
[Il cigno arrostito canta]
Un tempo vivevo nei laghi,
un tempo ero bello,
quando ancora ero cigno.
Rit.: Misero! me misero!
ora nero
e dal fuoco arrostito!

[Il cigno arrostito canta]
Un tempo vivevo nei laghi,
un tempo ero bello,
quando ancora ero cigno.
Rit.: Misero! me misero!
ora nero
e dal fuoco arrostito!

di Sabrina Trane
Ciò di cui cerchi di sbarazzarti gettandolo fuori dalla coscienza rientra, per così dire, dalla finestra dell’inconscio. L’uomo occidentale ha fatto scomparire Dio dal palcoscenico della propria vita, dichiarandolo morto, e si è ritrovato stretto nella morsa di uno scientismo arido, e di un iper-attivismo volto ad affondare nel buio dell’oblio la sua profonda angoscia esistenziale.
Testamento
Hijas mías, este
es es sueño decisivo de papá. Pidan silencio.
El ruido del mundo ya es bastante
para su edad y su juicio. Que su resto de luz
cese con dignidad. Su corazón bombea
pesadamente. La realidad se atasca
en las arterias del cerebro. Él está
clínicamente terminado, el ser
universal y privado huye de sus ojos. Continua a leggere

di Giampaolo Centofanti
Si può rilevare nella Chiesa un oscillare tra vari orientamenti. Alcuni più vicini ad un certo razionalismo, fino ad assumere criteri in parte ideologici. Altri che non si riconoscono in tale astrattismo ma non trovando il sostegno di una cultura rinnovata si rifugiano spesso in due limitate tendenze variamente distanti anche tra loro. Una di queste si focalizza su una crescita prevalentemente spirituale demandando il vasto campo dell’umano concreto alla cultura intellettualista vigente. Vista con vario sospetto ma anche senza conosciute alternative. Si finisce così nello spiritualismo, in un considerare un cammino solo delle intenzioni profonde ma con forti rischi di schematismo, di poca incarnazione. L’altro invece è un orientamento pragmatico che cercando di non restare impelagato nelle astrazioni del razionalismo e dello spiritualismo si getta nel vissuto senza trovare però più distintamente riferimenti alternativi. La cultura di fondo, pur vista con sospetto anche qui, resta quella in varia misura dei ragionamenti a tavolino.
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Invochi il respiro, la giusta
posizione del cuscino, l’accento
che dai limiti del mondo giunge qui,
apre le finestre, chiama
ogni poesia alla guarigione.
Non ha più contorno
la ferita che abitava nel seno,
preme sui vetri e sulle pentole,
esce tra i semafori
della Prenestina, grida che niente
diventerà parola, che tutto
era scritto.
Milo De Angelis, Tema dell’addio, Lo Specchio, Mondadori, 2005, p. 75.

Il mio lascito
L’uomo d’affari il grande accumulatore /
dopo anni di assiduo lavoro controlla i risultati, /
preparandosi per l’ultimo viaggio, /
affida case e terreni ai suoi figli, lascia beni, merci, fondi,
per una scuola o un ospedale, /
lascia denaro ad alcuni camerati per comprare doni, ricordi
quali gemme e oro. /
Ma io, al contrario, ripensando alla mia vita, facendone il consuntivo, /
non avendo nulla da mostrare e lasciare dopo questi anni oziosi, /
né case né terre, né lasciti di gemme o d’oro per i miei amici, /
null’altro, se non alcuni ricordi di guerra per voi, e in vostro onore, /
e pochi ricordi di accampamenti e soldati, con il mio amore, /
io riunisco e lascio in questo fascio di canti.
Walt Whitman, O Capitano mio Capitano, a cura di Bianca Tarozzi, Corriere della Sera, 2012, p. 115.