I cadaveri degli inserzionisti

di Alessandro Ansuini

“I only stick with you
because there are no others”
Radiohead

Canto I
(Del disincanto)

Per gli insignificanti corpicini
che cadono ieratici a suolo
Per le tue ballerine e i gomiti
Maldestri che cozzano nella notte
Contro fronti che si trovano
In sospensioni d’ombra impreviste
Per le esecuzioni parziali per l’uomo
Che voleva vendermi 4 Dalì
In piccolo formato 10 euro, perdo
Tutti gli occhiali da sole un guanto alla
Volta lo perdo lo lascio in un bar, e così
Le sciarpe e tutta la mia serenità
Accade sempre qualcosa
Ma poi torna a posto
La schiena si torce alla sedia
E feroce
La educa e seduce. Continua a leggere→

Apologia del pensiero impuro, la dimensione poetica del corpo femminile

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di Fabrizio Corselli, pubblicato sul n.37 della rivista Atelier

Il cammino della virtù qui s’arresta, addolcendo e cullando tra le docili pareti di un abisso che il pudore e la gioia non temono, le voluttà di una giovane donna. Che la lettrice, qui, si fermi o divenga di se stessa mirabile carnefice, inchiodando ogni suo limbo ad atroci e nefande azioni ancor più voluttuose degli stessi piaceri ch’ella conosce soltanto in fantasie nascoste.Il male s’incarna e trionfa nella disfatta della virtù, adesso ridotta a brani da quella stessa libertà dissoluta di un’ascoltatrice che ode soltanto le ragioni della propria immaginazione. E proprio «l’immaginazione è il pungolo dei piaceri;… essa regola tutto, è il motore di tutto; non si gode forse proprio grazie ad essa? Non è da essa che ci vengono le voluttà più provocanti?…l’immaginazione ci aiuta solo quando il nostro spirito è assolutamente libero da pregiudizi: uno solo è sufficiente a raffreddarla. Continua a leggere→

Passeggiata veneziana

jerry_uelsmann.jpg[Questo racconto è stato pubblicato su Sinestetica il 19 febbraio 2007. Mi è stato ispirato dalla fotografia di Jerry Uelsmann che vedete qui a fianco – sì, sono monomaniaca, lo so: prima la Atwood, poi Uelsmann… E non posso trascurare di ringraziare il mio amico fraterno, nonché redattore e vice capo ufficio stampa di vibrisselibri, oltre che esperto d’arte moderna Stefano Mazzoni, grazie al quale ho scoperto il genio di Uelsmann. La mia guida a Venezia è stata Criscia (ossia Cristina), altra preziosa redattrice di vibrisselibri, e per questo le sono grata.
Nota a margine: nel racconto accenno spesso ad alcune mie difficoltà di deambulazione: cinque anni fa mi sono fratturata la gamba in tre punti ed evidentemente, quando fa molto freddo o è molto umido, il mio amato arto sinistro ne risente ancora. A dir la verità, quel giorno il dolore era davvero paralizzante. Se ci ripenso, rimango ancora sorpresa dalla mia resistenza e dal fatto di esser riuscita a camminare per ore senza desistere.]

La prima cosa che mi ha tolto il fiato è stata l’acqua. Come se il palazzo galleggiasse.
Cristina ha sorriso guardando il mio stupore. L’ho sentita scrollare la testa dentro di sé, divertita come davanti a un cucciolo testardo che tenta di acchiapparsi la coda.
Mi sono risvegliata dall’ipnosi, l’ho seguita, ho osservato il suo passo deciso, eppure lieve, l’effervescenza del suo sguardo ancor più brillante perché screziato da una vena di serietà. Le sono andata dietro con la certezza di non avere occhi abbastanza grandi per assorbire e trattenere. La mia imperfezione mi ha scosso. Lei cammina e sa dove stiamo andando, sa cosa vuole mostrarmi, sa cosa vedrò, e io d’un tratto mi sento fluttuare senza meta.
Portata e Incompleta.
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IMAGO MULIEBRIS di Valter Binaghi

foemina

Una volta una donna mi ha detto: non mi toccherai nemmeno con un dito, ma ti do il permesso di sognarmi. Lei non sapeva a quale amoroso supplizio mi condannava.
Naturalmente io dapprima in sogno mi presi ogni libertà con le sue sembianze marchiate a fuoco nei miei sensi interni, disponendole a piaceri sfrenati. Sognai di ungerla d’olio come uno schiavo paziente, sciogliendo le sue membra fino a dissipare gravità e stanchezza e renderle tenere come carni di bimbo, e dopo saziarmi lentamente addosso a lei, solo del suo tepore, e riposare nel suo riposo, e anche sognai di fotterla bestialmente sul cofano di una BMW nera (quella di suo marito), e di sentirle pronunciare lusinghiere sconcezze sul mio conto, ma quando ebbi terminato il B movie del mio kamasutra da provinciale di mezza età, cominciò lei.
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“Faust” J. W. GOETHE

