Mio zio, che mi aveva in cura da anni e che da anni faceva il dentista o come diceva lui si occupava di denti in modo professionale, mi disse che avevo una carie in questo modo: “Hai una carie: non curi i denti: hai una carie spaventosa: ci passerà il vento in questo buco: questo buco si ingrandirà e ti inghiottirà con il suo male”.
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Centosette / biciclette
di Mauro Baldrati
Per un devastatore il gusto particolare sta nel godersi la reazione dei possessori delle cose devastate. E’ questo che mi interessa quando lavoro da solo o in coppia col mio amico Trombetta, il mio socio guastatore preferito. Per esempio certe sere bruciamo i campanelli delle case con dei fiammiferi controvento: poi ci nascondiamo per ascoltare le esclamazioni degli abitanti quando va in corto circuito l’impianto. La luce va via di colpo, flap! e dopo un attimo si sente una voce che grida: “Oi! Se n’è andata la luce!” e inizia il trambusto. “Nilde, le candele!”. “Benito, mo cos’è successo?”. “Boh, saranno stati loro, quelli della luce!”.
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Il nuovo lavoro di mio padre
Quando lo prendono a lavorare al Postiglione, mio padre torna a casa allargando la bocca da orecchio a orecchio e dice: “Mi hanno preso al Postiglione”. L’altra volta che ho visto mio padre così felice, se questo è un termine che ha ancora senso, è quando è tornato a casa con la mazza da hockey su prato dicendomi: “Torno a giocare”.
Solitudini di Dario De Albertis
“Gradisce del tè alla verbena …. o forse dovrei offrirle del limoncello?
Fatto come una volta, sa? Mia cugina lo prepara secondo la ricetta originale, con i grandi e succosi limoni della costiera amalfitana.” mi dice Amelia o piuttosto Amèlie come ama farsi chiamare “ e mai dimentica di farmene omaggio…” soggiunge vezzosa, abbassando per un momento i grandi occhi scuri per poi sollevare il viso di
lato, osservandomi in tralice.
A gennaio volo
A mezzanotte del 28 luglio Walter percorreva una strada di campagna dotata di un numero di curve sufficiente a tenerlo sveglio, con i finestrini della Fiesta tristemente incastrati a metà e Vasco Rossi che cantava a squarciagola il meglio delle sue canzoni.
Raggiungeva i suoi, al mare, a Lavinio.
Aveva ventisette anni ed era felice. Continua a leggere
Il mio sangue
Credo fosse tre estati fa che c’era stata quella terribile invasione di zanzare tigre. Io passavo i miei pomeriggi in giardino a studiare l’esame di storia romana e stavo sempre con gli occhi appiccicati alle pagine dei due volumi del manuale di Santo Mazzarino.
SHANTI, di (Marina Pizzi)
Shanti
oggi è morto il portiere extracomunitario del caseggiato in cui abito da più di 20 anni.
aveva meno di 50 anni. è spirato con la scopa in mano nel cortile. aveva due figli e un cucciolo di cane raccattato per strada, Leon, abbandonato.
Shanti sorrideva se lo sorridevi. negli ultimi giorni era un po’ più triste del solito. di sicuro era stufo di lavorare in modo più o meno scempio, da schiavo fortunato, salariato (quasi) protetto da un contratto sindacale regolare, di categoria!
era riuscito, dopo tanti anni di nostalgia, a tornare in visita breve nello Sri Lanka l’anno scorso, dopo molti anni di assenza. fumava per darsi pace.
abitava nella gattabuia del grande condominio popolare che puliva, comportava e sopportava con dignità, distacco e silenzio: non poteva godere di un attimo di buona intimità, mai. le finestre del tugurio dispensato spirano sulla strada: tutti i passanti possono, dentro, sbirciarci: un basso da inferno in terra promessa.
la figlia è una promessa dello studio di ricerca.
Le città e i segni (1)
Milania si deposita nella pianura come la caducità delle foglie d’autunno o le polveri acide che sgorgano dagli occhi, vitree bilie incastonate in sguardi assenti, viste d’angoli tra strade ora vuote ora piene, talvolta linee che intersecano altre linee in concentriche ragnatele con smagliature più o meno fitte, più o meno spesse, fruscii di calze a rete nelle coppie di puntini che, in ogni dove, segnano il territorio.
Dall’alto si gode il panorama di guglie, cime di cipressi, cornicioni di sparuti grattacieli, una quantità infinita di piccole grandi nature vive, morte,corpi, oggetti, puzzle in movimento che si accoppiano, si intrecciano per poi lasciarsi perché l’elemento scappa, perché non sei nel posto giusto, nel momento adatto, nel centro del microcosmo.
Come veramente sia Milania sotto questo confuso tappeto di segni non ci è dato sapere. Fuori, la pianura prosegue arida sino all’orizzonte, s’alza il cielo dove le nuvole s’inseguono. Nelle forme che il caso e il vento regalano ad esse, l’uomo gioca a distinguerne i contorni; una barba, un dirigibile, un segno…
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 9

