
spinto da corpi
sotto i quali ribolle la terra e i rami secchi
che ho piantato da viva danno foglie di vite miracolose
come la gestazione di una regina
la trazione vitale dei soldati
del sangue su per la tavola del petto come metalli e mastodonti
ma tu piccola presa da pallore
ti orientavi
sul viso umano quando va per spighe
e una rosa gli ride sulla bocca.

Oh! gioia risate e tosse
come un dente di mandorla la notte
come un pozzo
nella stoppa agostana
tracima amore
su tutte le strutture che noi siamo o fiori
sul mondo eretto
per ricordare come una montagna splendente e muta
ricorda
con le ciglia stellate e la canzone estiva sulla bocca: per sempre
– una stella
di latte sulla bocca – per sempre
perché i microrganismi
del caglio hanno la forma del sole
nella canala delle acque scure
e tra armate di ulivi il girasole
del cuore e il compito
di staccare parola per parola la stella morta
dalla volta celeste del costato.

Guglielmo APRILE “Nessun mattino sarà mai l’ultimo”

Pianeta sacro

Ogni singola vita non è che una nota
dell’unica sinfonia che risuona
nel cavo di una conchiglia, nelle basse
frequenze percepite dai radiotelescopi
e nei richiami che le orche si scambiano
misurando in banchi, anno dopo anno,
le acque dei due emisferi, per andare
ad amarsi al largo delle coste
del Labrador o della Terra del Fuoco: Continua a leggere

Il futuro dell’Università

E’ difficile difendere l’Università. Le sue baronie, la sua ipertrofica offerta di corsi e corsetti di laurea per dare una cattedra, o almeno una predella, a figli e nipoti di.
E’ difficile difenderla quando uno studente si presenta puntuale davanti allo studio del docente all’ora indicata in bacheca, e non lo trova mai. E’ difficile. E’ difficile quando non si riescono ad avere spazi per la ricerca, per studiare, quando non si riescono ad avere i fondi necessari a garantire la fornitura della letteratura scientifica essenziale perché una università sia degna di questo nome.

Ma il Decreto Legge 112/08 non vuole correggere il sistema universitario pubblico. Non vuole introdurre principi di meritocrazia e di valutazione seria della didattica e della ricerca. Non vuole più aule, più spazi per lo studio, più postazioni internet gratuite. No. Lo vuole distruggere. Lo vuole privatizzare (attraverso le cosiddette Fondazioni), deprimere, umiliare.

Continua a leggere

L’ospite incallito

[…] La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.
Potete respingere, non portare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

 

 

È il 13 Luglio. Sono sdraiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La parete Rakhiot, su quel stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita.
Un mese fa quando arrivammo al campo base, questa parete mi fece paura. Le foto invece, danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe. La parete vista da “Fairy Meadows” si erge con tutta la sua maestosità per 3 chilometri verso il cielo.
Ben 9 chilometri di placconata separano la vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Però sono le scariche di ghiaccio che mi procurano paura.
Sono appesi dappertutto su questa montagna, sicuramente già da secoli fanno tremare tutta la valle ed inducono la gente del paese ad avere rispetto e sacralità. Dal basso mi è parsa una montagna ostica, tanto da lasciarmi perplesso e scettico per tutto il periodo che siamo qui.

Continua a leggere

Burma-Shave, Tom Waits


From: errepi
Subject: proposta finalizzata
Date: Sunday, March 21, 2007 8:36 AM
To: Pierpi
Pierpi,
Posso finalmente spedirti il manoscritto. In questi due mesi ho modificato parecchie cose e ridotto il numero di pagine.
Rispetto al nostro scambio di messaggi di dicembre, devo confessarti che ho tanti dubbi in più. In Italia si pubblicano troppe cose inutili, e la mia, temo, sarebbe una di più.
Quando avrai tra le mani l’opus, discuteremo del tuo… ehm… onorario.
Cordialmente,
Roberto Paranzo Continua a leggere

Lee Child e il suo soldato perfetto senza paura (e perfino senza macchia)

di: Guido Tedoldi

Recensione de «La prova decisiva», romanzo di Lee Child, Longanesi, 2008, pp. 427, € 18,60.

Lee Child, secondo coloro che detestano la letteratura di genere, non entrerà nella storia dell’arte mondiale. D’altra parte è soltanto un autore di best seller polizieschi, ha scritto 12 romanzi tutti con lo stesso protagonista (alla cadenza implacabile di 1 all’anno a partire dal 1997) ed è tradotto in almeno una dozzina di lingue.
Tuttavia il suo personaggio, l’ex soldato della polizia militare statunitense Jack Reacher, va a toccare corde profonde dei desideri umani. È implacabile e perfetto, sembra conoscere qualcosa dei meccanismi che regolano le segrete cose del mondo tale da consentirgli di affrontare qualsiasi avversario, e di uscirne vincitore. Non è esattamente un amicone, ma non è questo che gli si chiede. Da lui ci si attende che risolva i problemi, e che magari non si tenga tutti i segreti per sé in maniera che anche noi impariamo come si fa. Continua a leggere

Sergej Aksakov, Cronaca di famiglia

di Giorgio Morale

Al cuore del realismo

“Ah, i russi!…”. L’esclamazione fa sospirare tanti lettori italiani.
Ebbene, questa non è una recensione, è un appello: occorre salvare da un temporaneo oblio, liberare dal silenzio che l’ha avvolto, un grande scrittore, uno dei più grandi scrittori “russi”.

