La bibliografia su Fabrizio De André (1940-1999) inizia ad arricchirsi in maniera quasi abnorme, dal punto di vista quantivativo, solo dopo la morte del grande cantautore ligure: da allora a oggi (e passano esattamente tredici anni) i volumi sull’arte del folksinger di scuola genovese si specializzano anche nel descrivere o analizzare momenti particolarissimi, riguardanti soprattutto gli aspetti della vita pubblica e privata e quelli legati al contenuto delle canzoni. In mezzo a tante belle biografie e a ottimi esempi di disamine critiche sulle ascendenze letterarie, religiose, ideologiche del geniale Faber, mancava un libro come questo, opera congiunta di un dottorando in musicologia e di una ricercatrice in studi italianistici. I due si sono per così dire suddivisi le parti: al primo l’esegesi dei testi lirici, alla seconda la lettura al pentagramma delle note che accompagnano brani memorabili (centotrenta in tutto quelli ufficiali, ossia pubblicati su disco in vita con approvazione dell’Autore). Il libro però è solo una sintesi, ovvero un buon manuale di come dovrebbe essere trattata l’opera omnia di un cantautore: e non a caso inaugura assieme ai volumi su Bob Dylan e Paolo Conte la sottocollana “La canzone d’autore fra musica e poesia” diretta da Stefano La Via nell’ambito dei celebri Quality Paperbacks dell’editore romano. Insomma Fabrizio De André. Cantastorie fra parole e musica mostra come va fatto un libro con pretese anche didattiche per la conoscenza e lo studio di un fenomeno, quello dei cantautori, dove il linguaggio verbale-poetico e quello sonoro-musicale non vanno mai disgiunti. Continua a leggere
Archivio mensile:Aprile 2012
20. Brasserie
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Sembra facile girare per Parigi. Sei una specie di fantasma che nessuno riconosce. Un negozio di sushi: Dio ce ne scampi. Ha la saracinesca chiusa, avrà fallito? E tu? Non è arrivato il momento di cambiare? Una tabaccheria con la tenda rossa e nera: chiusa anche questa! Ma cos’ha la città? Ha saputo che saresti arrivato proprio oggi? Procedi come l’uomo invisibile tra gente che non ti guarda in faccia. Continua a leggere
Marina Torossi Tevini, L’Occidente e le parole
Pietas per l’Occidente
di Giovanna Mozzillo
L’Occidente e parole di Marina Torossi Tevini: una raccolta di racconti scanditi da continui interrogativi, interrogativi a cui l’autrice si impegna a dare risposta attraverso un inesausto spasmodico sforzo di indagine e riflessione. Uno sforzo in cui ella riesce a coinvolgere a pieno il lettore, dal quale è come se si facesse scortare passo dopo passo attraverso il processo conoscitivo e lungo l’avventuroso percorso che dovrebbe condurci a decifrare il mistero della condizione umana. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 217
Prossimo alla laurea ottenni a fatica una tesi su Vubì e sul suo unico libro edito, e dopo averla scritta andai a trovarlo nella casa di riposo dove stava passando i suoi ultimi giorni in solitudine.
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L’ibrido autobiografico di Coratelli.
di Franz Krauspenhaar
Conosco bene Fernando Coratelli, uno scrittore barese di stanza ormai da parecchi anni a Milano. E’ anche operatore culturale, organizzatore di serate e readings, editor. Coratelli crede ancora – uno dei pochi – nel potere della letteratura di muovere non solo le coscienze (che è “movimento sedentario”, per dir così) ma soprattutto le persone, fisicamente, da un luogo all’altro. Organizzare eventi legati al libro significa prestare particolare ascolto a ciò che inizia e finisce con la lettura, perché il libro è la letteratura, ovvero è un contenitore fisico di problematiche esistenziali, di speranze, di lotte, di pensiero umano. Il libro comincia laddove finisce un vissuto legato all’opera, come se esso fosse il neonato distaccato dal taglio del cordone ombelicale. Continua a leggere
19. Il passerotto
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Si è svegliata. Non ricorda nulla del pullman, del viaggio a Parigi, del vicino che ha cercato di non far rumore, di muoversi il meno possibile per consentirle di dormire. Resta in silenzio per un’eternità, poi dice all’improvviso: ho fatto un sogno. Racconta di una ragazza col cappello di lana e la sciarpa color latte, del suo impegno nel volontariato, di un prefabbricato dove si faceva tutto, messe e riunioni, pranzi, presepi e molto altro. Continua a leggere
18. Primo capitolo
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Ti siedi al tavolo della stanza d’albergo, che ti sorprende sempre più: pare un angolo di paradiso, ma forse è l’illusione della solitudine che cerca un conforto nel benessere, nelle luci soffuse, nel sogno di una vita senza signore che rivolgono domande, senza rimpianti per la facoltà di medicina, per i muscoli e i nervi che rilassi mettendo insieme i pezzi di un romanzo che vorresti fosse la tua vita e quella di Futura. Cosa potrebbe fare? Continua a leggere
Adrienne RICH – Da: Lo spacco alla radice. Nota di Nadia Agustoni
Adrienne Rich, poesia e rabbia.
di Nadia Agustoni
La morte di Adrienne Rich, poeta, saggista e femminista americana, come quella di altre figure simbolo dell’intellighenzia radical (Paley, Sontag, Wittig) mancate nell’ultimo decennio, segna la fine di un’epoca; fine che arriva frammentata e in un vuoto che personalità meno affilate riempiono solo parzialmente, anche perché un certo carisma si afferma per l’integrità personale che solo il tempo rivela. Rich apparteneva alla generazione che negli anni Sessanta partecipò alla contestazione dello status quo, e lei madre quarantenne di tre figli rimise allora in gioco l’intera sua vita, sposò le cause del femminismo e dell’antirazzismo, si mobilitò contro la guerra in Vietnam e visse apertamente il suo legame d’amore con una donna, Michele Cliff. Continua a leggere




