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La palla

di Emanuele Kraushaar

lisi

La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando facevo la palla.
Mia moglie mi chiedeva sempre di fare la palla, quando stavamo in giardino e giocavamo con la nostra cagnolina Lisistrata.
Come correva Lisi quando facevo la palla e rotolavo sull’erba! Anche quando pioveva mia moglie mi chiedeva di fare la palla.
Una volta che eravamo alla casa al mare e c’era il temporale, mia moglie ha spento la tv di colpo, abbiamo preso Lisistrata e siamo andati sulla spiaggia.
Io mi sono attorcigliato e ho incominciato a rotolare sul bagnasciuga. Mia moglie mi guardava e sembrava ci fosse il sole, anche se pioveva di brutto e c’erano i fulmini.
Lisistrata tremava e non mi rincorreva e fissava il mare che per lei era un mostro nero.
Io però continuavo a rotolare, perché sapevo che mia moglie era felice.
Non capivo esattamente le sue sensazioni, ma io quando facevo la palla mi sentivo dio.
Anche quando mia moglie si è messa ad urlare che Lisi stava male, io non mi sono fermato, perché sapevo che mi voleva lì a rotolare sulla spiaggia all’infinito.

Maria De Filippi (2)

maria-de-filippi-rosso

di Emanuele Kraushaar

Quello dice che ha un salone di autonoleggio.
Dice “Io nella vita c’ho un salone di autonoleggio”.
Dice “Io c’ho”, proprio io c’ho nella vita.
La ragazza sul trono lo guarda e poi dice: “Maria, può restare”.
E quello si incolla alla sedia e sembra sbucare dalla tv.
In quel momento do un calcio allo schermo e mi faccio male al piede.
A me m’hanno eliminato alla prima puntata.
Alla ragazza ho detto: “Io nella vita…”, ma quella mi ha falciato le parole di bocca e, guardando verso Maria De Filippi, ha detto: “Maria no, è timido”.

Quello dice che ha un salone di autonoleggio.

Dice “Io nella vita c’ho un salone di autonoleggio”.

Dice “Io c’ho”, proprio io c’ho nella vita.

La ragazza sul trono lo guarda e poi dice: “Maria, può restare”.

E quello resta, si incolla alla sedia e guarda verso le telecamere.

In quel momento do un calcio allo schermo e mi faccio male al piede.

A me m’hanno eliminato alla prima puntata.

Alla ragazza ho detto: “Io nella vita…”, ma quella mi ha falciato le parole di bocca e ha detto: “Maria no, è timido”.

Indagini sulla luce :: 4

di Emanuele Kraushaar

c’è qualcuno lassù oltre il cielo stellato
un nemico invisibile e armato

c’è qualcuno quaggiù
sotto le foglie marce
e tutto il sottofogliame
di vermi e terra umida
un amico di pochi millimetri
che scava sotto
verso la scritta continua

(la parte iniziale coincide con le parole di apertura della sigla di “Trider G7” di Franca Evangelisti)

Maria De Filippi

maria de filippi ap

di Emanuele Kraushaar

Proprio così. Mia madre l’hanno presa al programma di Maria De Filippi quello degli uomini e donne che cercano l’amore in televisione. Io sto molto male quando vedo mia madre che corteggia uno dei tronisti, perchè quello ha i capelli tutti in avanti sulla fronte e tiene le scarpe slacciate. Non parla molto il tronista, invece mia madre parla molto e dice che quando fa le esterne con lui si sente se stessa. A me viene un nodo alla gola e mi sento pesante. Quando ci sono le esterne, a volte abbasso il volume, ma poi lo rialzo subito.

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Federica Pellegrini

di Emanuele Kraushaar

federica_pellegrini_28

Mi sveglio abbastanza presto, tenuto conto che è domenica e che ieri sono stato in giro fino a tardi. Questo significa che avrò molto più tempo per non fare niente. Dopotutto è un agosto di cicale e poco altro.
La ragazza mi ha mollato da un paio di settimane e da un paio di settimane me ne sto tappato in casa a vedere la televisione. Esco solo dopo il tramonto e vado a mangiarmi una fetta d’anguria, poi se capita rimango a chiacchierare con il lavavetri del semaforo di piazza Irnerio.
Oggi però me ne andrò al mare.

