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Vederti


Crediamo che Gesù è presente? Altrimenti è inutile pregare. Non serve andare da un amico quando non è in casa; non si può stare muti al telefono, se una persona è all’altro capo del filo. Gesù, aiutami a vederti con gli occhi invisibili del cuore.

Lirico terapia. Federico Garcia Lorca.

Questo è il prologo

Vorrei lasciare in questo libro
tutto il mio cuore.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissuto ore sante.

Che pena quei libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
e lentamente passano!
Che tristezza profonda
lasciare i pannelli
di pene e dolori
che un cuore porta! Continua a leggere→

Lui che sa

Chiediamo sempre qualcosa: Dio dammi questo, Dio fammi quest’altro. A volte non sappiamo cosa chiedere, e dobbiamo sforzarci. Mai che ci lasciamo portare, che ci fidiamo delle scelte di Lui che sa ogni cosa, senza farlo pesare.

La svolta

Gesù vuole salvarci, è il suo desiderio più intenso. Una sete contagiosa. Basterebbe riscaldarsi a questo fuoco, per riprendersi. O rinfrescarsi in quest’oasi, secondo la stagione. In ogni caso, sarebbe la svolta della vita.

Per sempre

Gesù si dà nell’Ostia, senza ritorno. Ogni dono di Dio è così. Basterebbe questo, per convincerci ad aprirci. Le angosce che ci assalgono nascono dal sentimento della fine, a cui nulla sfugge, sulla terra. Ma ciò che Dio dà, resta per sempre.

Lirico terapia. Salvatore Quasimodo

Forse il cuore

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore.

Non è questa la vocazione della poesia? Una parola che resta, dopo l’ennesimo fallimento, dopo ogni sconfitta.

Lirico terapia. Nazim Hikmet


Prima che bruci Parigi 

Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

È possibile essere, nello stesso tempo, semplici e profondi? In queste immagini di Hikmet sembra non esserci nulla di complesso: perché, allora, l’esito è così palesemente suggestivo? Qual è il segreto dei versi, di tutti i versi che riescono a risuonare nella nostra anima, a toccare le corde del cuore?

Giù la maschera, di Giorgio Stella

Giù la maschera che é già caduta

tra l’ostello e l’aborto del censimento suo –

alle volte regalava un sorriso

altre elemosinava un fiore, un nome,

un fiore sul nome –

quanta aria pura passa dalle parti della croce

avvitata alla luce che la previene da dove viene –

la maschera é caduta,

sarebbe azzardato dire come dare un tozzo di pane a un cane

e invece il canile si apre e il forno é mozzo

quasi fosse vietato parlare in un medesimo teatro.

Lirico terapia. Conceicao Lima, Frammenti poetici.

Frammenti poetici

Dopo l’ardore della riconquista

non cadde manna sui nostri campi.

 

E nella dura traversata del deserto

imparammo che la terra promessa era qui.

 

Ancora e sempre qui.

Due isole indomite da dissodare.

Il cippo da innalzare

con l’insepolta nudità dei nostri pugni.

 

Emergeremo dal canto

come dal suolo emerge il giovane granturco

e nudi, interi recupereremo

la trasparenza del tempo iniziale.

Puri ritorneremo ad abitare la poesia e la chiarità

perché la parola risorga e il sogno non si perda.

 

Ricuperare la trasparenza iniziale: chi non ha nel cuore questo sogno?