Gesù dice a Gabrielle che il Suo nemico è il denaro, con il quale le persone credono di riempire la vita, cosa che può fare solo Lui. Per questo bisogna lasciarlo agire, per portare luce. Se ci lasciassimo ispirare, il mondo scoprirebbe il segreto che cerca dovunque, senza mai trovarlo.
Cantare per Gesù, come canta l’usignolo, che rallegra le mattine. D’improvviso non c’è più, ma noi, assicura il Cristo alla Bossis, canteremo per Lui in eterno.
In poesia, l’ “io” è sollecitato da più parti: bersagliato da alcuni come spia rossa autoreferenziale, è accolto da altri come passaggio obbligato. All’ “io” tu hai dedicato una poesia, che apre in maniera significativa “La casa dei venti” (Il Vicolo Editore, 2018). Là scrivi: “Non lascia di sé figura né volume, ma un incrocio/ di linee in fuga del paesaggio che lo innerva./ Tante braccia protese a saluto.” L’ “io” di cui parli assomiglia a un territorio aperto, proteso verso l’alterità, non definito da confini, ma attraversato da un reticolo di percorsi. È così? Questo “io” non è in fondo sia il paesaggio che il viaggio stesso?
Gesù vuole l’unione. Non ci perdiamo quando siamo riuniti nel Suo nome: è come un bouquet di fiori sull’altare, come colombe che volano insieme e si sentono sicure. Desiderare Dio, bruciare di zelo per il Suo volere: questa è la vita.
Gesù ha inventato l’Eucaristia per esserci vicino, per rimanere in noi. Vuole l’unità di tutto e tutti e invita a servire questo desiderio, che è il punto cruciale del Suo annuncio. Nell’amore tutto è collegato, diceva Solov’ev: lui ha capito le cose come stanno.
Gesù vuole che accorciamo la distanza fra il cielo e la terra, attraverso l’amicizia con i santi o la lettura del Vangelo. Il Suo esempio è sufficiente per farci sentire in sintonia con Dio. La preghiera, i sacrifici, il coraggio, il Suo esserci sempre e comunque, ce lo rendono vicino.
Gesù invita Gabrielle ad ascoltare la voce che le parla dentro, e che non s’impone, ma desidera essere cercata. La esorta a leggere e rileggere i messaggi, per essere sempre più in confidenza e in sintonia. Le chiede di amare il silenzio, perché solo così la buona notizia si fa strada, si attua il circolo virtuoso del dare e del ricevere.
Gesù ama che indoviniamo i doni che ci fa, e che su questa terra restano nascosti. A molti sfuggono, ma quando c’è qualcuno che sa riconoscere dono e donatore, il Cristo è felice. Noi che lo sappiamo, siamo avvertiti.
Gesù dice a Gabrielle di essere come in sala d’attesa: aspetta che lo avviciniamo. E aggiunge: se fosse un poeta, un letterato, non lo avvicineresti con maggior attenzione e maggior cura? Lui è un Dio, il nostro Dio! La esorta a cercarlo, a parlargli, perché è così che si apre la porta a Lui che bussa.
Riflessioni su un percorso spirituale e misericordioso nel tempo della pandemia
Nel nostro tempo difficilmente aumenterà la nostra capacità di elevazione al sublime. Nella maggior parte di noi c’è una continua interazione all’ovvio, alle dinamiche più sconcertanti della banalità (modello imprescindibile del nostro tempo); così, drammaticamente, ognuno di noi all’ombra delle proprie pene è consapevole di questa triste realtà.
Gesù desidera che proviamo gioia per Lui, che gliela comunichiamo, anche con un semplice slancio. Vivere per Lui, ricorda a Gabrielle, è quanto di più desiderabile ci sia, per l’essere umano. Gioia anche nella prova, perché Lui è più grande di ogni ostacolo.
Siamo sicuri di ricevere da Dio? A volte non osiamo sperare. Eppure dovremmo avere un barlume della Sua generosità impensabile, inaudita, capace di salvare anime per una sola preghiera fatta col cuore. Immaginiamo l’impossibile, perché sarà poco rispetto a ciò che è Dio.
Dobbiamo chiedere conversioni, sapendo che, se offriamo le nostre sofferenze, il Signore le accorda volentieri. Logica strana, quella di Dio, ma conviene adeguarsi, visto che ha ragione.
Dobbiamo imparare le emozioni di Gesù: il Suo portare il peso delle nostre vite, dei nostri peccati. Contemplarlo nella passione, dove è chiaro questo lato d’ombra, sofferente. Imprimere i Suoi tratti come fece la Veronica, e trasmetterli agli altri: così il Suo volto diventerà gioioso. Essere in sintonia con i Suoi sentimenti, vivere di Lui.
Non credetemi mai lontano, dice il Cristo alla Bossis. È un esercizio da fare spesso, soprattutto nella sofferenza. Ricordarsi dell’amore, tornare alle origini della vita nuova: quando finiamo d’imparare?
Il Cristo raccomanda alla Bossis di tenere la sua anima come un giardino del Paradiso terrestre, in cui Lui possa venire a passeggiare. Un’immagine che, da sola, basta per la vita.
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