E’ finalmente uscito, per la casa editrice ZONA, il terzo numero di Re: (viste sulla letteratura e le arti) dal titolo “Poetiche della precarietà”, un numero che affronta da più punti di vista il tema tanto dibattuto della precarietà, dalla forma-saggio sul precariato sociale e lavorativo ai testi di stile “precario” proposti da una nuova ondata che nasce dal web e dalla performatività delle arti. Continua a leggere
Archivi categoria: Racconti
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 12

di Giorgio Morale
Prima attesa, sguardi che indugiano, parole pronte. Dopo silenzio, parole a scatti, sguardi che si studiano.
Si scivola nello stesso spazio senza incontrarsi.
La convivenza dà pubblicità a ogni gesto.
Lascio che le sue parole siano assorbite dal silenzio, che non reclamino una risposta. Continua a leggere
Un racconto di Anna Mallamo
Il matrimonio di mia cugina
E io che mi pensavo. Io che sì, d’accordo, m’ero comprata l’abitino glam glam (che poi tanto si può sempre riciclare per il tango) e le scarpine di raso nero, ma la borsilla no (in vernacolo sarebbe la buzzitta, che s’accoppia di solito alla cappottina, ma qui entriamo diritti nella leggenda), avevo quella di mia mamma, una bustina nera con una minuscola tartarughina di smalto. Dentro, c’è ancora il menù d’una cena sociale di sette anni fa: continuo a portarmelo dietro, come tutto il passato trasparente, il bagaglio vasto e immateriale, pesantissimo e invisibile che ci segue ovunque.
Dritta sui miei tacchi di nove centimetri, fresca di messimpiega, stringendo la bustina dei ricordi, ho trattenuto per un attimo il respiro, sulla soglia dell’albergone imbandierato specializzato in matrimoni. Alla calabrese, si capisce.
IN MORTE DI NAPOLEONE (E DELLA STORIA)
di Valter Binaghi

Milano, 5 maggio 1997
Liceo Scientifico legalmente riconosciuto “Bonifacio VIII”, ore 9.10
-….. Non vi pare una coincidenza straordinaria, ragazzi? –
La voce dell’anziano professore si levava nel silenzio della classe udendosi distintamente sin nell’ austero corridoio stuccato del vetusto edificio, e perfino sul pianerottolo presidiato da un usciere in livrea, statuaria sentinella per i rampolli della migliore borghesia milanese.
– Insomma, il fatto che la data di oggi, anniversario della morte di Napoleone, cada proprio nel giorno preciso in cui dovevo spiegare la politica espansionistica del Direttorio e l’inizio della Campagna d’Italia? – Il professor De Lellis, visibilmente commosso, slacciò il primo bottone della camicia e allentò il nodo della cravatta mentre sotto i suoi occhi Birindelli Fabrizia piegava accuratamente il bigliettino e passava alla compagna di destra.
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Non c’è
E poi in effetti il Tevere quel giorno aveva uno strano ritmo. Voglio dire scorreva ad una velocità insolita. Il mio amico di Milano, il giornalista, avrebbe detto che era nervoso. Certo anche tutte quelle sirene dalle parti dell’Isola Tiberina…
Fatto sta che proprio in quell’atmosfera (e c’era anche un tramonto quasi grigio a fare da contorno) ho deciso di telefonarle.
“Non c’è” mi ha riposto la madre.
Così ho riattaccato e ho ripreso a respirare con regolarità.
IL GUERRIERO
Aspettavo un amico in un campo di Briga, le suole nel fango e il cappuccio alla fronte. C’era pioggia quel pomeriggio benedetto, l’acqua cadeva silenziosa. Come la gente di queste parti, mi venne da riflettere. “Come il guerriero sepolto qui sotto”, mi lesse dentro Gilberto, venendomi incontro. Scoppiai a ridere e presi a burlare:
“Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il melograno …”
Non volevo ferire la sua passione per l’archeologia, lo giuro, mi uscì di getto, vuoi perché al guerriero celtico sepolto in quel campo non credevo e sia per il misto di paura e ilarità di fronte al mistero.
Tutto morto (I)
Il rondone rasentò il pero, poi il gruppo di robinie, si innalzò, si abbassò, tornò indietro verso di lui. Gli parve di sentire il rumore secco dell’insetto volante che veniva intercettato. Il rondone sparì. Un rondone nel 2006. Continua a leggere
Lessicofilia
Montale e la moglie del professore
Pera o mela?”, disse Marie Luise a Bruciapelo. Finora non aveva proferito verbo, né mi aveva mai guardato. E perché mai avrebbe dovuto guardare lo sguattero che le trotterellava dietro, carico di sporte come un mulo?
“Pera”, risposi, ansimante. Ah, la mia prontezza di spirito di allora!
“Vino o maria?”.
“Vino”
“Poesia o prosa?”
“Poesia”
“Mamma o papà?”
“Mamma, manco a dirsi”
“Coca o vino?”
“Vino”. Adesso mi guardava e sorrideva maliziosa.
“Uomo o donna”
“Donna”
“Petto o coscia? … Tette o bicipiti?… ”
“Coscia, ma anche petto e tette… Ma non correre, dammi il tempo di riflettere…”
“Beatles o Rolling stones?”
“Rolling Stones” (qui ebbi un attimo di esitazione).
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Notu di Fransèis e la smemoria – di Mario Bianco
Una volta c’eravamo noi, una combriccola di sumà cioè compagnia di amici che si era formata quando avevamo circa anni 19 o 20, ovvero quando uno ha finito le superiori e va, magari, all’Università.
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 11

