Archivi categoria: Racconti

Chiaroscuro

Chiara la schiuma del caffè sullo scuro del liquido.

Il vecchio si attarda a zuccherarlo attento a non fare alcun rumore, con gli occhi bassi. Accanto al bicchiere da caffè c’è il piattino con un biscotto, lo mangia e al suo posto mette il cucchiaino. Dolce il sapore del caramello che poi, come sempre, si trasforma in un amaro retrogusto. Beve il primo sorso di caffè e alza lo sguardo verso l’orologio sulla parete, lancette scure sul chiaro dello sfondo, sono quasi le otto della sera. Beve un altro sorso e guarda oltre i vetri della porta. La visuale d’angolo gli permette di concentrarsi sulla gente che attraversa venendo verso di lui o allontanandosi, in entrambi i sensi, incrociando il traffico dei veicoli. Continua a leggere→

NON MI RICORDO 1

Non ricordo quasi nulla e se provo a ricordare smetto subito. Se mi dicessero: ecco ti si consente di ricordare questa cosa o quest’altra non saprei quale scegliere. Se fosse realizzabile una cosa del genere, non userei questo potere al presente ma lo rivolgerei al passato. Continua a leggere→

Fine e traguardo

artwork_images_138991_169011_jerry-uelsmann.jpg[E non ti accorgi di aver camminato finché non comprendi di essere arrivata (alla fine o al traguardo che, in taluni casi, coincidono).
Perché è questo che succede in sogno: ti muovi, ti avvicini a qualcosa – una rivelazione, un evento, una gioia, un’angoscia – e non te ne rendi conto finché non lo tocchi.]

Fuori, nella realtà, è un’alba estiva, di quelle inopportune perché arrivano sempre con troppo fulgore, e tutte in una volta. E accecano gli occhi, pur se protetti dalle palpebre chiuse.

Io ho camminato fino allo stremo e lo capisco perché il piacere gridato dal mio corpo a riposo, fermo da pochi istanti, è inequivocabile. Che io sia sospesa o meno non mi è chiaro e non importa: ciò che conta è che le mie membra si stiano sciogliendo in una sorta di pianto liberatorio. Continua a leggere→

Malfattori, di Pamela Canali

Sono piccolo. Avrei ancora bisogno di qualcuno che mi protegga. Avevo la mamma, ma non so dov’è lei, ora. L’ultima volta che l’ho vista aveva una grande orribile ferita e perdeva sangue, si lamentava debolmente. L’uomo l’ha presa, senza che lei riuscisse ad opporsi, non ci ha neanche provato, e l’ha portata via. Non l’ho più vista. Lei, che avrebbe dovuto proteggermi, non poteva proteggere neanche se stessa. Continua a leggere→

Un pomeriggio di sogni

Lo scricchiolio della poltroncina di vimini ha annunciato il risveglio del vecchio che ha riaperto gli occhi e chiesto:
” Chi é che ha svegliato il nonno ? ”
Il bambino di sette otto anni, seduto al tavolo davanti a un piatto di pomodori e carne in scatola, ha risposto: ” Non lo so, nonno”. Continua a leggere→

Gli occhi nella melanzana

di Emanuele Kraushaar

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L’altra sera, che era la quinta volta in una settimana che litigavamo, sono tornato a casa e per la quinta volta in una settimana mi sono messo a cucinare per la mia cena. Mentre tagliavo una melanzana con un grosso coltello ho visto, con i miei occhi, due occhi dentro la melanzana che lacrimavano sangue.

Privato

images.jpgNon c’è nessuno per la strada, ed è strano, visto che è un sabato sera d’estate. Non ci sono nemmeno macchine parcheggiate. Non c’è né il chiarore dei fari, né il rumore del traffico in lontananza. Tutto appare immoto e lineare, semplice da assorbire con gli occhi e le orecchie, e spaventoso.
I lampioni alti spuntano, dritti, dalle siepi di bouganvillee e lo seguono mentre percorre fino in fondo il viale che lo porterà a casa di Barbara. Gli sembra strano, tutto questo vuoto, tutto questo concentrato di assenze.
Aveva fatto un sogno del genere, qualche notte prima. Un sogno che era rimasto a circolare nelle sue vene e dal quale non era riuscito a disintossicarsi.
Non ricorda, non è certo che Barbara lo abbia invitato a unirsi a loro, ma lui ci va lo stesso: conosce tutti da vent’anni, è il tassello mancante.
Di una semplicità intonsa e spaventosa, gli pare quel tragitto. Vorrebbe evitare di toccare l’asfalto perché il tic-tac delle scarpe sul selciato è una specie di macchia.
Mentre cammina si vergogna. Si sente osservato, denudato, deriso.
Invece, nessuno lo vede. Non c’è nessuno per la strada.
Stranamente quella paralisi rende irriconoscibile un tragitto che di solito potrebbe fare anche a occhi chiusi.
Sono anni che non vede Barbara e gli altri. L’idea di affrontare il Cambiamento nei loro visi e nei loro corpi lo sbalestra ma prosegue.
Non ha portato niente con sé, nemmeno una bottiglia di vino, o un dessert. Spera che lo accolgano senza considerarlo uno sfacciato, minimizzando su – o ignorando – questa sua mancanza.

