Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Abbasso i terroni!

di Pasquale Giannino

“Ingegnere, ha visto lo schifo di Napoli?” mi fa Davide. “Lo schifo di Napoli?” “Insomma, lo scandalo dei rifiuti…” Il locale è gremito, sono già le nove e devo correre in ufficio. Ho un meeting di quelli tosti, oggi, sarà un bagno di sangue. “Ah, le discariche… Senta, il caffè me lo faccia corretto per favore.” “Non gli bastano i miliardi che gli abbiamo dato?” incalza il barista. Io annuisco, in realtà non lo ascolto più. Il caffè è pronto. Lo mando giù senza gusto, come se fosse una medicina. Mi affretto verso l’uscita. Continua a leggere→

Pro e contro le briciole (Scuola di poesia, 5), di Massimo Sannelli

1

Lettore, il problema non è uscire dalla cameretta e diventare uno scudo umano dove uno scudo umano *serve*. Devi essere chi sei, e chi non è Majakovskij o Cardenal o Torres – vive in un altro mondo [chi parla un’altra lingua – e performare *nel modo più alto*, o combattere, non è venerare la stanza segreta – deve risplendere nella sua lingua privata: la cameretta non è un carcere, di per sé; la cameretta è l’uomo interiore: perché vi siano l’una e l’altro, occorre un IO; ciò che Bene negava a se stesso e ciò di cui Majakovskij si è privato, come ogni vittima o eroe]. *Sei* TU? Sii un IO coerente.

Continua a leggere→

Voci di soldati bambini

bambini-soldato.jpg

A cura di Antonio Consoli

Secondo dati ufficiali, nel 2001 il numero dei minori di diciotto anni coinvolti in conflitti armati nel mondo sarebbe stato di almeno trecentomila, di cui circa un quarto in Estremo Oriente. Ma, se riguardo alla protezione dell’infanzia è sempre difficile determinare stime e proiezioni, rispetto al fenomeno dei bambini soldato il compito diventa impossibile.

Continua a leggere→

Dino Campana

chimerajpg1.jpg

a cura di Elena F. Ricciardi

[…] Su Campana rigorosissimo critico del proprio testo si ricordi la testimonianza del Ravagli (Dino Campana e i goliardi del suo tempo, Marzocco, Firenze 1942):

“Gli era così agevole estraniarsi da tutto ciò che lo circondava, così facile vivere con sè e per sè pur nelle condizioni d’ambiente meno propizie, che riusciva a lavorar di lima al bar Nazionale, sulle carte de’ suoi manoscritti, anche quando, tutt’intorno, ferveva il tumulto delle discussioni più animate.” Continua a leggere→

Il Silenzio di Laocoonte

lacoonte.jpg

di Fabrizio Corselli

“Il maestro mirava alla somma bellezza, accettando i condizionamenti del dolore fisico. Questo in tutta la sua violenza deturpante, non si lasciava conciliare con quella. Egli lo dovette perciò mitigare; dovette ridurre le grida in sospiri; non perché il gridare tradisse un’anima volgare, ma perché stravolge il volto in modo sdegnoso. Perché si immagini di spalancare al Laocoonte la bocca e si giudichi. Lo si faccia gridare, e si osservi. Era una figura che suscitava compassione, perché esprimeva insieme bellezza e dolore; adesso è divenuta solo una brutta, ripugnante figura dalla quale volentieri si volge lo sguardo, perché la vista del dolore suscita dispiacere senza che nel contempo la bellezza dell’oggetto sofferente riesca a tramutare questo dispiacere nel dolce sentimento della compassione”. Continua a leggere→

Grossmann:” Vi racconto il lato oscuro di Gerusalemme”

di Guido Caldiron
«In Israele il cinema svolge oggi un po’ lo stesso ruolo che la letteratura ha avuto negli ultimi trent’anni: serve al paese per guardarsi negli occhi, per capire dove si sta andando e dove, non smettendo di coltivare la speranza e la pace, si può pensare di andare «In Israele il cinema svolge oggi un po’ lo stesso ruolo che la letteratura ha avuto negli ultimi trent’anni: serve al paese per guardarsi negli occhi, per capire dove si sta andando e dove, non smettendo di coltivare la speranza e la pace, si può pensare di andare. Per questo sono qui per parlare soltanto del mio romanzo e del film che ne è stato tratto,
Qualcuno con cui correre». David Grossman è come sempre cortese, ma al tempo stesso fermo. Continua a leggere→

