Archivi tag: Poesia

Le sincopi, #2 [di Marina Pizzi]

fui col sasso a farmi una scampagnata
così per fiorire il latte senza la carne
le piante grasse con gli artigli pieni
ogni punta una rotta da respingere.
fui la pelle della rema
nel pianto di un corallo
lapidario. fui profanata dal
taglio della spada, donna già
nata con il fatto dentro.
ottusa dalla perla della luna
le credetti per perdermi devota
al tarlo della nuca che non guardo.

[da L’eremo del foglio, 2008]

Siamo annegati

1.

siamo annegati
siamo annegati nel pozzo delle parole.
fuori
nel sole
striscia un serpente in un pomeriggio
ancora caldo di settembre.
noi siamo qui
noi due e tutti gli altri
noi due e tutti i vivi
tutti mutilati
nello sguardo e nelle braccia
tutti a calpestare una lingua-palude
una lingua che non piange e non ride
ma che solo mutila e divide. Continua a leggere→

Ho scostato la sarcina

di Emanuele Kraushaar

Ho scostato la sarcina
del mio dolore
su un piccolo baroccio
d’amore. Questo rumore
non si spezza con gli imbarazzi
degli occhi, son gli schiocchi
dell’estate che già sfugge
a farmi riposare sotto un albero.
Non il silenzio
che ho dimenticato l’altro ieri
scendendo dall’ascensore.

RIFLESSIONI SULLA POESIA PER LETTORI UN PO’ ANNOIATI (A RAGIONE ?) di Giuseppe Panella

di Giuseppe Panella

“Quidquid tentabat dicere, versus erat”

“Qualsiasi cosa provassi a dire, mi veniva fuori sotto forma di versi”

(Publio Ovidio Nasone)

1. Ma la poesia è poi così noiosa?

A prima vista, sembrerebbe proprio così…

Sia Hans Magnus Enzensberger che Alfonso Berardinelli ce la mettono tutta per dimostrare in un loro interessante manuale di poesia ad uso di chi non vorrebbe leggerne (gli studenti, delle scuole medie e delle Università, i professori di ogni ordine e grado, le persone che una volta venivano definite “colte” anche perché compravano libri, ecc. ecc.) che la poesia non allieta più l’esistenza a chi la legge. Che noia la poesia. Pronto soccorso per lettori stressati è il titolo italiano di un libro uscito per i tipi di Einaudi nel maggio 2006 (e che così traduce il Lyrik nervt ! dell’originale tedesco pubblicato da Carl Hanser Verlag di Monaco nel 2004). Ben lungi dal voler disincentivare i (probabilmente sempre troppo pochi) lettori di poesia questo volume (tradotto da Enrico Ganni e Alfonso Berardinelli nella prima parte; opera originale di Berardinelli stesso nella seconda) si propone, in realtà, di insegnare loro a scriverne.

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da “Plettro di compieta”, 2008, #4, di Marina Pizzi

102.

impegno di focaccia

per discapito la rotta

questa smodata corsa

di scalini biologici

dati in pasto alle redini

del boia all’aguzzino del palio

in grado di girandola

dolo del vitto il dondolio

del coma. a manciate di marette

il tuo ristagno, il far di marionetta

il rio del sangue la guerra senza

enfasi di fato. tu del cielo

dove sei a far angolo? Continua a leggere→

Le sincopi, #1 [di Marina Pizzi]

(foto di Francesca Woodman)

*****

al muro di confisca

ho conficcato il muso

per ordire un carico di frutta

sacrilega del buio.

ho messo in ordine un cassetto

con la schiuma del rantolo,

con la disfatta del calendario

nessun tempo per fracassare

coriandoli di maschere.

con l’ultimo pensiero ho fatto addio

la servitù del basto appresso

alla rondine.

[da L’eremo del foglio, 2008]

da “Plettro di compieta”#3 di Marina Pizzi

(Giorgio De Chirico, Melanconia, 1912)

65.

cornucopia del pianto la nuca

bagnata da cave di lacrime

sgomenta aurora non esserle

che caso di nebbia l’ancora.

sul muro del geco il comando

del coma di sapersi

pezzullo di sabbia, bitume.

annessa mansione capire

il muricciolo del logico incanto

il poveretto nell’io che si sfiata

tata di sé senza insegnamento.