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Foier, di Claudia Venchiarutti

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Favoloso / lei è stupenda / un po’ lento nella parte centrale, vediamo se riparte / le luci sono eccezionali / già visto a Londra, con maestranze migliori, siamo i soliti provinciali / quella davanti a me si è addormentata / magnetico, parla ed è puro magnetismo / sarà giovane ma promette tantissimo, con la sua regia è convincente, nonostante tanta televisione / è vero che se le passa tutte? / so io cosa gli passerei / banale, enfatico, ridondante / hai notato quella citazione pop? / saluta, da brava, saluta che poi lo andiamo a trovare / io sono stufo, è lungo / dove hai la macchina? / caffè, grazie.
Un piattino.
Un sottotazzina in carta traforata.
Un’occhiata alla mano appoggiata sul bancone (mancino).
Un cucchiaino alla sua sinistra.
L’asola della tazzina alla sua sinistra.
L’avvicinamento dell’alzata con gli zuccheri.
Avanti il prossimo.
Crééé-créck! L’ultimo cicalino.
Quello che doveva essere il prossimo cliente fa perno su un tacco, volge le spalle alla mancata consumazione e si rifugia, con gli altri ritardatari, dietro pesanti tende di velluto color porpora. Il foier si svuota. Continua a leggere→

Incontri, di Pamela Canali

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Aprii gli occhi, appena una spiraglio, per vedere chi mi stava coprendo il sole. La mia pelle già abbronzata si animava sotto i raggi brucianti, anche a quest’ora della mattina. Mi ero svegliata insolitamente presto e avevo disertato la spiaggia troppo silenziosa e ordinata. Continua a leggere→

Una donna coi baffi

Sedeva tutta composta, nell’ufficio postale. Piccola, candida, ben curata. Sarà stata alta un metro e mezzo, centocinquanta centimetri di dignità malgrado gli anni. A occhio e croce doveva aver passato gli ottanta, o forse no. Non era facile stabilirlo. Il candore dei capelli poteva ingannare, come anche le rughe, che quando ci sono hanno sempre qualcosa da dire. Chi lo sa, questi anziani, quanto sono anziani. A volte sembrano al massimo cinquantenni, e invece hanno venti primavere di più. Altre volte dimostrano almeno ottanta anni, ma poi si scopre che sono appena andati in pensione. Ci giocano, con il tempo, che può essere con loro gentile o impietoso. Anche di questa, pur indiscutibilmente anziana, signora non si riusciva indovinare con certezza l’età. Continua a leggere→

Il ghiaccio

Sculture di ghiaccio, tratto da bergbahnen.zermatt.chIn prossimità dei poli sono flotta imperiale, perfida trappola tesa ad ogni vascello che ai limiti del mondo s’avventura. Di continenti vasti e impenetrabili io sono il Re, monarca assoluto e invitto, continente io stesso, io medesimo mondo, io universo, io tutto. Altrove sono un piccolo servo cubico e fedele, pronto a tuffarmi nei calici degli accaldati, felice di offrire la mia vita per loro, qual navicella trasparente su minimi flutti colorati e alcolici, naufrago nelle gole dei gaudenti estivi.

I bicchieri viaggiano a decine, dai banconi alle labbra di centurie assetate. Miriadi di piedi calzati alla leggera invadono la piazza ancora bollente, scacciando il sole dietro la torre dell’orologio. Camerieri di cento nazioni servono in silenzio gli assisi, mentre la folla degli appiedati diffonde nell’aria trilli di gioie e di bracciali dorati.
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Il tempo dei mele – di Michele Riccardi

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E’ dura la vita del deputato. Sono a Roma, in una Roma deserta e assolata e piena zeppa di pellegrini polacchi. C’è da votare la liberalizzazione dell’energia elettrica, e non posso allontanarmi dal mio seggio.La mia famiglia è nelle Marche, sul Conero. Mia moglie Luisella e i miei figli Alcide e Ciriaco. Ad accompagnarli c’è mia suocera Clelia. Ho affittato un bungalow al Campeggio Adriatico e l’ombrellone ai Bagni Rossana per tutto il mese di agosto. Li sento la sera, quando i bambini vanno a letto. Mia moglie li mette a letto, poi va alla cabina del telefono che sta dietro i gabinetti del campeggio e mi chiama. Continua a leggere→

L’esodo – di Andrea TOSTI

L’esodo – Un racconto di Andrea TOSTI

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Marco passò tutto il tempo della traversata in silenzio. Aveva fatto, nei giorni precedenti la partenza, le solite domande che ogni bambino curioso avrebbe posto: dove si trova il pianeta? (qui sulla carta, dove punto il dito) è abitato? (no, se fosse abitato non potremmo andarci) posso davvero dare il nome che voglio a tutte le cose che incontro? (si, a meno che qualcuno non lo abbia già fatto prima di te. Segna subito il nome se non vuoi che ti venga rubato). Continua a leggere→

