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Parole, parole, parole

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Parole, parole, parole: chi l’avrebbe detto che un giorno le avremmo rimpiante di fronte all’ estinzione, alla constatazione amara che si comunica soltanto a gesti e a smorfie. Eppure la cultura continua a  offrire tutto, attende con immutato desiderio lettori e ascoltatori, occhi e orecchi affamati di dettagli, di sfumature decisive. L’evoluzione prosegue il suo corso, ma si trascina dietro il suo rovescio di ignoranza e di barbarie.

Quasi sempre

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Sono serbi, senegalesi, rumeni; vengono da tutto il mondo, ma la fisionomia è comune: il dolore, le privazioni, la rabbia, solcano il viso con linee omogenee, segni inferti dall’ingiustizia umana. Chiedo loro il nome, il paese d’origine, le peripezie dell’ultimo periodo; qualche notizia sui parenti, l’abitazione, se ce l’hanno: molti dormono in pineta, o all’ostello della Caritas. Li sostengo come è possibile a una parrocchia di periferia. Siamo sempre in cerca di un lavoro, ma spesso la gente è diffidente: rumeni e albanesi incutono timore, per gli africani si ha paura dell’igiene. Procediamo disperatamente, a tentoni, fiutando l’aria, informandoci nei modi più inconsueti. Anche un titolo di articolo può attirare l’attenzione, salvo accorgersi che non serve a nulla, come spesso, anzi, quasi sempre accade.

Sindone contemporanea (corpi di Haiti)

Si discute molto sulla sindone custodita a Torino: una ricerca affascinante, che potrebbe rivelare il volto e il corpo di Gesù di Nazaret, uno dei più grandi uomini passati nella storia. C’è un’invocazione accorata all’interno della Bibbia: non nascondermi il tuo volto (Sal 102,3). Ricorda il kenegdo del Genesi, quando Adam si trova di fronte una presenza che è osso delle sue ossa e carne della carne, e può guardarla occhi negli occhi, con stupore. Nel mondo, tuttavia, ci sono molte sindoni, vittime su cui scarseggiano gli studi e verso cui mancano pellegrinaggi adeguatamente preparati: corpi ingombranti che nessuno pensa mai di custodire, che si desidera solo far sparire in fretta.

Ultima Tule

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Scopo della filosofia, si dice, è imparare a morire. Congedarsi dalla vita è un’arte, in tutti i sensi: distaccarsi dal proprio, sottrarre la terra palmo a palmo alle fauci di un insaziabile egoismo. Un’altra filosofia coltiva la ricerca parallela, che ha bisogno della morte come ultima Tule dello show, del successo a tutti i costi. Il caso, magari, non è questo, ma il sospetto, inevitabilmente, sorge.

Lo sfondo sinistro

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Sono venuto a portare il fuoco, e come vorrei che fosse già acceso: una frase misteriosa di Gesù. Come l’altra, di Giovanni il battezzatore: dopo di me viene uno che vi battezzerà in spirito santo e fuoco. Noi, inguaribili romantici, pensiamo subito al fuoco dell’entusiasmo, alla passione ardente. Il senso è un altro: chi non matura fino alla dimensione dello spirito, fallisce la meta della vita, la brucia, la riduce a nulla. Il fuoco è lo sfondo sinistro di un dono prezioso rifiutato: distrugge, non bisogna mai dimenticarlo.

Il cammino dell’uomo

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Ci si doveva arrivare, prima o poi. Martin Buber ha scritto un libro intitolato Il cammino dell’uomo, sul passaggio dall’io al tu. Un percorso difficile, che comporta la vittoria, sempre parziale, sulle proprie ossessioni e compulsioni, sulla deriva della vita quando cade nelle trappole dell’egotismo. Se il cammino s’interrompe, non restano che vicoli ciechi, dove qualunque falsità si contrabbanda per esperienza umana.

