Archivi categoria: Letture

Il gioco più brutto del mondo

Roba da non credere, dimenticare in fondo alla libreria la raccolta di scritti sul calcio di Gianni Brera, Il gioco più bello del mondo. Scritti di calcio (1949-1982) (BUR, 2007). O forse non è stato un caso, che quello scrivere di calcio, in quel periodo storico, e quello stesso titolo dell’antologia mai come oggi mi sembrano così maledettamente preistorici. Continua a leggere

GLI IMITATORI di Marco Bellotto

Marco Bellotto è nato a Padova nel 1965. Ha giocato a rugby ed é stato avvocato penalista per sette anni.
Con Il diritto di non rispondere (Sironi) è stato finalista al Premio Calvino 2002 (opere prime inedite di narrativa).
Propongo, di seguito, la recensione del nuovo libro Gli imitatori (Marsilio) firmata da Leandro Piantini.
Massimo Maugeri

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Marco Bellotto, Gli imitatori, Venezia, Marsilio, 2008, pp. 215, euro 16.

di Leandro Piantini

A mio parere il romanzo di Marco Bellotto, GLI IMITATORI, è un libro singolare, che merita la massima attenzione, anche e forse soprattutto per motivi extra letterari. L’autore, un avvocato padovano alla seconda prova narrativa, ha costruito una trama suggestiva in cui il destino di un uomo di umili origini contadine, lo scrittore Livio Mantarro, si intreccia con personaggi ed eventi della storia politica e culturale del nostro paese, tra il dopoguerra e gli anni Settanta, che videro l’egemonia del Pci tra gli uomini di cultura e la nascita del mito gramsciano dell’intellettuale organico, che lavora per la rivoluzione. Continua a leggere

*Les italiens: Manila Benedetto

 

Lettera di apertura

Cara Manila,

Tanti mi dicono che Torino è come Parigi. E io rispondo, forse. Perché in fondo ogni città del mondo è come Parigi.

Perfino la pioggia può essere la stessa. La questione è nel come, Torino non è Parigi. Forse nemmeno Parigi è più Parigi. Il cafè Flore non è Jean Paul Sartre e il Select Hemingway.
Perché Parigi è i suoi marciapiedi, le linee incrociate delle sedie in vimini dei bistrot o quelle rotanti delle insegne dei Tabac. Lo ricordi anche tu del resto nella splendida citazione di Kafka, quando risponde a chi gli chiede di Parigi, è una linea. Proust, Miller, Hemingway li calpesti a Parigi e ogni giorno si compie il gesto surrealista per antonomasia, secondo Breton, quello di scendere in strada e sparare sulla folla. Tutte le città sono come Parigi, allora. Perfino la tua, Bari.

 

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Stefano D’Arrigo – Di quei confetti lontani e amari (tratto da Horcynus Orca)

Non soltanto un singolare caso letterario (chi lo trova oggi un autore che ci mette quindici anni a rivedere le bozze di un romanzo già sotto contratto?), non solo un nostos, di cui prende grosso modo la struttura, Horcynus Orca è stato l’ultimo tentativo in Italia di scrivere il “romanzo-mondo”. Ecco le peripezie dell’eroe tra mare e terra, in un paesaggio di cacce, morte e dolore (e il saliscendi mascolino di nfunfù nfunfù), attraverso la catastrofe del settembre ’43, il periodo cruciale della storia d’Italia.
È stata all’apparire occasione di imbarazzo per critici e studiosi: un’opera grande che, come poche altre, costruisce da sé la sua vera prima materia e nel procedere forma il proprio linguaggio, che è invenzione continua e scavo, come per Gadda e quell’altro lombardo che stava sulle centomila. E poi il mare, la Sicilia, lo scorrere di molteplici fiumane di oralità, gli elementi le piante gli animali, anime (letterarie e genius loci) tutte ferine.
Il tempo è stato galantuomo con questo romanzo. A trentatre anni dall’uscita, l’orca offre intatta a una nuova generazione di lettori tutta la sua ricchezza. Offrirebbe, se solo fosse reperibile in catalogo. Bisognerebbe organizzare reading pubblici, che vanno oggi di gran moda, ché il periodare il lessico le assonanze del gran bestione sembrano fatti, come epica, per letture collettive, a voce alta.

(pagine 87-88 dell’edizione 1975 Mondadori)

Gli pareva di chiedergli, a ognuno, dove vendevano i confetti.

