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Io sono niente.

ebraismo-b

(ebraismo)

Tratto dal sito www.risveglio.net – Buddismo con b minuscola.

Io sono niente.

Era Yom Kippur, giorno considerato il più sacro e solenne del calendario ebraico, totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza. In questo giorno molto importante, un rabbino, mentre celebrava la festività, guardava la Torah, la sacra Torah esposta nella sinagoga. A un tratto lo prese un’ispirazione …

Cominciò a battersi il petto, dicendo:

— Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente. Continua a leggere→

Una volta al mese

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Sembra che tutto frani: una reazione a catena, un domino di crolli assassini, falle improvvise si spalancano inghiottendo vite umane, animali, vegetali e minerali. Facciamo da soli: incriniamo i meccanismi naturali, provocando disastri, e celebriamo composti funerali di stato. Dovremmo organizzare cerimonie previe per i travolti dalla prossima catastrofe, annunciata, come sempre. Ci occuperemmo una volta al mese delle vedove e degli orfani, della  fragilità umana di cui dovremo rendere finalmente conto, prima o poi.

La sintesi di una vita

di Vito Mancuso

Nei primi mesi del 1916 Ludwig Wittgenstein, volontario nell’ esercito austriaco, si trovava in Galizia sul fronte orientale col reggimento impegnato a sostenere il più grande attacco nemico, la cosiddetta Offensiva Brusilov. In mezzoa perdite altissime la sua azione dovette essere di un certo rilievo visto che il 1° giugno venne promosso caporale e il 4 decorato al valor militare. Pochi giorni dopo, l’ 11 giugno, colui che diventerà uno dei più grandi logici e filosofi del Novecento, annota sul suo quaderno: «Il senso della vita, cioè il senso del mondo, possiamo chiamarlo Dio. Pregare è pensare al senso della vita». Io penso che per ogni essere umano la vecchiaia sia paragonabile a una trincea della Prima guerra mondiale. Sono finite le cerimonie, le marce, le sfilate, gli inni, le retoriche che fanno da preambolo non solo alla vita militare delle retrovie, ma anche alla vita quotidiana nella gran parte dei suoi momenti. Giunge il momento del redde rationem, il leopardiano «apparir del vero». Chi arriva alla vecchiaia non ha più nessuno davanti, è in prima linea sul fronte dell’ essere o del nulla. E penso sia naturale in questa stagione dell’ esistenza guardare al senso complessivo della vita, della propria e di tutti gli amici che si sono visti cadere, con un’ intensità esistenziale paragonabile a quella di un soldato in trincea. Continua a leggere→

Qualcun altro che ci pensa

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Mi sono sempre chiesto perché si diventi prete in sette anni e sposi in sette incontri. Eppure, forse, è più difficile essere moglie, marito, durare una vita con la medesima persona. Avrei un progetto articolato per sensibilizzare alla complementarità, la gratuità, la crescita, la libertà, l’accoglienza, l’universalità. Il matrimonio è un abisso che si spalanca oltre la scenografia di fiori immersa nella musica di arpe e violoncelli. Trasmetterei l’entusiasmo della lotta quotidiana, la passione di una conoscenza mai conclusa, la resistenza alle mille insidie dell’amore. Ma che ne posso sapere? Sono soltanto un prete. Fortunatamente, vedo qualcosa che si muove; dopotutto, c’è qualcun altro che ci pensa.

Questo canto

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C’era una volta un uomo che aveva il coraggio di gridare, nelle vie polverose della Palestina. Chi dice per tre anni, chi per uno: fece in tempo a dire tutto, o comunque molto, procurando fastidi, minando strutture fatiscenti, meccanismi perversi. C’era molta folla ad ascoltarlo: qualcuno ritiene che cantasse, per farsi sentire dai lontani. Potesse questo canto alzarsi oggi, potessero tremare come allora, le officine del male.

Cosa fosse un muro

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Ogni tanto se ne abbatte uno: a Berlino ha fatto rumore, se ne sarebbero accorti anche gli angeli che volavano sopra la città. Angeli tristi, a volte. Perché se un muro cade, cento se ne alzano: per un colore diverso, un ceto inferiore, idee cosiddette incompatibili. Ma soprattutto per denaro: la radice di tutti i mali, si diceva un tempo. La radice di tutti i muri, si può dire oggi. Quando il bambino era bambino, sapeva cosa fosse un muro, ma non pensava si potesse costruire in mezzo a una città, in mezzo al mondo.

