Archivio mensile:Luglio 2007

Presenza virtuale e reale

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Presenza reale e virtuale
Contributo al Workshop del 28 aprile 2007 – Bazzano (BO)
Adam Vaccaro

Parto richiamando qualche passaggio della Parte introduttiva del mio libro Ricerche e forme di Adiacenza (Asefi, Milano 2001), che considerando il panorama complessivo della poesia in atto iniziava così: “Avvertivo, circa 20 anni fa, alcune insofferenze ed esigenze, rimaste pressoché intatte…”. Mi riferivo da un lato e in primo luogo alla capacità di dire il mondo con efficacia (quale intesa dalla fisica), “dopo le forti caratterizzazioni identitarie di movimenti e soggetti (dal simbolismo al realismo, dall’avanguardia all’ermetismo, ecc., alcune poi replicate in neo)”. Continua a leggere→

“Poetiche della precarietà”.In uscita il nuovo numero di Re:.

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E’ finalmente uscito, per la casa editrice ZONA, il terzo numero di Re: (viste sulla letteratura e le arti) dal titolo “Poetiche della precarietà”, un numero che affronta da più punti di vista il tema tanto dibattuto della precarietà, dalla forma-saggio sul precariato sociale e lavorativo ai testi di stile “precario” proposti da una nuova ondata che nasce dal web e dalla performatività delle arti. Continua a leggere→

Le mani giuste del Potere

di Mauro Baldrati

mani-giuste.jpgTra le altre qualità Giancarlo de Cataldo ha un’ottima capacità di sintesi nella lettura della storia. Questa infatti è una delle prerogative – una delle libertà – della letteratura: guarda indietro, o avanti nel tempo e legge gli avvenimenti con lo conoscenze di oggi. Nel suo ultimo, atteso romanzo Nelle mani giuste, che inizia dove finisce il precedente Romanzo Criminale (ma si legge anche come opera autonoma), il successore del Vecchio (personaggio ambiguo dei servizi segreti che tutto controlla perché tutto sa) va a trovare un “onorevole” della vecchia guardia malato di cancro. Siamo negli anni Novanta, la Prima Repubblica è ridotta in briciole da Mani Pulite. Emergono nuove formazioni politiche, i partiti si riconfigurano. la Mafia si sta riorganizzando, si stringono patti tra Massoneria, criminalità organizzata e Stato. Queste le parole dell’anziano deputato:
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L’amante

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I

Nell’alto cielo ai limiti di sera
l’inerzia che ogni giorno lo consuma
si fa corposa.
L’alta mancanza, spaziale frutto
già consumato ai limiti del giorno
non lo riposa.
Brevi e silenti sono andati gli anni. Continua a leggere→

«Impronte» poetiche gallesi

ImpronteNel 2006 e nel 2007 rispettivamente sono usciti, per i tipi della casa editrice Mobydick di Faenza, due libri dedicati alla poesia gallese contemporanea: I canali di Marte di Patrick McGuinness (un mio articolo al riguardo è comparso il 27 giugno 2006 in vibrisse, bollettino), e un’antologia intitolata Impronte, con prefazione dello stesso McGuinness. La curatrice di entrambi, Giorgia Sensi, ha al suo attivo anche La moglie del mondo di Carol Ann Duffy, Men-Uomini, Ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, tradotti con Andrea Sirotti; e L’adozione, di Jackie Kay, tutti e tre pubblicati da Le Lettere. Tre piccoli capolavori passati praticamente inosservati.
Ne I canali di Marte è già contenuto il concetto chiave della poesia di McGuinness: il lontano, l’altro da sé o meglio: l’altrove. Affermare che McGuinness sia gallese, o comunque che si identifichi con una sola cultura, è quantomeno azzardato. Figlio di padre irlandese e di madre belga, è cresciuto in Venezuela e lo spagnolo è stato la sua prima lingua. Successivamente ha imparato il francese e, solo a sei anni, l’inglese. La sua compagna è gallese di madrelingua gallese (è importante sottolinearlo: “naturalmente” – e perdonate l’ironia non troppo velata che trapela da questo avverbio – esistono molti gallesi di madrelingua inglese). Ora vive in Galles. Ha riflettuto a lungo sulla sua identità e sulla sua appartenenza a una nazione in particolare – il Belgio -, concludendo che essere belga significa «che non t’importa davvero se lo sei o no». Nella poesia Belgitudine il concetto di “altrove” è ben chiaro: Continua a leggere→

I crepuscolari #1

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GUIDO GOZZANO

Totò Merùmeni

I.