La figlia del Caffè

di Flavio Tannozzini

Don Marcelino staccò un rametto da una pianta di caffè. Fruscìo nella selva. Gocce di umidità si persero nella nebbia che calava con la sera. Prese una bacca rossa e la portò alla bocca: quel sapore dolce e delicato lo accompagnava da quando, bambino, aveva cominciato a lavorare nella piantagione. Erano le prime bacche mature della stagione ed erano veramente grandi: quell’anno ci sarebbe stato un raccolto formidabile, pensò mentre si faceva largo tra l’erba alta a colpi di machete. Ecco il sentiero fangoso, ecco la strada verso casa. Stringeva, in una mano, il rametto carico di bacche per rassicurare sua moglie Julia con la buona notizia; in spalla portava alcuni sacchi di tela che la giunta comunitaria aveva distribuito per la prossima raccolta dei frutti del caffè. Continua a leggere→

Fra il trauma e il desiderio

I possibili effetti di una madre fredda
Un convegno organizzato dal centro psicoanalitico di Roma indagherà i modi in cui si formano, nella evoluzione della nostra psiche, quelle crepe che permetteranno a esperienze come uno stupro, una guerra, un dissesto finanziario, o la perdita di una persona cara di trasformarsi in traumi

di Sarantis Thanopulos

Immersi come siamo in uno scenario di violenza e di arbitrio, rischiamo di rivolgere alle esperienze traumatiche uno sguardo che si limita a attribuire importanza agli effetti diretti di quanto ci ha colpito, senza curarci di ciò che si trovava già depositato nella nostra psiche e che attendeva solo di venire risvegliato. La nostra è una cultura di denuncia, fondata sull’immagine e tutta proiettata verso la visibilità: una visibilità che fa vedere poco, dal momento che più le immagini si impongono alla nostra vista più rischiano di restare prive di quel significato che è realmente capace di parlare alla nostra soggettività. Qualche anno fa Jean Luc Nancy, confrontando il mondo di oggi con il mondo dei poeti tragici greci, scrisse che abbiamo perso la capacità di dare senso alle catastrofi, e dunque assistiamo impotenti allo spettacolo della loro ripetizione. Continua a leggere→

Rose e gigli (scuola di poesia, 4), di Massimo Sannelli

1
Lettore, ora ti raccomando di leggere *Nudo di madre* di Aldo Busi. In primo luogo, perché Busi è innominabile, tra gli intellettuali, anche giovani. Tu troverai un intero capitolo *contro la poesia*, che per Busi è la serva e l’epigona di cose troppo umane: un’antiopera e un antigenere che non contesta e non descrive, e si trasforma in un gioco sociale, inutile e ridicolo. [ricorda: se Busi ride di te, come ha riso del vecchio Montale «gelatinoso», è perché *se lo può permettere*: e tu non puoi dirgli niente, perché Busi non ha nascosto nulla di sé, né del suo sesso né della sua cultura; e non puoi rispondergli che tu conosci meglio la vita e che la ami, mentre lui è «suicidale»; di vite, Busi ne ha già vissute tre, quante le lingue che parla – eppure ride, in italiano]. Continua a leggere→

Levate la pietra

carri-da-guerra.jpg

Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. La sacrestia, invece, è sempre un frigorifero. Prima di varcarne la soglia, per la messa, mi concentro sui tre amici: Gesù, Maria e Padre Pio. Chiedo loro aiuto, perché è come lanciarsi nel vuoto. Entri in una cosa non tua, e devi volare. La sacrestia è la pedana di lancio, con le pareti spoglie, le ragnatele che pendono dall’alto. Lì sei ancora un uomo, con le incertezze e le paure. Dopo, quando superi l’archetto, non sei più tu a guidare il gioco.

Continua a leggere→

Mario Luzi

fiamma.jpg

Continuità

Forse quanto è possibile è accaduto,
ma da te si rigenera l’attesa,
la piena d’avvenire trattenuta
dal cielo fino all’ultima preghiera
mentre,sempre immaturo, con perenne
vicenda si ricrea dalle sue ceneri
il domani e ogni giorno precipita deluso
come musica stanca di sgorgare
musica rifluisce alla sorgente. Continua a leggere→

Il grido

bhuttobenazir.jpgE’ morta Benazir.
La morte violenta di una donna è uno schiaffo in più,
un insopportabile dolore.
Maledetti il ferro e il fuoco
che hanno piegato Benazir.
Nasca da questo sangue
il grido di un mondo nuovo.

Ventuno storie di Natale da Vibrisselibri

Quella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.

vibrisse.jpg Continua a leggere→