Forse non lo sai (Stefano Cucchi)

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C’è sempre un buon motivo per picchiare. Il soggetto è vivace, ribelle, risponde in malo modo; o è malato, isterico, gestibile a fatica. Comunque sia, bisogna dargli una lezione. Sarebbe già qualcosa un’ammissione di violenza, ma sorgerebbero domande imbarazzanti: perché? Perché fino a quel punto? Ci sono due modi di vivere l’alterità: sopprimerla o cercare di comprenderla. Il primo è alla portata di tutti, basta l’animale; per la seconda, le cose si complicano: è richiesta la ragione, lo spirito, lo spirito santo, in casi estremi. Se no, giù botte. Lo stadio animale non giustifica; bisogna sapere: chi è stato, perché ha agito. Posto che un atto simile sia degno del nome così nobile di azione, dalla radice ag, muovere, possibilmente detto di neuroni, non di muscoli. Forse non lo sai che questo non è amore.

Cerchiamo la cernia, amica mia!

di Mauro Pesce

Sigamos o cherne, minha Amiga

Desçamos ao fundo do desejo

(Alexandre 0‘Neill)

Se un giorno verso l’una

lungo la strada

la mia pistola silenziosa

tump tum tump

ti colpisse la tempia

o nello studio, al chiuso

ti perforassi il petto

guardando nei tuoi occhi finalmente

oltre la supplica

la verità di te stesso:

la tua stupidità. Continua a leggere→

Lpels sul Corsera

corriere della sera

La poesia e lo spirito sul Corriere della Sera

Il ruolo dei blog nell’attività letteraria italiana è ormai una realtà. Mentre il dibattito in rete, e non solo, si sviluppa in modo costante (vedasi l’articolo di Marco Filoni sul Domenicale del “Sole 24 Ore”), l’argomento è diventato anche oggetto di studi e ricerche: se ne è fatta portavoce, recentemente, la ricercatrice universitaria Giulia Iannuzzi con il libro “L’informazione letteraria nel web” (Biblion edizioni). Ora è proprio la stessa Iannuzzi a comparire tra le pagine del nuovo supplemento della domenica del “Corriere della Sera”, La cultura, a fianco di firme quali Magris e De Cataldo, e con una rubrica dedicata: “Il blog @”. Continua a leggere→

Presto, presto

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Via i lavavetri. Cos’è questa ressa ai semafori? Ti fermi e piomba qualcuno con un’arma impropria, un pericoloso spazzolone grondante di acqua sporca. Prima o poi scateneranno l’arrembaggio con siringhe infette e forse con pistole o bombe a mano. Se accetti i lavavetri, devi dare carta bianca anche a zingari e mendicanti di ogni risma, gente che non vuole lavorare, feccia che osa invadere lo spazio delle persone perbene, senza chiedere permesso. La città sta diventando intollerabile, un magma di varia umanità senza arte né parte, alieni che non sanno cosa sia una busta paga o un sette e quaranta. L’ombra dilaga, il rovescio sta prendendo il sopravvento, un incubo ricorre nella notte: due occhi che mi fissano, immobili, come se aspettassero qualcosa, ansiosi di vedere al di là della finestra, decisi a restare finché il vetro è ancora sporco.

