
Chi era Campana te lo dissi proprio io durante uno dei molteplici miei trip
sulla poesia italiana del nostro Novecento: la notte – un divenire, e frasi e suoni e sogni
e Boboli, il giardino, l’invetriata e la Chimera e tu che ascolti e poi sicuramente pensi
che scrivere significhi davvero sofferenza d’una mente che non si rassegna al buio.
Un pazzo, certamente: una ricetrasmittente con l’onde del cervello forza nove
e sinapsi come cavi di rete collegati per navigare ovunque, diretti al nuovo mondo.
Controlli quest’asta che nessuno assiste con palette: chi offre di più, di sé darà con più fatica.
Hai comprato, per ora, un numero infinito di fumetti Micky Mouse degli anni 30,
ma continuo ad insistere imperterrito che un verso richiede molta più fatica
di mille pennarelli made in china che passano notturni e senza schizzi
intorno alla nuvola pensante, le mille bolle blu d’una vignetta.
Ma ecco che poco dopo t’incupisci e non sai se poi ti piaccia veramente
se capisci esattamente il suo significato: è questo dirsi al buio a spaventarti
queste puttane di bordello pre-Merlin che si trasformano
da luride baldracche un po’ pelose in ancelle di farfalle complanari
questi mari nauseanti da navigare veloce per tornare, ma non qui
non esattamente al posto di partenza, di qualche fotogramma miglioràti
laddove al rallentatore memoriale molto meglio ogni sogno si ravvisa.
Ti dissi crudelmente che il feticcio oggetto non m’interessava più
che il pensiero, possederlo, era l’ impossibile – e comunque l’edizione di Marradi
ce l’aveva Montale che la perse proprio qui a Firenze durante l’alluvione.
Un coglione, certamente. Ridi, pensando a tale spreco, e tu che risparmioso e maniacale
concepisci il materiale come base d’appoggio e di finanza
riempi la stanza di pensieri tondi fatti quasi sghignazzando, da non dire.
Ti lascio fare finchè poi non decidi che tentare in fin dei conti costa niente
e dalla ricerca globale mondiale di server con la connessione ai venditori
il morto orale rispunta come intatto, autografato e fotografato
un corpo d’obitorio dal lago rinvenuto con novant’anni di ritardo
conservato tuttavia da mani molto esperte, faraone da Marradi
stretto fra le bende d’una angusta psichiatria. E tu rilanci.
Quali ganci trattengono alla terra la fibra ottica del mouse
che tu guidi schiacciando uno dopo l’altro tutti i tasti
che pesti invio durante il conto alla rovescia, che io
non so capirne il peso e dargli senso: penso al compulsivo
correggere di bozze da Ravagli, alla tastiera che perpendicolare tieni
rispetto a quello schermo al plasma che tu sei lì ed offri ancora
con un’ansia di possesso di chi più spende più guadagna.
La montagna. Le immagini del viaggio superato. Hai sparato
un prezzo ragionevole, in fin dei conti non l’hai pagato tanto.
Questo è quanto: mi dici che sarà la mia pensione di quando
squattrinato, avrò il catetere invocando la Bacchelli
e i versi più belli saranno quelli che non t’ho scritto mai
E lo sai, è un compleanno, o qualche altro anniversario.
Così me lo donasti in una scatola marrone coi limoni disegnati
(in barba a Montale, dicesti, lui li ha persi, ma tu vedi di conservarli bene)
avevi il viso di Lopachin del Giardino dei Ciliegi
il sorriso di Prometeo che regala il fuoco al mondo.
Allora non è vero che questa poesia non la capisci
chè la grazia del dono di dare di gran lunga supera il mio dire
e se adesso non trovo un regalo più decente d’un’opera d’inchiostro
stampato laser sopra un foglio d’una risma presa al supermercato
è perchè il maledetto pazzo fosti tu, chè proprio non capisci il gran perchè
ogni tanto vado a capo e cambio il rigo, tu, che le parole migliori
le scrivi accuratamente, di seguito, l’un l’altra, e scendi solamente quando
il margine destro non concede ulteriore spazio all’arabesco.
Pubblico questo testo il giorno del mio 28esimo compleanno (così potete farmi anche gli auguri) per ragioni meramente sentimentali. L’edizione a cui si fa riferimento è quella di Marradi del 1914, trovata dal mio fidanzato spippolando sul sito www.ebay.com tre anni fa e poi regalatami quale auspicio e/o fondo pensione.