Come sempre (Rosarno)

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Una storia dove si perde facilmente il filo, in cui convergono nodi inestricabili: la miseria, i conflitti sociali e religiosi, lo sfruttamento e il razzismo, la malavita e il ruolo opaco delle istituzioni. Sullo stesso palmo di terra si accavallano azioni e reazioni di Stato e ‘ndrangheta, associazioni a delinquere e gruppi che promuovono una cultura della legalità. Chi vincerà? Per ora i più deboli si sottomettono ai più forti, come sempre.

Il cielo sulla terra

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La messa è finita, andate in pace. All’uscita una raffica di colpi. Avrebbero fatto meglio a stare dentro, a rifugiarsi nel rito che anticipa l’eterno. Gli orientali definiscono la liturgia il cielo sulla terra. In cielo non si muore, Dio ti concede il privilegio di vivere per sempre. Quaggiù è diverso: quando lasci il cielo sulla terra devi andare in pace, pronto a farti massacrare.

Corte marziale (soldatesse in Iraq)

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Fa uno strano effetto, come tutte le direttive che toccano diritti inalienabili. Immagino le coppie che si abbracciano con l’idea della corte marziale, m’interrogo su quanto una visione di giudici arcigni possa avere risvolti afrodisiaci. Ma è il lavoro, lo stipendio, la vita, anche se il rischio di lasciarla lì è forse pari a quello di rimanere incinta.

Leggenda incontrastata (i Simpson)

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Difficile indovinare le ragioni del successo. Originali, certo, con un linguaggio disinvolto e sfuggente a ogni sorta di censura; il tratto umano e alieno nello stesso tempo, con l’improbabile colore giallo, onnipresente; gli sguardi assorti ed ebeti, corrucciati e malinconici, sinceri fino alla provocazione intollerabile. Cosa avranno i Simpson per essere la leggenda incontrastata che trionfa da vent’anni? Evocano i fantasmi dell’inconscio o riproducono solo fedelmente ciò che siamo diventati?

Magi strati (epifanie)

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Il tempo passa, le strutture culturali diventano obsolete se non si aprono alle coordinate ultime, la tradizione rischia di ammuffire e ridursi a materiale da museo. Anche l’inossidabile presepe potrebbe trasformarsi in un cimelio del passato se non si spalancasse all’avanzare del presente, alle ansie, alle attese, agli strati ultimi dei fatti. Guai se Betlehem, la città del pane, diventasse una scorza rafferma e inacidita. Sarebbe una scomunica late sententiae, lanciata dalla vita, l’unica gerarchia che non ammette repliche.

L’inferno sono gli altri

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Le riunioni di condominio, confidavo a un amico, sono i luoghi più aggressivi di associazione umana. E’ lo spazio vitale difeso con i denti, la propria idea di convivenza che si scontra con quella degli altri. La guerra non nasce tra diversi, non è l’ideologia o il colore della pelle, né la quantità di ricchezza distribuita ingiustamente. E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto, l’inferno sono gli altri, come scriveva Sartre.

C’è tempo (ha ragione chi ha fame)

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Qualcuno raccomandò di raccogliere gli avanzi, perché non andassero perduti. Un valore simbolico, dice l’esegeta, nel senso che chi credeva non sarebbe stato abbandonato. Ma il pane stesso può essere un simbolo nell’unica preghiera che Gesù ha insegnato ufficialmente: dacci oggi il nostro pane, come dire, quello che basta, non chiediamo oltre. Da noi invece ne avanza a tonnellate, e nessuno lo raccoglie. Sarà un simbolo anche questo? Quale preghiera potrebbe risolvere il problema? Fa’ che i fornai di buona volontà producano lo stretto necessario, noncuranti delle smorfie dei clienti. Il cliente non ha sempre ragione. Ha ragione chi ha fame e forse non sa che in qualche posto del mondo si getta ciò che salverebbe la sua vita. Perché non ne parliamo, perché non risolvere presto questo assurdo? C’è tempo, dice qualcuno, c’è tempo.

