Archivi categoria: Racconti

sabbia

t_deserto09_sabbia_bg1.jpgDalla sua terra un mare non l’aveva mai visto. Sui libri che raccontavano i suoi posti fatti di terrazze e scogliere, di ulivi e di serre di vetro, di chiese sconsacrate, c’era scritto che il mare si intuiva attraverso la luce, specialmente d’inverno.
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Ultima pagina, di Francesco De Girolamo

libreria.jpg Era talmente immerso nella lettura di quel miracolo di libricino, di quell’arioso labirinto di parole lucenti, che non si accorse, nonostante i ripetuti avvisi, che la Grande Libreria stava chiudendo.
Non riusciva a distaccarsi dalla voce suadente che sembrava prorompere da quelle pagine, non appena dischiuse.
I commessi, esausti dopo la giornata di lavoro, non lo notarono, appoggiato allo scaffale più nascosto e mal illuminato, quello della “Poesia”.
Quando si accorse di essere rimasto solo, era troppo tardi.
Il suo bisogno di Insulina, che sbadatamente non portava mai con sé, uscendo per una breve passeggiata, non gli permise di arrivare all’apertura della Libreria del mattino dopo.
Ma era, comunque, arrivato all’ultima pagina; ed ebbe il tempo di sussurrare: “Ora sto bene”.

La presentazione

Sono qui. La saletta è pronta. Si trova giusto al disotto di una delle più antiche librerie in città.
Per accedervi, si devono scendere delle scalette, buie. La mia, personale discesa all’inferno.
Stasera darò in pasto il mio lavoro. I miei risvegli all’alba, alla luce fioca dell’inverno, le notti, di ritorno dal lavoro, chino sul pc portatile, la luce bassa del salotto, nella mia grande casa vuota.

Verranno in molti, mi ha rassicurato Marzia, una press-agent che la casa editrice ha eletto mio angelo custode, almeno per tutta la durata del tour. Dopo di che, ciao Marzia, tu e le tue unghie curatissime, e quel difetto palatale, che ti fa sembrare, di più al telefono, la nonna di quella che legge il bollettino per i naviganti alla radio. Si, ciao Marzia, le dico non appena nella sala, ancora vuota, mi sorride mentre è assorta sulle sue carte, gelosamente custodite in una valigetta Louis Vuitton, che le sarà costata un occhio, a quanto ho sentito remunerano il suo lavoro.
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“Holderlin” di Robert Walser

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Holderlin aveva cominciato a scrivere poesie, ma la funesta povertà lo costrinse a entrare come precettore in una casa di Francoforte sul Meno per guadagnarsi il pane. Ed ecco, là dentro, l’anima grande e bella nella situazione stessa di un lavorante qualunque. Fu costretto a far mercato della sua ardente aspirazione alla libertà, a reprimere la sua regale, colossale fierezza. Conseguenza della crudele necessità fu una tensione spasmodica, un pericoloso sconvolgimento interiore. Continua a leggere→

La festa alla donna

anagnina.jpg[Questo mio racconto fa parte, insieme a un altro dal titolo Cenere alla cenere, della raccolta Tutti giù all’inferno. Anagnina che toglie i peccati del mondo, a cura di Monica Mazzitelli e pubblicato da Giulio Perrone Editore. Il volume in formato pdf è interamente scaricabile da internet cliccando qui.]

A casa della nonna? E chi ci sarà?
Si era chiesta Amina la prima volta che aveva preso la metropolitana.
Malgrado gli sguardi freddi di alcuni viaggiatori, incuranti del caldo africano, era percorsa dall’eccitazione. Ai suoi occhi quella carrozza così variopinta somigliava a una sorta di casa di Barbie appena tolta dalla scatola, dai colori accesi e profumata di nuovo. Quando era scesa, al caleidoscopio di luci plastificate si era sostituito il buio di una notte di agosto, un panno nero calato sul cielo, e chissà – si era domandata Amina – se la sua neritudine si sarebbe potuta confondere in quel buio. Chissà – si era domandata Amina – se al buio, magari in una vita parallela, sotterranea, tutti avrebbero avuto lo stesso colore. Tutti sarebbero sembrati neri. Continua a leggere→

Polgar, mein Name!

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Alfred Polgar (1873-1955) fu giornalista. Scrittore di e per un giorno. Ma, al contrario della maggior parte dei giornalisti, i suoi racconti veloci e spietati hanno resistito alla prova del tempo. Sono rimasti perché colgono in ogni circostanza, in ogni piccolo dettaglio, l’essenziale. Polgar non ha bisogno delle 500 pagine di un grande romanzo d’avventura o di formazione o di guerra, a lui bastano poche righe per evocare uno degli innumerevoli attimi che spesso sfuggono a chi è pienamente occupato dal proprio mestiere di vivere.

