Chi era Theodor Storm (14.9. 1817 – 4.7.1888)? E dove si trova Husum, la città dove visse e morì? La grigia città sul mar grigio, che questo autore e poeta canta in una delle sue poesie più famose come un luogo di melanconico fascino. Ah, la grigia Germania e la sua ancor più grigia letteratura! Che tristezza!
Certo, mentre Baudelaire e Mallarmé a Parigi inventavano, esaurendo le loro forze umane e creative, elegantemente la modernità, i poeti e gli scrittori tedeschi preferivano rimanere a casa propria, nelle loro piccole città di provincia dove erano nati e dove svolgevano un lavoro borghese. Continua a leggere
Archivio mensile:Luglio 2007
Su “Nome, nome” di Massimo SANNELLI – I
Su “Nome, nome” di Massimo SANNELLI – I
Nel grembo d’ombre della madre.
Tutto ciò che accade, si accende, si disperde – si rivela fiamma sconosciuta all’ordine
dei giorni. Tutto ciò che accade è un corpo che tende alla visione, epifania di transito –
l’istante, ridiventato carne, che risponde in natura di specchio alla notte, all’immutato
esilio della luce. Continua a leggere
Strozzare e strangolare
I vocabolari attestano i due verbi l’uno sinonimo dell’altro. A voler sottilizzare non è proprio cosí, anche se hanno lo stesso significato “fondamentale”: morire per asfissia. Colui che “strozza” usa le mani; chi “strangola”, invece, serra il collo della vittima servendosi di un laccio o di qualche altro “strumento”. A questo punto vediamo ‘esattamente’ il significato di “sinonimia”. Continua a leggere
Matteoni/Babino su Nazione Indiana
Su www.nazioneindiana.com da stamattina c’è un post-tandem, dal titolo Trasloco, del duo poeticospirituale Francesca Matteoni detta Franziska (testo) e Cristina Babino detta Babington (foto). Buona lettura & visione! FK
Provocazione in forma d’apologo 25
Nello studio vuoto, sull’ultima pagina scritta da un vecchio scrittore (l’inchiostro è ancora fresco), si legge:
Intervista a Gaja Cenciarelli
Gaja Cenciarelli è nata nel 1968 a Roma, dove vive. Laureata in lingue, lavora come traduttrice dall’inglese per importanti case editrici: è specializzata in letteratura irlandese e scritture femminili. Suoi racconti sono apparsi sulle riviste “Accattone” e “Carta” e in alcune antologie. Ha pubblicato due libri: Il cerchio (Edizioni Empirìa, 2003), ed Extra Omnes – L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Editrice Zona, 2006). Il suo blog è sinestetica.net.
Hola Gaja! Dato che io come intervistatore sono alle prime armi, come prima domanda ti chiederei: ma a te, se uno ti intervistasse in quanto scrittrice, traduttrice, capo redattrice di vibrisselibri, lettrice, ecc., che domande ti piacerebbe sentirti fare?
Sulla traduzione letteraria tengo una rubrica mensile su BombaSicilia e vivo gomito a gomito con le parole degli altri ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della mia vita. È un’esperienza entusiasmante e gratificante – si fa letteralmente nascere un libro in lingua italiana – ma che comunque, per me, attiene al quotidiano. Perciò mi piacerebbe esplorare altri temi, come quello della scrittura. Che è, e rimane, il mio primo amore.
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“DELLA TRADUZIONE POETICA” di Marco SCALABRINO
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Nat Scammacca (poeta, narratore, fondatore nel 1968 dell’ANTIGRUPPO), i cui testi ho avuto il privilegio di volgere in Siciliano (POEMS PUISII – 1999), ebbe a scrivere che la poesia “pigghia tantu di ddu spaziu nna lu chiù nicu di li cucchiarini chi ci vulissiru misati sani pi travirsàrilu di punta a punta”. E Stanley H. Barkan (poeta ed editore newyorchese) ha puntualizzato:
Il traduttore assolve a entrambe le attribuzioni, soddisfa entrambe le condizioni: attraversa ovverosia “il cucchiaino” e lo riconsegna mutato eppure indenne nella lingua di destinazione.
