
Amare il prossimo come il nostro corpo, il nostro spirito, come tendendogli le braccia interiormente: è il consiglio del Cristo alla Bossis. Lui, di amore, se ne intende.

La gioia è nell’unità, dice Gesù a Gabrielle. Le raccomanda, per questo, di sentirsi partecipe della vita dei santi, di tutti coloro che hanno scelto l’amore. Due sono le vie: quella santa dell’amore e quella diabolica dell’odio. Non si può rimanere sulla soglia, bisogna decidere da che parte stare. Non c’è che l’amore, in cielo, e Gesù lo ha portato sulla terra.

Città vecchia
Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.
da Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Torino, Einaudi 1971, p. 791s.

Certa teologia afferma che Dio non interviene nella storia: ne fa il punto forte dell’evoluzione di un pensiero adulto, scientifico, realista. Il Cristo invita la Bossis ad accorgersi di tutte le volte che si prende cura di lei nella concretezza della vita. Mai pensare che la cosiddetta scienza ne sappia più di Dio.

Bisogna pensare all’amore delicatissimo che il Padre ha per tutti e per ciascuno, ringraziarlo per ciò che sentiamo come bello, che solo noi avvertiamo con quelle sfumature. Stupirci, aggiunge il Cristo alla Bossis, che da sempre ci abbia pensato, col Suo amore singolare e molteplice, immutabile e creativo.

Gesù vuole sentirsi a casa, nella nostra anima: il più amato, il più desiderato. Tanti, invece, non lo pensano mai, come non ci fosse. Lui li guarda con tristezza, come nell’orto del Getsemani. Dobbiamo parlare al posto loro, confidare per loro, perché accada che, per miracolo, si rivolgano dalla parte giusta.

(Genesi 18,1-15)
L’accoglienza è vita. Non occorrono tempi solenni o momenti straordinari: il luogo in cui avviene è il quotidiano. E l’atteggiamento che la prepara è una quieta vigilanza.
Abramo non si trova né all’interno, né all’esterno della sua casa. Siede sulla soglia, che simboleggia il luogo per eccellenza dell’incontro. Egli è vigile ma anche sereno. È in armonia con ciò che lo circonda. Essendo l’ora più calda, riposa: concilia il suo ritmo a quello della natura.
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Gesù vuole essere ricordato, lungo il giorno: Lui è tutto, il resto è nulla. Raccomanda a Gabrielle di appassionarsi, perché è l’amore che unisce, e non la forza. Si paragona a un uomo che cammina in una città straniera, dove nessuno lo riconosce, nessuno lo saluta. Si potrebbe cominciare da qui: salutarlo con amore, farlo entrare con delicatezza nello spazio della propria attenzione.

Il Cristo dice alla Bossis di offrire al Padre il Suo sacrificio sulla croce, perché il Padre contempla tutti i tempi nello stesso momento. Cosa non darà vedendo il Figlio morire? Come non risponderà prontamente, Lui che è amore inaudito? Questo amore è adesso, conclude Gesù, lasciandoci un tesoro a cui attingere ogni giorno.

di Guido Michelone
Moon Jazz
La Luna è sicuramente uno dei temi preferiti della poesia ma anche del jazz, anche solo per essere nominata nei testi delle canzoni divenute standard o interpretate da solisti e big band soprattutto della swing era (e poi ancora dal bebop al cool e tutt’oggi in tanto mainstream). Ma la ‘cosa Luna’ resta anche un profondo riferimento all’intero universo culturale fin dalla remota antichità. Queste brevi riflessioni cercano di ritrovare alcuni legami fra Luna e jazz nel solco di un atteggiamento di poesia che la musica stessa conserva spesso volentieri.
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