Archivi autore: fabrizio centofanti

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La poesia della settimana. César Vallejo

I passi lontani

Mio padre dorme. Il suo sembiante augusto
riflette quanta pace è nel suo cuore;
è ora così dolce…
se un po’ d’amaro è in lui, forse son io.

Quanto è sola la casa! Ancor si prega.
Senza notizie dei figlioli anche oggi.
Mio padre ecco si desta, ausculta la
fuga in Egitto, il ristagnante addio.
Così vicino è ora;
se qualcosa è lontano in lui, son io.

E mia madre si muove là negli orti,
saporando un sapore ormai insaporo.
Così soave è ora,
così ala, così effusa, così amore.

Quant’è sola la casa! Non v’è chiasso
né notizie né verde né bambini.
Se qualcosa d’infranto è in questa sera,
e che scricchiola e scende,
sono due vecchie strade bianche, curve.
Il mio cuore per esse avanza a piedi.

[César Vallejo, Se sopravvive la parola, a cura di Antonio Melis, Corriere della Sera, 2009, p. 41]

Sono venute le anime ricciute e camuse dal mare

di Domenico Lombardini

Sono venute le anime ricciute e camuse dal mare

e con loro hanno recato i fratelli

e i formaggi e il pane nero

e salpingi grasse

unte da seme generoso

come l’arido della terra sorpreso

da un’insperata pioggia.

I loro sguardi di malandrini

sdilinquiscono torve malizie

le loro furie barbariche

estenuano velleità di durata

di civiltà preterite e invecchiate.

Se fossimo vivi risponderemmo loro

con violenza e con amore

ma inadatti ormai all’una e all’altro

assistiamo stupefatti e imbelli

alla loro violenza, al loro amore.

Ancora sul Piccolo manuale

di Claudia Zazzeri

Ho letto il “Piccolo manuale di spiritualità” scritto da Fabrizio Centofanti e Sabrina Trane: è un libro piccolo e denso, che sta in borsa, come le chiavi di casa. E, come queste ultime, apre la porta di quella casa, a volte inesplorata, che è il nostro spirito.
Penetra agilmente nel cuore, stanza dopo stanza, ne apre le finestre, facendo entrare la luce del Vangelo e la sapienza dei Padri, dissipando la polvere che copre tanta bellezza, oggi ignorata.
Semplice e immediato, porta via pregiudizi e moralismi, che, come vecchi divani sfondati, rendono l’uomo spiritualmente accidioso e opaco.
E, nel susseguirsi dei capitoli, giunge a svelare il nostro spirito come la nota armonica, necessaria, amata e voluta della creazione: la risposta d’amore perfettamente libero, che è l’Uomo nel pensiero divino.

La poesia della settimana. Cristina Campo

Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come al piede l’ultimo gradino…

ora è sparsa l’acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.

T’ho barattato, amore, con parole.

Buio miele che odori
dentro diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava –

ti riconoscerò dall’immortale
silenzio.

[Cristina Campo , La tigre assenza, Adelphi 1991, p 27].

Per Giuseppe e Roberto

Oggi pensavo a Giuseppe Panella e Roberto Rossi Testa, due nomi di redattori ancora presenti nella colonnina del blog, ma ormai appartenenti a un’altra dimensione, ed è balzata in primo piano la virtù che più li accomunava, quella di aprirsi con assoluta serietà al mondo dell’altro, al tu di cui parlava, così bene, Martin Buber. Il cammino dell’uomo è questo, e ciò che resta, di noi, è precisamente un esserci protesi, in nome di una forza che saprei definire solo amore. Giuseppe e Roberto hanno amato questo spazio virtuale, in cui ciò che accade è il miracolo sempre rinnovato dell’incontro. Gli apologhi di Roberto e le recensioni di Giuseppe restano nell’archivio telematico, ma soprattutto in quello del cuore, delle anime che si sentono attratte da una parola-ponte che non smette di lanciarsi, come si dice nei Vangeli, verso l’altra riva. In questi giorni, in cui la politica appare come un gioco delle tre carte senza fine, in cui il servizio al popolo è ridotto a mera altalena di potere, il ricordo di Roberto e Giuseppe mi consola per la loro parola sincera, impossibile da dimenticare.