Questo era fatto che gli era successo con Duardo Cacciola, quando aveva sette anni lui, e sei e mezzo il suo amico del cuore. Con quattro soldi stretti nel pugno e l’acquolina in bocca, cercavano fra le case del Faro la dolceria dove vendevano i confetti. Era d’estate, e forse quei quattro soldi avevano a che fare con la passa dello spada; ed era lo scatto di sole, le due o le tre: ed era domenica, perché quel giorno sua madre gli aveva spuntato i capelli, che se non era cosa di tutte le domeniche, era cosa forzatamente della domenica. Continua a leggere

Connettivismo 1: intervista a Giovanni De Matteo su “Sezione ?²”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Giovanni De Matteo è l’autore del romanzo connettivista “Sezione ?²”, Premio Urania 2006, che, dopo l’edizione cartacea Mondadori, sta per essere nuovamente pubblicato sul sito www.fantascienza.com (lo troverete lì intorno alla metà di settembre). Oggi vi propongo un’intervista all’autore, che è anche intervenuto alla manifestazione letteraria fiorentina LA PENNA DEL MAGNIFICO, per l’appuntamento del 14 giugno, dedicato a “Letteratura e Internet”. Continua a leggere

Intervista a Dacia Maraini

Una donna e un viaggio attraverso il dolore: questo il tema che accompagna il nuovo romanzo di Dacia Maraini: “Il treno dell’ultima notte” (Rizzoli, pagg. 430, € 21). Una storia che affronta gli abissi dei totalitarismi del Novecento, collegando la tragedia della Shoah a quella della rivoluzione di Budapest del ‘56. La protagonista del libro, Amara Sironi, giovane giornalista inviata nell’Est europeo come corrispondente, inizia un viaggio in treno che la porterà da Auschwitz a Cracovia, da Vienna a Budapest (nel bel mezzo della rivolta popolare contro l’oppressione sovietica). Ma il suo è anche un personale “viaggio della speranza” per ritrovare un amico d’infanzia di cui conserva le preziose lettere: Emanuele, figlio di un ebreo austriaco trapiantato a Firenze, deportato nel campo di Lodz e poi scomparso.
Ne abbiamo discusso con l’autrice.

“Il treno dell’ultima notte” viaggia tra le tragedie del Novecento: dalla Shoah alla rivoluzione di Budapest del ’56. Quando ha pensato per la prima volta di voler scrivere questo libro? E perché?
Ci penso da anni. Prima ancora di cominciare il penultimo romanzo, “Colomba”, covavo l’idea di questo libro. Appena ho finito di scrivere l’altro, ho cominciato subito questo. Ci ho messo quattro anni, ma infine ci sono riuscita. Viveva sotto la cenere da tempo. Continua a leggere

INTRODUZIONE di Sergio Luzzatto a “Via Rasella. La storia mistificata” di Rosario Bentivegna.

  [A futura memoria…]

 

di Sergio Luzzatto

Bruno Vespa non si accontenta, con la trasmissione «Porta a porta», di tenere semi-quotidiana compagnia ai nottambuli del Belpaese. Verso la fine di ogni anno, pensa bene di offrire a tutti gli italiani – ai dormiglioni come ai tiratardi – qualcosa come un libro-strenna da regalarsi a Natale. Così, per una manciata di euro i più devoti fra gli aficionados possono disporre, fra i variopinti pacchetti sotto l’albero, di una versione rilegata del brunovespismo televisivo.
I titoli dei volumi firmati da Vespa fra il 1994 e il 2001, cioè fra il primo e il secondo governo Berlusconi, sono istruttivi in se stessi: bastano da soli a testimoniare – oltreché ovvie esigenze di richiamo commerciale – una certa maniera di pensare la storia dell’Italia contemporanea. Il cambio (1994), Il duello (1995), La svolta (1996), La sfida (1997), La corsa (1998), Dieci anni che hanno sconvolto l’Italia (1999), Scontro finale (2000), La scossa (2001): presi uno per uno, i titoli dei libri di Vespa scandiscono ogni volta un presunto momento epocale, quando non suggeriscono un’emergenza nazionale o addirittura una crisi rivoluzionaria. Presi in serie, viceversa, essi alludono alla consolante evidenza per cui più tutto cambia, più tutto è la stessa cosa… Se poi si guarda ai titoli delle ultime due strenne, la Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi (2004) e Vincitori e vinti (2005), si scopre come l’ambizione dell’autore non si limiti più alla volontà, propria di un giornalista, di raccontare il presente in un modo più disteso di quanto lo consenta la stampa quotidiana o periodica. Da un anno a questa parte, Bruno Vespa ha voluto aggiungere al proprio un secondo mestiere: si è messo in testa di parlare agli italiani da storico. E a giudicare dai numeri delle vendite, in molti gli hanno riconosciuto le carte in regola per farlo.

