Uè, paisà!

del-noce-e-staffelli.jpgEnzo Biagi è tornato al suo paese, Pianaccio (BO), con le note di ‘Bella Ciao’ che hanno salutato il feretro quando è uscito dalla chiesetta del paese, trasportato a spalla dalla gente del posto.
Enzo Biagi negli ultimi anni ha incrociato le proprie vicende con Fabrizio Del Noce, Direttore di Rai Uno già nel 2002, all’epoca della sua epurazione dalla Rai. Poi, quando gli hanno proposto di tornare in Rai, Biagi ha spiegato che con la Rete 1 di Del Noce non voleva avere più niente a che fare.
Bene, dovete sapere che anche Fabrizio Del Noce ogni tanto torna alla sua cittadina, che poi è anche la mia. Continua a leggere→

Romina Capo

romina.jpg L’attesa ha code
riverberi che artigliano
vertici di occhi
diluendo gli sguardi
A nulla vale
stare tra pareti trasparenti
se i ragni tessono feroci
perimetri e distanze.

***

La violenza
è violenza sempre
Anche col tuo fiore in bocca
e la rugiada colata
sul mento
Anche lì che sembra
paradiso per le mie labbra
lì è terra di guerra
E il mio cuore
ne è sgomento.

***

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Una ragione per procedere

di Emanuele Kraushaar

gatto_opi.jpg

Prima di procedere c’è da capire questo: sono sempre stato solo e sempre ho cercato qualcuno con cui stare. I miei insuccessi mi hanno portato ad uno stato di completa afasia. Non dico più niente a nessuno, perché ho capito che nessuno ha interesse ad ascoltarmi.
Da tre mesi mi sono trasferito in un piccolo paese dell’Abruzzo. Ci sono capitato per caso, un giorno che ero in preda ad una delle mie crisi.
Qui ci sono più gatti che persone. Le piazze brillano di una luce bianca, infatti il sole si nasconde dietro grosse nuvole.
Gatti, piazzette vuote, un cielo che sembra infinito. Nient’altro.
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Donazione di organo

L’altro giorno sono tornato a casa prima del previsto.
Siccome vivo da solo, non mi aspettavo sorprese.
Intendo, niente odore di soffritto nell’aria dell’ingresso,
niente luci accese, nessun moccioso festante.
Appendo le mie cose su un attaccapanni IKEA e quello crolla. Continua a leggere→

Esor-dire

Esor-dire – Seconda edizione

Convegno, Prove d’Autore e Torneo Letterario
Un’occasione per mettere a fuoco gli ingranaggi della “grande macchina” dell’editoria nazionale

Scrittorincittà, Cuneo, 16-18 novembre 2007
Ingresso libero

Dal 16 al 18 novembre Cuneo ospita la seconda edizione di Esor-dire, la manifestazione sulle scritture esordienti organizzata dalla Scuola Holden, in collaborazione con Scrittorincittà e Comune di Cuneo. Il tema è quello dell’esordio: un’occasione di riflessione, incontro e confronto fra editori, scrittori esordienti e aspiranti scrittori under 35. Continua a leggere→

“I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano”: o della dolorosa finitezza delle parole

