Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

44. Eroi di guerra

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Cloe e Brice Cento si abbracciano, ma viene il momento in cui l’estasi fisica deve lasciare spazio alla parola pacata, al dialogo, al progetto. Il futuro immediato è fuori discussione: un ricovero urgente in ospedale, il Sant’Eugenio, che Brice ha frequentato in lungo e in largo per le vicissitudini di un amico ustionato gravemente. Continua a leggere→

42. Ritorni

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C’è un momento della giornata in cui il dottor Cavedagna prende il Tachicaf. Certe mattine si sveglia già con l’emicrania: tenta di capirne la ragione, ma ormai sa che la vita ne offre troppe, dovrebbe decidere arbitrariamente tra i ritmi di lavoro, le irruzioni dei collaboratori alle prese con litigi e rivalità da quattro soldi, oppure l’idea balzana che qualcuno desideri abbracciare i suoi ideali (e quindi lui). Continua a leggere→

Eraldo Affinati, 150 anni nel corpo della lingua italiana



di Paolo Pegoraro

Nella lectio magistralis tenuta lo scorso 31 gennaio alla Sapienza di Roma, Luca Serianni constatò come – almeno per quanto riguarda la lingua – l’Unità d’Italia è un dato di fatto: oggi la quasi totalità dei cittadini italiani parla la stessa lingua. E la parlano con piena padronanza e la spontaneità «propria dei parlanti nativi» pure «coloro (purtroppo numerosi) che guardano con indifferenza o addirittura con ostilità all’imminente anniversario dell’Unità». La nostra letteratura ha svolto un compito imprescindibile nella formazione del parlato quotidiano, oggi segnato per lo più da neologismi televisivi e giornalistici, tanto che il Quirinale ha ritenuto opportuno esporre fino al 2 aprile i più importanti manoscritti autografi della nostra tradizione letteraria: dall’Orlando furioso di Ariosto alla La Gerusalemme conquistata del Tasso, dal Decamerone di Boccaccio ai Promessi Sposi di Manzoni, passando per L’Infinito di Leopardi. Continua a leggere→

Nonostante noi (Viva l’Italia)

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Da dove cominciare se non dal fuoco e dai graffiti,
dalle prime scoperte messe in comune
con stupore, all’evoluzione degli Etruschi,
alle guerre in grande stile fra Cartaginesi e Greci, alle fortune
dell’arte e del governo democratico, la civiltà
che solo adesso inizia a sprofondare
per l’incuria dello Stato. Roma
cambiò la geografia e la storia, i sette re, la repubblica, Continua a leggere→

Gli eroi di Fukushima

Da ottocento restiamo in cinquanta
nella trappola del parallelepipedo celeste,
la sala di controllo è la Geenna, sacrifici umani
proibiti dal Dio riprendono nel cuore
del disastro, a Fukushima, il reattore due è già esploso
nel quattro c’è un incendio, che cazzo conta
se la borsa crolla, se chiude al meno dieci per cento, Continua a leggere→

41. Città

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Il cespuglio di lentisco è una specie di fungo atomico, con le foglie che deflagrano in una nuvola di verde chiaro e scuro, a seconda che la luce batta direttamente o si insinui nelle pieghe nascoste di cui si scorge poco o nulla, come dell’altra esplosione in atto oltre la pianta, quella di Medardo e Viola avvinghiati come rami intricati, mentre l’odore della resina si mescola all’odore dei corpi, lo stridio degli arbusti e il franare del terriccio al respiro affannoso degli amanti. Continua a leggere→

Il fuoco degli estinti

Il 18 marzo a Civitavecchia alle ore 21, presso la Sala Nuovo Gassman, andrà in scena la prima dell’opera teatrale “Il fuoco degli estinti” vincitrice dell’edizione 2010. Durante l’evento la giuria composta da Andrea Giannasi, Enrico Maria Falconi e Piero Pacchiarotti, premierà le autrici Daniela Toschi, psichiatra, e Bianca Stefania Fedi, germanista e insegnante.
La compagnia Blue in the Face con i primi attori Piero Nannini e Enrico Maria Falconi porterà in scena alle 21 lo spettacolo in prima nazionale