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Caschetto biondo

di Emanuele Kraushaar

televisione

È molto tardi e fa freddo. Come al solito, non riesco a dormire. Incomincio a girare i vari canali delle televisioni private. Dopo un po’ mi fisso su un programma. C’è un bambino prodigio che canta e recita. E il presentatore, un tipo pelato e magro, lo applaude. Poi dice: “Pensate che ha solo sette anni: complimenti ai genitori!”.
Quella specie di mostro dalla voce soave ha i capelli biondi che luccicano attraverso lo schermo. Sento come un calore che sbuca dalla televisione e mi sembra di scorgere nei suoi occhi una luce tutta particolare.
Penso a quando avevo io sette anni e non mi viene in mente niente.
Muovo le gambe su e giù per scaldarmi o forse sono nervoso.
Quello intanto è partito con una nuova canzone. È più bravo dell’originale, il suo futuro è luminoso, la gente applaude, il suo nome è impresso sullo schermo, il mio passato mi graffia e non riesco a chiudere gli occhi.
Il bambino canta e il suo caschetto biondo sembra un piccolo sole.
Guardo il pavimento e, prima di spegnere la televisione, fisso le ciocche di capelli che mi sono strappato. Sembrano grandi ragni senza zampe, fermi e senza vita, proprio come me.

Dove stiamo andando

di Emanuele Kraushaar

Dove stiamo andando
con le mani
ci tocchiamo il viso
e vediamo le dita
e sentiamo il calore
e chiediamo perdono
al Signore.

Dove stiamo andando
lo dice una timida intrusione
come di voce socchiusa
come di abbraccio disteso
e circolare
come di vento che stira
le giornate
e ci ritroviamo già al domani.

Maestoso cammina chi vive il presente
dice questo è niente
poi guarda
il volo degli uccelli
vorticoso e chiassoso
come un’ira del selvaggio.

Tutto o quasi

di Emanuele Kraushaar

libro_sacro

Sono giorni che sto tappato in casa a studiare un testo sacro che mi è stato consigliato dal mio nuovo amico Raniero. Lui dice di aver capito tutto o quasi. Riguardo a tutto o quasi. Credo abbia detto proprio una cosa del genere. Ma non ricordo bene, perché sono passati molti giorni. Comunque non è facile andare avanti. Ogni tanto spengo la luce, chiudo gli occhi e mi sento scomparire nel buio.
Ieri mi è sembrato di sentire la voce di Raniero che diceva: “Cerca di trovare la spina dorsale del libro”.
Non so se sia il caso di fermarsi e mollare.
Ma forse è da quando ho iniziato a studiare questo libro immenso che ho mollato tutto e mi sono fermato.
A volte mi scordo di mangiare, di dormire, perdo quasi la cognizione del tempo e del mio corpo.
Telefono a Raniero per chiedergli un consiglio.
“È in settimana bianca con gli amici” mi dice la moglie con la voce tremante. Ma poi in lontananza sento dire: “Ti ho detto mille volte di staccare il telefono”.
Allora attacco e decido di andare da lui.
Quando apro la porta del mio studio, vedo mia moglie con la cornetta in mano, rannicchiata in un angolo, che mi fissa spaventata.

Puntini neri

di Emanuele Kraushaar

pareti_bianche

Da qualche anno sono fissato con la pulizia. Vivo in una casa molto piccola, bianca e con una sola finestra che dà sulla strada. Ci sono una sedia, un divano, un letto, una cucina microscopica, un telefono che non uso mai, perché non ho nessuno da chiamare e nessuno mi chiama.
Ho una televisione che sta sempre accesa, ma l’audio è rotto e immagino dialoghi che non esistono.
Quello che mi interessa è che sia tutto pulito, che il bianco delle piastrelle risplenda e che io veda una mia ombra d’immagine quando cammino.
Da un paio di giorni, sul pavimento sono comparsi dei puntini neri, che non riesco a mandare via. Sono al limite dell’invisibile e ho il sospetto che siano un’allucinazione.
In televisione c’è una donna molto anziana che parla e tante persone che ascoltano.
Nella mia testa dice: “Tutto deve essere pulito, tutto deve essere bianco e anche quei puntini neri devono essere eliminati”.
La sua voce è sgradevole e le sue parole arrivano come comandi.
So che è solo dentro di me e che se l’audio del televisore funzionasse, dalla sua bocca uscirebbero altre cose. Ma di questo, in effetti, non sono sicuro.
Come non sono sicuro che quei puntini neri esistano veramente.
E mentre cerco di toglierli con le unghie, mi sento morire, quasi strozzato dal bianco soffocante delle pareti.