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Notte

In una stanza gotica a volta, stretta e altera, Faust, inquieto, nella poltrona davanti al suo scrittoio

Faust

E le ho studiate, ah! filosofia,
giurisprudenza e medicina
– anche, purtroppo, teologia –
da capo a fondo, con tutto l’ardore.
Povero pazzo: e ora eccomi qui
che ne so quanto prima. Continua a leggere→

Double face # 1 Per cosa si uccide di Gianni Biondillo

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di Francesco Sasso con “controcanto critico” di Franz Krauspenhaar

Leggendo Per cosa si uccide di Biondillo, pubblicato da Guanda nel 2004, si noterà subito una cosa: omicidi ed enigmi vi sono ammessi, purché in piccolo formato e solo come pretesti narrativi. Infatti, a mio parere, lo scrittore milanese- scaltro nell’inserirsi nel filone aureo del genere, pur restandone fuori- non imbastisce schemi narrativi studiatamente congegnati, bensì s’impegna “sentimentalmente” per ritrarre l’anima di una città (Milano), di un quartiere (Quarto Oggiaro) e dei suoi abitanti. Continua a leggere→

Lo spirito ai tempi di Anna L.B.

La cosa che tu apprezzi, le uve da vino –
e l’idea che quanto di meglio c’è ancora
scavando tra i rifiuti come un cane impazzito
risalga a grandi disegni esoterici
gli scavi della città di Troia
il mondo come volontà e rappresentazione
la serietà di un titolo di libro
che non rimanda a niente e non deride niente;
la cosa che tu apprezzi, questi vini da uva –
e tener alta la bandiera dei morti, parlare
con loro come mito, anche nel futuro,
tentare di incarnare bellezze incommensurabili
mentre il pendolo rintocca e straripano
sui tuoi stivali le fogne del regime,
guardare i gatti, i gatti, i gatti e tua madre:
tutto questo io lo chiamo IL MIO SPIRITO.

LA STRADA, di Cormac Mcarthy

appunti di lettura intorno a LA STRADA, di Cormac Mcarthy, Einaudi

dalla quarta di copertina

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora un valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso:  se stessi e il loro reciproco amore. 

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Intervista al proprio padre

di Lucia Marchitto

Eccoci pronti, tu padre, io figlia: di fronte. Abbiamo lo stesso
naso, gli stessi zigomi, la stessa fronte spaziosa … riflessi …

E’ passato tanto di quel tempo, adesso tu sei in pensione, vai e
torni dalla campagna, zappi, poti, innesti, semini, raccogli. Mai
fermo come se volessi recuperare il tempo perduto. Tutto il tempo che
sei stato in Germania. Da piccola pensavo fosse normale che i padri
fossero altrove per lavoro. Erano via gli zii, i vicini, gli zii degli
zii; per le strade, per le campagne s’incontravano perlopiù donne,
bambini e anziani. Continua a leggere→

Intervista a Ernesto Aloia

aloia_foto.jpg Ernesto Aloia, nato a Belluno nel 1965, abita a Torino. Dopo aver partecipato alla redazione di Maltese Narrazioni, nel 2003 pubblica la raccolta di racconti Chi si ricorda di Peter Szoke? (Minimum Fax). Nel 2006 raddoppia con Sacra Fame dell’Oro, sempre con l’editore romano. Nell’aprile 2007 è uscito per Rizzoli (collana 24/7) il suo primo romanzo: I compagni del fuoco.
Questa è l’intervista.
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Porre & distrarre