Dubbi

uelsmann_symbolic_mutation.jpgdi Arturo Fabra

«È nato, pesa trechiliduecentosettantagrammi… sì… sta bene… fate con calma…ciao». Francesco chiude il cellulare. Ha ancora addosso il camice verde di carta usa e getta.
Per il primo figlio non era entrato in sala parto, ma stavolta Anna non gliel’avrebbe perdonata. Sono le tre del mattino e si sente distrutto, ma non può darlo a vedere, l’eroe della nottata è sua moglie, lui è solo un comprimario di sfondo.
Rientra in sala parto e immediatamente gli ronzano le orecchie. Il medico si è messo a ricucire Anna – santiddio, la ricuce nel vero senso della parola – servendosi di qualcosa di simile a un paio di forbici che stringono un ago curvo con tanto di filo che sale e scende nelle carni… sale e scende… come il vomito che sta per arrivare..
«Perché non viene con me al nido?» chiede una delle due ostetriche, per evitare che il neo papà si esibisca in uno svenimento davanti a tutti. Francesco coglie l’occasione e la segue, lei spinge davanti a sé l’incubatrice portatile con dentro Paolo, lui scambia un cenno di saluto con Anna ed esce. Continua a leggere→

Pomeriggio d’estate

Sarebbe arrivato alle quattro.
Nonostante il caldo, indossa un abito estivo color crème  e tiene al guinzaglio un vecchio cane dal pelo maculato. Fa fatica salire gli ottantotto gradini che portano a casa mia, ma deve farcela perché  ha qualche cosa di importante da darmi. Il suo unico romanzo. Il romanzo della sua giovinezza : Gli Eletti.
A dire la verità, è solo un esile racconto che nessuna casa editrice ha voluto pubblicare. Ma lui non si arrende, consegnando le 30 pagine fotocopiate personalmente a chi vorrebbe leggere la  storia di un gruppo di giovani intellettuali che nella Napoli degli anni  Cinquanta sognano un grandioso avvenire.  Continua a leggere→

Il testamento del lettore

Testamento. Tratto da www.sahara.itSono un lettore e in questo momento mi trovo presso il notaio che mi aiuterà a redigere il mio testamento. Il notaio mi sta spiegando che l’incipit rituale di queste pratiche mortuarie è una frase del tipo «Io sottoscritto Tal dei Tali (seguono dati anagrafici), nel pieno possesso delle mie facoltà mentali…».

Cominciamo male, vorrei dire al notaio, ma in realtà non apro bocca. Vorrei dirgli che questo incipit un poco mi spaura, perché temo che adottandolo così com’è io corra più d’un rischio di dire il falso. Innanzitutto c’è la questione dei dati anagrafici, che il notaio sembra dare per scontata, ma che per me è alquanto problematica: dove sono nato come lettore, e quando? Dovrei dichiarare il giorno il mese e l’anno in cui aprii il mio primo libro e il luogo in cui mi trovavo, ma proprio non riesco a ricordarlo. D’altronde, siamo seri, chi mai a questo mondo ha ricordi precisi e chiari sul momento della sua nascita? E poi non sono sicuro che sia corretto far corrispondere il parto lettoriale con la lettura del primo libro: prima dei libri ci sarà pur stato un abbecedario e cartelli stradali e insegne di negozi decifrate a fatica.
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L’uomo-lupo

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Licaone, signore d’Arcadia, per la sua inumanità venne mutato in lupo da Zeus. Ma il mito non dice dove e come sia morto.

(parlano due cacciatori)

Primo cacciatore. Non è la prima volta che s’ammazza una bestia. Continua a leggere→

La Madonna del latte – di Lucio Angelini

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 (illustrazioni di Sandra Moldi)   
            
                         
                            (Infanzia di un mistico)

In principio era il Verbo, poi ci fu una grossa esplosione: il Big Bang.
La testa di Dio (la ‘D’) volò da una parte, tutto il resto da un’altra, sbriciolandosi in una miriade di piccoli, affannati ‘io’ condannati alla ricerca dell’Unità perduta. Continua a leggere→

CHI HA UCCISO LO SCRITTORE ALL’AUTOGRILL?

di Valter Binaghi

autogrill

Bastardi maledetti, vi ucciderò uno a uno, schifose chiaviche incartate in recensioni di terza pagina, le marchette che elargite a chi vi nominerà come becchini strapagati al prossimo funerale della letteratura, dove sceglierete come finalisti i libercoli degli amici degli amici proprio come avete fatto stasera, rottinculo: Il feto nella bottiglia, Pantecane a colazione, La mano destra di Azazel, e via così a spalmare merda in copertina per nascondere scritture insulse da liceali, mentre chi intinge la penna nel sangue della lingua viva è condannato alla fame, voglio vedervi morti e pisciare sul vostro cadavere, cornuti.
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