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40. Trappola

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Lo sguardo ripercorre la stanza di cui conosce ogni dettaglio: le pareti in pietra di granito che in certi angoli compongono figure involontarie ma ben riconoscibili – un agnello, una maschera greca, una donna col colbacco -; il divano dai bordi dorati e i cuscini gonfi a fiori; un tappeto berbero dai colori vivaci – azzurro e oro -, attraversato da rombi e rettangoli alternati; Continua a leggere→

39. Come la vita

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Dopo essersi occupato di situazioni erotiche complesse – Viola e Medardo, Cloe e Brice Cento – Cesare decide di tornare sulla nota drammatica, la più difficile, anche nella vita: e il romanzo non parla della vita? L’angoscia di Amerigo davanti all’edicola non è forse la sua, non fa appello al ricordo del suo primo incidente, quando con l’amico prete scivolavano leggeri lungo la strada di montagna, fra prati all’inglese straordinariamente regolari, alberi e rocce cui Cesare avrebbe voluto dare un nome – perché una cosa non esiste finché non è stata nominata – ma non riusciva a capire se gli arbusti dalle foglie di un giallo abbagliante fossero tigli, frassini o pioppi, e addirittura non era sicuro se le vette sullo sfondo fossero le torri del Vajolet o chissà quale altra cima delle Dolomiti; Continua a leggere→

38. Piazze

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Negli occhi di Marco le due facciate si confondono: a uno sguardo sommario, le differenze sfumano nell’omogeneità del bianco, dei finestroni e delle forme rettilinee e regolari; solo mettendo a fuoco si nota la semplicità raffinata del rinascimento veneziano e il classicismo barocco dell’edificio della Roma clementina. Ormai sa bene che a guidarlo nella vita restano i ricordi, l’alternarsi di un presente inaccettabile e la nostalgia struggente del passato. Continua a leggere→

Sfratto (tsunami giapponese)

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Perché l’acqua deve stare al suo posto, non uscire di senno,
altrimenti impazziscono le barche, si sfidano a duello, e il fuoco divora
il legno delle mense, il coccio dei tetti, il verde dei giardini
noncuranti, la piattaforma gravida di scafi
sputati sulla riva, colonne di fumo che protestano, gridano,
se la logica del mondo fa la faccia irata,
se ti vedesse Dio, cosa direbbe
dell’intemperanza,
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37. Il morso

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Teodora è contenta che Brice Cento non sia morto: è abituata al crollare repentino, al mondo eternamente in bilico, alla crepa inaspettata, nel convento fatiscente ridotto a rifugio per gatti e scarafaggi. E’ il punto di partenza, forse, a evocare scenari di riscatto e redenzione, restauri imprevedibili, esiti salvifici rocamboleschi e sorprendenti. I due rami d’edera aggrappati alla parete sono Brice e Cloe che si dibattono tra piacere e dolore abbarbicandosi alla vita, le brecce nel muro lo squarcio provocato dallo sparo di Vangelis nella schiena del bersaglio preferito, il panno infeltrito sul materasso rancido il manto erboso del bosco intrecciato col muschio e la sterpaglia, che solleticano o graffiano i corpi dei due amanti. Continua a leggere→

36. Amore e morte

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Cambiare le carte in tavola comincia a dare a Cesare una soddisfazione singolare; è convinto che nessuno avrà modo di opporsi alle incursioni nel romanzo: Cavedagna, impegnato su più fronti, non sarà mai sicuro se il suo testo sia stato ritoccato. Analizzando le mail scambiate con Teodora, li trova indecisi sul futuro di Vangelis: come rimetterlo in azione dopo aver sparato a Brice Cento? Continua a leggere→

