Archivi autore: fabrizio centofanti

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Dio un’assenza che si fa musica

di Adelio Valsecchi

Milano ha accolto sui lidi dei Navigli tanti poeti che della città meneghina hanno fatto la loro dimora. Fra le donne che rappresentano la poesia al femminile possiamo menzionare Alda Merini, Vivian Lamarque, Donatella Bisutti, Gabriella Fantato, Maria Pia Quintavalla, Patrizia Valduga, Daria Menicanti.
Nell’ambito delle promesse emergenti, una in particolare ha convinto la critica, ma ancor più gli amanti della poesia che scuote e lascia riverberi e risonanze interiori: Adele Desideri.
Il suo carisma, esce dai paradigmi usuali del “far poesia”. Il ritmo dei versi, lo stile, le rappresentazioni autobiografiche, i volti, i gesti di chi condivide con lei la vita e le emozioni, non si possono avvicinare a modelli che abbiamo ereditato dal passato. Continua a leggere→

Le parole giuste (Wikileaks)

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Da tempo sapevamo che qualunque cosa si comunichi tra umani, per mezzo o nelle vicinanze di uno strumento tecnologico appropriato, viene raccolto in tabulati consultabili con il minimo sforzo. Telefonare, confidarsi in una mail, è come gridare sulla pubblica piazza. Devi trovare le parole giuste per parlare al tuo nemico anche nel momento in cui ti sfoghi con l’amico del cuore. Nemmeno al centro della catastrofe più inimmaginabile puoi trasmettere un messaggio personale, forse l’ultimo.

Signore Allah Padre Dio Adonai

di Mauro Pesce

Signore Allah Padre Dio Adonai

Zeus Elohim nulla silenzioso.

Non tu, ma il Salmo ventidue riposo

diede al perché della morte che grida.

Il tuo stupendo meccanismo guida

con razionalità imperfetta il cosmo

disordinato e ogni tua creatura

tragicamente può disfarsi a caso.

Ingegnoso e fragile universo

tiene il tuo vento in bilico sul vuoto.

On the road

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Sepolti negli angoli bui, diafani alla luce, invisibili: è impossibile vederli, ci vorrebbe un radar, un bastone da vecchi rabdomanti, o forse l’occhio clinico che cogliesse un sussulto, un movimento improvviso dello sguardo, un sopracciglio alzato, un gesto impercettibile del corpo. Che fatica trovarli, svelarli a loro stessi, presentarli al mondo, senza mai illudersi di tenerli in pugno, i potenziali lettori.

Le nostre vite di fronte all’ autentico

di Vito Mancuso

 

 

Anticipiamo una parte del libro di Vito Mancuso, La vita Autentica, Raffaello Cortina Editore, in uscita in questi giorni.

***

Che cos’ è il mondo, e che cosa sono gli altri, per ognuno di noi? Il mondo è uno scenario dove l’ Io, già costituito, si esibisce cercando la più ampia affermazione possibile, oppure è costitutivo dell’ Io il quale viene all’ esistenza solo come il risultato di una serie di relazioni? Si tratta di stabilire che ruolo giochi il mondo per l’ Io, per poi capire come l’ Io si debba comportare verso il mondo e verso gli altri che ne fanno parte. La mia tesi è che la relazione col mondo è costitutiva per l’ Io, il quale esiste in quanto frutto delle sue relazioni. Ovvero: Io = relazione .Dalla nostra stessa natura emerge che il modo più adeguato di vivere è quello a favore dei cosiddetti valori, ovvero di quegli stili di vita che incrementano l’ armonia e l’ ordine delle relazioni, e non il modo contrario del conflitto e del disordine. A sostegno della mia tesi presento i seguenti argomenti: – la struttura dell’ essere; – la struttura dell’ Io; – la struttura della convivenza sociale. a) La fisica insegna che l’ essere è energia. Non c’ è nulla di statico, di consistente in sé e per sé, non ci sono sostanze prime, ci sono solo aggregati, insondabili nella loro natura peculiare perché si ignora se le particelle subatomiche siano in sé corpuscoli oppure onde. Continua a leggere→

Errata corrige (a proposito di Eco)

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Apprendo che c’è un refuso all’origine de Il nome della rosa. Il famoso distico con cui si conclude il romanzo sarebbe in realtà questo: “Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”. L’allusione è al declino della città eterna. Mi chiedo se un capolavoro dell’arte o della letteratura possa scaturire da un errore. Si affacciano il nome di György Lukács e il suo realismo, le descrizioni ottocentesche e la loro ossessiva precisione. Mi viene in mente persino la Bibbia, col suo ruach elohim, premesso alla creazione, che non sarebbe lo Spirito di Dio, ma un vento fortissimo sull’abisso informe. Sta a vedere che tutto nasce da un equivoco, che il mondo va avanti solo perchè qualcuno si è dimenticato di correggere.

