Archivi categoria: Recensioni

Il subentrato, di Franz Krauspenhaar

di Mary Zarbo

Il subentrato
Leggere un racconto o un romanzo di Krauspenhaar dona ogni volta un’emozione nuova.
L’autore è uno dei pochi in Italia a saper cimentarsi in modo sicuro ed eccellente in vari generi, usando diverse forme di scrittura, dalla poesia al romanzo biografico, dalla finzione pura al racconto.
L’uso poi che fa delle parole è spettacolare, da vero funambolo. Continua a leggere

GIOVANNI PAPINI, “CENTO PAGINE DI POESIA”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Giovanni PapiniGiovanni Papini, Cento pagine di poesia, Quodlibet 2013 (a cura di Raoul Bruni)

Giovanni Papini per me era soprattutto il futurista dell’invettiva contro Firenze, pronunciata in occasione della serata organizzata da Marinetti e dai suoi al Teatro Verdi il 12 dicembre 1913 – della quale mi sono occupato in occasione di una recente intervista allo storico dell’arte Corrado Marsan (su Postpopuli.it). Un autore sanguigno, protagonista centrale della battagliera stagione delle riviste “La Voce” e “Lacerba”.

Leggendo Cento pagine di poesia, opera riproposta in e-book da Quodlibet (collana “Note azzurre”) nella versione originaria del 1915 (edita dalla Libreria della Voce), guidato dell’ottima introduzione del curatore Raoul Bruni – che qui di seguito ho il piacere di intervistare –, sono sceso molto più vicino al cuore dell’ispirazione di uno scrittore capace di fondere, in queste sue prose poetiche, realtà e immaginazione – Borges lo definì un autore “immeritatamente dimenticato” e lo accolse, unico italiano, nell’Antología de la literatura fantástica da lui curata con Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares (1940). Non solo, ma Papini riesce anche a conciliare paesaggio esteriore e flusso di coscienza, visione soggettiva della vita e liberazione dagli aspetti più soffocanti dell’antropocentrismo, avvicinandosi all’intuitività del mondo animale e alla vibrazioni più sottili delle profondità cosmiche. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.56: La passione del diverso, la diversità delle passioni umane. Francesco Verso, “Livido”

Francesco Verso, LividoLa passione del diverso, la diversità delle passioni umane. Francesco Verso, Livido, Milano, Delos Books, 2013

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di Giuseppe Panella

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Peter Pains è innamorato di una testa da quando ha quindici anni. Il suo è un amore che non sembra potrà avere fine fino a quando tutto l’intero corpo della persona amata non sarà ricostruito e quel capo così accuratamente conservato in un armadio della sua stanza non verrà riattaccato al busto.

Ma si trattava poi di una persona “vera” quella adorata in modo così totale da Peter?

Alba era, in realtà, artificiale, una creatura nexumana – il suo corpo artificiale era stato modellato scientificamente perché durasse per sempre così com’era stato ricostruito dopo aver compiuto la scelta della non-umanità in cambio di un’eternità inalterabile.

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Guido Michelone intervista Simone Sarasso per “La poesia e lo spirito”

sarasso foto
Si intitola Il Paese che amo (editore Marsilio) il nuovo romanzo del vercellese Simone Sarasso, , il quale dalla Milano da Bere allo scandalo Tangentopoli, ritrae una nazione senza eroi, dopo Confine di Stato e Settanta, a completare la personale Trilogia sporca dell’Italia. Continua a leggere

La musica contemporanea. Riflessioni su un linguaggio dimenticato

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di Guido Michelone

Cosa pensiamo quando viene fuori un’espressione come ‘musica contemporanea’? ai Beatles, ai Radiohead, ai One Direction, a Laura Pausini, a Vasco Rossi? La maggior parte dei giovani d’oggi sono perlopiù disorientati verso questa domanda, essendo bombardati, attraverso i mass media, da un’unica colonna sonora imperante, la popular music, che ha pure grandiose eccellenze, ma che non è la sola a essere praticata sulla faccia della terra. Continua a leggere

Gianni Bonina, “Busillis di natura eversiva”: la politica in scena tra farsa e tragedia

Gianni Bonina, Busillis di natura eversivaGianni Bonina, Busillis di natura eversiva, Barbera editore, 2008, pp.189, € 14,00

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di Giovanni Inzerillo

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«Un paesino montano inscena il teatro, o teatrino, della storia non scritta dei Cruise in Sicilia, storia non vera ma verosimile e perciò come avvenuta: dramma o sceneggiata, opera dei pupi o pantomima di un destino collettivo. Molto siciliano. E dunque italiano.»