Otto marzo

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Come sarebbe il mondo se l’altra metà fosse davvero
l’altra metà, se il dare e il violare
e l’aggredire diventassero
accogliere, ricevere la vita, tramandare
il codice di un gesto ormai perduto
che chiamavamo ascolto, e in quel momento
ogni parola e pensiero e movimento
fossero d’altra pasta, d’altro stile,
non satiresco, non profittatore o maniacale, Continua a leggere→

35. Nuvole

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Nel cielo azzurro le nuvole tracciano disegni delicati: una coppa di gelato al limone, un elicottero dalle eliche leggere, una figura verticale a metà fra l’antenna e lo spiedino. Sul faro bianco è appollaiata un’aquila reale orgogliosa di guardare oltre, mentre all’orizzonte i cumulonembi formano barriere insormontabili di ovatta, o di panna montata. La casa ha un tetto spiovente a tegole rosse e una facciata bianca in cui si specchia il mare. Continua a leggere→

34. Erbacce

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Il gel da barba anti-irritazioni si esaurisce in breve tempo: forse il dottor Cavedagna lo usa in quantità eccessiva. Alla fine, la crema si estenua in fili sottili da spremere con pazienza certosina, lasciandoli addensare in spirali verdastre che formano una collina scintillante, destinata ad appiattirsi nuovamente sulla guancia ispida e scura del mattino. Il rasoio a cinque lame è sempre più urticante, perché il dottore lo utilizza finché non scortica la pelle: potrebbe informare la collaboratrice domestica, ma dimentica sempre di aggiungerlo alla lista della spesa. Continua a leggere→

Ginetto

di Daniele Contavalli

Quella del mondo è una strana esistenza in cui tutto si fa cenere, niente si scolpisce. Sta camminando dentro un corridoio fatto con la luce gialla della metropolitana, in mezzo a carni cialtrone, di gente che non gli piace e, in fondo, non si piace neanche lui! Il vicino aveva preso a cazzotti le figlie e la moglie all’alba, tra le altre cose le aveva legate al letto e prese a cinghiate. I carabinieri erano entrati in casa, sempre troppo tardi per fermarlo, e sempre troppo presto perché potesse fuggire. Avevano trovato le figlie di quell’uomo stese a terra, come baci perugina fracassati. Ginetto li aveva chiamati, affermando che il suo vicino era eccessivamente su di giri. Più tardi, sceso di sotto, passando davanti alla porta della loro casa, aveva potuto captare il tonto sguardo di riconoscenza delle due ragazzine, peraltro ancora legate sul pavimento e considerate parte integrante della scena del crimine. Roba per la scientifica. Le piccole sapevano, intimamente, che solo lui poteva aver fatto quella telefonata liberatoria. Continua a leggere→

33. Requiem

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Amerigo è in preda al panico: catapultatosi fuori dalla macchina, cerca di farsi largo tra la folla assiepata intorno al corpo di Cosimo. Riesce a stento a vederne il volto pallido, il rivolo di sangue che scorre dalla tempia verso il grigio scuro dell’asfalto. Gli occhi si affrettano come animali braccati fra l’edicola, la folla e l’uomo steso in terra. Nel cicaleccio, s’indovina ogni tanto una parola: incosciente, distratto, limite di velocità, ambulanza, polizia. Continua a leggere→

32. Riscrittura

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Marco ha bevuto ancora: solo così riesce a perdersi nel salotto di Campo San Tomà, a godersi il tramonto dal Ponte della Paglia, a immaginarsi imprigionato ai Piombi come Giordano Bruno o Casanova. Alla settima Ceres può facilmente ritrovarsi in gondola sull’acqua ferma della notte davanti alla facciata chiara – azzurra come in uno specchio – del Casinò dalle grandi finestre illuminate, dalla parata di piante che danno il benvenuto al cliente pronto a perdere tutto, tranne che la propria nostalgia. Continua a leggere→