Si chiama Sergej Aksakov ed è vissuto dal 1791 al 1859. È nato a Ufa, nella Russia che guarda all’Asia, ma è stato gran tempo a Mosca, dove persone come Turgenev e Gogol, ammirati dei suoi racconti e dei suoi ricordi, l’hanno incoraggiato a scrivere: “scrittore per istigazione” l’ha definito infatti Serena Vitale. Continua a leggere

Renzo CAU “Una poesia metafisica. Saggio sulla poesia di Angelo Mundula”

Chi segue ed apprezza da anni, come me, la poesia di Angelo Mundula non può non compiacersi di questo saggio recente dedicatogli da Renzo Cau in cui si coglie, fin dalle prime pagine, la profondità e la cura di analisi che si riservano, solitamente, ad autori di prima grandezza. Uno studio in cui però, metodologicamente, tiene subito a precisare nella sua presentazione Carmelo Mezzasalma, richiamando Auerbach (Philologie der Weltliteratur. Filologia della letteratura mondiale, a cura di E. Salvaneschi e S. Endrighi, Book Editore, Bologna 2006), “il punto di partenza non deve essere rappresentato da una categoria generale applicata all’oggetto dall’esterno – deve crescere al suo interno, essere una sua parte. Le cose devono farsi linguaggio, e non si riuscirà mai nell’intento se già il punto di partenza non è concreto e ben circoscritto”. Continua a leggere

Notturno

Notturno. Alle due di mattina sei sobrio abbastanza per ricordarti dove hai lasciato i calzini ?

E, inoltre, credi che ti siano di una qualche utilità per proteggerti dal freddo che incontrerai nel tragitto verso la cucina ? Cosi, carponi, tenti di trovarli sul comodino, o magari sul pavimento, forse coperti dai fogli del giornale che leggi prima di addormentarti. Una ricerca vana. Tu non sei del tutto sveglio, mentre non ti dici certo di essere ancora addormentato. Stai in quella sottilissima parentesi che ti colloca, tuo malgrado, fra le due condizioni. E non l’avverti, questo e’ certo, come una regione amica, anche se a tutta vista potrebbe sembrarti simpatica. Non hai le certezze.

Continua a leggere

“L’Acciuga della sera i fuochi della tara” di Marina PIZZI

I fuochi della tara
l’acciuga della sera
ad immolare

Con petto di palude, sérrati!
pennacchio d’alta uniforme per le risa.
Impara ancora e ancora la resistenza
il proverbio servile pure il bavaglio
da strappare. Pare costi un eremo
di avverbio il bio starsene anche
insistiti inesistenti, sottraendi addendi.
Continua a leggere

“Era mio padre” di Franz KRAUSPENHAAR

“Dopo anni quando ci ripensi capita che vorremmo proprio acchiapparle le parole che ha detto certa gente e la gente stessa per chiedergli quello che hanno voluto dirci… Ma se ne sono proprio andati!… […] Bisogna allora continuare la strada da soli, nella notte. Abbiamo perso i veri compagni. Non gli abbiamo fatto la domanda giusta, quella vera, quando c’era tempo.” (Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte).

Ma se “quella gente”, metti caso, era nostro padre, altro sarà il sentimento, il rimpianto per la domanda non fatta, per il gesto incompiuto “quando c’era tempo.” (“Vago nella nebbia dei ricordi. Cerco una risposta, senza alcuna certezza che questa risposta arriverà.”) Continua a leggere

Ippolito Pizzetti: Robinson in città

di Antonio Sparzani

Per il mio compleanno, qualche mese fa, una mia amica d’infanzia mi regalò Robinson in città – vita privata di un giardiniere matto [RCS Libri, Milano 2006, ristampa della precedente edizione Archinto] di Ippolito Pizzetti.

Da tempo possiedo la garzantina di piante e fiori da lui curata, senza che mai finisca il piacere di consultarla, piacere che va ben oltre l’interesse per le piante, dati i continui sconfinamenti nei territori delle lettere, delle arti, della musica, e delle scienze. Ma questa sorta di diario per brevi quadri è proprio un’altra cosa. È la cronaca di brandelli di vita vissuta e pensata nell’intimità di una casa e nell’intimità di una mente aperta sì, e molto, alle sollecitazioni che la natura offre, ma anche a tutto quanto di più umano è riuscito in una vita a crearsi intorno uno spirito così libero e così autonomo come quello di Pizzetti. Continua a leggere

Una tranquilla giornata criminale

Come sarà la vita in Italia quando saranno sospesi i processi per decine di reati? Un racconto firmato dall’autore di La giostra dei criceti e Sangue Marcio .

di Antonio Manzini

Avevo appena finito di massacrare mia moglie sbattendole la faccia contro lo stipite della porta (1) quando la vicina suonò il campanello di casa mia. Le aprii, voleva sapere il perché di tutto quel bordello. La presi a ceffoni e me la scopai seduta stante sulla poltrona di nonna buonanima (2) che tengo in ingresso per ogni evenienza. Le strappai la borsa (3) e uscii di casa rilassato per affrontare la mia giornata di lavoro quotidiano. Dentro la borsa solo venti euro. ‘Sta pezzente. Buttai tutto nel cassonetto.
Continua a leggere

Patagonia Ciuf Ciuf, di Raul Argemì


Chi avesse voglia di farsi un bel viaggio tra i paesaggi della pampa argentina, ma non ha tempo, figurarsi i soldi, può ripiegare su questo libro: Patagonia Ciuf Ciuf.
Si tratta dell’ultimo lavoro dello scrittore argentino – ora residente a Barcellona – Raul Argemì, pubblicato in Italia dalla piccola ma agguerrita casa editrice La Nuova Frontiera. Continua a leggere