I 33 dischi
di Loris Pattuelli

33 dischi senza i quali non si può vivere di Ernesto Assante e Gino Castaldo (Einaudi Stile Libero 2007) è uno di quei libri che non mettono mai fretta al lettore. Sembra incredibile, ma con la scusa dei 33 dischi da salvare si può parlare di tutto, proprio di tutto. L’eroe di questo libro è un supporto fonografico chiamato ellepì (long playing) che, detto tra noi, è anche la merce più anticonvenzionale che si sia mai vista in giro, una specie di bene primario mezzo individualista e mezzo collettivista, mezzo gaudente e mezzo sacro. E’ prima di tutto un omaggio affettuoso al vecchio disco, all’album:
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Tredici poesie – di Anna Lamberti Bocconi
1)
Io sono i morti.
Sapete, quelli del mio viso.
A fior di spada sull’acqua del secchio
a filo dello specchio riflessivo.
Sapete, il funerale del vivo.
Dove si impara a star forti.
Michele Parrella (1929-1996)
Delitto all’idroscalo
ad Pier Paolo Pasolini
Ti hanno sfigurato
in un’Italia
che più non riconosci.
E massacrato nell’ambigua
certezza che il tuo corpo
per gli altri non avrà
altro giudice
che la furia dei tuoi
fratelli infelici.
Ora anche il tuo
rimpianto
è stato ucciso.
E nessuno di noi
può credere che l’amore
ha calpestato la tua faccia,
distrutto i tuoi occhi.
Nessuno di noi può credere
che la dolcezza della tua voce
ha insanguinato la tua testa,
come un melograno che rotola
nei solchi dì novembre.
Chi ti ha ucciso
è stato pagato.
Chi ti ha sfregiato
non era stato scelto
e pagato.
Eppure gli hanno detto:
Questa volta non facciamo saltare
un treno, ma un uomo che come un treno
pieno di uva matura corre verso la pigiatura.
Dobbiamo fermare quella vendemmia,
distruggere gli acini, i mosti
di un paese che è cresciuto.
E quel corpo irriconoscibile
annegano
nel suo stesso rimpianto.
(2 novembre 1975)
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Thomas L. – uno
Thomas L. è il mio più grande amico e per questo vado all’Aurelia Hospital a trovarlo e mi si spezza il cuore a vederlo su una sedia con le ruote lui invece allarga la bocca e sembra una maschera da commedia greca
Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 11

di Giorgio Morale
Domenica mattina. Sesso fiacco. Veloce. Torno dal bagno svuotato. Io chiedo scusa, Elle sorride. Io continuo a dire “Mi spiace” e lei che non importa.
Trasalisco per un rumore. E’ Elle che tamburella sul muro.
Disteso, immobile. Il caldo impedisce di dormire. Crollo per la stanchezza, ma dopo mezzora mi sveglio sudato. L’unica nota fresca è un cinguettio. Elle non è dello stesso avviso. “Questi uccelli” fa. “Il caldo rende isterici anche loro”.
L’infinito del verbo andare, Luca Salvatore
Era il tempo ad essere in difetto d’attenzione,
quando ci si affermava a slogan d’Eccezione
e ad una specie sempre diversa di fallimento
con prove di fatto che ammontavano a cento,
e non una a valerne, come si dice, la Pen(n)a.
Si ragionava per sottrazione e quasi a stento
sugli strati e sugli intenti da esibire alla catena,
sull’Uomo Nuovo da portare a compimento,
dando a bere Ragioni Sacrosante a non finire
e degli Opuscoli illustrati sulla gioia di morire.
Era tutto un continuo predicare e forsennare
e un ripetere la parte del diverso da annientare.
S’avanzava ancora di male in polvere, cavando
solchi neri a piacimento dalle liste dei viventi!
sospesi a mezz’aria, a rintocchi abbinati e lenti,
ridotti al solo avanzo e a ripasso d’Essenziale,
nell’attesa perfettamente numerati e riadattati,
a morire di non morire, nei secoli dei secoli
malgrado solide diete di nulla e amorevoli cure,
a morire una morte qualunque, da indesiderati!
invocando la Grande Opera di farsi compiuta,
gli scongiuri di rimando, l’altrove a cui andare
e i manuali di retorica bruta a cui genuflettersi!
Era un ritornare ad implorare digiuni e Spettri.
Ma saranno rimorsi a tratti, peggiori e dementi,
quei morti qualunque a venire lentamente a galla,
uno ad uno e passo a passo dai Limbi possenti
e presto a venire a domanda, in onore, a Parola:

