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I LIBRI DEGLI ALTRI n.53: La densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, “In-chiostro”

Giovanna Iorio, In-chiostroLa densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, In-chiostro, Grottaminarda (Avellino), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella

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La poesia è composta esclusivamente di parole disposte sulla pagina (il come questo avvenga nelle forme più diverse – lo dimostra la storia della tradizione lirica non solo occidentale – non elimina la necessità e l’uso delle parole composte tipograficamente e la loro rappresentazione segnica).

Allo stesso modo, le parole composte sulla pagina non sono solo il frutto dell’incontro dell’inchiostro tipografico utilizzato e della carta su cui si imprime il suo segno ma rappresentano il corpo dell’autore che le hanno prima concepite come flusso del suo desiderio e parto della sua emozione vivente. Lo rivela la stessa Iorio nella prima poesia della sua raccolta, il testo che scandisce significativamente il successivo passaggio delle emozioni e dei sogni che configurano la realtà della sua scrittura e ne perimetra con attenzione i limiti (molto precisi e attenti) della sua poetica in nuce, presentandosi con l’apparenza di un vero e proprio “manifesto di poesia”:

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Rosa Salvia su “E’ la scrittura, bellezza!”

è la scrittura
di Rosa Salvia

La filosofia antica, ci ricorda Michel Foucault nel saggio Le parole e le cose, riteneva che il soggetto, così come è, non è capace di verità: per raggiungere questa occorre che egli si trasformi completamente in se stesso, fino ad uscire fuori di sé e addirittura a perdersi, per trovarsi. Continua a leggere

Stelle, di Fabrizio Centofanti

stelle
di Barbara Pesaresi

Fabrizio Centofanti, in Stelle, affronta ancora una volta uno degli aspetti della scrittura che gli sta più a cuore: il rapporto privilegiato tra scrittore e lettore. Il lettore deve fare la sua parte, è lui che mette insieme i pezzi, le tessere sparse del mosaico che si va definendo a poco a poco (Fofner). Come non pensare a Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino? Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.52: Nero come il fondo dell’anima. Aa. Vv. “Sinistre presenze”, a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano

FANTA_1LNero come il fondo dell’anima. Aa. Vv. Sinistre presenze, a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano, Milano, Bietti, 2013, pp. 398, euro 20,00

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di Giuseppe Panella

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In fondo non è una novità la mescolanza dei generi proposta in questa nuova antologia della benemerita coppia di curatori Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano: mettere insieme storie dal deciso profilo horror con racconti di narrativa d’anticipazione è un’operazione che è stata tentata (spesso anche con esiti molto positivi) più volte. Ma in questa proposta antologica non si possono non notare parecchie novità non solo a livello stilistico ma anche riguardo temi e contenuti. Come ha scritto Valerio Evangelisti nella sua breve Introduzione al volume:

«L’horror s’innesta, dal canto proprio, nella psicologia del profondo. Fa emergere le più inveterate pulsioni individuali, quelle della morte e della sofferenza che può preludere alla morte. Nessuno è più attratto e respinto dall’evento inevitabile dei bambini, o dei vecchi. Gli uni lo guardano come un fatto remoto eppure incomprensibile, gli altri lo vedono come una certezza incombente. Il genere horror si nutre di queste paure. Da una ventina d’anni a questa parte le ha esorcizzate con una visione intermedia e a suo modo consolatoria: il genere splatter, la crudeltà immotivata del serial killer. Sono costoro che oggi assediano le fantasie del pubblico» (p. 8).

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Il Blasco secondo Ubertone

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La storia dietro ogni canzone di Vasco Rossi

di Guido Michelone

Questo nuovo libro su Vasco Rossi fa giustizia sui tanti pregiudizi critici che ancora serpeggiano tra giornalisti e musicologi in riferimento all’artista di Zocca, il quale, a sua volta, sul piano dei riconoscimenti, oscilla in Italia da un lato in venerazione incondizionata da parte di fans irriducibili e dall’altro nei moralismi talvolta ipocriti che gli rivolgono giudicando la persona (o meglio alcune notizie talvolta storpiate) e non le componenti estetiche o socioculturali del suo patrimonio composto da 25 titoli tra singoli e album, con ben 160 proprie canzoni, senza enumerare le cover. Continua a leggere

‘One On One ‘di Craig Brown

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Una catena di 101 incontri straordinari

di Guido Michelone

Libro davvero insolito questo che il cinquantacinquenne giornalista e commediografo britannico presenta per raccontare appunto centouno incontri straordinari tra due celebri personalità novecentesche nei campi della politica, dell’arte, della scienza, della cultura in un mescolamento davvero insolito nei faccia-a-faccia che, in situazioni talvolta paradossali o imbarazzanti, mettono a dura prova il confronto, ad esempio, tra un ministro e un’attrice, un principe e un musicista, un pittore e uno scienziato, un rocker e un cantautore e via dicendo. Continua a leggere

Gli animali domestici, di Bragi Olafsson

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di Guido Michelone

Esce in questi giorni in Italia il romanzo che il cinquantunenne autore islandese pubblica nel 2001 con il titolo Gaelundurin. La quarta di copertina antologizza i giudizi positivissimi delle recensioni su grandi testate internazionali (Los Angeles Time, DV, Berlinke Tidende, Vogue) più la frase lapidaria del critico francese Paul La Farge (‘il romanzo più bello che ho letto quest’anno’) senza peraltro indicarne la data. Continua a leggere

Pasta madre, di Franca Mancinelli

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Nelle profondità del corpo. Un sogno e alcune note su Pasta madre di Franca Mancinelli (dalla presentazione per Fuochi sull’acqua – 29 giugno, ponte delle Gabelle, Milano)

di Alessandra Frison

L’altra notte ho fatto un sogno, forse un po’ macabro, ma che in qualche modo mi ha ricondotto al libro di Franca Mancinelli.

Stavo nuotando nel mare, quando all’improvviso sento qualcosa che mi pizzica un piede. Quando torno a riva e lo guardo mi accorgo che la pianta è tutta bucherellata. Degli strani animaletti striscianti avevano cercato di scavarsi dei nidi nel mio piede. Era una sensazione terribile ma, allo stesso tempo mi rendevo conto di come, in quel momento, percepissi il mio corpo, la sua vera profondità. Continua a leggere

Il ballo, di Irène Némirovsky

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Una grande Autrice tutta da (ri)-scoprire

di Guido Michelone

La recente ripubblicazione de Il ballo, uscito come Le bal in lingua francese nel 1930, già uscito in Italia prima da Feltrinelli (1989) poi da Adelphi (2005), consente di tornare nuovamente a discutere su una grande autrice tutta da scoprire, almeno nel nostro Paese, benché anche nella terra adottiva (la Francia) la piena valutazione storico-critica della Némirovsky giunga solo da una ventina d’anni in qua con la biografia redatta dalla figlia Elisabeth Gille dal titolo Mirador. Irène Némirovsky mia madre. Continua a leggere

Salva L’Anima, di Fabrizio Centofanti

Salva L'Anima
di Riccardo Ferrazzi

Federico Garcia Lorca aveva una predilezione particolare per i gitani. Da poeta, vedeva in loro il simbolo della libertà, una libertà così totale da non aver bisogno di uno scopo. Anzi, una libertà che vuole essere scopo a se stessa perché qualunque altro scopo imporrebbe delle regole, e allora dove andrebbe a finire la libertà? Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.51: Tutto il dolore del mondo. Lucetta Frisa, “Sonetti dolenti e balordi e altre poesie”

Lucetta Frisa, Sonetti dolenti e balordi e altre poesieTutto il dolore del mondo. Lucetta Frisa, Sonetti dolenti e balordi e altre poesie, prefazione di Francesco Marotta, Piateda (Sondrio), CFR Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

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Scrive Francesco Marotta nella sua Prefazione al nuovo libro di Lucetta Frisa, in un testo intenso e ispirato, pieno di suggestioni e soprattutto arricchito da un bell’omaggio a Edmond Jabès:

“Il poeta sa che il suo canto, parto ed erede della dicibilità del mondo e della progressione razionale della voce tra le maglie di un universo che si rende decifrabile solo nella persistenza inclusiva e univoca dell’ordine e della luce, ha bisogno di sguardi altri (“occhi di un’ altra specie”) ai quali sorreggersi e dai quali lasciarsi guidare in questa catabasi fino alla dimora abissale del principio: altri occhi che parlino, attraverso lo stupore ammutolito dei suoi, la lingua umbratile delle origini, il verbo oltraggioso e inafferrabile di un panteismo apocrifo e pagano, l’alfabeto ferito e sanguinante di chi ha lungamente sperimentato il dolore, la follia, l’esclusione, l’inesistenza, la morte pur di aprire una breccia, con lo stilo, la passione e il furore del suo “grido inascoltato”, nel “silenzio di dio”. Il dolore e il lutto cercano i suoi occhi e la sua bocca, finalmente liberi dalle catene di una luce che esclude il suo rovescio simmetrico, per farsi specchio e visione, per seminare nella nudità del giorno il loro carico di spine e di memorie, la loro sete inappagata di riconciliazione“ (p. 7).

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.50: Variazioni (gustose) sul mondo antico e sulla loro necessaria quotidianità. Letizia Lanza, “Ludi, ghiribizzi e varie golosi”, “La verità e il mito. Trittico muliebre”, “, Variazioni omeriche (e anguillesche)”

Letizia Lanza, Ludi, ghiribizzi e varie golositàLetizia Lanza, La verità e il mito. Trittico muliebreLetizia Lanza, Variazioni omeriche (e anguillesche)Variazioni (gustose) sul mondo antico e sulla loro necessaria quotidianità. Letizia Lanza, Ludi, ghiribizzi e varie golosità, Venezia, Supernova Edizioni, 2005; Letizia Lanza, La verità e il mito. Trittico muliebre, premessa di Tiziana Agostini, Venezia, Supernova Edizioni, 2010; Letizia Lanza, Variazioni omeriche (e anguillesche), Venezia, Supernova edizioni, 2011

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di Giuseppe Panella

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L’interesse di Letizia Lanza per la cultura e la letteratura del mondo antico non è recente: fin dagli studi universitari di Lettere Classiche presso l’Università di Padova (poi perfezionati presso quella di Urbino), il mondo greco e latino sono stati al centro della sua abbondante e feconda ricerca critica. La raccolta di saggi del 2005, Ludi, ghiribizzi e varie golosità, rievoca fin dal titolo quelle Stravaganze letterarie e filologiche che Giorgio Pasquali aveva pubblicate fino alla morte parallalemente ai suoi preziosi studi filologici. In questo volume, prezioso per erudizione e per impegno di scrittura, non solo vengono rievocate e descritte pagine importanti della letteratura greca relative al cibo e alla sua preparazione ma viene introdotto un tema, quello del vino in relazione alla poesia, noto da tempo ma di cui solo ora si è riscoperta la fondamentale importanza per la conoscenza del mondo culturale dei “nostri antenati” (per dirla con un titolo caro a Italo Calvino).

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Prêt(re) à porter

pret(re) a porter

di Barbara Pesaresi

Una evidente continuità lega Guida pratica all’eternità, Prêt(re) à porter e Non superare le dosi consigliate, di Fabrizio Centofanti, vuoi per gli argomenti trattati, i personaggi, la forma breve del racconto e la prosa sobria, priva di fronzoli. Ciascun libro nasce dall’innesto di dettagli, di note scritte a margine, provenienti da quello precedente. Ma questa è una peculiarità che riguarda tutta l’opera di Centofanti. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.49: Tracce del passato nell’ incertezza del presente. Letizia Lanza, “Tracce”

Letizia Lanza, TracceTracce del passato nell’ incertezza del presente. Letizia Lanza, Tracce, Pianteda (Sondrio), Edizioni CFR – Poiein, 2011

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di Giuseppe Panella

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E’ un esile mannello di liriche brevi quello consegnato da Letizia Lanza al titolo assai significativo di Tracce, quasi a significarne il carattere minimale e purtuttavia emblematicamente inciso nella polvere sollevata dal Tempo. Riprendendo il titolo di una precedente raccolta dell’autrice, Poesie soffocate del 2005 e la loro auto-definizione, sofferta ma sicuramente anche ironicamente consolidata, di “balbettii”, Gianmario Lucini, il prefatore-editore di questa nuova raccolta, scrive con un certo piglio (e con autorevole competenza e conoscenza dell’argomento da lui trattato):

“Anche l’espressione sembra essere più sicura, più consapevole del suo movimento, del luogo verso il quale vuole procedere. Il “balbettio” sembra rendersi consapevole, si articola, tenta, sempre rimanendo fedele alla sua antica ispirazione, che è così connaturata con la formazione culturale della nostra autrice. Ma anche l’ispirazione sembra portarci, caparbiamente, al mondo fantastico dell’antichità, le stesse immagini, le figure di misteriosi personaggi come la fanciulla “ittiocaudata”, espressioni poetiche che riportano alla cultura classica, come “marmoree membra”, “virgineo incanto” e persino una “falcea luna” che sembra messa lì come dea mediatrice tra il passato e il presente“ (p. 6).

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La città del vento, di Ombretta Ciurnelli

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La città del vento di Ombretta Ciurnelli, Edizioni Cofine, Roma 2013, pagine 110, € 12.

recensione di Anna Elisa De Gregorio

Nella prima lirica dal titolo Puisïa, messa ad esergo, come ad anticipare contenuti e intenti del suo ultimo volume La Città del vento, Ombretta Ciurnelli ci racconta “una” città innominata, ce ne dà una visione di insieme (che si potrebbe adattare, forse, a varie nostre città). Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.48: La delibazione del nulla. Carlo Cannella, “Tutto deve crollare”

Carlo Cannella, Tutto deve crollareLa delibazione del nulla. Carlo Cannella, Tutto deve crollare, Bologna, Perdisa Pop, 2011

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di Giuseppe Panella

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“E’ finita, mi dico, è finita. Tutto deve crollare” (p. 11) // ” Ho la nausea”, dice. “Il mondo è vanità, tutto deve crollare” (p. 234) ribadiscono i due protagonisti principali di questo romanzo (scritto con l’inchiostro impastato dalle parole dei peggiori), prima il padre, poi la figlia, all’inizio e poi alla fine della narrazione della loro agghiacciante vicenda di morte, sopraffazione, sesso e potere. Tutto deve crollare, allora, ma perché non crolla niente alla fine del tutto? Perché le fondamenta su cui si basa il dominio di alcuni uomini su tutti gli altri sono ancora ben saldi e affondano nella palude limacciosa dell’ipocrisia consenziente a tutto quello che può essere vantaggioso per il proprio interesse personale, del sopruso e della corruzione organizzata e del profitto: ciò che da sempre sostiene il modello capitalistico di produzione delle merci e dell’estrazione del plusvalore. A questo si aggiunge la consapevolezza della dimensione biopolitica delle nuove forme di potere create dallo sviluppo dispiegato della globalizzazione economica vittoriosa (non casualmente uno dei personaggi del romanzo, l’eccentrico e polemico outsider Gianmario, è lettore attento e puntuale delle opere di Michel Foucault, oltre che di Marx, di Engels e soprattutto dell’anarchico individualista Max Stirner, l’autore di L’Unico e la sua proprietà).

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Viaggio nella poesia di Nino De Vita

De SimoneIl Cielo sull’altura (viaggio nella poesia di Nino de Vita), a cura di Anna De Simone, edizione Il Menocchio, 2013

di Anna Elisa De Gregorio

Perché in questi tempi “sconfinati”, si continua a sentire l’esigenza di scrivere in una lingua puntiforme, meglio, in un dialetto parlato da una manciata di persone “confinate” in un’isola, meglio in un angolo di isola, che ha nome Marsala? Risponde lo stesso Nino De Vita nel risvolto di copertina di questo libro Il cielo sull’altura dalla bella copertina azzurra, colore delle saline notturne specchiate dalla luna: ‹‹…Ritornando a casa, quella mattina, lungo la strada che fiancheggia le saline con i mulini a vento, meditavo – con amarezza, decisamente – su questo arco di tempo della mia vita, che andava, nella sua “parlata”, irrimediabilmente scomparendo. Continua a leggere

Giancarlo Consonni, Da grande voglio fare il poeta

E’ appena uscito, per le edizioni de La vita felice, Da grande voglio fare il poeta di Giancarlo Consonni, libro che, come succede nelle opere più “ispirate“, supera gli steccati tra poesia e prosa, narrazione e saggio. Ne consiglio vivamente la lettura e ne propongo qualche assaggio, delle tante pagine che meriterebbero di essere segnalate, accompagnato da una mia breve nota.

Da Da grande voglio fare il poeta

Frumento e granoturco
Il granoturco ha possanze turgide, il frumento morbide flessuosità. Il granoturco ha la compattezza di una falange, il frumento le sinuose movenze delle olas da stadio. Il granoturco ha foglie come lame taglienti, il frumento – se accosti l’orecchio – il suono di mille violini. Il granoturco maturo ha in cima un pennacchio militare, il frumento indossa papaveri e fiordalisi come voiles. Il granoturco ha la barba, il frumento lunghe ciglia. Il granoturco è maschio, il frumento femmina. Continua a leggere

Cipango! di Riccardo Ferrazzi

Cipango!

Generalmente parlando, i romanzi storici non li digerisco. Sono allergico all’armamentario pronto all’uso della docufiction, allo sferragliare di meccanismi arrugginiti, sovvenzionati da apparati polverosi che tengono artificialmente in vita il Saviano di turno, esibendolo negli antri tristi dei fabiofazi o dei corradoaugias, col contorno squallido di claques sottopagate. Ho smesso di inviare romanzi alle mummie imbalsamate della pseudo intellighenzia nostrana, eterodiretta da uno dei tanti potentati economici, possibilmente di sinistra, ma non solo. Continua a leggere