Tre giorni.jpgSe mi chiedessero di cosa parla questo libro, la mia prima risposta sarebbe: è un romanzo sul dolore. Tullio Avoledo definisce Binaghi «un rabdomante del Male». Sono d’accordo: ogni pagina dei Tre giorni è intrisa del Male cui ormai ci siamo assuefatti, di quello che ci spacciano come (nor)Male, somministrandocelo ogni giorno – un sonnifero, una panacea, un biscottino alla massa di cagnolini ammaestrati – dal tubo catodico. Eppure. Il dolore è l’altra faccia del Male, ne è la conseguenza logica, ed è inarginabile. Il dolore provocato, o il dolore provato.
Frate Remigio, il religioso che aiuta Enrico Bonetti nelle sue indagini, da bambino è stato vittima, insieme al fratello, di violenza sessuale. Con Remigio, però, la sorte è stata “benevola”: lui è riuscito a fuggire mentre suo fratello è rimasto ucciso. Ora, Frate Remigio ha il dono di percepire le voci strazianti degli innocenti violati.
«Questa cosa da giovane mi ha portato alla disperazione. Ho cercato ogni forma di ebbrezza e di stordimento, fino alla nausea, ma quelle voci ritornavano sempre, sono arrivato alle soglie del suicidio, finché Dio mi ha tratto in salvo dall’uragano e mi ha dato rifugio nell’Arca della Chiesa».
L’impossibilità del Male di essere nominato emerge dalla fede nelle scienze positiviste.
«Da ragazzino dovetti subire un autentico calvario, tra psichiatri ed esorcisti, prima che la dura verità venisse ufficialmente sancita anche da un neurologo positivista».
Ed è questo sfuggire alle definizioni razionali il vero potere del Male.
Come diceva Baudelaire, il capolavoro di Satana è convincerci che non esiste.
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Postilla sui generi letterari, o del perché lo scrittore non esiste

di Ezio Tarantino

Una delle conseguenze, dal punto di vista semiologico, dell’assioma c) delle note caratteristiche dei generi è che il narratore sia situato ontologicamente al livello della fiction, dei personaggi e delle azioni. Il che, è stato osservato (Andrew Kania, Against the ubiquity of fictional narrators. The Journal of aesthetics and art criticism 63:1 Winter 2005) porta lo scrittore ad assumere una natura ultra-umana la cui caratteristica principale è l’ubiquità: “If novels have narrators, they often know more than, and have powers grater than, any hman could. Thus, a ubiquity theorist must insist from the start that human personality is not a sine qua non for narrator-hood”.
Kania confuta nel suo articolo questa teoria (di critici come George Wilson, Seymour Chatman e Jerrold Levinson), sostenendo che la presenza di romanzi in cui la presenza del fictional narrator (o embedded narrator) è conclamata – come nel caso dei romanzi scritti in prima persona – non è sufficiente a decretare che questa sia una caratteristica ontologica della narrativa.
A ben vedere gli ubiquisti com Jerrold Levinson sostengono una cosa diversa: secondo loro, dal punto di vista fattuale, lo scrittore proprio non esiste.

Dal fondo della sala sento arrivare l’obiezione: ma qualcuno il libro lo avrà pur scritto!
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Libretti verdi a Trieste

libretti-verdi.jpgAll’interno di AUTUNNO AI CAPITELLI (24 ottobre / 24 novembre, Trieste, via dei capitelli 8), rassegna di arti e poesia a cura dell’associazione TriesteDistrettoCulturale, in collaborazione e con il contributo di: Comune di Trieste – Area Educazione Università e Ricerca:
Giovedì 15 novembre

Ore 18

I LIBRETTI VERDI di Battello stampatore:
una nuova collana di poesia a Trieste

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Intervista a Ruggero Solmi

warhol.jpgGaja Cenciarelli (da qui in poi G.C.): Innanzi tutto ti ringrazio per aver accettato di fare due chiacchiere con me. So che non ti esprimi volentieri, se non attraverso i commenti che lasci ad alcuni post oppure nelle tue ormai notissime “Liste”. In qualche modo, tuo malgrado (oppure lo hai voluto?), in rete sei diventato un personaggio. Devo ammettere che sono stata costretta a insistere parecchio per convincerti a rispondere a queste poche domande, ma la mia curiosità (come penso quella di gran parte delle persone che ti legge) mi ha aiutato a non desistere. Da un po’ di tempo hai aperto un blog: http://solmi.wordpress.com/ che si chiama “Liste: progetto accumulatorio di impulsi verbali“. Perché hai pensato che fosse necessario avere una vetrina tutta per te? Ma soprattutto: come hai cominciato a scrivere le tue “Liste”? Cosa ti ha spinto?