di Giorgio Morale
Domenica mattina. Sesso fiacco. Veloce. Torno dal bagno svuotato. Io chiedo scusa, Elle sorride. Io continuo a dire “Mi spiace” e lei che non importa.
Trasalisco per un rumore. E’ Elle che tamburella sul muro.
Disteso, immobile. Il caldo impedisce di dormire. Crollo per la stanchezza, ma dopo mezzora mi sveglio sudato. L’unica nota fresca è un cinguettio. Elle non è dello stesso avviso. “Questi uccelli” fa. “Il caldo rende isterici anche loro”.
Pasquale Giannino – In viaggio (inedito)
In viaggio
L’uomo che ho di fronte ha la faccia di un mastino. Non ha voglia di parlare. Del resto anch’io sto pensando ai fatti miei… “È libero?” mi chiede un signore attempato con un largo sorriso. “Certo, si accomodi” rispondo. Dinanzi a lui siede sua moglie. L’uomo aggrotta la fronte, la smorfia della bocca diviene ancora più marcata. “Andiamo a Modena, la nostra città” mi dice il nuovo passeggero sempre gioviale. “Bene” rispondo con un cenno del capo. “Andiamo a trovare un cugino” interloquisce la moglie, una donna piccola e minuta. “Abbiamo lavorato tanto, sa” prosegue il marito. “Non abbiamo avuto figli… ora siamo pensionati e quando è possibile facciamo qualche viaggetto.” Annuisco. L’uomo-cane guarda dal finestrino come se cercasse qualcosa all’orizzonte, poi apre la borsa e ne trae nervosamente un quotidiano. “Ho lavorato tanto” ribadisce il signore che ho di fianco. “Ho fatto mille mestieri… I primi anni sono stati duri: in Belgio, nella miniera… Poi ho conosciuto lei, ci siamo sposati… Ne ho visti ammalarsi di silicosi!… Continua a leggere
IL PRETE GIOVANE di Valter Binaghi
(Da: Robinia Blues, Dario Flaccovio Editore 2004)
Dedicato ad Antonio Villa, che è partito, e a Fabrizio Centofanti, che è rimasto.

Arrivò nel ‘70. Teneva le mani dietro la schiena e gli occhi bassi quando parlava, imbarazzato come un bravo ragazzone di collegio che si scusa con gli altri di essere stato messo lì a fare il capoclasse. Crebbe coi ragazzi, tra campeggi in Val d’Aosta e partite di pallone, discreta mezzala, bel tocco di palla. Ma leggeva sempre e di tutto.
Presto lo si vide discutere, prima fuori di chiesa e all’oratorio, poi in piazza, al caffè, dovunque, con chiunque, avido di umanità. Dopo un po’, all’oratorio le cose cominciarono a cambiare. La sera si vedeva arrivare gente diversa, mai stata prima, anche il professore comunista e il dottore (un divorziato!). Coi più grandi progettarono un cineforum, Pasolini e Tarkovskij, dibattiti con ospiti esterni, venne anche un frate che era missionario in Sudamerica, con la fascia sulla fronte che sembrava un guerrigliero.
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Estate

