Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

1. Lo specchio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=rSQZWluOVFE]

da qui

Si dà molto da fare, come no: gli ultimi, gli ultimi; gli hanno insegnato che chi conta sono loro, i potenti sono fatti per sfruttare; i poveri,  i mendicanti, gli straccioni, la marmaglia di infelici e disgraziati è fatta per soffrire. Dante è stanco, per la prima volta. Se gli affidano un bambino difficile, avverte una sorta di rifiuto: che può fare per lui? Non è mica Dio. Continua a leggere→

99. L’inizio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FdDUZiHhGaI]

da qui

Sì, sta per finire. Si fatica a dire addio a una storia: ci hai messo una parte di te stesso, ti resta appiccicata come nebbia al mattino o i fili rossi del cellophane che devi farci a botte per staccartene. Come farai senza più Dalia, che ora guarda con occhi spalancati i corpi ricomposti di Ester e Fawzi, o l’eterna indecisione di Fausto, ritto in piedi con la faccia pallida, che sembra svenire da un momento all’altro, o gli occhi dolci e neri di Rigel, che indovini dietro l’angolo, come se uno sguardo pietoso si posasse su ogni fallimento umano. Ma è proprio un fallimento? Ester è ancora bella: pare finalmente soddisfatta; i bambini della classe si stanno chiedendo perché la maestra non arrivi, stamattina. C’è qualcuno che aspetta, sempre, e non è detto che le attese siano quelle giuste. Fawzi, per esempio, convinto di far saltare un pezzo del sistema: avrà avuto ragione? Per instaurare un mondo nuovo bisogna abbattere violentemente quello vecchio? Qual è il segreto della rivoluzione? La passione più pura non nasconde un’ombra di cinismo che rischia sempre di macchiarla? E la rivoluzione dell’amore? Che armi utilizzare per la riconquista dell’uomo o della donna su cui si è puntato tutto il patrimonio? Ha fatto bene Dalia a passare sopra a tutto, a mettere l’orgoglio sotto i piedi, a rinunciare all’ultimo barlume rimasto di una necessaria dignità? E cosa ha spinto Gilda a prendere di petto le paure, a sfidare la morte, a umiliarsi con la busta di giocattoli pur di far colpo sul suo Arturo? Bisogna morire per rinascere? E’ vero quello che diceva il Nazareno, che non esiste successo che non passi per le forche caudine del dolore? E Rigel, Aldebaran, non sono destinati a esplodere nella catastrofe delle supernovae, nonostante la pazienza e l’attenzione all’altro? A che serve rinunciare a tutto se la fine è comunque bruciare in una luce che non è più il reciproco richiamo dell’amore ma la violenza cieca della morte? E Faust? Che ne sarà del vizio di rubare la felicità, di godere dell’altrui rovina? E Giorgio, Arturo, ancora s’illudono che il romanzo metta ordine nella babele infinita dei pensieri e delle azioni? Ancora si ostinano a cavare una goccia di sangue dalla rapa secca della storia? E Marius? Solo lui ha capito qualcosa del rebus astruso che è la vita? E se il simbolo della condizione universale fossero i due corpi stesi a terra, coperti da un lenzuolo bianco come dal telo prezioso dell’altare, vittime sacrificali di un meccanismo che schiaccia tutti i sogni e abortisce anche l’ultima utopia? Dalia ha le mani sulla bocca, una lacrima attraversa la guancia e finisce sull’asfalto insanguinato. Avverte una mano che si posa sulla spalla, un alito caldo che le sfiora il collo. Non riesce a voltarsi, pietrificata dallo sguardo vitreo di Medusa, che la fissa dal bianco del lenzuolo.
– Dalia.
Chi ti chiama? Sarà l’inseguitore? O l’uomo dal soprabito scuro e la sciarpa chiusa nell’interno? Sei una statua in pietra incapace di parlare e forse di pensare; tocca a qualcun altro pronunciare una parola, spezzare l’incantesimo durato troppo a lungo.
– Ti amo.
Il suo respiro è come l’alito di Dio sul fango delle origini, l’adamà intrisa nel nulla dei millenni. Senti che qualcosa si muove, dentro te: un guizzo, una scintilla, è la luce dei lampioni aggrappati agli argini dell’Arno, mentre il fiume si allunga come un serpente d’acqua fino all’orizzonte. Non sai da dove venga la forza che ti spinge a girarti lentamente, a incrociare il suo sguardo lucido di lacrime, di stelle: Sirio, Antares, Rastabàn.

