Bisogna pregare per le anime, avere il desiderio di salvezza di Gesù. Contemplando il Suo volto, attingiamo sempre più precisamente al modello a cui ispirarci, perché siamo Sua immagine. Lui si svela a poco a poco, per non turbarci con qualcosa che può anche apparirci irraggiungibile.
Gesù vuole che lo amiamo, perché così viviamo davvero. Se non ci apriamo a Lui, ci apriamo a qualcos’altro. Questo è il nodo da sciogliere: vivere nella povertà dei nostri mezzi o nella ricchezza dell’unione con Lui.
L’incontro con Gesù sarebbe semplice, se lo desiderassimo davvero. Così il Cristo alla Bossis. Se cercassimo in Lui la nostra gioia, la vita cambierebbe. Il maligno si impone, Gesù è lì che attende un nostro slancio.
Seguendo Gesù si trova il filo d’oro, la scia luminosa che unisce terra e cielo e che sempre cerchiamo, nel profondo. Finché non l’abbiamo intercettata ci sentiamo insoddisfatti, irrealizzati. Ma Gesù cammina sempre, e noi sempre possiamo seguirlo.
Gesù non si allontana da noi un solo istante. Neanche le cose più umili ne distolgono l’attenzione. Anzi, preferisce la piccolezza, è attratto da ciò che scartiamo e denigriamo. Vuole essere amato come il più caro degli amici, soffre per la nostra tiepidezza, ci esorta all’unione.
A Gesù fa piacere che ci avviciniamo a Lui nella folla, perché la folla lo ritiene sempre morto. Così dice a Gabrielle, nella metropolitana di Parigi. È nella folla che dobbiamo seminare, come sui sassi, sulla strada, tra i rovi. Qualcosa spunterà, dallo sperare contro ogni speranza, dal crederci, nonostante tutto.
Gesù legge nel cuore, vede le intenzioni. Per questo la priorità è il porgere, l’offrire, lasciando che prenda di noi ogni cosa e la trasformi, per i Suoi meriti la renda bella. È difficile? Anche se lo fosse, varrebbe la pena.
A volte, il rapporto con Gesù è “come se fosse”. Lui dice a Gabrielle che è arrivato il momento della svolta: non più l’immaginazione, ma la certezza della fede. Del resto è l’Emmanuele, il Dio con noi.
Quello che Mi si dona fa parte di Me, in cui niente muore, dice il Cristo alla Bossis. E la invita a donarsi, perché quello che ciascuno può fare è irripetibile. Come fare a meno di questa testimonianza straordinaria?
Gesù è la ragione di vita. Qui, sulla terra, scegliamo tra Lui e noi. Ciò che l’esistenza è veramente, è voluto da Lui: così tutto concorre al nostro bene, perché è Lui il nostro Bene.
Quale gioia, per Me, se tutti i vostri istanti fossero istanti d’amore, dice il Cristo alla Bossis. La esorta a trovare le parole per contagiare la passione, e a chiederle a Lui, se mai non le trovasse. Le ricorda che ha voluto essere con noi ogni momento, mangiato e bevuto nell’eucaristia, per esprimere, al di là di ogni dubbio, il Suo desiderio.
Gesù dice a Gabrielle di approfittare dei Suoi meriti. Fa l’esempio di un uomo che si è speso tanto per imbandire una tavola ricchissima, ma quando invita alla condivisione nessuno risponde, e molti si allontanano con gesti di disprezzo. Perché perdere una ricchezza così grande? Partecipiamo e invitiamo il più possibile: più condividiamo, più raccoglieremo.
Vivere per piacere a Dio, dice il Cristo alla Bossis. È il decisivo spostamento dell’asse, nella nostra vita, la rivoluzione copernicana. Piacere a Dio o piacere a sé stessi: è la distanza tra il cielo e la terra.
Si entra in questo libro di Antonio Bux con il tremore e timore di chi vìola una sacra privatezza ben sapendo, però, che la porta è lasciata aperta dall’autore perché il fervore dell’ambiguità agisce nel dominio di chi accetta di essere poeta. Si ha l’impressione per ognuna di queste poesie, nate da una forte passione, da un incontro determinante e necessario, di assistere alla registrazione, dal vivo della sua introspezione, di possibilità del pensiero che mobilitano continuamente la lingua in una caccia al sensibile.
Su questa strada si intrecciano cortocircuiti mentali e figurali ognuno dei quali forma il caso di un incontro: Giorni d’acqua, simili a dèi…; il tramonto del sole che non è mai; accecarsi bui / per le strade interrotte dove dio / padre è una pietra, freccia grezza / sulla strada, e noi la meta.
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