di Giorgio Morale
La vera estate cominciava quando scoppiava il canto delle cicale e vinceva ogni cosa. Per tutta la stagione esse seguivano chi andava per il paese, dalle campagne della periferia ai cortili, dai giardini pubblici alle piazze. Ovunque c’erano alberi, le fronde risuonavano, enormi sonagli agitati dalla campagna al cielo per un invito a una festa. Quel ritmo, uniforme, assordante, conteneva ogni musica. Il cielo rispondeva mescolandovi i suoi raggi, scroscianti, abbaglianti. Continua a leggere
Come dei fessi a fissare
E’ successo il mese scorso che ero al cinema con i miei amici e che così per caso ho preso a guardare non il film, ma gli spettatori. Per tutto il corso della storia proiettata sullo schermo ho fissato gli occhi della gente.
Le loro teste ogni tanto si muovevano, ma tuttalpiù le persone stavano ferme a guardare. Stavano lì come dei fessi a fissare le storie degli altri o meglio le storie inventate da altri.
Guasti
Di Luca Fumagalli
Fuori, oltre il finestrino appannato, ricomincia a piovere. La vecchia con la faccia da corvo, appollaiata sullo strapuntino, sgrana imperterrita un rosario di legno.
(In treno / Sono in treno / Dove cazzo vuoi che sia a quest’ora)
Ogni dieci Ave Marie bacia un santino appiccicato sul quaderno ingiallito che tiene aperto sulle ginocchia.(Ancora con questa storia / Ma la vuoi smettere una volta per tutte?)
Il bergamasco col cranio rasato, che sale a Cusano, dice la sua ad alta voce. Come tutte le mattine. Ha il tono fastidioso e pedante di chi crede di sapere sempre tutto. Sono saltate le linee. Mi sembra evidente.
(NO / La risposta è NO! / Quante volte te lo devo dire?)
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 10

di Giorgio Morale
Domenica. Luce di giugno e codazzi di passeri e rondini, a cui il silenzio è cassa di risonanza.
I pensieri zampillano uno alla volta, si disperdono, si rarefanno.
Un grappolo di scampanii. Una radio trasmette la messa ad alto volume.
Poi pentole e piatti. Odori sfarzosi costruiscono da una finestra all’altra una tavola imbandita. I fumi delle cotture s’alzano al cielo, il grasso delle carni attraversa le pareti. Continua a leggere
Mister Mattina
Il tipo che se ne sta tutta la mattina al bar e che porta solitamente cravatte dai colori impossibili, quello tutti lo chiamano Mister Mattina. Ogni mattina è lì al bancone. Che poi è un po’ suo quel bancone, un po’ suo quel bar.
“E’ una certezza come il sole che sorge” mi dice Salvatore Racconigi. Con lui faccio colazione al bar e poi vado in città. Un giorno offro io e guida lui, un giorno al contrario.
Ossa – di Christian Frascella
“Cristo, Capo, ma queste sono ossa!” grida Wilbur.
Il Capo, che indossa pantaloni mimetici e scarponi militari, gli si avvicina a grandi passi. “Che cazzo dici, Wilbur?” La sua voce da cornacchia sovrasta il motore delle gru intorno.
“Queste sono ossa, Capo!” e Wilbur gli indica frammenti macchiati e sbrindellati nella terra sulla carriola.
Il Capo ne prende uno. Lo ripulisce con le dita, lo alza verso il cielo, come se rimirasse una moneta antica. “Già” dice alla fine. “Ossa di cani.”
Ragno
Delle mie quattro sorelle la più grande, Germana, è molto grassa e impacciata. Sembra sempre fuori luogo, dovunque la metti, dovunque si mette.
Ingombra qualsiasi spazio. E per questo se ne sta spesso chiusa nella sua stanza ad ascoltare la radio.
Le parlo poco, perché non so che dirle.
Arte come malattia?

La morte nella stanza della malata
Edvard Munch (1896)
Le stanze, la malattia, la morte: sono moltissimi i dipinti realizzati dall’artista norvegese che riguardano questi temi.