Così recita la quarta di copertina dell’esordio narrativo di Gianni Bonina (più recente è il romanzo dal titolo I sette giorni di Allah, Sellerio 2012) edito in origine dalla casa editrice Lombardi e poi ripubblicato per i tipi dell’editore Barbera.

L’arrivo del terrorista Monti a Roccasalva, come a richiamare la storia del palazzeschiano Perelà, apre la vicenda e scatena un funambolico susseguirsi di eventi: scuote il piccolo paese da sempre assuefatto alla statica immobilità del tempo; rompe l’omertoso silenzio dei suoi abitanti; turba le in-coscienze di potenti e prepotenti abituati alla rassegnata adulazione di popolari attenzioni. Come forze concomitanti, ma opposte, si scontrano Mafia e Terrorismo, di cui vengono messe in risalto le ideologie più che le ripercussioni. Ne nasce un busillis, un grattacapo, una questione ingarbugliata, dove si confondono le più svariate realtà geografiche – Sicilia, Roma e persino America – e impronte culturali; perché in Sicilia, piccolo paese o grande città che sia, non esiste certo una sola peculiare identità e perché, citando le parole di Sciascia poste non a caso a epigrafe introduttiva, «la sola cosa che della Sicilia oggi si capisce è che non si capisce niente».

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Parigi, senza passare dal via, di Francesco Forlani

Forlani
di Massimo Rizzante

Il libro di Francesco Forlani è la storia della nascita di una rivista letteraria, La bête étrangère, avvenuta a Parigi agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. Nulla di più improbabile, in apparenza. Ricordo che già all’epoca tutti gli agenti dell’informazione planetaria erano concordi: le riviste erano morte, avevano perso il loro fascino, la loro aura, la loro capacità di sobillare l’anima dei lettori, di condurli in qualche luogo ignoto alla ricerca di se stessi. A vent’anni di distanza, quel certificato di morte giace o meglio naviga, senza alcuna scialuppa di salvataggio, nel mare della Rete. Perché dunque raccontare oggi la nascita di qualcosa che tutti ritengono già defunto? Continua a leggere

Lucia GRASSICCIA – ELEVATOR. Recensione di Marco Scalabrino

Grassiccia - ELEVATOR - copertina

 

di Marco Scalabrino


Sei qui da due settimane. A parte il nome e il piano in cui abiti, so poco di te. Ho imparato a distinguere il tuo passo. Due settimane possono bastare. Mi sento felice. Per la prima volta qualcuno è lì dove sono anch’io. Prendi corpo nei miei sogni. E comincio a sapere di essere innamorato. Irrimediabilmente. Ora so che forma ha un desiderio, ragazza dolce cui tutte fanno un baffo. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.55: Lucido e spietato, sognatore dell’Altro, artefice del Sé. Salvatore Martino, “La metamorfosi del buio (poesie 2006-2012)”

Salvatore Martino, La metamorfosi del buio (poesie 2006-2012)Lucido e spietato, sognatore dell’Altro, artefice del Sé. Salvatore Martino, La metamorfosi del buio (poesie 2006-2012), prefazione di Donato di Stasi, Milano, La Vita Felice, 2012

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di Giuseppe Panella

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Salvatore Martino compie nel suo nuovo libro un “viaggio di vita e conoscenza”, un tentativo di andare oltre la pura poeticità della tradizione lirica per sfondarne le esili pareti liristico-biografico e cercare nella “notte oscura” dell’anima la verità di una visione totale.

