Archivi autore: fabrizio centofanti

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Charles Bukowski, Notte imbecille


notte imbecille,
cavatappi come una nera chitarra,
la giornata stava vomitando l’inferno,
e tu ora vieni
scivolando giù dai tubi di scarico
svuotando la tua vescica
dappertutto,
e ho bevuto 9 bottiglie di birra
una pinta di vodka,
fumato 18 sigarette,
e tu sei ancora su di me,
tu fai sfilare i morti fuori sul balcone del mio cervello;
vedo sopracciglia strappate; labbra, pantofole;
il mio amore, in una vecchia vestaglia, impreca,
mi raggiunge;
l’Esercito Confederato corre; Hitler
fa una piroetta.. poi
i versi dei gatti in amore
mi salvano, mi risvegliano
… ancora un bicchiere,
ancora del fumo, e nel cassetto la foto di una giornata in spiaggia
nel 1955… mio dio, come ero giovane allora,
senz’altro più giovane;
e alla finestra, una o 2 luci, la città è morta
tranne che per ladri e uomini delle pulizie,
e anch’io sono quasi morto, così malandato,
e alzo la bottiglia nel centro della stanza
e tu sei dappertutto
nera notte imbecille,
sei sotto le mie unghie,
nelle orecchie e in bocca,
e qui ci reggiamo,
tu ed io, un gigante e un nanetto chiusi nel disordine, e quando il
primo sole viene giù a mostrare i ragni
al lavoro, bruchi che si arrampicano su sottilissimi fili,
tu mi lascerai andare,
ma ora tu strisci nella tomba della mia bottiglia,
mi strizzi l’occhio e ti metti in posa, la tappezzeria ha
rose sbiadite, i ragni sognano mosche piene d’oro, e io cammino di nuovo nella stanza, accendo un’altra sigaretta, e sento che dovrei
diventare matto, ma non so proprio
come.

Per miracolo


Il peso della vita è grande, certe volte: è come quando i pacchi della spesa diventano macigni inamovibili. Nei momenti in cui pensiamo di non farcela, ricordiamo di portare la croce insieme con Gesù, e il carico diventa leggero, per miracolo.

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Luigi Aliprandi, La sposa perfetta

a cura di Alberto Fraccacreta

Non guardo più gli annunci
tirati a lucido, arcigni nel gelo della sera. Da qui
(dal pensiero stesso) a una concreta
nonché provvidenziale soluzione ci corre,
niente a che vedere, si capisce
con gli insulsi affanni del mestiere
risate secche, riassunti di preghiere
ma un modo più basso, più leggero
quasi una tecnica della tenerezza
da pensarsi a sera o prima
del sonno, a uso e consumo
della tua bellezza. Continua a leggere→

Guido Maria Gallerani, I popoli scomparsi

a cura di Alberto Fraccacreta

Questi popoli scomparsi si dispongono in un ordine più o meno cronologico. La loro storia ci è restituita talvolta inventata. Quando essi non anticipano il presente destino, sono almeno l’illustrazione di certi comportamenti che perdurano nella società occidentale, come un album archeologico, un repertorio incompleto d’umanità diverse, alla fine delle quali – benché si tratti di una fine sempre transitoria – arriva la nostra.

*

Nazca 

 

Le linee di Nazca, geoglifi nel deserto peruviano, formano distribuite su 80 chilometri circa 800 disegni che raffigurano animali, grandi fino a 180 metri. Furono tracciate tra il IV e il V secolo d.C.  Continua a leggere→

La porta

Anche un viaggio in auto, o in pullman, può essere un mezzo di santificazione, una via che porta al cielo. La Luce entra quando vuole: a noi lasciare aperto il finestrino, la porta interna del cuore.

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Il fiume e il tempo


di Marcello Comitini

Ricordo tutto della strada percorsa. Ma non ricordo come sia finito sulla sponda di questo fiume in un territorio assolutamente verde. Un verde che luccica di foglie e erbe, tanto fitte le une, tanto alte le altre, insieme a formare una stanza sconfinata con un grande balcone spalancato su un orizzonte verde che ondeggia al fiato dolce del vento. Continua a leggere→

Fabio Grimaldi, Via Dolorosa Via Gloriosa

a cura di Alberto Fraccacreta

Via Vittoriosa

il vuoto è colmato
precipita il sole
atterriscono tutte le creature

Via Silenziosa

un corpo
lasciato scivolare
tra le braccia materne

il mondo sfocia
nel dissipato equilibrio

Via Decorosa

un cadavere
esposto al silenzio
sarà fine o inizio? Continua a leggere→

Anna Segre, A corpo vivo

a cura di Alberto Fraccacreta

uno

Avrakedavra.
Tesso le poesie per te.
Che sarebbe: creare dalla parola.
O anche: benedizione della parte santa.

tredici

Trattengo in bocca
le cose da dirti
e la lingua c’inciampa
perché devo parlare
con altri d’altro
che non sei tu.

Mi ronzano sul palato
come api
le cose da dirti
e la mia bocca
è un’arnia
inviolabile. Continua a leggere→

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Davvero


Gesù vuole donarci il gusto dell’eterno, rivelarci lo strato più profondo di questa vita che sfugge, perché ridotta a fugaci sensazioni. Giorno dopo giorno, il Cielo si fa strada, e cominciamo a conoscerci davvero.

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