Quanto vale quel simbolo

di Vito Mancuso

Dietro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’ uomo di Strasburgo vi è la preoccupazione in sé legittima di tutelare la libertà, in particolare la libertà religiosa dei bambini che potrebbe venir minacciata dalla presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche. In realtà vi sono precisi motivi che rivelano l’ infondatezza di tale preoccupazione, e mostrano al contrario che dal crocifisso scaturisce uno sprone all’ esercizio della libertà in modo giusto e coraggioso. Il primo di questi motivi si può esprimere con le parole con cui domenica scorsa Eugenio Scalfari concludeva il suo articolo, quando, rivolgendosi al cardinal Martini e dopo aver ribadito il suo ateismo, scriveva: “Sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’ amore del prossimo.A lei lo invita il suo Dioe il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazaret o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’ amore prevalse sul potere”. Da queste parole schiettamente laiche appare che il simbolo del crocifisso è un invito all’ amore universale, in particolare a quell’ amore che non teme di scontrarsi con l’ arroganza e la forza del potere. Ma se è lecito scrivere come fa Scalfari che in Gesù l’ amore prevalse sul potere, è altrettanto lecito vedere nella sua croce l’ esatto opposto, cioè la prevalenza del potere sull’ amore. Continua a leggere→

Piccoli massacri

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In fondo è semplice: carichi con colpi sufficienti, ne ammazzi fino a venti, venticinque, ce n’è abbastanza per una trentina di feriti, e magari un colpo anche per te, per evitare di soffrire troppo, il linciaggio, la galera, la pena capitale per cui devi aspettare con angoscia, nel braccio della morte. Provi una certa eccitazione nel vedere le facce disperate, impotenti, in un momento si dissolve ogni complesso, per pochi minuti il dio sei tu, il fato, la parca che recide il filo, il destino di una vita coincide con il tuo desiderio di rivalsa, di fuga dai binari insopportabili di una storia a senso unico, un copione che non hai mai il potere di cambiare. Prima di morire avrai il tempo di chiederti se tu massacri loro o siano stati loro a massacrare te.

Cittadini intellettuali

georges bernanos

di Franz Krauspenhaar

La somma importanza. Nel nome di Dio. Come Dio (dio) comanda. Basta con le donne frick. Finiamola coi soliti soloni da bar wock. Menevole. Nu! Menelegatti frega. Ec. Sic Transir John Ford Anima Mundi Tabasco Tamaro.]

Questo discorso mi venne fatto ieri da un intellettuale romano. Un intellettuale romano di solito si mangia le parole, guarda perennemente in basso, ha gli occhiali, insomma sembra (o è) uno sfigato. Il milanese invece è uno che guarda altrove, verso dimensioni altre, ansioso e ansiogeno, mortifero e foucaultiano. Di solito i suoi saggi o romanzi o articoli parlano del fureggiare del Krunsbumsenjait, una pratica masturbatoria sadomaso islandese.
Il napoletano è sempre impegnato, curiosamente. Nella lotta contro la camorra, contro il carovita, contro la monnezza; è decisamente “noir”, molto più del milanese, per dire. Il romano beato lui ama essere internazionale. Il milanese è molto più europeo. Il napoletano è angioino. Il fiorentino ha le ossa ghiacciate; la città più terribile d’Italia lo ha devastato. Bello ed Arno si fronteggiano. Il caldo e il freddo sparano bulloni di antidepressivi inutili. Come in Ungheria, a Firenze l’unica via d’uscita è un dignitoso suicidio, lanciandosi dalle Giubbe Rosse verso il noto. L’intellettuale palermitano è magnagrecico. Tutto è bello e siculo, non necessariamente in quest’ordine. Anche Ciprì e Maresco rappresentavano il bello, per l’intellettuale palermitano: sempre abbronzato, brillante, ricchissimo anche quando è praticamente in mutande. L’intellettuale bolognese, per finire, sogna e frinisce lo gnocco fritto. Frinisce sì, e poi lo finisce. E’ molto sapido, godereccio, flirtone, culatello e balanzone. La vita per lui è sempre bella, anche quando finisce ed è troppo tardi per continuare a godersela.

Win for life

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Si chiama Win for life e tutti sanno cos’è, ma non tutti colgono il feroce paradosso. La dignità del lavoro affidata all’alea di una lotteria. La saggezza della fatica quotidiana trasformata nell’illusione di un’astuta scorciatoia. Da noi si moltiplicano i poveri, i questuanti. Vorrei essere altrove, spesso, poi mi ricordo del capitolo 25 di Matteo, quello degli affamati sfamati e degli assetati dissetati, e resto qui. Ma la mente viaggia, penso a una cooperativa che permetta di trovare un impiego a questa gente, alla gioia di una dignità ritrovata, di un fallimento esorcizzato: vinci per la vita. Ma ho paura che sia una lotteria ancora più impossibile dell’altra.