Vendere

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Il mercato è ambiguo per principio. La sua funzione non è la trasparenza, la presa di posizione coraggiosa, la decisione chiara. Tutto ciò può essere un ostacolo, un ritardo; peggio, un motivo di rifiuto. Ciò che deve passare è la curiosità insaziabile, l’attrazione subdola, il piacere perverso, sadismo e masochismo. Il mercato non deve educare, formare, liberare. Il mercato deve vendere.

nel respiro – di Paolo Fichera

di Viola Amarelli

nel respiro (L’arcolaio, 2009) di Paolo Fichera è un libro che si fonda con lucida consapevolezza sul rigore e la coesione. Gli eserghi – che testimoniano con gli autori citati, da Holan a Giacometti, la scelta di una posizione appartata e trasversale, ai bordi del mondo – e la suite conclusiva delineano, infatti, chiaramente i binari di un poemetto ontologico. Il fluire incessante della materia umana, il ciclo alfa-omega di nascita e morte viene infatti incisi – chirurgicamente – non tanto per trovarne senso e ragioni quanto per ripercorrerne la nuda *erosione*, per diventarne, per quanto possibile, esperienza *materica* nella parola. Continua a leggere→

Amato mondo

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Cristo Re. Il folle versò il secchio di benzina su don Mario e lo incendiò. Erano le sette e cinquanta del 24 novembre del ’96. L’amico perduto, pensammo, e invece fu l’amico ritrovato. Ancora dodici anni in mezzo a noi. Ogni giorno pregavo che non mi fosse tolto. Era il mio crocifisso, simbolo di chi dà la vita e, se lo bruci, risorge dalla cenere della maledizione. Don Mario non c’è più, ma il suo sorriso continua a sconvolgere la chiesa, attraversata da un brivido ogni volta che un povero gioisce, un reietto ritrova se stesso in un abbraccio, un drogato getta la siringa e chiede: cosa posso fare? Niente è più come prima. Se tentassimo di seppellire i tuoi ideali, all’alba di Cristo Re la pietra rotolerebbe via, come per ogni gesto d’amore di questo maledetto, amato mondo.

Brenda

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Un fatto di sesso? No, di soldi, di politica, di affari. L’ultimo anello è quello che non tiene, destinato al macero. Coincidenze, dettagli di un mosaico perfetto. Come ti incastro il pupo che ha sbagliato. Per noi. Brenda, ultimo anello, la sposa della morte sacrificata sugli altarini della gloria. Sporca di sangue.

La fine del mondo.

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(Utah)

La fine del mondo.

di Nadia Agustoni

La fine del mondo è stata annunciata molte volte. A tal proposito ricordo dei profeti improvvisati che hanno costellato la vita del paese in cui sono vissuta con i loro ammonimenti riguardo a questo “avvicinarsi della fine”. I primi ricordi di una profezia simile risalgono all’infanzia e mi sono arrivati da persone più anziane che parlavano ancora della paura suscitata da uno di questi annunci fatto da un tizio un decennio prima e che trovò molti disposti a crederci. In quel momento ne ridevano perché tutto era passato e forse alcuni ricorderanno il film Il giudizio universale (1961) che racconta una storia simile e mostra l’effetto del panico sulla gente. Film a parte bisogna dire che l’argomento suscita interesse e in diverse occasioni ho parlato con persone che tra una frase e l’altra buttavano lì una data probabile per “l’ultimo giorno”. Continua a leggere→

Sor’aqua

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Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Bei tempi, quando qualcuno poteva parlarne in libertà, quasi riproducendone la freschezza inarrivabile, la purezza intangibile. Per la bibbia, l’acqua è il tesoro per antonomasia. L’uomo del deserto ne conosce ogni dettaglio, ne apprezza ogni segno. Nessuno alzi le mani su di lei, nostra sorella umile, mai nostra schiava.

White Christmas

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E’ una delle canzoni più dolci che ricordo, il Natale di Francesco De Gregori. Rendeva bene il sentimento indefinibile, tra il malinconico e il complice, che regnava in quegli anni irripetibili. Ci si sentiva uno, senza sapere perché, e senza chiederselo. Fraternità casereccia, che riconciliava con il mondo. Le falle nel presente e nel futuro si scongiuravano presto, come il gelo vinto dalla tombola e il vino, dall’appuntamento col fuoco su una spiaggia piena di colori. Proprio come oggi.