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Non si può salare il sale

di Mauro Mirci

Sto leggendo un romanzo pieno di sangue. Fino a ora, e sono giunto a meno di metà, credo di aver contato tra i sedici e i diciotto morti ammazzati. Ma anche il protagonista è ferito e sanguina (ma guarirà di certo: deve comparire in almeno un altro centinaio di pagine), e l’antagonista s’è buscato un pallettone nella gamba e, manco a dirlo, sanguina pure lui.
Il romanzo è “Non è un paese per vecchi“, dal quale è stato tratto l’omonimo film dei fratelli Coen; quelli che amano le distese immense, le vite disastrate e i dialoghi essenziali. E infatti anche il romanzo di Cormac McCarthy pullula di distese immense, vite disastrate e dialoghi essenziali. Continua a leggere

Un riflesso condizionato

 

 

Michelangelo Pistoletto – Divisione e moltiplicazione dello specchio (1975-79)

 

 

Due di Potenza

di

Gero Mannella

Carteggio

 

Potenza, 14 giugno 2004

 

Caro Lucio,

ti scrivo poche righe, frutto di un’aspra tenzone interiore.

Da quando ci presentarono, due settimane or sono, non faccio che pensarti.

Ti sei insediato al vertice dei miei pensieri, sfrattando con una poderosa ramazzata il mio ponderoso gravame neuronale.

Credo trattarsi di innamoramento.

Hai pregiudizi verso una relazione omosessuale?

 

Vittorio

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neossoi gypos

From: Luca
Subject: i miei volatili
Date: Thursday, August 28, 2008 10:42 PM
To: errepi

Ti devo raccontare di un mio volo del mese scorso. Ho incrociato dei grifoni! E ci ho volato insieme, verdad! Tu non puoi avere idea della loro, come dire, nobiltà di movimento. Te ne accorgi subito, se li osservi nel loro elemento, se ti avvicini mentre volano. Non puoi giudicare queste creature se sono a terra. Secondo una leggenda dei nativi del Nordamerica, l’aquila e l’avvoltoio sono le creature che salgono più in alto di tutte, e le preghiere degli uomini a essi affidate sono le uniche che arrivano alle orecchie di Dio. Buon segno quindi scorgere ancora le grandi ali sopra di noi e accompagnarle per un tratto di via nel cielo. I messaggeri non portano pena.
Nell’isola di Cres c’è un paesino alto sulla montagna, sul versante scosceso che precipita verso il mare, si chiama Lubenice. Da là, un giorno di luglio, pensavo di fare tutt’al più una planata turistica fino alla spiaggia, quattrocento metri più in basso. Invece mi ha preso una termica blu e sono salito subito di mille metri. Non ti dico il panorama. Continua a leggere

Estate di lettere – Vitaliano Trevisan

Short CutsVitaliano Trevisan / Massimo Tuzza – Reading
Rassegna Busnelli Estiva Nel Giardino Magico – Dueville (Vicenza) Martedì 12 Agosto 2008

Vitaliano Trevisan ha scritto romanzi, racconti e pezzi teatrali. Tra i non molti autori italiani nell’ultima quindicina d’anni a essere tradotti all’estero. Coltiva anche una carriera di attore e autore di teatro e cinema. Massimo Tuzza lavora con percussioni di ogni tipo da più di venticinque anni. E c’è un’affinità tra l’idea di musica che può avere il musicista Tuzza, tutta colpi, scansioni, ritmi, e la scrittura di Trevisan, che usa le parole per battere come un fabbro una materia che ha interminabile bisogno di definizione, quando non le usa per incidere sulla memoria del lettore e asportare i sedimenti del superfluo, di ciò che viene accettato per abitudine, solo per abitudine. Continua a leggere

Su le mani!

Per ingrandire smausaci sopra.

Per vedere (e ascoltare) pleia sotto

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Da questo mese di Agosto collaboro con un mensile di politica e cultura del territorio che si chiama Fresco di Stampa diretto da Ignazio Riccio. La collaborazione è nata intorno ad un bicchiere (molte bottiglie) dopo una presentazione  alla libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere. E’ una redazione composta essenzialmente di giovani che con l’appoggio di luoghi storici per il casertano come la libreria Quarto Stato, si fa un gran culo per non disertare la lotta in terre difficili (eufemismo)  come queste, sospese tra Casertano e Napoletano. Collaborerò con le mie vignette, les Faits Divers , nate proprio su questo blog e allora in occasione di questa loro materializzazione cartacea volevo ringraziare Fabrizio e i redattori di LPELS per quell’esordio, con la speranza di fare tutti un bel bagno, un giorno, in un mare che sarà di nuovo mare, in una terra che, senza alcun dubbio, tornerà ad essere una terra.

effeffe

ps

Il bagno, naturalmente nudi.