di Giorgio Morale
Mi piacciono i primi caldi.
Per un attimo mi attirano i colori brillanti di un insetto. Il gesto spavaldo di una ragazza che, quando la moto parte, allarga le braccia come per un volo. Lo sguardo che chiede comprensione di una signora in auto che fa una manovra azzardata.
Un ticchettio per strada. Un operaio sospende il lavoro e costruisce un triangolo di sguardi tra lui, me e una ragazza.
“Noi uomini siamo così. Sentiamo un rumore di tacchi e ci voltiamo”. Continua a leggere
Un’indiscutibile sensazione di felicità di Lisa Sammarco
(All’Isola)
Piume
Nelle città nuove
si arriva da sconosciuti
bambini implumi
nudi in una promessa di volo.
A sera il quadrato giallo di un lampione
si sfrangia negli ulivi
e fra le crepe dei vecchi muri.
Poi, nella bava di silenzio
S’ incide un segno largo sulla pelle.
Suoni. Voci.
Piume.
Sto camminando in una città che non è la mia. Accade spesso che in questa situazione io mi senta addosso un senso di leggerezza. È un soffio che spinge verso l’alto e sembra sollevarmi per riportarmi ad un altro inizio. Il corpo prende un’altra forma, ridiventa un embrione a cui viene offerta l’opportunità di un’altra nascita. È come se la mia vecchia crosta si crepasse e dalla fenditura si liberasse una creatura alata. Continua a leggere
Mezzo lepre
L’altro giorno sono sceso di fuori. C’era un cielo bianco quasi nucleare. Ho comprato il giornale e c’era scritto di uno strano essere mezzo lepre e mezzo cavalletta che si aggirava dalle parti del mio quartiere. Sono subito tornato a casa e mi sono chiuso dentro.
Il gatto
Uscire dal salotto, e poi dalla casa, mi procura come al solito una piccola vertigine, che accolgo anche questa volta quale indizio della mia esistenza, al pari delle numerose esperienze sensibili che mi connotano: brividi, sussulti, tremori, fitte dolorose, accessi di panico, angosce e terrori di varia natura costituiscono la marca invalicabile di me stesso. Al di qua ci sono io, al di là il resto del mondo, ovvero ciò che non sussulta e non rabbrividisce in me, ciò che con infinita saggezza è ignaro di me. Che io non sia del tutto ignaro di ciò che mi ignora è la prova di quanto poco io sia saggio. Continua a leggere
La saga dei drughi – 3 (Per chi suona la campana)
di Drugo Saya & Drugo Krauspenhaar
Per chi sarebbe, ora, suonata la campana? Quali incontri ravvicinati attendevano i nostri proci eroi? Quale prossima moritura Sally sarebbe salita sulla cima dei nostri pennoni? O… un Leslie qualunque sarebbe stato portato via dal tornado drugo? Dove si sarebbero dirette, ora, le due lucciole intriganti con Sanremo contro? Mission possible, la pulizia territoriale dello stato nemico. Continua a leggere
ETERNO FEMININO: MARTA di Valter Binaghi
(Da: Robinia Blues, dario Flaccovio Editore 2004)

Marta è dotata di un equilibrio estetico naturale, che l’ha sempre immunizzata dalle reazioni scomposte e dagli sbalzi del clima. Quando gli anni Ottanta si sono portati via la nostra pretesa di rifare la Storia, si è dedicata alla calma costruzione di un’esistenza familiare, arredandola con gusto e pazienza, e io vi ho trovato rifugio. Non che sia stato sempre un’edera al suo fianco: un tempo sapevo stupirla, e lei mi lasciava intravedere la sfrenatezza nascosta nel suo stile.
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Monscerì # 3 – Speciale Assistente Sociale
Nella sua professione di ginecologa ha assistito a scene davvero commoventi, ma questa le mancava davvero: dopo aver seguito la nascita di una bimba destinata all’adozione, al padre naturale è bastato tenerla in braccio pochi istanti per decidere di tenerla sempre con sé.
Il demone
di Mauro Baldrati
Il ghiaccio esplose come se un enorme geiser irrompesse all’improvviso dal basso e perforasse con la sua potenza e il suo calore la spessa calotta di ghiaccio.
Il demone emerse nella tormenta che spazzava la grande spianata. Il vento che soffiava a centocinquanta chilometri orari sferzò il corpo massiccio e lo incrostò immediatamente di ghiaccio.
Storiellette: Parlare a Vanvera!
Vanvera era un simpatico ragazzino, dai capelli misti, che finivano in domande? ed esclamazioni!. Aveva una sorella gemella di nome Logica, che ovviamente era completamente diversa da lui… tranne per il fatto che entrambi indossavano calzini a righe. Logica era bravissima in Costruzioni Astratte: costruiva case, castelli e palazzi così perfetti che le persone riuscivano a toccarli, impiastricciandosi con il cemento fresco. Continua a leggere
Falso d’autore (di Lisa Sammarco)
Sabbia. La lingua è sabbia. Che non è come dire che la tua bocca è secca. No, è la lingua a sembrare sgranata. Le papille, o di qualsiasi cosa si tratti, sono grani giganteschi che si muovono disordinatamente. Pesanti, frizionano l’uno contro l’altro al rallentatore. Cercano una compattezza che possa permettere ai suoni di uscire dalla gola.
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 8

di Giorgio Morale
“Vado a letto con calze e camicia da notte e gelo lo stesso” dice Elle. “Mi sembra di essere vestita come di giorno”.
Giriamo per casa ripetendo “Che freddo”, una sola volta non basta per dire la persistenza della sensazione.
Il freddo stimola la produzione di orina e l’appetito. Soddisfo l’una e l’altro per evitare di stringermi sempre di più in me stesso. Alimento così gli scambi con l’esterno e produco quel calore che mi permette di rilassare i pori. Continua a leggere
La qualità della vita
C’era da aspettarselo. Novembre è calato come una valanga gelida sulle cose che devo fare. Il riscaldamento si accende alle 6:00 ed io mi alzo un’ora dopo. Ma non basta a scaldare la casa e, dopo la doccia, mentre faccio colazione sento freddo. Archiloco, il mio cane, è un po’ di tempo che rimane a letto, anche dopo che mi sono alzato. E non si affaccia più a vedermi uscire.