FINE

98. La mano

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=jC-pA81QxGs]

da qui

I nodi vengono al pettine, i grumi si sciolgono, le attese raggiungono il culmine della tensione e trovano uno sbocco: insomma, ognuno lo chiami come vuole, è il punto in cui i fili della storia convergono per dare senso al tutto. Forse qualcuno aveva già intravisto Ester di fronte alla sede dell’azienda, gomito a gomito con Fawzi, intento a compulsare carte piene di sgorbi dove ormai è impossibile distinguere qualcosa, eppure tutto è chiaro: a che è servito perdere il sonno e la salute per coprire il paio di centinaia di metri che lo dividono dal portone da forzare per raggiungere la Presidenza? Continua a leggere→

Lezioni americane per scrivere e per vivere

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aae704e2-0c68-4abc-8c5f-62dd7cda3d35-radio1.html#p=0

Pubblico qui la registrazione della puntata di domenica 11 marzo della rubrica Il Viaggiatore, su Rai Radio 1, diretta da Massimo Cerofolini, che ringrazio di cuore per avermi invitato con la funzione di filo rosso tra gli interventi. Un omaggio prezioso alle Lezioni americane, capolavoro saggistico di Italo Calvino.

97. La parte che mancava

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=NcMBH2yhAec]

da qui

Non credi ai tuoi occhi, non pensavi che nella vita potessero accadere certe cose. Stai cantando: sei matta? L’esistenza è davvero una busta di giocattoli, la possibilità di rischiare tutto, anche la pelle, in un supermercato per esempio, dove un uomo di nome Marius ti spara addosso e il proiettile ti accarezza la guancia come un amante appassionato, e prendi il tuo uomo per il braccio e lo trascini via, come se il romanzo fosse un luogo da cui evadere, un posto dove non sei al sicuro, e allora via, con i ricci al vento, i capelli rossi che lo hanno stregato, perché ognuno è vinto da qualcosa, si arrende a una bellezza, si lascia rovesciare, cambiare alla radice, non è l’amore la forza che ti cambia? Continua a leggere→

96. Dimmelo!

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=xnslQaGKj44]

da qui

Perché ti viene in mente un labirinto? Pensi che la vita ti ha fregato un altra volta. Può esserci un’uscita? Ti accucci in un canto, mentre Fawzi continua a disegnare schemi, piegato su carte sempre più scarabocchiate, come preso anche lui in labirinti in cui ogni svolta dev’essere appuntata, ogni angolo che potrebbe sbucare in uno slargo, una piazza, uno straccio di risposta a problemi di cui si perde il filo. Vorresti ritrovarti in classe, coi bambini che chiedono perché, e tu con la soluzione falsa sempre pronta. Continua a leggere→

95. Se un giorno

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QbdJjSqgUog&feature=fvst]

da qui

– Che ne pensi?
– Abbiamo fatto il possibile.
– E’ come se mancasse un tassello, non ti pare?
– Non si può far quadrare sempre il cerchio.
– Fa male, ma è così.
– Le ho detto il nome.
– E’ proibito farlo, lo sai bene.
– La legge non basta, certe volte.
– E’ una fatica: sono stato tentato di tirarmi indietro.
– Se ci arrendiamo noi, saranno persi.
– Fausto è a buon punto: l’ho visto rifiutare la proposta del successo.
– Non si sa mai. Sono anni che il cuore si è indurito.
– Esistono i miracoli. Deve succedere qualcosa d’importante, che lo strappi alla prigione dell’io.
– A volte ho paura che non cambino, che non ci sia più nulla da tentare.
– Non dire così, Aldebaran. Siamo noi che dobbiamo sostenerli.
– Sono bambini che non vogliono crescere.
– Ci vuole pazienza, perché ritrovino la strada.
– Tu l’hai trovata?
– Che dici, Aldebaran?
– Ti sei mai sentito innamorato?
– Lo sai che non possiamo.
– E se un giorno capitasse?
– Non deve capitare.
– Ma se un giorno capitasse?
– Credi che non abbia avuto dubbi?
– Rispondimi: se un giorno capitasse?
– Pensiamo a loro.
– Certo.
– Non sei convinto?
– A volte, quando suono, mi sembra che le luci s’incontrino, facciano dei giochi, come corse, inseguimenti.
– Sei tu l’inseguitore, Aldebaran.
– Cerca di capire: si rincorrono, non sanno fare a meno le une delle altre.
– Quanto resta, della notte?
– Poco, manca poco.