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Per la seconda volta

di Emanuele Kraushaar

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E fu proprio quando lo scrupoloso e diligente studente della facoltà di Lettere e Filosofia Gianmaria Ventola, ventuno anni il giorno dopo, chiese per la seconda volta: “Ma perché scrive?” che il giovane scrittore svedese neokafkiano D. H., dopo aver fissato per un paio di secondi Gianmaria Ventola, decise di mollare definitivamente il mondo della scrittura.
“Ci sono tanti muri da imbrattare” pare abbia detto ad un suo amico intimo, iniziando a spruzzare un po’ di vernice sopra a un muro vicino alla fermata metro della Garbatella.

Lettera aperta a Raymond Carver

Raymond CarverGentile Sig. Raimond Carver,

Le scrivo queste righe per dovere di attribuzione, dico meglio: per lamentarmi con Lei, in quanto autore, ai miei occhi, di una incresciosa situazione nella quale attualmente mi dibatto.
Vengo subito al punto. Sto parlando di Meccanica popolare, lo ricordera’ di certo, e’ un Suo racconto. Tutto, secondo me, e’ iniziato da lì. Ho cominciato questo racconto seduto sulle poltrone di mezzo di un DC9 dell’Olimpic Airlines, in volo da Kos ad Atene, per poi proseguirlo da Atene a Roma. Le parlo della seconda meta’ d’agosto del 1998. Per tutto il viaggio ho avuto, a mo’ di sezione ritmica adeguata, i calci di mia figlia, seduta nel posto giusto dietro al mio. Cio’ non ostante, ho comunque letto la Sua storia, con bramosia, compenetrandomi proprio, nella situazione che lei ha descritta. Continua a leggere→

Per quello che non sono

di Emanuele Kraushaar

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Quella sua fastidiosa abitudine di puntare il dito, mentre parlava: ecco, questo mi dava i nervi per esempio. Ma poi ha tirato fuori quella storia…
Ha detto proprio così: “Faccio esattamente il contrario di quello che vorrei fare, dico l’opposto di quello che penso: in questo modo sono uscito da quel momento brutto e adesso ho molte persone che mi apprezzano”.

Bloc notes. Appunti di viaggio: in Grecia. 1

di Giorgio Morale


E’ la mancanza d’immaginazione a spingerci
nei luoghi immaginati anziché restare a casa?
E se Pascal sbagliasse sullo starsene
seduti buoni buoni nella propria stanza?

(Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione)

Arriva l’estate, la grande stagione, e ci disperde. Ci riprende la nostalgia, per il nomadismo, per il mare. Continua a leggere→

«Deforme», un racconto di Federico Miozzi

Ursula Barilli[Federico Miozzi è medico specializzando in radiologia. L’immagine a sinistra è di Ursula Barilli]

È una lotta all’ultimo sangue tra me e lei. Eleonora Nocca, la ritardata della scuola, corre goffamente vicino al cordolo della pista di atletica, ondeggia il corpo massiccio sui piedi storti. La raggiungo con una mano sul fianco che mi punge a ogni respiro e la imploro: “Non voglio arrivare ultimo, dai…”
Eleonora Nocca si volta a guardarmi, non crede al mio tono benevolo, è troppo abituata ad essere disprezzata. “Dai! C’è mio padre che mi guarda!” aggiungo con stizza. Se non riesco ad evitare l’umiliazione con le buone dovrò farlo con le cattive. “Se mi fai arrivare davanti a te, ti faccio un regalo”. Eleonora mi è davanti agli ottocento metri e sghignazza come un cartone animato. Continua a leggere→

Un’infinità di problemi

di Emanuele Kraushaar

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Tic & Jazz – Angelo Mai 5 aprile 2006 – musica: Ivan Vicari – voce: Massimo Onesti

Entro nel nuovo appartamento in punta di piedi. Come se entrassi in casa di qualcun altro. Purtroppo questo buco con quattro pareti è mio.
I miei sono morti in un incidente d’auto. I miei cari parenti del nord mi hanno spedito un paio di lettere: non li vedrò mai ne sono sicuro.
Ho dovuto vendere la casa e dato che non lavoro e non ho nessuna intenzione di farlo, mi sono trasferito in un piccolo appartamento in affitto.

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Magazzino mondo, di Francesca Genti

I. L’arcobaleno appiccicato al muro frusciava perché c’era il vento e la finestra era aperta. Era fatto con pastelli a olio marca Panda, una marca molto dolce. I colori c’erano tutti in abbondanza, non erano solo sette, ma molti di più. C’erano tanti tipi di arancioni e di rossi, e di verdi; i colori preferiti. Le foglie di edera del castello Sforzesco, era settembre, erano un manto molto spesso verde e argento e frusciavano nel vento, sembrava volessero dire qualcosa di importante, erano magicissime, non come l’erba su cui stavo seduta, a cui le lattine e le siringhe e i mozziconi di sigaretta avevano totalmente disinnescato la magia. Continua a leggere→