“Undici” di Savina Dolores MASSA


Il libro apre con la notizia di cronaca riportata il 4 giugno 2006 sul quotidiano La Repubblica, a firma di Giovanni Maria Bellu: “ Barca di clandestini africani arriva ai Caraibi dopo 4 mesi nell’Atlantico. – Una barca di sei metri, bianca, senza nome e senza bandiera. E’ un pescatore ad avvistarla alle cinque del mattino del 29 aprile a 76 miglia di Ragged Point, la punta più orientale delle isole Barbados. Dondola tra le onde, nessuno la governa, anche se a bordo s’intravedono degli uomini. Sono sdraiati sul ponte, immobili. Il pescatore chiama la Guardia Costiera. Alle sei della sera, la piccola barca bianca, trainata da una motovedetta, entra nel porto di Bridgetown. A bordo ci sono i corpi quasi mummificati di undici uomini neri.” Continua a leggere

L’INDECENZA di Elvira Seminara. Incontro con l’autrice

Ci sono romanzi che, girata l’ultima pagina, riescono a folgorare il lettore e a lasciarlo avvinghiato alla storia e ai personaggi anche dopo la conclusione della lettura. Il romanzo d’esordio di Elvira Seminara, docente di Storia e tecnica del giornalismo nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, nonché redattrice del quotidiano “La Sicilia”, è uno di questi. Un romanzo pregevole, che ben figurerebbe tra quelli finalisti nei principali premi letterari nazionali. Il titolo è “L’indecenza”, edito da Mondadori (pag. 181, € 17).
Una coppia siciliana che abita in una bellissima villa, circondata da un rigoglioso giardino, è in crisi per via di un trauma difficile da superare: un aborto spontaneo. Lei, la moglie, che è la voce narrante, è in preda a una serpeggiante forma di esaurimento nervoso. Ma l’arrivo in famiglia di una nuova colf, la bella e giovane ucraina Ludmila, pare disegnare nuovi equilibri all’interno del ristretto nucleo familiare. Ma è solo apparenza. La storia, bellissima e terribile, si dipana sul gioco di sottili meccanismi psicologici, in un’ambientazione perfettamente elaborata dalla scrittura avvolgente e ipnotica della Seminara. Un racconto quasi circolare che trae origine da una vita mai nata e si conclude con una vita che muore, tenendo il lettore incollato al testo dalla prima all’ultima pagina.

Elvira Seminara, chi è Ludmila?
Ludmila, forse, é l’Altro da noi. Il perturbante. La seduzione e la paura. Ma è anche lo straniero che accogliamo in casa bisognosi e diffidenti, cui deleghiamo l’enorme responsabilità dei nostri affetti, la cura dei bimbi e degli anziani. Continua a leggere

L’Ombra del dubbio

Il puro momento della negatività è lo spauracchio col quale si vorrebbe arrestare chiunque osi pensare: “in fondo, anche nell’uomo più laido c’è una scintilla divina”. “E’ impossibile che tutto un popolo sbagli”, se volessi potrei anch’io recitarvi questa filastrocca, ma lo fanno già così bene tutti gli altri che forse è superfluo. Non conosco esempi di pura negatività assunti dall’industria culturale: sempre c’è nei suoi autori un barlume di consolazione, “la casina illuminata in fondo al bosco”, se non altro nello stile bonario, com’è il caso di certi critici della civiltà di massa che scrivono per “New Yorker”. Ciò che stupisce è che, per la prima volta nella storia, si pretenda in modo così unanime di essere consolati, rassicurati, si voglia a ogni costo essere confortati dalla “positività”.  Non credete che sia un brutto segno? Perché non c’è libro o trasmissione che non consoli, eppure non basta, coloro che vorrebbero fare qualcosa di meno doveroso, vengono anche loro a spendere una parola di incoraggiamento (Elémire Zolla). Continua a leggere

Grotta di Shanidar, 37º 05′ N 43º 52′ E

Negli anni Cinquanta un gruppo di ricercatori della Columbia University scoprì in una grotta sui monti Zagros alcuni scheletri di uomini vissuti suppergiù quarantacinquemila anni fa. Uno dei ritrovamenti attirò subito l’attenzione e fu oggetto di studi specifici: si tratta di un maschio deceduto all’età di circa quarantacinque anni, un’età considerevole, a quanto si sa delle aspettative di vita dell’epoca. Continua a leggere

Intervista a Valerio Evangelisti

La Luce di OrioneNon è facile scrivere best seller che diventano long seller. Valerio Evangelisti, padre letterario dell’inquisitore spagnolo Nicolas Eymerich, è uno di quelli che ci riesce.