94. Sul muretto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=M6-9WZQMT2I&feature=fvsr]

da qui

Forse è l’ultima volta che vieni qui a cercare ispirazione. Ne hai fatta di strada. Qualcosa hai capito, dopotutto. La città è un mistero che si rivela a poco a poco. Vedi il fiume che si allunga all’orizzonte, come una vena, un serpente, un braccio che stringe le case e i monumenti, le vie con i negozi, gli oggetti che ricordano, che cosa?
– Sono felice.
– Anch’io.
– Parlami di te. Continua a leggere→

93. Qualcosa che non va

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Ykfdut84TlI]

da qui

Cosa aspetti? Chissà se e quando lo potrai vedere. Non puoi restare qui tutta la vita. Non hai mangiato, sei stanca, senti ancora il dolore acuto sulla fronte: da un momento all’altro crollerai, anzi, sei già crollata.
– Ti ho trovata.
– Per poco mi ammazzavi.
– Lo sai che non sbaglio un colpo: se avessi voluto, l’avrei fatto.
– Hai rapinato altri negozi?
– E’ il mio mestiere. Continua a leggere→

92. L’angelo custode

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ZicKSwye7fU]

da qui

Ti sta facendo il lavaggio del cervello: tra moschee, comizi, riunioni clandestine, piani per portare a termine l’attentato perfetto, e poi Allah, a colazione, pranzo e cena, non sai più cosa pensare e cosa dire. Possibile che ti ritrovi ancora una volta nei pasticci? A chi rivolgersi per capirci qualcosa, nella vita? Ripensi all’uomo col soprabito scuro: che fine ha fatto? Dove ritrovarlo? Sei la vittima di un marchingegno incomprensibile, l’unica certezza è il legame con Fausto, anche se è solo un egoista, ma è l’unica porta a cui ti senti di bussare. Se l’azienda saltasse, anche l’ultima spiaggia svanirebbe. Come puoi impedirlo?
– Allora, ripassiamo. Alle due di notte usciamo con la borsa piena di esplosivo. Continua a leggere→

91. Aspetta

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=62WWwfnFDTU]

da qui

– Come hai fatto a liberarti dalla scorta?
– Ne so una più del diavolo.
– Non scherzare, amico, lo sai che mi offendo facilmente.
– Mi hai ridotto male.
– Che ne sai? Non stiamo costruendo insieme un futuro tutto rosa?
– Mi sento vuoto.
– Per riempirti di felicità. Continua a leggere→

90. Perché ti seguo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VkX_GSs5qJs]

da qui

– Ci credo, non posso farci niente.
– Com’è andata l’altro giorno?
– Lo sai.
– Quello che so non conta nulla.
Rigiri il boccale tra le mani: la birra è un campo di grano dove leggi la tua vita; ti vedi correre felice, tra le spighe. C’è il sole, il vento: esiste il paradiso.
– Ci credo, ma è inutile sperare che cambi.
– Dalia. Continua a leggere→

89. E’ scritto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=XYFh-7hb6eg]

da qui

– Come pensi che possano convergere?
– Nella vita tutto converge, se si vuole.
– La mia è una storia d’amore.
– E quella di Arturo è un’avventura.
– Non m’intendo di rapine.
– Lo scrittore non è un rapinatore? Saccheggia il mondo, le voci, paure e desideri.
– Facile per te: leggi nei pensieri. Scrivilo tu, il romanzo a quattro mani. Continua a leggere→