Alto, fragile (Alda Merini)

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Funerali di stato. Stato mentale. Stato mentale disturbato. Povertà, malattia. Perché mi lasci sola, quando sono viva, e mi abbracci ora, da morta? Non ho mai visto tanta gente, mi commuove. Perché mi abbracci solo ora, che non posso contraddirti? Sento le ali che spuntano nel cuore, con dolore. Come allora, quando la camicia di forza mi stringeva in una bara, come questa. Solo da qui distinguo la città, tanto desiderata. Tanto temuta. Cadete mura, perché ora mi abbracciano i miei concittadini, dalla memoria fragile, dallo sguardo triste.

8° Premio Turoldo

E’ pubblicato il bando di partecipazione alla ottava edizione del Premio “David Maria Turoldo”. L’edizione di quest’anno prevede importanti novità per i partecipanti:

a) La possibilità di inviare una nota di presentazione dei propri testi;

b) La possibilità di inserire la recitazione dei testi medesimi in formato audio o video, che la segreteria del premio si farà carico di convertire in formato MP3 se l’autore non lo sa fare da solo. La segreteria provvede anche al montaggio e alla conversione di formati video.

c) La possibilità di ricevere note critiche da parte dei lettori

Quanto sopra, oltre ad importanti meccanismi di trasparenza che si potranno leggere sul bando, caratterizza il Turoldo come uno dei concorsi più trasparenti, più aperti e più partecipativi fra i premi letterari italiani, con giurie esclusivamente composte da poeti o da critici che hanno premiato, nelle passate edizioni, artisti di indubbio talento.

L’introduzione dell’audio e del video in questa edizione, intende avvicinare di più chi scrive a chi apprezza la poesia; siamo infatti convinti che la poesia debba tornare alla forma orale, che ci sembra più comunicativa e più fedele alla sua natura oltre che alle sue origini. Internet ci fornisce la tecnologia adatta allo scopo e quindi ci sembra importante tentare questa possibilità per il bene, crediamo, della poesia stessa.

I premi in palio ammontano a 1000 € (primo premio) e 400 € (primo premio under 25).

Il premio Turoldo non riceve sponsorizzazioni e il ricavato, escludendo le quote premio, viene interamente devoluto a fini sociali.

Premio David Maria Turoldo

8° edizione – anno 2009

Regolamento per la partecipazione

Il suo parere

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La gente preme, urla, fai fatica ad avanzare. Il mondo è appannato, i capelli ti ricadono sugli occhi, pieni di sangue. Donne che piangono, bambini che giocano con piccoli oggetti di legno. Ti attira lo sguardo di uno di loro: ha gli occhi spalancati di chi vuol capire. Strattona la veste della mamma, vuole seguirti, vedere come va a finire. E’ li’ quando i chiodi penetrano i polsi, mentre un fiotto di sangue disseta la terra appena colorata da ciuffi d’erbaccia. La croce viene issata da quattro soldati impolverati. Il bambino sgrana gli occhi, è affascinato dallo spettacolo terribile. Dopo un po’ china la testa per scrivere qualcosa sul tema assegnato dalla giovane maestra: Pensate che il crocifisso debba essere tolto dalla classe? Il bambino alza lo sguardo: sembra chiedere all’uomo insanguinato il suo parere.

Inevitabilmente

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a Giovanni

Arriva all’improvviso: interrompi tutto, è il minimo, quando giunge la notizia di una vita spezzata. Ci si mette nei panni. Quali? Gli abiti del fidanzato disperato, che ha perso la sposa dei suoi sogni, o quelli lacerati della giovane travolta dalla corsa folle del camion? Il taglio è lo stesso: un mondo esposto alla morte in ogni istante, in attesa di una semplice carezza, una condivisione disadorna. Mi deridono perché concludo ogni dialogo con lo stesso abbraccio. E’ il viatico per una tragedia meno inaccettabile. Amico mio, non sperimenterò il vuoto che ti assedia: ne colmerò un angolo, per farlo meno freddo. L’anima è energia che vortica, riscalda. Inevitabilmente, abbraccia.