La metamorfosi del buio scava l’inferno interiore, la più remota origine dell’essere, l’atra abissalità, con il ritmo insistente dei suoi versi, con il pieno della sua ruvida musicalità, con la sua abilità di saper tessere insieme saperi diversi (il mito e la postmodernità), codici differenti (gergo scientifico e letterarietà), secondo una visione plurima e borgesianamente unitaria dell’enciclopedia fattuale e cosale” – scrive Donato di Stasi nella sua densa Prefazione al volume di poesie di Salvatore Martino che, non certo a caso, reca come titolo il titolo paolino di Videmus nunc per speculum et in aenigmate – e poi aggiunge: “La via d’uscita dalla genericità poetologica viene individuata nella sapiente combinatoria degli stili, nella somma di polarità opposte (distesa narratività e condensata liricità, crudo espressionismo e rastremato canto elegiaco pro natura): Salvatore Martino sa emanciparsi dallo sterile mimetismo del reale, interpretandolo e ricostruendolo su piani differenti, attraversandolo, dissolvendolo per aprirsi la via all’impenetrabile, al buio che va metamorfosato in presenza di una forte istanza di progettazione dell’agire, perché si tratta di spezzare l’incantesimo dell’insignificanza e del caos che inondano con il loro vuoto e spengono la vita”[1]. Si tratta, di conseguenza, di scrittura fatta di una potente irrealizzazione della realtà, dunque, scavo del quotidiano per raggiungere una profondità che lo riscatti e lo consacri contro se stesso.

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7 libri per sette poeti, chi si salva e chi no

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Antonio Bux, Claudio Finelli, Riccardo Lanfranchi, Giorgio Mobili, Antonino Natale, Fausto Nicolini, Rosa Salvia

di Max Ponte

Benvenuti alla mia nuova serie di brevi recensioni o commenti sulle sortite poetiche di questi mesi, un modo per consigliare (e sconsigliare) libri per l’autunno e le stagioni che verranno. Schiettezza a partire dal titolo. Continua a leggere

Il grado zero del pianto: “Come una lacrima” di Federico Scaramuccia ( di DIEGO CONTICELLO)

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È davvero raro nella poesia d’oggi, fatta per lo più di smielati accenti egotistici e di flebili strutture progettuali, che giunga sotto gli occhi un testo che, con poche pennellate insieme studiate ed istintive, riesca a riesumare la stessa cupa atmosfera di silenzio e morte che tutti noi abbiamo avvertito all’indomani dello schianto di inizio millennio che ci ha lasciato in eredità il disastro di ground zero, in cui l’estremo sconvolgimento vitale non ammetteva più colori per essere descritto.

Nel poemetto bipartito di Federico Scaramuccia (Come una lacrima. Napoli, d’If 2011) vi è, oltretutto, una parte cosiddetta del “coro”, la quale non fa altro che accentuare, amplificare – e, insieme, rendere dignitoso – il senso di dolore per quella che è forse la più grande tragedia che l’occhio mediatico abbia mai avuto la ventura di esperire.

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Le condizioni della luce, di Fabio Ciriachi

Fabio Ciriachi
di Rosa Salvia

Sin dalle prime pagine ho avuto sorpresa, curiosità e gusto di fronte a questo nuovo romanzo
di Fabio Ciriachi. E ci ho trovato la fluidità della penna, l’intensità dello sguardo, la coazione all’interpretazione, in un libro che si legge d’un fiato ma che ti lascia dentro una straordinaria quantità di sensazioni e di pensieri. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.54: La vita, i ricordi, il dolore che è stato dimenticato. Ivano Porpora, “La conservazione metodica del dolore”

Ivano Porpora, La conservazione metodica del dolore,La vita, i ricordi, il dolore che è stato dimenticato. Ivano Porpora, La conservazione metodica del dolore, Torino, Einaudi, 2012

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di Giuseppe Panella

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Il primo romanzo di Ivano Porpora, noto blogger ed esperto di tecniche di comunicazione su Internet, rappresenta un tentativo molto ambizioso di collegare analisi della visione del mondo attraverso la fotografia e tecnica di recupero del ricordo, rappresentazione grafica del passato e storia personale (con evidenti quanto volutamente sfumati agganci probabilmente autobiografici). E’ la storia di una vita che passa attraverso le dieci fotografie senza titolo che dovrebbero andare a formare il mosaico di una mostra dal titolo emblematico di Omissis e di cui il protagonista, Benito Allegri, non ricorda più le occasioni, le motivazioni, gli spunti da cui sono nate.