Quando i Beatles cantavano ad Amburgo

di Guido Michelone

Ha quasi un valore didattico o pedagogico questo bel libro illustrato – Spencer Leigh, Beatles ad Amburgo. Le storie, la scena e l’inizio di tutto – di un decano della critica rock britannica, giornalista musicale a tutto tondo per la radio e la carta stampata. Il volume racconta – anche grazie a testimonianze, camei, inserti, immagini rare e oinedit4 – il periodo di apprendistato dei Beatles ad Amburgo, quando cinque ragazzi di Liverpool, tra i 17 e il 19 anni, deal 1960 al 1962, suonano a più riprese (talvolta per interi lunghi mesi) in alcuni localini metropoli portuale tedesca: Bambino-Kino, Indra, Kaiserkeller, Top Ten, Star-club sono i nomi dei posti, via via a metà tra dancing, night, bar, cabaret, dove i futuri Fab Four si sono fatti le ossa dal punto di vista artistico, umano. professionale.
Proprio all’epoca cambiano nome da moondogs a Beatles, da Silver Beatles al definitivo Beatles e nel corso del periodo amburghese mutano la formazione-base: accanto agli inseparabili John Lennon (chitarra ritmica, voce, armonica a bocca), George Harrison (chitarra solista e cori), Paul McCartney (chitarra e voce, poi basso e pianoforte) ci sono Stuart Sutcliffe (basso, poi ritiratosi e morto giovanissimo di malattia) e Pete Best (batteria, sostituito da Ringo Starr, anch’egli spesso attivo ad Amburgo nel gruppo Rory Storm & Hurricanes). Continua a leggere→

88. Quello che è successo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=bsY9neIDm_o]

da qui

Stai sognando? Come puoi saperlo? Potresti darti un pizzicotto. E se fosse un’illusione, la vita, un gioco crudele che qualcuno si diverte a manovrare toccando lo schermo del computer o direttamente col pensiero? Chi ti dice che i poliziotti tedeschi che gridano parole incomprensibili non siano personaggi programmati per far guadagnare punti al giocatore? E se il protagonista fosse Arturo? Se l’obiettivo fosse liberarlo dalla morsa in cui lo stringono, dalle manette che lo bloccano con le braccia unite sulla schiena? Qual è il tasto giusto per dare uno strattone a entrambi e uscirsene dal pub, chiamare un taxi e sparire per le strade di Berlino? E’ possibile ottenere un bonus che faccia arrivare dei rinforzi, magari Marius con la Smith & Wesson, a gettare lo scompiglio tra gli astanti, a sparare frantumando lampadari in legno che cadono con un boato sordo sul pavimento in cotto?
– Lasciatelo, non ha fatto niente!
Convinciti, è solo un brutto sogno: ti svegli e decidi di presentarti a casa sua con la busta stracolma di giocattoli; ti guarderà perplesso e dirà che non ha figli, che non possono servire; te ne andrai contenta, perché sai che è lì, al sicuro, a scrivere romanzi che lasciano col fiato sospeso alla fine di ogni pagina, perché così gli hanno insegnato: non potrebbe ribellarsi? Se mandasse all’aria i consigli delle scuole di scrittura e concludesse il capitolo con un respiro di sollievo, la sveglia che suona e tu che passi le mani tra i capelli, ti concedi un minuto per adattare il corpo al nuovo giorno, ti sfili il pigiama e ti avvii sotto la doccia ed ecco, ci trovi lui che ti abbraccia sfiorandoti le labbra e dicendo in un sussurro Gilda ti amo, come ho fatto, finora, senza te? E’ assurdo permettere al lettore di rilassarsi e godersi lo spettacolo delle effusioni sotto il getto caldo, avvolti nella schiuma gonfia del sapone, le mani che percorrono la schiena, le cosce, fino al bosco dove Arturo litigava col cugino e il padre lo puniva trascinandolo nel sentiero polveroso come in un film western? Sarà per questo che ha cominciato a scrivere? Per dimostrare che aveva ragione, che Michelino lo aveva fregato un’altra volta? Il romanzo è un modo per condurre la storia così come vorremmo che accadesse, come l’acqua che bagna i vostri corpi, il tuo sesso che esplode di piacere, l’urlo improvviso del poliziotto che lo trascina via mentre ti aggrappi con tutte le forze e gli stringi le mani intorno al collo, sì, Arturo, così, Gilda, Gilda! e l’acqua accarezza i capelli, è un massaggio che spazza via la stanchezza delle attese, no, fermatevi!, dove lo portate! e ti chiedi ancora se sia un sogno, se sia possibile la felicità di sentirlo dentro te, e come sia entrato di mattina, infilandosi nella doccia a tua insaputa, e pensi che non ti vuoi svegliare, che non è giusto che gli agenti ti spingano violentemente contro il tavolo, dove batti la testa e svieni e non ricordi nulla di quello che è successo.

