Arianna
Sul precipizio del nulla
ammaestra oche
e specchia solitudini.
Romina
Al lavoro la scrivania
strangola “fammi queste
due pagine per venti”
è ora di pranzo
il panino ingoia Romina. Continua a leggere
Arianna
Sul precipizio del nulla
ammaestra oche
e specchia solitudini.
Romina
Al lavoro la scrivania
strangola “fammi queste
due pagine per venti”
è ora di pranzo
il panino ingoia Romina. Continua a leggere
Pergamena di pioggia
ti porgo la dimora che abiti
la faccio silenzio, ci scrivo
con le vene e con le labbra
ho un campo nel brivido, verso
tutta la luce del creato
nella amara piaga dei discorsi
fuochi del grembo ctonio
ci tennero alle redini d’un canto
la pelle contro il tuono
guadata dagli sguardi
con la guancia strappata alla marea
parli alle parole, le dici di innervarsi
di fare note, sangue
di spegnere nelle vene il nostro liquido
bollente
nudo nome, che ci sovrasti
penetri il largo dorso delle mani
penetri a fondo nella carne e stai
disteso come in estasi.
*****
[Il blog di Natalia Lisi ha per titolo: raDa delle Folgori: http://dearibelle.splinder.com]
37.
sotto la volta di un nodo di stoppia
barcolla il trave della cella.
il veto del sole sotto l’alluce
indica la strada del dietrofront.
l’azzurro mendìco del cielo nero
al bar del coro non grida mai.
appieno vuoto questo dividendo
la sa con pena la promessa livida.
sabato 31 maggio
La camera verde (Roma, via G.Miani 20)
ore 20.00 — presentazione dei libri
Dallo stesso altrove di Marina Pizzi
e
Witness di Kathleen Fraser
Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com
***** Continua a leggere
95.
ho un collo di ruggine ginestra
nel giro di una ruota che deflora
salti di marmi gelosie di niente.
chissà dove. arriverà del vento,
con una pioggia fitta, le folate,
anche, per fare prima, scrosci,
fole di meraviglia, come a vigilia,
a fare impacchi, bende, beveroni.
nessuna banda a fare chiasso, o sí,
anche, facendo prima, due tamburi,
due chiostre di denti che scongiurano,
quattro mani che fanno giochi d’ombra,
così, per divertire. chissà dove,
nitrire, frinire, facendo in fretta,
nutrire un’altra fine che si stanca.
fa, chissà dove, molto caldo,
fanno dei fuochi, altrove, per scaldarsi.
due o tre sospiri, forse, non di più
[da chissà, PDF PRESS, 1999 (a cura di Nanni Cagnone)]
Secondo lei cos’è la poesia e perché lei scrive poesie? Quali sono le principali e strutturali caratteristiche dei suoi versi?
Scrivo poesia perché mi aiuta a sopravvivere alla fatica della vita, fatica sempre più pressante e senza scopo. La mancanza assoluta di speranza rende il quotidiano pressoché intollerabile, da qui la necessità di scrivere in versi questa amputazione. E’ un manifestarsi a se stessi, quasi una rivelazione d’identità nonostante la cancellazione operata dal tempo. Continua a leggere
449
I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –
He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –
And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –
il guardiano delle fabbriche (*)
Il guardiano delle fabbriche le guardava andare in fumo
era un erudito, dice ancora qualcuno, ma lui pur di non darlo a vedere
stava sempre solo stava sempre a sedere e camminava se camminava
con la testa che gli girava con le spalle ciondoloni fischiando alle gonne e ai calzoni…
Se portava bretelle o cintura lo camuffava ben bene
era un guardiano di fabbriche e le elencava intere
stava lì fin dal mattino con cannocchiale e acciarino e una a una
fissava le ciminiere apriva e chiudeva il portale faceva si e no il bene e il male… Continua a leggere
Marina Pizzi, L’Acciuga della sera i fuochi della tara. Lecce, Luca Pensa Editore, 2006
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SPLEEN
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

(Silvio Merlino, Vulcano che dorme, 1985)
Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Continua a leggere
1.
la lira nella toppa ma non sa aprire
che passeri dal becco senza cibo
o avvisaglie botaniche di cadute
giù dall’albero tutte piuttosto verdi
primule d’ansia una verità d’accetta.
eccetto il padre delle funi
qua si celebra l’ingorgo del declino
verso le barche con buchi a fontana.
poco ne resti il vanto della brama
mano migrante in tasca di vandalo.
La Fondazione Piazzolla (www.fondazionemarinopiazzolla.it) e l’ensemble Destinazione Loa presentano ( 8 – 9 – 10 maggio 2008, ore 21 ) all’Atelier Meta-Teatro – via Natale del Grande, 21 – Roma, tel. 065814723 – 335.8153270 ([email protected] – www.meteteatro.org ), la lettura-spettacolo Hudèmata Actàbat – suite nera (dalle opere poetiche di Marino Piazzolla) di e con Marco Palladini, con gli attori Tiziana Lucattini e Fabio Traversa. Elementi scenici: Luisa Taravella. Continua a leggere