La sirena del vuoto

di Donato Salzarulo

I

Tutto sembrava tela di ragno,

disegno benigno della sorte.

Immaginavo il volo della rondine,

la traversata, il garrire del cielo,

il nido costruito sotto tetto.

Il sognare e immaginare mi nascondeva

l’altro mondo, il sentiero dell’ombra

crocifissa. Chi molto sbaglia, molto

paga. Ora mi resta il tuo sorriso

fatto piaga.

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Perdono

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Tornato da giorni di inferno e paradiso, sono travolto dagli impegni. Aperta la posta, trovo una cifra imprecisata di messaggi. Il primo impulso è piangere: impossibile rispondere, anche in minima parte, all’onda anomala. Il senso di colpa si insinua, anche non volendo. Che fare? Ho deciso, infilo Wanda da youtube e chiedo perdono a tutti quanti.

Metamorfosi del giallo

di Alessandro Ansuini

Non era il surrealismo i colori si celavano vicendevolmente e attorno ad ogni persona gravitavano una serie di pianetini dalle diverse attrazioni fra i quali fluttuare, detestare e arrampicarsi. Attuavano diverse politiche le mani dai piedi e dalle dita stesse mentre nel mezzo della tempesta, se prendevi una macchina e guidavi nella neve i fiocchi esplodevano come fuochi d’artificio continui sul parabrezza della fronte. Arrivando dalla campagna alla città le sequenze si facevano geometriche e cominciavano a inanellare teorie di trattini, di piccole sfere, l’occhio pulito poteva lasciarsi scorrere sulla corteccia milioni di scritte in cromatismo senza possederne la traduzione, ma d’altronde quest’uomo nuovo, e dico nuovo perché è adesso, non ha nessun atteggiamento di rivalsa se non verso di sé, non possiede niente e non ambisce a coltivare nessun linguaggio, lasciando il pensiero manifestarsi senza sillabe, in liquidi. Continua a leggere→

Alla stessa ora

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Responsabile di tutto. C’è chi darebbe chissà cosa per esserlo. Per me è una pressione continua, a volte insopportabile. Potrei dire al cardinale: vorrei andare a Loreto, farò il predicatore, il direttore d’anime. Starei su un colle incantato affacciato sul Conero e l’Adriatico, le case senza tempo di Recanati, Osimo, Castelfidardo. Passeggerei sotto il portico del Palazzo apostolico, davanti alla splendida facciata del santuario, di Bramante e Sangallo. Dimenticherei l’affanno della periferia romana, l’assedio dei poveri, le infinite beghe pastorali. Le meschinità quotidiane sarebbero un’immagine sbiadita, il dolore svanirebbe in un dolce e meritato riposo. Ho deciso: resto qui. La storia corre dalla parte delle piaghe, dei colpi, delle imprecazioni. Gesù s’incontra solo in una delle quattordici stazioni da cui parte ogni giorno, alla stessa ora. Responsabile di tutto.

Frutta e verdura

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Qualcuno dice che l’inferno non esiste. Si spera sia vuoto: se Dio ama come può volerlo? E’ l’uomo che decide di restare solo, rinunciando anche all’ultimo abbraccio. Si può arrivare a rifiutare l’estrema parvenza di dialogo, quando l’odio non ha  freni e il potere è un guizzo superstite di gioia maligna. Ne sono convinto: Dio non vuole l’inferno. Solo l’uomo può crearlo, farne il suo pane quotidiano, frutta, verdura, e stridore di denti.

Un’analisi

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Il mondo comincia a perdersi nel magma delle lingue, delle culture, delle fedi. Se non so chi sono divento pavido o aggressivo, dipendo dagli altri, cerco nel clan o nel nemico di legittimare la mia vita. E’ difficile pronunciare una parola vera, persino il nascere di un pensiero sincero è messo in discussione. Da dove vengo, dove sono diretto, in quale città mi riconosco? Quale strada sento come mia, riconoscendone ogni svolta, identificandone agilmente sapori e odori, e soprattutto progettando un itinerario possibile, custode delle tracce di un futuro? Se non so chi sono me lo deve dire un altro; che lo possa scoprire attraverso un’analisi affidabile. Che la mia anima viva almeno tra le pareti asettiche di un laboratorio.