87. Per sempre

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=alRkPBCfDaY]

da qui

Sei confusa. La casa è piccola, ci sono foto e disegni che non riesci a interpretare: un uomo con un bambino in braccio, entrambi col volto velato da una macchia luminosa; due personaggi seduti in posizione yoga; un uovo bianco in una buca nera. L’uovo! Cosa ti ricorda? L’origine, il punto da cui nascono le storie, forse anche questa che stai vivendo tu, sul punto d’interrompersi ieri e invece ancora qui, tenace, irriducibile, non per merito tuo, ma dei vigili-strisce gialle e dell’uomo dalla pelle olivastra che ti ha portato a casa sua, immersa in poster di donne velate, di moschee dai soffitti traforati, di strade piene di macchine sventrate e cadaveri sparsi sull’asfalto. Continua a leggere→

La compagna di classe

di Andrea Leone

«La nuova studentessa è bellissima e proviene da una delle più antiche famiglie aristocratiche della nostra regione. La nuova studentessa è ricchissima. La famiglia della nuova studentessa possiede tre castelli nella regione tedesca di Wuttenberg, e molti palazzi e terreni in Toscana. Sembra che la sua famiglia sia imparentata con la famiglia Hohenzollern, una delle più note famiglie tedesche. La nuova studentessa viene da un istituto per allievi superdotati e già nelle prime settimane nella nostra scuola ha dimostrato tutta la sua genialità, avendo messo in imbarazzo con le sue domande molti dei nostri professori. Continua a leggere→

Ciao, Lucio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=rfOlcf-BzBY&feature=youtu.be]

da qui

Vai via in silenzio, senza disturbare.
Hai galleggiato tanto nella luce
dei lampioni, come fossero stelle:
navighi sospinto dalle lenzuola
spiegate come vele,
come se il mondo fosse un mare aperto,
profondo, che rivela i suoi tesori
soltanto a chi è capace di cantare
guardando dentro gli occhi della gente,
la barba rada, gli occhialetti tondi,
il sorriso difficile ad aprirsi
per l’innata abitudine
di non fare finta, d’essere solo
quello che sei, triste o felice,
amaro, dolce, cinico, romantico,
pirata docile alla rotta fragile
del cuore, sguardo di bambino perso
nella bellezza inutile del mondo,
visibile soltanto
a chi sa rompere gli schemi, a chi
sa fregarsene delle convenzioni,
e naviga a lenzuola ormai spiegate
nel buio dell’impresa più difficile,
come se fosse l’ultimo concerto,
l’addio di uno morto senza folla,
per darle appuntamento
oltre le piazze e i vicoli,
dove la sera è dolce,
e si capisce che le tue canzoni
erano miracoli.

86. Lo sapevo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QsTh_dKwx5I]

da qui

– A volte ritornano.
– A volte.
Cerchi d’immaginarlo con Arturo, nella mansarda, a scrivere canzoni, e poi andare a rimorchiare. Facile: scrivono, cantano e chiavano.
– Ne è passata di acqua sotto i ponti.
– E ne è caduta dai tetti.
Ecco, ora reagirà: dirà che sei acida e cattiva. Continua a leggere→