Archivi autore: fabrizio centofanti

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Il segreto

Gesù dice a Gabrielle che il Suo nemico è il denaro, con il quale le persone credono di riempire la vita, cosa che può fare solo Lui. Per questo bisogna lasciarlo agire, per portare luce. Se ci lasciassimo ispirare, il mondo scoprirebbe il segreto che cerca dovunque, senza mai trovarlo.

Intervista a Salvatore Ritrovato

In poesia, l’ “io” è sollecitato da più parti: bersagliato da alcuni come spia rossa autoreferenziale, è accolto da altri come passaggio obbligato. All’ “io” tu hai dedicato una poesia, che apre in maniera significativa “La casa dei venti” (Il Vicolo Editore, 2018). Là scrivi: “Non lascia di sé figura né volume, ma un incrocio/ di linee in fuga del paesaggio che lo innerva./ Tante braccia protese a saluto.” L’ “io” di cui parli assomiglia a un territorio aperto, proteso verso l’alterità, non definito da confini, ma attraversato da un reticolo di percorsi. È così? Questo “io” non è in fondo sia il paesaggio che il viaggio stesso? 

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La vita

Gesù vuole l’unione. Non ci perdiamo quando siamo riuniti nel Suo nome: è come un bouquet di fiori sull’altare, come colombe che volano insieme e si sentono sicure. Desiderare Dio, bruciare di zelo per il Suo volere: questa è la vita.

Le cose come stanno

Gesù ha inventato l’Eucaristia per esserci vicino, per rimanere in noi. Vuole l’unità di tutto e tutti e invita a servire questo desiderio, che è il punto cruciale del Suo annuncio. Nell’amore tutto è collegato, diceva Solov’ev: lui ha capito le cose come stanno.

Vicino

Gesù vuole che accorciamo la distanza fra il cielo e la terra, attraverso l’amicizia con i santi o la lettura del Vangelo. Il Suo esempio è sufficiente per farci sentire in sintonia con Dio. La preghiera, i sacrifici, il coraggio, il Suo esserci sempre e comunque, ce lo rendono vicino.

Vivrò, di Giorgio Stella

                    Al terzo terno.

[Alla] magistrale corte della rosa dei venti[…]

Io [vivrò] i punti cardinali

Dei [seppelliti] vivi che pregherò –

Onde sepolte nelle conchiglie,

[io] [vivrò] nei [cimiteri] loro,

le foto ormai sbiadite […]

qualche fiore come radice – della felce maschio –

i [cimiteri] nei cantieri dove i manovali

coi caschi blu dell’ONU 

ritrovano ossa e le rosicchiano

fino all’anima della vena dei vermi

che strisciano sulle pareti

delle prigioni dei [seppelliti vivi] –

[Vivrò] al cuore del cancro, nel nido

Delle maschere a carne levare fino a quando 

La grondaia avrà impiccato l’ultima

Goccia alla prima lacrima.

Doni

Gesù ama che indoviniamo i doni che ci fa, e che su questa terra restano nascosti. A molti sfuggono, ma quando c’è qualcuno che sa riconoscere dono e donatore, il Cristo è felice. Noi che lo sappiamo, siamo avvertiti.

Sala d’attesa

Gesù dice a Gabrielle di essere come in sala d’attesa: aspetta che lo avviciniamo. E aggiunge: se fosse un poeta, un letterato, non lo avvicineresti con maggior attenzione e maggior cura? Lui è un Dio, il nostro Dio! La esorta a cercarlo, a parlargli, perché è così che si apre la porta a Lui che bussa.

Prisco De Vivo, L’inutilità dello specchio

Riflessioni su un percorso spirituale e misericordioso nel tempo della pandemia

Nel nostro tempo difficilmente aumenterà la nostra capacità di elevazione al sublime. Nella maggior parte di noi c’è una continua interazione all’ovvio, alle dinamiche più sconcertanti della banalità (modello imprescindibile del nostro tempo); così, drammaticamente, ognuno di noi all’ombra delle proprie pene è consapevole di questa triste realtà.

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La poesia della settimana. Patrizia Valduga

da Requiem

Oh padre padre che conosco ora,

soltanto ora dopo tanta vita,

ti prego parlami, parlami ancora:

io fallita come figlia, fuggita

lontano un giorno, e lontana da allora,

non so niente di te, della tua vita,

niente delle tue gioie e degli affanni,

e ho quarant’anni, padre, quarant’anni!

***

Per otto giorni, otto notti nere,

immobile, schiacciato sulla schiena…

Più giù, ancora più devi cadere,

non ci sono più limiti alla pena…

Tu non potevi più nemmeno bere

e chiedevi come era la mia cena,

quel po’ di vita ancora di doveri

era per noi, per noi i tuoi pensieri.

da Poeti italiani del secondo Novecento, Milano, Mondadori 1996, p. 967.

Gioia

Gesù desidera che proviamo gioia per Lui, che gliela comunichiamo, anche con un semplice slancio. Vivere per Lui, ricorda a Gabrielle, è quanto di più desiderabile ci sia, per l’essere umano. Gioia anche nella prova, perché Lui è più grande di ogni ostacolo.

Ciò che è Dio

Siamo sicuri di ricevere da Dio? A volte non osiamo sperare. Eppure dovremmo avere un barlume della Sua generosità impensabile, inaudita, capace di salvare anime per una sola preghiera fatta col cuore. Immaginiamo l’impossibile, perché sarà poco rispetto a ciò che è Dio.

Di Lui

Dobbiamo imparare le emozioni di Gesù: il Suo portare il peso delle nostre vite, dei nostri peccati. Contemplarlo nella passione, dove è chiaro questo lato d’ombra, sofferente. Imprimere i Suoi tratti come fece la Veronica, e trasmetterli agli altri: così il Suo volto diventerà gioioso. Essere in sintonia con i Suoi sentimenti, vivere di Lui.

Imparare

Non credetemi mai lontano, dice il Cristo alla Bossis. È un esercizio da fare spesso, soprattutto nella sofferenza. Ricordarsi dell’amore, tornare alle origini della vita nuova: quando finiamo d’imparare?