Tutti coloro che hanno frequentato un regolare corso di studi sanno (o dovrebbero sapere) che i verbi si raggruppano in tre categorie, chiamate, propriamente, “coniugazioni”: “-are”; “-ere”; “-ire”. I verbi il cui modo infinito finisce in “are” appartengono, quindi, alla prima coniugazione; quelli il cui infinito termina in “ere” alla seconda e infine appartengono alla terza coniugazione i verbi la cui desinenza dell’infinito è “ire”: amare; temere; sentire. Tutto questo preambolo per rispondere a un “bloggista” il cui figlio si è trovato in difficoltà nel risolvere alcuni “quiz” di natura linguistica per l’ammissione a un corso di specializzazione presso un ente parastatale. Questa, all’incirca – ci dice il “bloggista” – la domanda cui dovevano rispondere i concorrenti: “A quale delle tre coniugazioni appartengono
i verbi ‘porre’, ‘indurre’, ‘tradurre’ e ‘distrarre’? ”. Continua a leggere→

The FK experience

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Torna dopo più di un anno uno dei blog più fashion victimizer e terribilmente trendy dell’Italia letteraria, Uffenwanken, in prima battuta Markelo Uffenwanken GmbH & Co. KG.
Il blog ha un nuovo nome: The FK experience. Abbandono l’eteronimo di Markelo Uffenwanken, e prendo in carico le mie iniziali.
The FK experience sarà davvero un’esperienza intorno al mio mondo letterario e non solo: brevi post, segnalazioni dal mondo della rete, movimenti del vostro affezionatissimo. All’interno, il mio sito personale, con le recensioni ai miei libri e le interviste. E altro ancora da mettere a punto. Continua a leggere→

Antonio Pagliaro

Da Il sangue degli altri, Sironi.

Verso le nove, Lo Coco ricevette una telefonata. Numero riservato. Aveva già ricevuto due offerte commerciali quella mattina. Era incerto se prendere il telefono o no. Decise di sì.
La voce bassa di un uomo. «Signor Lo Coco? Il giornalista?».
«Sono io» rispose Lo Coco.
«È lei che si occupa dell’affare dei casinò per “L’Ora”, giusto?».

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“Marsh Languages” e “Cressida to Troilus: A Gift”, di Margaret Atwood

657casabruciatathumbnailjpg.jpgAltre due poesie tratte dalla raccolta – pubblicata da Le Lettere – Mattino nella casa bruciata, la cui traduzione è a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti.
La smetterò, prima o poi. Cercherò di controllarmi. Cercherò di non invadere questo blog con la mia passione per la Atwood, per i suoi scritti. Cercherò di non parlare più diffusamente del Racconto dell’Ancella, di quando e del perché lo lessi, di quali libri metabolizzai insieme a quello, del fatto che – all’improvviso – quegli stessi libri si sono materializzati davanti a me per tutt’altro motivo che un esame universitario. [Mi sono chiesta perché. Che strano. Sarà forse che, a volte, si ha bisogno di rientrare un poco dentro noi stessi e ricercare le parole che hanno scacciato, anche solo per un attimo, anche su un solo centimetro di superficie della coscienza, la nebbia rassicurante del non-sapere].
Sì, insomma, la smetterò. [Forse].

La prima poesia, Lingue di palude, è percorsa da un argomento a me molto caro. Una poesia in cui le lingue, nell’accezione di idioma, perdono la loro connotazione “astratta” di linguaggio, per diventare sempre più lingua che si muove nella bocca, tra i denti, sul palato. Una lingua che è, disperatamente, anche negazione.
E la seconda, Cressida a Troilo: un dono, è di nuovo la Atwood del corpo.
In realtà queste due poesie – e con esse, l’intera raccolta – sono molto di più di quanto ho appena scritto.
Mi piacerebbe sapere che tipo di sensazioni, che genere di riflessioni suscitano in voi, che le leggerete.
Solitamente, quando un luogo per me è particolarmente importante, lo definisco “luogo dell’anima”. La Atwood, per me, è più di una scrittrice dell’anima.
È il corpo che si fa parola. In lei, nella sua prosa e nella sua poesia.

[Nota a margine: in parte è in onore di Margaret Atwood che la protagonista del mio romanzo si chiama Margherita. L’altro motivo è che uno dei libri-pilastro della mia vita (oltre al Racconto dell’ancella) è “Il Maestro e Margherita”.]

Marsh Languages

The dark soft languages are being silenced:
Mothertongue Mothertongue Mothertongue
falling one by one back into the moon

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