In verità Eymerich è realmente esistito (nato nel 1320 a Gerona, in Catalogna, e morto nel 1339). Evangelisti lo riprende, lo rimodella, e crea un personaggio duro, crudele, spietato, tormentato. Un uomo che agisce al servizio della Chiesa operando nel contesto tormentato del Medioevo. E che lo fa incrociando, talvolta influenzandoli, i grandi avvenimenti storici dell’epoca. Un personaggio vivo, che esce dalla storia e si presenta al lettore con tutto il carico fascinoso della sua paradossale attualità.
È possibile incontrare Eymerich nelle pagine de “La luce di Orione” (Mondadori), il più recente romanzo di Evangelisti.

“Valerio Evangelisti, parliamo di Eymerich. Come è nato?”
Eymerich nacque con la prima versione del romanzo che si sarebbe più tardi intitolato “Cherudek”, scritta senza intento di pubblicazione, per divertimento mio e di pochi amici. Però in quel momento non aveva una personalità precisa, era poco più di un fantasma. Continua a leggere

LE MIE OLIMPIADI 3 – pre(i)storia

di Alessandro Seri

Tutti si aspettavano che le olimpiadi del millennio, quelle del 2000 ad Atene, culla olimpica per eccellenza ma anche in quella edizione i giochi di potere e gli sponsor contarono tantissimo, anche e soprattutto nella scelta della sede. Così la storia classica abbassò la testa e diede una capocciata al Partenone lasciando che i canguri saltassero alti e lunghi. Nel 2000 si andò tutti in Australia, a Sidney. Ormai ventinovenne e in piena crisi di identità nemmeno guardai la cerimonia di apertura. O forse provai a guardarla ma mi addormentai sul divano e di tanto in tanto, svegliandomi, sbirciavo la sfilata delle squadre dentro lo stadio. Juan Antonio Samaranch (ve lo ricordate?) il distinto signore spagnolo, presidente del CIO li definì i giochi migliori della storia. Nessuna tensione politica, anzi persino le due Coree sfilarono insieme durante la cerimonia. Samaranch in quei giorni fece la spola tra l’Australia e la Spagna dove stava morendo la moglie e ciò lo rese umano agli occhi del mondo. Continua a leggere

LE MIE OLIMPIADI 2 – pre(i)storia

di Alessandro Seri

Il cronometro corre alla rovescia verso l’ 8/8/08, data misticheggiante voluta dagli organizzatori cinesi per questa olimpiade che segna già la storia. Nel frattempo i media di tutto il mondo segnano le informazioni e le prime pagine sui giochi parlando di un attentato che ha ammazzato sedici poliziotti cinesi avvenuto esattamente nella parte opposta della nazione, cioè all’ovest estremo del paese, oltre 4000 km di distanza e i lanci ipocriti dei giornali e dei telegiornali di tutto il mondo dicono qualcosa tipo “Attentato sui giochi, paura nel villaggio olimpico”. Sarebbe come se qualche romano avesse paura perché c’è stato un attentato a Mosca. Pari pari per la distanza. Così passano in secondo piano gli arrivi degli atleti, compreso quello della nuotatrice francese Laure Manaudou che forse non vincerà la sua gara ma per me ha già vinto altro (affermazione leggera di uno spettatore olimpico). Continua a leggere

LE MIE OLIMPIADI 1 – pre(i)storia

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di Alessandro Seri

Mancano pochi giorni, davvero pochi, all’inizio della ventiseiesima olimpiade dell’era moderna e in questi giorni preolimpici sento parlare tanto di censura, di smog, di doping, di diritti umani, di internet, di presenze alla cerimonia di apertura, ma non sento dir nulla di sport. Allora è nata subito una prima riflessione: le olimpiadi sono il più importante evento sportivo planetario ma proprio per questo si lasciano, durante il prima e durante il dopo, condizionare e sovrastare da discussioni e fatti che con lo sport hanno poco a che fare. A volte l’olimpiade è servita da cassa di risonanza per grandi gesti che hanno segnato positivamente la storia mondiale, più spesso è stata utilizzata come mera propaganda nazionalista o anche tragicamente sfruttata per atti terroristici. Praticamente l’esatto contrario dell’idea ellenistica di olimpiade, ripresa e sognata (ma anche filtrata) millenni dopo da Pierre Fredi de Coubertin. Continua a leggere