Titolare di uno studio fotografico in cui lavorano l’amico Mario e l’ex-fidanzata Donata, la sua grande (e forse ultima) occasione di affermazione pubblica è l’esibizione che dovrebbe tenere alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, un luogo mitico per gli appassionati di questo tipo di produzione artistica. Ma la sua memoria si rivela sempre fallace: è dal 1979 che praticamente non riesce a ricordare più nulla, complici soprattutto le frequenti crisi di epilessia di cui soffre.

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A lezione di poesia da Luigi Socci

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Per rovesciare il dolore, a lezione di poesia da Luigi Socci.

Il rovescio del dolore di Luigi Socci, edizioni italic pequod, 2013, pp.144, € 10,00.

di Anna Elisa De Gregorio

Soffermarsi sulla copertina è un buon modo per cominciare la lettura di un libro. Nel caso di Il Rovescio del dolore troviamo il disegno elegante di una caffettiera per masochisti (con il beccuccio posto dalla stessa parte del manico), uno dei tanti oggetti introvabili o improbabili di Jaques Carelman: si entra subito in un teatrino dell’assurdo, dell’ironico, dell’inquietante a rischio di grave scottatura. Continua a leggere

Lorenzo Sani, “Più sangue, Larry”: le dinamiche del giornalismo moderno

Lorenzo Sani, Più sangue, Larry Lorenzo Sani, Più sangue, Larry. Vita improbabile di un cronista di provincia, Laterza, 2006, pp. 263, € 9,50

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di Giovanni Inzerillo

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La notizia del brutale omicidio del tassista Roberto Tossani, uomo morigerato e dal carattere pacifico, sconvolge la vita tranquilla di un piccolo paese in Romagna e Larry, giornalista di una testata locale, dapprima inviato in loco per la stesura di un articolo sul club del liscio per la pagina vacanze, si trova coinvolto, suo malgrado, in un caso di cronaca nera. Perché, giornalisticamente parlando, di notizie «ne arrivano sempre di più e oggi ne arrivano talmente tante che non ci sarebbe nemmeno bisogno di andarsele a cercare».

Si dispiega così un caso giornalistico più che poliziesco. Accidentalmente infatti, e senza che l’attenzione si focalizzi sulle indagini giudiziarie vere e proprie, vanno via via componendosi le dinamiche del fatto, i retroscena, i primi sospetti poi definitivamente concentrati sulla figura di Ruben Incerti, una guardia giurata il cui ritratto di disperato, depresso e aspirante suicida cede presto il posto a quello di un potenziale serial killer: «Una persona senza speranza, già condannata e, per questo motivo, estremamente pericolosa» la cui «volontà suicida si trasforma e si trasferisce su uno sconosciuto».

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IL TERZO SGUARDO n.45: Mantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, “Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso”

Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sessoMantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella*

Le carte di Paolo Mantegazza (oggi conservate nel Museo fiorentino di Storia Naturale di via del Proconsolo al numero 12, nel cosiddetto Palazzo Nonfinito), sono quel che è ancora oggi più importante da esaminare dell’opera del padre dell’antropologia medica italiana e del lascito di quello che fu uno degli studiosi più famosi del costume della società e dei caratteri originari della soggettività umana in settori che venivano considerati all’epoca del tutto marginali e, forse peggio, rimanevano pur sempre gravati da un pesante interdetto di carattere morale, non sono state ancora esplorate, classificate e analizzate con la necessaria completezza e l’adeguata profondità di vedute.

Si tratta di un lavoro appena iniziato ma che può portare ad analisi storiche e filologiche, a scoperte scientifiche e a conclusioni ancora tutte da verificare.