Con un filo di voce

di Emanuele Kraushaar

pericolo

“A pensarci bene, questa città è un vero schifo” disse mentre ci avvicinavamo al cinema.
Se aveva deciso di fare un discorso, Mario le trovava tutte per portarlo avanti. E quella sera, prima del film, voleva parlare male della nostra città.
“Roma è un paesone di provincia, ecco cos’è! La differenza con un paese di provincia, sai qual è?”.
Io stavo zitto.

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Dove siamo

di Emanuele Kraushaar

rossigno

Milly dice cha ha da fare.
Per questo chiamo Anselmo, ma Anselmo non risponde.
Figurati se risponde la domenica, penso. E sbatto il telefono.
Poi telefono a Corrado Svenni. La madre dice che non c’è.
“Se ne è andato di casa. Ieri. È successo ieri”.
Mi dice così la madre di Corrado e, dopo che chiedo il perché, attacca.

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Gene Hackman

di Emanuele Kraushaar

gatto_che_guarda

In televisione c’è un film con Gene Hackman. Fuori piove, non ho certezze per la settimana che viene, tutto fuori dalla finestra sembra nero e senza contorni. Apro una birra, prendo un pacchetto di pistacchi e mi butto sul letto.
Gene Hackman fa l’avvocato, ha uno studio stupendo al centro di New York, ha un manipolo di segretarie, ha una bella moglie, ha un’amante bellissima, ha un rivale che riesce a mettere all’angolo, ha una serie di persone che riesce a mettere all’angolo.
Mette tutti all’angolo Gene Hackman in questo film. Anche io sono buttato sul letto e pendo dalle sue labbra, dalle sue occhiate, dal suo camminare maestoso nello studio di avvocati. Falcate veloci, sorrisi sfuggenti, bicchieri di whisky bevuti a metà, rapidità di linguaggio. Tutti all’angolo.

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Le scimmie non scendono

di Emanuele Kraushaar

scimmia

Ah queste dannate scimmie! Quando scendo a terra poi… Cioè quasi a terra, perché a terra proprio non posso metterci piede. Queste scimmie… Lasciamo perdere. No, invece diciamo le cose come stanno. Si mangiano tutto e non lasciano niente. Io vivo sugli alberi. Si allungano con le liane. Sì, vivo sugli alberi da sempre. Le scimmie si fregano tutto il cibo. Si muovono veloci di ramo in ramo. A mettere piede per terra non ci ho mai pensato. Non ricordo niente di prima. Ho iniziato a vivere così, ad una certa altezza. Ad una certa altezza io mangio, bevo, dormo eccetera. Non ci sono molte ragazze da queste parti, anzi proprio nessuna.

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Bambini paglia sole

di Emanuele Kraushaar

Le cose stanno così: non sono mai stato bambino.
E quegli esseri piccoli e piagnucolosi mi terrorizzano. Per mia fortuna lavoro da casa e i posti che frequento non prevedono la presenza di bambini: cinema d’essai e discoteche.
L’unico rischio è Villa Pamphili. La parte dove vado è abbastanza sicura, perché è quella di chi, come me, va a correre. Ma ogni tanto sbuca dal nulla qualche mamma col passeggino.
L’altro giorno ho deciso di sfidare la paura. Mi sono fermato e messo a guardare uno dei passeggini. Non c’era nessuno dentro, ma un mucchietto di paglia che il sole accecante avrebbe potuto accendere. Ho alzato gli occhi verso la madre. Aveva paglia al posto dei capelli e un sorriso senza bocca.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi è venuta in mente mia madre. Anche lei era così e anche la mia infanzia infatti è bruciata come paglia al sole.

Dopo e verso l’esplosione

di Emanuele Kraushaar

Di queste residenze invernali
non  c’è più niente, solo un minuscolo
battito di muscolo
e una mosca che appiccica
le sue ali sporche sui vetri
appannati.
Poi l’ombra immensa
di aerei che rinsecchiano paure.
E il proverbio:
cani lunghi e bianchi
accavallano zampe,
sono magri come le saggezze
fragili e ammuffite
di questo tempo
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Muti dialoghi

di Emanuele Kraushaar

Sono preso di assalto
roba di sirene e rostri
“Non occupartene,
è come se non fosse niente”.

Un telefono sospetto squilla.
“Intende di donne e mobili,
poi anche ombrelli”.

Ragazze con gli occhi di luce.
“Devo parlare dell’acconciatura dei loro capelli,
lasciami studiare”.

Persone che non mi conoscono
indovinano la mia faccia.
“Ma senza certezze,
ogni tanto quasi per svago”.

Leggende familiari di poco conto.
“Nessuno crede più a certe storie”.