Storia di un giorno

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di Antonio Consoli

La lama del rasoio scorre sulla pelle, sulla faccia ferma e inespressiva. Il volto è segnato dalle rughe che increspano la superficie della fronte e il contorno degli occhi. Con un gesto meccanico, senza distogliere lo sguardo dallo specchio, apre il rubinetto dell’acqua calda e ci passa sotto la lama coperta di peli e schiuma. Il vapore sale ad appannare il vetro.
L’uomo osserva il suo riflesso farsi opaco, confuso, fino quasi a scomparire. Non distoglie lo sguardo, come di chi non vuole perdersi di vista. Chiude il rubinetto e con un gesto che appare ancor più del precedente inconsapevole, raccoglie una tovaglia e, senza perdersi di vista, perché non vuole perdersi di vista, si asciuga dapprima le guance, poi il collo. Viene il momento del congedo. Spegne la luce. Sullo specchio rimane una sagoma scura, appena riconoscibile. Continua a leggere→

La donna che parlava con i morti

Mi è difficile riuscire a credere. Mi è difficile riuscire a non credere.

 

Non posso e non voglio scendere nei dettagli di una trama o nell’analisi critica di una scrittura. Sono operazioni che non mi competono. Ho intrapreso questo viaggio da lettrice, semplicemente, e quello che porto con me è un punto di vista necessariamente parziale, solo uno dei tanti libri possibili che quest’ultima fatica di Remo Bassini racchiude. Non necessariamente il giallo o la storia d’amore e di morte annunciati in quarta di copertina, anzi; sgombrato il campo da queste prime, possibili definizioni ciò che sembra [spesso] non è quel che è.

Come la leggenda contadina che apre la storia, che contiene la chiave del mistero e non possiamo immaginarlo. Come il piano troppo – e pericolosamente – inclinato delle relazioni tra i personaggi, tra il passato e il presente, tra un mondo di relazioni concrete e radicate ed un universo di virtualità e immaginazione. Come il mistero, difficile da credere ma anche da non credere, che muove i fili di storie solo in apparenza distanti tra loro. Come la maledizione di una felicità fuori della portata umana che pure ci ostiniamo a voler raccogliere, anche quando cresce sull’orlo di un abisso, illusoria e a due facce come una moneta.

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Scrittura Creativa/Parte Prima

Lezione n.1

Iniziamo con questo primo articolo un ciclo di lezioni sulla scrittura. Questi appunti non hanno la pretesa di essere esaustivi sul tema, né vi è l’aspirazione a presentarli come dottrina e insegnamento di un maestro. Sono il risultato di una passione e di un lavoro impegnativo come docente svolto in questi anni in varie sedi.
Ci auguriamo solo che contengano spunti utili a migliorare le proprie capacità di scrittura.

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La Storia si ripete

Nel “Tramonto degli oracoli”, un dialogo piuttosto noiosetto composto intorno all’anno 100 d.C., Plutarco racconta una leggenda metropolitana. La riporto anche se è ben nota, perché illustra bene gli sbandamenti della coscienza collettiva quando le certezze che per secoli e secoli erano apparse indubitabili perdono il loro appeal.
Il dialogo si svolge a Delfi, fra parecchi interlocutori. Quando prende la parola un certo Filippo, qualificato come storico, ma del quale non viene specificata neanche la città di provenienza, il dialogo si tinge dei colori di un crepuscolo cosmico. Continua a leggere→

un incontro su Aldo Capitini

Venerdì 23 novembre alle ore 21:00 a Gallarate, presso la Sala Convegni ACLI via Agnelli 33
– ingresso gratuito –

Aldo Capitini, testimone della nonviolenza e promotore delle prime marce Perugia-Assisi.

Proiezione dei documentari:

ALDO CAPITINI – ALLE RADICI DELLA NONVIOLENZA
di D. Bernabei – Italia 1979,
18′

TESTIMONIANZA DELLA PRIMA MARCIA DELLA PACE
di e con Aldo Capitini

Saranno presenti Lisa Clark ( del Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini)
e Paolo Petracca (Acli Milano)

Massimo Sannelli

Sua biografia (2003-2007)

[in exitu Israel de Aegypto, domus Iacob

de populo barbaro]

1

il meglio si è trovato liberando. Allo

stato

più alto le briciole opposte, ad una

compagnia ora spremi il seme

del sesso, dalla sua tensione

con trasporto: e in un battere

d’occhio ha, questo, fatto – e l’uomo

ha oscillato, se non aveva conforto,

oltre al bene, che sente. Continua a leggere→

I BEGLI OCCHI DEL LADRO

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E’ presa la vena, carezzala, fa
arco col braccio, appanna il lume, luce
celeste brilla una febbre sul braccio;
scalda l’anima copri lo specchio, fa
che una coltre allontani le voci, la
lamina d’argento s’è scaldata, è
la bianca fiamma che adesso mescola
a una gocciola che tersa traspare
la bianca bianca eroina, la vena
è radice il laccio stringe l’ago
riluce brilla buca il braccio, brina
scioglie che sulle ciglia brillava, va
in vena, è il momento del mantice, la
misura di sidro che versa dal calice,
son chiusi i begli occhi del ladro.

Beppe Salvia, Cuore (cieli celesti), II Lettere musive.