Omero e Tiger Woods

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Ci vuole una predisposizione, senza dubbio. Mi colpirono precocemente i giornali che investivano capitali ed energie per inseguire un vuoto che non ho mai decifrato fino in fondo. L’unica spiegazione è l’assenza di significato della vita, per cui si cerca nel vip il successo mai arrivato a coronare i propri sforzi. Lei o lui sono gli eroi di cui si seguono le gesta passo dopo passo, fra trionfi e capitomboli. Un tempo si leggevano o ascoltavano l’Iliade e l’Odissea; oggi ci si accontenta dei tracolli del primo milionario incappato in riviste demenziali e paparazzi.

Valzer

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Naturalmente, è solo un’impressione. Si dice, volgarmente, dalla padella alla brace, ma altre definizioni calzerebbero per la situazione in cui ti vieni a trovare certe volte. Candidamente, sogniamo un mondo in cui ognuno faccia la sua parte, niente di più o di meno, semplicemente la sua parte. Poi ci svegliamo, e ci accorgiamo di voler restare soli, lavorare il doppio o il triplo, pur di non scoprire lo sfacelo che si palesa intorno, il valzer degli aiuti inutili che ci servono su un piatto d’argento. Hai ancora la forza di tirare la volata, ma non sai più per quanto, questa volta.

Prima di avere il tempo (buon anno)

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Perché sarete ricompensati nei cieli.
Questa frase può generare equivoci. Come se la ricompensa fosse un al di là non meglio precisato. Che errore fatale. Matteo, da buon ebreo, non osa  pronunciare il nome santissimo di Dio. Vuol dire che la vita è data a chi la cerca. Dio la dona qui, e ora: è lui il cielo, lui la ricompensa. L’uomo è ricompensa a se stesso quando scopre che la vita è nell’offrire vita.
Buon anno, se ci regala questa ricompensa: sulla terra, tra i nostri problemi, nel mezzo delle nostre speranze. Lascio questa piccola cosa, un testamento povero, se dovessi morire prima di avere il tempo di trasmetterlo.

Disperata sintonia (l’anno nuovo)

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Ultimo giorno dell’anno: è tempo di petardi e fuochi artificiali, di tappi di spumante o di champagne che volano portando con sé improbabili speranze. La svolta è segnata dal chiasso e dall’oblio, come se il rumore soffocasse l’onda lunga di un vuoto sul punto di esondare. La vocazione dei botti, oggi, è più complessa: coprire altre possibili esplosioni, fuochi altrettanto artificiali, ma ancora più distanti dalla vitalità genuina del creato. In mezzo a tanto strepito proporrei una serata di silenzio, per capire quale sia la lunghezza d’onda con la quale val la pena di cercare un’ormai disperata sintonia.

Della ragione umana

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Sarà possibile vivere felici se non si può esprimere un parere contrario a chi ha il potere? La libertà non è anarchia, ma adesione a un bene, a qualche verità; ma se non credo, devo essere ammazzato? Se propongo una via diversa, devo essere arrestato? Fino a che punto una nazione può decidere in proprio sui diritti umani? Fino a quando si può nascondere il dissenso, o un’aperta condanna della dittatura? Se la violenza mette fine alla libertà di pensiero, dico che bisogna opporsi: mai con la medesima violenza, ma con la forza serena e coraggiosa della ragione umana.

Stupire

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Rimasi colpito dal concetto di biblia pauperum: immagini per istruire gli ignoranti, che non sapevano leggere. Gli affreschi delle chiese erano pagine aperte per i semplici, una luce si accendeva sull’abisso della non conoscenza. Me li vedevo davanti, stupiti di tanto generoso donarsi di forme e di colori. I semplici oggi sono altri, altre le forme, generose anch’esse, forse un po’ meno luminose, ma altrettanto disponibili a stupire.

Darsi comunque ( Fede Alvarez)

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E’ facile dar corpo alla paura che nasce dai giochi dei bambini, fantasie di onnipotenza e di perdita totale, senso di abbandono, minaccia alla fragilità insuperabile dell’io. C’è solo un modo per vincere il terrore di perdersi: darsi comunque, senza aspettare ricompense.