Archivi autore: fabrizio centofanti

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Guido Michelone intervista Gianluca Mercadante

mercadante FOTO
di Guido Michelone

Gianluca, in tre righe cos’è il tuo recente libello “Caro scrittore in erba”?
Una sorta di lunga lettera indirizzata innanzitutto a me stesso, nel tentativo di tirare due righe di conti dopo aver trascorso una decina d’anni a contatto col mondo editoriale.

Quali sono per te le finalità di questo libro?
Le ho scoperte strada facendo: da scrittore, e da giornalista, mi sono avventurato lungo un percorso, quello editoriale, disseminato di trappole, disillusioni, figure grottesche e situazioni paradossali. Descrivendo tutto ciò nel mio libro, ho finito con l’analizzare senza filtri, e semmai con un pizzico d’ironia, uno dei possibili destini di un possibile scrittore, privo dell’armatura necessaria a parare i colpi, che non mancheranno di certo e arriveranno, anzi, in abbondanza. Continua a leggere→

Ritorno all’isola, di Gloria Gaetano

Ritorno all'isola - copertina completa (2)
di Deborah Mega

Dopo “Love, jazz and wine” edito da Progetto Cultura, Gloria Gaetano dà vita a “Ritorno all’isola”, un altro romanzo questa volta pubblicato da Zona Editrice nella collana Contemporanea e facente parte di una trilogia ideale, ancora in fase di ideazione.
Con generosità e spontaneità l’autrice ricostruisce più storie di vite, narra di incontri, luoghi, esperienze che hanno segnato l’esistenza di Giulia, figura di donna talmente viva e palpitante da essere indimenticabile, descritta e raccontata dalla figlia Mara. Continua a leggere→

60. I nostri schemi

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da qui

Mi capitava spesso di pensare che non ce l’avrei fatta: il Signore mi sottoponeva a ogni genere di prove, e io m’indispettivo ad ogni piè sospinto. Arrivavo a ricattarlo: se non mi aiuti mollo tutto, trovatene un’altra!
Fidati! era l’unica risposta che ottenevo. Fidati un corno. Sono come san Tommaso, voglio sempre toccare, e in tempi brevi. Ma ho capito che il Progetto di Dio richiede di affidarsi totalmente, di perdere potere contrattuale. Da mio padre, sindacalista di sinistra, avevo preso il registro polemico: diventare docile era un’impresa proibitiva.
La paternità di Dio era l’ultima, imprevedibile scoperta: mi rivolgevo a Lui, raccomandandomi come una figlia. Finora, non l’avevo mai pregato; m’ero decisa su consiglio di un’amica: il cuore s’era aperto, convinto che il Progetto s’inserisse in un disegno universale, a cui ognuno era affidato il suo compito preciso. Gli orizzonti si ampliavano, lasciandosi alle spalle gli scontenti personali.
Non dovevo aspettarmi il compimento di attese e desideri solo umani, e questo riuscivo ad accettarlo; ma il rapporto di collaborazione con il prete mi assegnava un’incombenza così ardua da non riuscire a concepirne di peggiori. Non mi vergogno di scrivere che ho persino ipotizzato una vena di sadismo in certe opere di Dio.
Proprio per questo diventava urgente riscoprire il valore della paternità: Gesù ritrovava, nel rapporto col Padre, il senso della sua missione e la forza necessaria per portarla avanti. Mi proponevo di chiedere a Gesù, durante la preghiera, di condurmi fino a Lui, facendomi comprendere che è Amore onnipotente capace di guarire, per quanto transiti, spesso, per strade dolorose.
Volevo ritrovarmi nella pace, nonostante la durezza delle prove, perché il rapporto col prete si faceva teso e sarebbe stato assurdo continuare in questo modo. Ci saremmo divisi, oppure trasformati. Il Signore ci spingeva a combattere l’uno a fianco all’altra: io per il sostegno al celibato, lui come antidoto vitale alla sfiducia.
Una volta don Mario gli chiese: vuoi salire? Era qualcosa a cui entrambi anelavamo. Potevamo comprendere il vangelo dell’invio dei discepoli a due a due; da soli, non l’avremmo mai spuntata. L’orizzonte di Dio trascende il nostro, e rompe ogni volta i nostri schemi.

Guido Michelone intervista Valentina Diana

diana valentina FOTO
Valentina Dina è un’artista genuina, diretta, spiazzante e tale rimane anche prima, durante e dopo quest’intervista con risposte spesso brevi, che non lasciano spazio ad eventuali repliche, merito forse della sua attività multidisciplinare, con risultati espressivi sempre ad alto livello tanto nelle scritture quanto nelle arti performative. Ultima fatica è ora il romanzo Smamma, il cui titolo indica già la duplice valenza del libro: ‘smamma’ è voce del verbo smammare (= andare via, gergo usato dai giovani quando vogliono che un adulto prenda il largo) e smamma con la ‘s’ davanti a mamma diventa una non-mamma o una anti-mamma, ossia una madre con difficoltà nel rapporto con il figlio adolescente come accade alla protagonista del libro, del quale l’Autrice parla volentieri. Continua a leggere→

E dicono

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da qui

E dicono che non esiste, quando
il sole sorge senza giudicare
i buoni ed i cattivi, quando il campo,
arido d’estate, bagna la pioggia,
riempiendolo di fiori, quando il vecchio
questuante col bastone ti sorride,
chiedendo come stai. E ancora vanno
dicendo che non c’è, sebbene il mondo
seguiti a girare come se niente
fosse, come se il potente cessasse
di prevaricare, come se l’alto
non schiacciasse il basso, l’uomo la donna,
il ricco il povero. Ancora dicono
che non esisti, nella frenesia
di fare e di comprare, ma sei lì,
come la pioggia e il sole, lì, poesia.

Le latitudini del metodo: Ezio Raimondi e la critica letteraria

Raimondi
di Giuseppe Panella

«Il nesso storico in cui si manifesta un’opera letteraria non è una sequenza di eventi fattizia, autonoma, in grado di esistere anche indipendentemente da un osservatore. Il Perceval diviene un evento letterario solo per il suo lettore, per chi legge quest’ultima opera di Chretien ricordando quelle da lui scritte prima, osservando ciò che vi è in esso di caratteristico in rapporto a queste o ad altre opere che già conosca, e che in questo modo acquisisce un nuovo metro di giudizio che potrà applicare alle opere successive. Esso può continuare ad agire solo dove è ancora o di nuovo recepito dai posteri: dove si trovano lettori che fanno nuovamente propria l’opera del passato o autori che vogliono imitarla, superarla o rifiutarla»
(Hans Robert Jauss, Perché la storia della letteratura?) Continua a leggere→

Guido Michelone intervista Prato Paolo

Prato Paolo foto
Paolo Prato è tra i maggiori intellettuali contemporanei: docente incaricato presso la Pontificia Università gregoriana, dove si occupa di musica e culture giovanile, è tra i più originali studiosi internazionali del rapporto tra il mondo attuale, i mass media e le sonorità popolari. A riprova di questi interessi trasversali si possono citare alcuni suoi libri di grande successo dai recenti Le macchine della musica e I Canti di Natale agli ormai classici La musica italiana e Il treno dei desideri. Continua a leggere→