«Neonato», terza raccolta di poesie di Kate Clanchy

poesia_04_05.jpgKate Clanchy è scozzese di Glasgow ma rifiuta l’etichetta di poetessa nazionalista. Non vuole che l’ambito della sua poesia rimanga circoscritto – o quantomeno strettamente legato – al luogo di origine. In effetti gli argomenti dei suoi versi sono i più disparati: il parto, le storie di ordinaria follia dei ragazzi che scompaiono senza tornare più a casa, l’amore, gli uomini, i traslochi, le case (quelle vecchie e quelle nuove), i viaggi. La vita quotidiana in ogni sua sfaccettatura. Kate Clanchy ha sempre dichiarato di essersi ispirata a Carol Ann Duffy – altra grandissima poetessa scozzese di lingua inglese, di cui consiglio caldamente La moglie del mondo (ne parlerò prossimamente) – Selima Hill, e Sharon Olds. Con la Duffy ha in comune una certa ironia, uno sguardo sulla vita tutto sommato benevolo seppure disincantato, un’amarezza composta ma lancinante. La Clanchy dice: «Carol Ann Duffy ha avuto un’influenza fondamentale su di me. Ammiro profondamente la sua poesia, sia le liriche più squisite che le storie così piene di energia e di forza vitale. Trovo la sua indipendenza, la sua generosità verso altre donne, e il suo convinto femminismo una grande ispirazione in questo mondo ancora così fortemente maschile».
Kate Clanchy ha pubblicato tre raccolte di poesie: la prima, Slattern, nel 1995; la seconda, Samarkand, nel 1999; la terza, Newborn, è del 2004.
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Supermarket

supermarket.jpgdi Renato Di Lorenzo

Supermarket è il primo volume della nuova collana Delitti e Teoremi, nella quale le investigatrici sono rigorosamente donne – donne che nella vita di tutti i giorni combattono per farcela – e nella quale sempre, all’origine di un delitto, c’è qualche mistero scientifico profondo. E’ quindi una variante a tinte gialle nel filone chick lit, il romanzo di genere che negli ultimi anni, a cominciare dal Diario di Bridget Jones, ha riscosso il maggior successo fra il pubblico. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 40

Nemmeno in gioventù la donna aveva avuto molte forze; ed ora, con gli anni, anche quelle poche scemavano. Per di più lei le dedicava soprattutto alla cura scientifica dei suoi ninnoli, e di uno in particolare, lasciatole dal padre, il quale le diceva sovente che quell’oggetto aveva bisogno di attenzioni speciali.
Così la donna trascorreva il suo tempo nella manutenzione dei ninnoli, catafratta in una tuta e maneggiando strumenti che la facevano rassomigliare a un extraterrestre; per il ninnolo del padre, poi, periodicamente convocava consulti d’esperti che davano pareri, operavano interventi, rilasciavano e incassavano parcelle.
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Ne varietur # 2

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para Gaja, mi muchacha dorada

Il meglio di Federico Garcia Lorca (Milano, Guanda, 12 euro) è il regalo di Natale che Leopoldo Carra, suo curatore e autore l’anno scorso del non prescindibile L’estate muore, fa ai suoi lettori. Ostenta un titolo, per così dire impegnativo; cui però fa fede. Fatta salva la scelta eccellente delle poesie e delle traduzioni (ovviamente di Oreste Macrì la più parte, alcune di Piero Menarini, altre ancora, e brillantissime, del curatore), il librino si strasegnala per l’insolita qualità dell’introduzione. Continua a leggere→

Frustrazione

Non ricordo esattamente la frase né l’autore, ma era pressappoco: “Solo chi è infelice scrive romanzi” (e poesie, aggiungerei).
Partendo da questa frase posso dire, quindi, che la frustrazione del progetto di vita è una delle cause scatenanti di una certa produzione letteraria.
Ciò che mi preoccupa è che nei secoli la quantità e la qualità della frustrazione sono cambiate, portando più ampie fasce di scrittori a vivere una condizione disperata e allo stesso tempo veicolante un profondo malessere invece della frustrazione / indignazione che animava la voglia di riscatto e di costruzione attraverso la spinta letteraria.
L’ Oscura Frustrazione sembra proprio appannaggio dei giovani autori, i quali riescono utilmente a far porre l’attenzione sulle radici di un malessere che spesso ci troviamo a condividere a livello inconscio, effetto che giustifica ampiamente la lettura delle loro opere in prosa o in poesia.
Ma ogni tanto spero che ciascuno di noi faccia una tappa leggendo o rileggendo anche altri autori (magari del passato) che possano indurre in noi una positiva reazione o magari anche solo rasserenarci per un po’.

Buone Letture

Opale

di Antonio Sparzani

Erano le sette di uno slavato pomeriggio della fine di maggio. Nel cortile del liceo artistico il preside, finito il lavoro durato inusitatamente a lungo, intratteneva un amico, un suo caro amico, che era andato a trovarlo e a confidargli i casi propri. L’amico stava vivendo un momento complicato della sua vita.

Improvvisamente il preside, che aveva alzato il viso – l’amico era più alto di lui – fu colpito da una sensazione di bellezza; aveva guardato distrattamente il cielo, mentre parlava, parlava con il suo inimitabile accento senese – che suonava sempre così strano nella sonnecchiante città dell’Emilia – e aveva subito decifrato un colore raro. Continua a leggere→