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Andrea Zanzotto

Sovrimpressioni

da Verso i palù*

” Sono i luoghi freddi, vergini che
allontanano
la mano dell’uomo” – dice un uomo
triste; eppure egli è assorto, assunto in essi.
Intrecci d’acque e desideri
d’arborescenze pure,
dòmino di misteri
cadenti consecutivamente in se stessi
attirati nel folto del finire
senza fine, senza fine avventure. Continua a leggere→

da “Plettro di compieta”, 2008 #2 di Marina Pizzi

43.

artigli d’ebetudine l’abicì

del quadro. dove formammo

le ruberie del sale, la lentezza

afona del fondale di pozza.

dove le perle gironzolano

nei macelli delle bestie

stigmate da mangiare. già

si mozza la frottola dell’apice

da guardare. impugna di me

la vena antica, pugnalala con

un permesso di lasciapassare

altrove nelle fauci di una leonessa

sazia sapiente in pieno sonno breccia. Continua a leggere→

da “Un viaggio” – Adelelmo Ruggieri

 

*

Non si vede pressoché niente da qui. Si scorge solo il fianco di una collina che scende, e un grandissimo abete dalla chioma regolare. E il tetto di un edificio a una sola falda che d’inverno, le volte che nevica, sembra volere come una slavina venirsene giù. E poi c’è un altro abete, ma questo qui ha le fronde che vanno a casaccio. Continua a leggere→

da “Plettro di compieta”, 2008 di Marina Pizzi

Plettro di compieta

2008-

1.

stagioni al pane

critica e memoria

dove la casa in estro di giostrina

secca le stanze che si stanno atee.

in meno di un marsupio

il nodo della corsa

per rivedere il sasso

che mi portò sott’acqua

dalla canoa più sciatta

alla novellina tanica di fuoco. Continua a leggere→

Dopo e verso l’esplosione

di Emanuele Kraushaar

Di queste residenze invernali
non  c’è più niente, solo un minuscolo
battito di muscolo
e una mosca che appiccica
le sue ali sporche sui vetri
appannati.
Poi l’ombra immensa
di aerei che rinsecchiano paure.
E il proverbio:
cani lunghi e bianchi
accavallano zampe,
sono magri come le saggezze
fragili e ammuffite
di questo tempo
.

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Pasquale Indulgenza

L’ ora opportuna, Canti del cerchio ermetico, Il Filo editore

Introduzione
di Giuseppe Conte

Che cosa è la poesia? Quale definizione cauta, dubitante ma non meno necessaria possiamo cercarne? Ogni vero libro di poesia contiene una definizione dellapoesia stessa, implicita o esplicita che sia. È percorso intellettuale, coscienza critica,travaglio etico. È viaggio nei territori nudi della mente oltre che attraverso i motidel cuore. Pasquale Indulgenza, in questo suo L’ora opportuna, che porta un sottotitolo molto significativo come Canti del cerchio ermetico, non si sottraea questa aurea regola. Continua a leggere→

Doni de l’adìo – (Doni dell’addio)

di Fabio Franzin

in memoria di T. C. (dandole del Lei, come ho sempre fatto)

(Nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense)

Chel gaso

Chel gaso de fil bianco pontà
a far misura te ‘na balzana
de braghe scure, in fresco
de lana, braghe da sposo…

Chel gaso che no’ se savéa
nianca se ‘a ‘vesse fat ora
de cùser, cara, che se ‘ven
incòrt sol che ‘sta sera, a ‘na

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Muti dialoghi

di Emanuele Kraushaar

Sono preso di assalto
roba di sirene e rostri
“Non occupartene,
è come se non fosse niente”.

Un telefono sospetto squilla.
“Intende di donne e mobili,
poi anche ombrelli”.

Ragazze con gli occhi di luce.
“Devo parlare dell’acconciatura dei loro capelli,
lasciami studiare”.

Persone che non mi conoscono
indovinano la mia faccia.
“Ma senza certezze,
ogni tanto quasi per svago”.

Leggende familiari di poco conto.
“Nessuno crede più a certe storie”.

La ronda del numero zero (Marina Pizzi)

la ronda del numero zero

nel sonno finalmente l’ora vuota

la somma indagine della daga

devota alla sfinge di non nascita.

dove ti avventi ignudo è solo un fosso

sommato alle ronde delle mani

che smossero le terre per il crollo

perfezione della macina più forte

avvento dello zero il nome vero.

[da Plettro di compieta, 2008]

(immagine di Francis Bacon)

Vicino Celan – di Elio Grasso

Vicino Celan

Prima di tutto mi chiedo se Marina Pizzi provi interesse per la propria poesia, almeno quanto Francis Bacon abbia amato i propri quadri. Penso che entrambi si siano, in certo momenti della loro vita, riempiti d’amore e di forza barbara per scrivere poesie e dipingere quadri. Continua a leggere→