Su Mantegazza, indubitabilmente, c’è ancora molto da dire, da scrivere e da studiare.

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“LA PARTE DI NIENTE”, DI ANGELO RICCI

di Giovanni Agnoloni

la parte di nienteLa parte di niente (Errant Editions) di Angelo Ricci, primo atto di una trilogia narrativa intrisa di letteratura, sulla (e nella) quale aleggiano presenze autorevolissime della storia di quest’arte, e soprattutto della sua stagione novecentesca. Su tutti, Roberto Bolaño. Un’opera di grande spessore, che ho cercato di approfondire insieme all’autore in questa intervista.

La parte di niente: una concatenazione di storie, narrazioni, visioni, sulla scia di sonorità di grandi maestri della letteratura mondiale, in primis Roberto Bolaño. Quanto ha contato per te il modello delle sue opere, e in particolare di 2666?

Credo che per ogni lettore i libri rappresentino le tappe di un percorso infinito, di un viaggio che prescinde dai tempi e dal tempo; un viaggio che cerca di giungere alla costruzione di un universo nel quale il lettore stesso arrivi a potersi in qualche modo specchiare, nel tentativo di scorgervi forse il riflesso della propria anima.

Sono sempre stato un lettore di quelli che l’accezione giornalisticamente condivisa definisce “forte”, e questa esperienza di lettore a un certo punto si è unita a quella di scrittore, in una simbiosi in cui le parole lette diventavano inevitabile formazione per quelle scritte (e forse anche il contrario). Il mio viaggio da lettore parte da molto lontano, dalla scoperta, agli inizi degli anni Ottanta, di Borges e della letteratura fantastica sudamericana, scoperta unita a quella, e non sembri ciò una contraddizione, dei postmoderni nordamericani, tra tutti DeLillo, quando ancora in Italia lo pubblicava Tullio Pironti. E da questa fusione di esperienze e di letture è nata in me l’idea, e la consequenziale ricerca, della possibilità che potesse esistere, da qualche parte, un romanzo inteso come tentativo di ricomporre l’universo, scavando in quella zona mediana tra la vita e la morte, tra la gioia e l’orrore. Questa sonorità, come giustamente la definisci, l’ho trovata in Roberto Bolaño, geniale e inarrivabile creatore di mondi e di concatenazioni letterarie, il quale, e non a caso, ha sempre considerato Borges come uno dei suoi maestri imprescindibili, e che proprio in 2666 ha fuso piani narrativi e temporali, definitive indolenze del passato e ineludibili urgenze della contemporaneità e forse del futuro. Continua a leggere

“ZOO A DUE”, DI MARINO MAGLIANI E GIACOMO SARTORI

di Carlo Martinelli

(da “Il Trentino” del 19 agosto 2013)

Zoo a dueZoo a due
Marino Magliani, Giacomo Sartori
Perdisa pop
178 pagine, 14 euro

Nel caravanserraglio dell’editoria italica capita che autori dalla scrittura nitida e tagliente, mille miglia alla larga dalle banalità imperanti, continuino ad essere collocati in un limbo fatto di editori minori, per quanto di qualità, alla ricerca di una visibilità maggiore, dovuta oltre che meritata. Vabbé, importa poco. Oggi possiamo comunque salutare la nuova, convincente – a dir poco, a tratti la lettura diventa piacere puro – di Giacomo Sartori, agronomo che si divide tra Parigi e la “sua” Trento e del quale abbiamo già doverosamente segnalato, al tempo, Tritolo, Anatomia della battaglia e Sacrificio. Continua a leggere

Appunti su “Le Foglie del Giovedì”, di David Chiucconi

Cucchioni
Ogni parola una foglia, ogni foglia un vascello.

Le foglie del giovedì, di David Chiucconi, edizioni Pequod-Italic, Ancona, 2013

di Anna Elisa De Gregorio

Diciamo subito che David Chiucconi è uomo di mare a trecentosessanta gradi: ama andare in barca a vela nel tempo libero, e, nel tempo del lavoro, è un tecnico surveyor (in parole più semplici, si occupa di controlli sulle navi). Continua a leggere