Col suo giardino incolto, le sale vaste, i bei
balconi secentisti guarniti di verzura,
la villa sembra tolta da certi versi miei,
sembra la villa-tipo, del Libro di Lettura…
Pensa migliori giorni la villa triste, pensa
gaie brigate sotto gli alberi centenari,
banchetti illustri nella sala da pranzo immensa
e danze nel salone spoglio da gli antiquari.
Ma dove in altri tempi giungeva Casa Ansaldo,
Casa Rattazzi, Casa d’Azeglio, Casa Oddone,
s’arresta un’automobile fremendo e sobbalzando,
villosi forestieri picchiano la gorgòne.
S’ode un latrato e un passo, si schiude cautamente
la porta… In quel silenzio di chiostro e di caserma
vive Totò Merùmeni con una madre inferma,
una prozia canuta ed uno zio demente.
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Tre poesie di Pamela Canali

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SULLA VIA DEL SACRO

Indossiamo ogni giorno i piaceri della Terra
noi che abbiamo visto i giorni della fortuna
senza confini, abbiamo navigato a diverse profondità
ad alta quota, fantasia al lavoro sulla via del sacro
nuova intelligenza alle frontiere dell’anima
Preserviamo la specie nel mondo dei dinosauri
nani e giganti fuori della riserva
per altri mille anni. Proviamo a curare la guerra
La coscienza  si espande, radice di ogni futuro
Con un collegamento rapido tocchiamo la perfezione
Proviamo a curare l’istinto naturale, difficile da spezzare
a ritmo di danza
Proviamo a curare il sole con regali e sorprese
e un’oncia di puro argento
La grande festa a misura dei nostri desideri
non è frutto del caso, è il controllo assoluto
del tempo, per tutte le tasche

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Sergio ATZENI (Capoterra 1952 – Isola di San Pietro 1995)

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Da: Il quinto passo è l’addio

Ruggero Gunale esiliandosi dalla città
e discutendo con se stesso di principi morali
ha una visione mistica

Bocca aperta alle mosche, Ruggero Gunale guarda con occhi umidi e impietriti la città che si allontana: la croce d’oro sulla cupola della cattedrale e attorno a corona digradando i palazzi color catarro dei nobili ispanici decaduti, circondati da bastioni pietrosi invalicabili a piede d’uomo, dove pendono chiome di capperi al vento, di un verde che ride. Continua a leggere→

concerto in minuscolo punteggiato

solfeggio. 4/4.

do-orre, 4 volte,
leva la sveglia batte l’amor(t)e.
pause di respiro.
flash di intermittenza.
luci impazzite del microonde.
“dove corri?” , “in ufficio” meccanica risposta-suono.
suona il cell.
numero privato chiama.
“chi e?’” o “chi non è?” persevera il controllo.
meccanicizzo il mio stare.
come un orologio.
a ogni quarto il ticchettio.
Il successivo un’azione conclamata.
“so what”. così è.

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Baldus, la ricezione – di Adriano Padua

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Il numero 0 della rivista Baldus esce nel settembre 1990. Nell’editoriale introduttivo Mariano Baino afferma che la linea della rivista sceglie la contaminazione quale campo privilegiato, sebbene non esclusivo, di riflessione. Anche, se non soprattutto, per analizzarne le possibilità relative a una sperimentazione nuova, in un’epoca di mutamenti delle strutture comunicative, e di generale e complessa ridefinizione della cultura e dei suoi oggetti. Continua a leggere→

Religione del buco – di Valter Binaghi

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Il tossico che si è venduto tutto per la roba (prima i dischi d’epoca, i libri, i vestiti, l’orologio, la catenina della prima comunione, perfino i mobili, e poi i gioielli della madre che l’ha buttato fuori, adesso dorme in una casa occupata su un materasso bisunto, dall’altra parte della parete una coppia di disperati come lui, loro almeno stanno insieme ma non scopano mai, li sentirebbe) il tossico è la sceneggiatura parodiata da un demone della parabola del Vangelo – ricordate? quella del mercante che trovata la perla preziosa vende tutto ciò che ha per averla – l’eroina è il paradiso zippato in 2 cc della società dei consumi e il tossico col suo appetito insaziabile è il cattivo infinito di Hegel, lo sberleffo alla ragioneria dei piaceri di Epicuro e la dimostrazione lampante dell’esistenza di Dio.
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Tre capitoli di fedeltà

genova.jpgCamminiamo tra questi Capitoli con i sandalini di gomma, attenti alle ondate perché non si sa mai: qui l’acqua è ovunque ed è imperiosa e improvvisa. Camminiamo tenuti al guinzaglio dal ben noto sentimento d’amore, ma nel paesaggio insistito di un confine: Genova, Venezia. Siamo quasi sempre a piedi nello slittamento delle rive, su sabbie e cementi scivolosi, con un piede nella solida ragionevolezza terrestre e l’altro nel lavoro testardo del mare di sgretolare, smangiucchiare.

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LO SPIRITO DELL’AUTORE (se senti lo vedi)

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L’autore nel suo libro deve essere come Dio nel suo universo, dovunque presente e in nessun luogo visibile.

[Gustav Flaubert]

Nel suo universo implica: l’intero spaziotempo esistente. Implica: scandire il ritmo in più luoghi. Implica: donarsi per farsi eco. E l’uno si complica e si moltiplica: si divide. Ecco lo spirito dell’autore, lo spettro che rimane all’ombra di se stesso. Uno spiccato in due e con-fuso in altro: dove il textus – quale mano ha filato? E quale ha firmato? Verba volant di corda in corda e quale cuore ha intonato? Il LA – la nota di partenza la stazione per un treno [che ha un altro capo per condurre il tuo corpus].
Qui finisce il mio cappello introduttivo ed inizia il suo Chapeau [esclamativo]. Un applauso per introdurre le parole che Paolo Pilo mi ha regalato e con voi con-divido.

Chiara Daino Continua a leggere→