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Natalia Lisi

Pergamena di pioggia

ti porgo la dimora che abiti
la faccio silenzio, ci scrivo
con le vene e con le labbra

ho un campo nel brivido, verso
tutta la luce del creato

nella amara piaga dei discorsi

fuochi del grembo ctonio
ci tennero alle redini d’un canto
la pelle contro il tuono
guadata dagli sguardi

con la guancia strappata alla marea
parli alle parole, le dici di innervarsi
di fare note, sangue

di spegnere nelle vene il nostro liquido
bollente

nudo nome, che ci sovrasti
penetri il largo dorso delle mani
penetri a fondo nella carne e stai
disteso come in estasi.

*****

[Il blog di Natalia Lisi ha per titolo: raDa delle Folgori: http://dearibelle.splinder.com]

da “Davanzali di pietà”, #2, 2008, di Marina Pizzi

37.

sotto la volta di un nodo di stoppia

barcolla il trave della cella.

il veto del sole sotto l’alluce

indica la strada del dietrofront.

l’azzurro mendìco del cielo nero

al bar del coro non grida mai.

appieno vuoto questo dividendo

la sa con pena la promessa livida.

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Giuliano Mesa

chissà dove. arriverà del vento,

con una pioggia fitta, le folate,

anche, per fare prima, scrosci,

fole di meraviglia, come a vigilia,

a fare impacchi, bende, beveroni.

nessuna banda a fare chiasso, o sí,

anche, facendo prima, due tamburi,

due chiostre di denti che scongiurano,

quattro mani che fanno giochi d’ombra,

così, per divertire. chissà dove,

nitrire, frinire, facendo in fretta,

nutrire un’altra fine che si stanca.

fa, chissà dove, molto caldo,

fanno dei fuochi, altrove, per scaldarsi.

due o tre sospiri, forse, non di più

[da chissà, PDF PRESS, 1999 (a cura di Nanni Cagnone)]

Colloquio con Marina Pizzi di Asmar Moosavinia

Secondo lei cos’è la poesia e perché lei scrive poesie? Quali sono le principali e strutturali caratteristiche dei suoi versi?

Scrivo poesia perché mi aiuta a sopravvivere alla fatica della vita, fatica sempre più pressante e senza scopo. La mancanza assoluta di speranza rende il quotidiano pressoché intollerabile, da qui la necessità di scrivere in versi questa amputazione. E’ un manifestarsi a se stessi, quasi una rivelazione d’identità nonostante la cancellazione operata dal tempo. Continua a leggere→

Emily Dickinson [Morii per la Bellezza]

449

I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –

He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –

And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –

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Nanni Cagnone

Quando un attimo si scioglie

dai doni del tempo

per una tregua, una luce

non rassomigliante,

noi, perduti senza desiderio

nel concavo dialetto

dell’infanzia, in venerati

nascondigli, nel pettine

dai denti disuguali,

ingannati sappiamo

di avere diritto.

da : Anima del vuoto, Bari, Palomar, 1993

DA FILASTROCCHE MINORI, di Nadia Agustoni

il guardiano delle fabbriche (*)

Il guardiano delle fabbriche le guardava andare in fumo

era un erudito, dice ancora qualcuno, ma lui pur di non darlo a vedere

stava sempre solo stava sempre a sedere e camminava se camminava

con la testa che gli girava con le spalle ciondoloni fischiando alle gonne e ai calzoni…

Se portava bretelle o cintura lo camuffava ben bene

era un guardiano di fabbriche e le elencava intere

stava lì fin dal mattino con cannocchiale e acciarino e una a una

fissava le ciminiere apriva e chiudeva il portale faceva si e no il bene e il male… Continua a leggere→

Oralità, scrittura, storia – La poesia di Lello VOCE


(Silvio Merlino, Vulcano che dorme, 1985)

Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Continua a leggere→

da “Davanzali di pietà”, 2008, di Marina Pizzi

1.

la lira nella toppa ma non sa aprire

che passeri dal becco senza cibo

o avvisaglie botaniche di cadute

giù dall’albero tutte piuttosto verdi

primule d’ansia una verità d’accetta.

eccetto il padre delle funi

qua si celebra l’ingorgo del declino

verso le barche con buchi a fontana.

poco ne resti il vanto della brama

mano migrante in tasca di vandalo.

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Fondazione Piazzolla: Hudèmata Actàbat – suite nera (dalle opere poetiche di Marino Piazzolla)

La Fondazione Piazzolla (www.fondazionemarinopiazzolla.it) e l’ensemble Destinazione Loa presentano ( 8 – 9 – 10 maggio 2008, ore 21 ) all’Atelier Meta-Teatro – via Natale del Grande, 21 – Roma, tel. 065814723 – 335.8153270 ([email protected] – www.meteteatro.org ), la lettura-spettacolo Hudèmata Actàbat – suite nera (dalle opere poetiche  di Marino Piazzolla) di e con  Marco Palladini, con gli attori Tiziana Lucattini e  Fabio Traversa. Elementi scenici: Luisa Taravella. Continua a leggere→