Ruggero Solmi (da qui in poi R.S.): mi ha spinto la ricerca. volevo trovare nuovi modi di esprimermi. dopo aver frequentato la poesia e il racconto. ho capito che l’accumulazione è la salvezza dell’espressione. la letteratura è stata da tempo battuta da cinema e televisione. la narrazione è visuale. la pittura si è lanciata nel concettuale. la musica nel rumore. la parola scritta nell’accumulazione.

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La Storia

La Storia (quella del mondo e quella personale di ciascuno di noi) ha due facce: quando tutto deve ancora succedere, e bisogna prendere delle decisioni, il futuro ci appare caotico. Non esiste alcuna garanzia che alle nostre azioni corrisponderà un esito favorevole o sfavorevole. Potrebbe anche non succedere niente (e infatti il più delle volte i nostri sforzi risultano inutili). Solo quando li guardiamo a posteriori, sia la storia del mondo che i nostri percorsi personali, sembrano avere un senso; ma non è mai il senso che avremmo voluto dargli noi. Continua a leggere→

Double face # 2 Per cosa si uccide di Gianni Biondillo

di Ezio Tarantino con “controcanto critico” di Gianni Biondillo

Ma insomma, Per cosa si uccide di Gianni Biondillo è un romanzo di genere, oppure no?
Io direi di sì, che lo è. Di quale genere? All’ingrosso: è un poliziesco all’americana; ancora meglio: un poliziesco alla milanese – Carlo Manzoni, qualcuno l’ha letto? spassosissimo.
Per cosa si uccide fa sue alcune caratteristiche che mi paiono imprescindibili perché un romanzo possa definirsi di genere.

a) Una storia molto solida come impalcatura.
I fatti sono legati fra loro da una logica ferrea. Spesso però le motivazioni che stanno dietro sono miserabili, o assenti. Non ha importanza.

b) Il punto di vista del narratore è completamente immerso nella vicenda.
Al punto che, ad esempio, la terza persona usata da Biondillo sembra in verità la terza persona vicaria di una prima persona timida. Il punto di vista del narratore può essere moralista, cinico, ironico. Comunque totalmente dentro la storia. Nel caso di Biondillo è moralista e ironico (a tratti spassoso).

c) La fiducia del narratore nella materia narrata e nella forma scelta è assoluta.
E’ l’elemento più importante: il genere è tale perché rispetta il codice. Se lo viola, lo rivisita, lo altera non è più genere. E in questo libro le regole del genere vengono rispettate. C’è il fatto, la soluzione del fatto, c’è il poliziotto smagato e un po’ cinico, c’è il narratore. Continua a leggere→

Emily Dickinson

rose8.jpg

Traduzione di Letterio Cassata

C’è un altro cielo,
Sempre sereno e bello,
E c’è un altro sole,
Sebbene ci sia buio;
Non pensare a foreste fradice, Austin,
Non pensare a campagne silenziose –
Qui c’è una minuscola foresta,
Con foglie sempre verdi;
Qui un giardino c’è più luminoso,
Non toccato dal gelo;
Tra i suoi fiori perenni
Odo la luminosa ape ronzare;
Fratello mio, ti prego,
Vieni nel mio giardino! Continua a leggere→

La partenza

di Giorgio Morale

Era la soglia dell’anno 1960 e Paolo aveva ormai dimenticato l’America, quando nel suo universo fece l’ingresso un altro corpo celeste: la Germania. I pionieri ne tornavano già, portati dal caldo estivo, ed erano d’esempio ad altri. Con qualche parola straniera che s’inseriva nei discorsi rendendoli più convincenti, narravano di grandi fabbriche e miniere dove i soldi si scavavano insieme al carbone. Appena tornati, gettavano le fondamenta di case che avrebbero completato nei successivi ritorni. Continua a leggere→