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Dieci per cento

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Il labirinto è un’immagine buona per tutte le stagioni. Quale metafora migliore per la vita? Utilizziamo solo il dieci per cento del cervello, ma ci ingarbugliamo come fossero due. Siamo programmati male? Una vocazione da puntaspilli senza la dotazione genetica del riccio. Pare che a questa impasse ci sia una soluzione: niente di sofisticato, anzi, un gesto estremamente semplice: uscire dalla stanza, anche mentale, e andare verso un altro, privi di secondi fini, con lo scopo di dare, consegnarsi; di riempire un vuoto, la vera matrice del malessere, la fucina di tutti i labirinti: questi altro non sono, infatti, che l’assenza dell’altro, un filo attorcigliato su stesso, che inceppa il dieci per cento di materia cerebrale, spacciandolo per un programma scadente e di seconda mano.

“La strada era l’acqua”, di Davide Sapienza

Recensione di Giovanni Agnoloni

La strada era l’acqua, di Davide Sapienza (ed. Galaad) (€ 12,00)

Con questo libro di Davide Sapienza ci caliamo in un nuovo modo di fare letteratura. La strada era l’acqua è un romanzo (ammesso che di romanzo si tratti) olistico. Non solo nel senso che l’io-narrante è l’acqua che ha accompagnato il viaggio in canoa del suo amico Dario Agostini da Saint-Moritz a Istanbul – dunque è la natura ad essere in primo piano, non l’uomo. Soprattutto, è olistico nel senso che si percepisce come, al di là della direzione dell’itinerario di cui si parla, delle sue tappe (evocate dai tratti in corsivo, che riportano le impressioni del viaggiatore-sportivo), e dei personaggi menzionati – Dario, lo stesso Davide, varie persone incontrate dal canoista lungo la strada –, vi sia un filo conduttore che parte molto prima dell’inizio di quest’impresa sportiva, ed è destinato a concludersi molto dopo la sua fine, perché in definitiva fa tutt’uno con il Tempo. Continua a leggere→

Come si scrive un romanzo

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Prima si scrivevano libri di ogni tipo; oggi uno solo: Come si scrive un romanzo. Mi turba un mondo in cui tutti dicono come si fa una cosa che non fanno. Per scrivere un romanzo bisogna avere qualcosa da dire, aver vissuto. Poi, aver letto. Imparare a cominciare, a continuare e finire da chi ha dato prova di saperci fare con cose come queste. Assimilare gli scarti e le continuità, i ritmi e i cambi di velocità, le sinestesie, le transcodificazioni, i trucchi e le contaminazioni, essere chimici e comici, ragionieri e sognatori, architetti e terroristi, costruire pazientemente mattone su mattone e far saltare tutto in aria in un momento. Continua a leggere→

Il turno

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Giornata faticosa, ieri: malati, ospedali, problemi insolubili da sciogliere in polvere d’ingegno e di pazienza per preti, laici e compagnia bella e – più spesso – meno bella. L’ultimo gruppo di fedeli maturi, almeno da un punto di vista cronologico, e finalmente a casa, dove accendo il computer per uno sguardo sul mondo virtuale, coi suoi problemi speculari, la massa gelatinosa di una rete infinita che attraversa la terra come una lava fredda. Continua a leggere→

Festa della donna

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E’ una strada breve, dalla parrocchia al giornalaio. Si fanno pochi incontri, la mattina, con le auto che corrono verso il solito destino, persone che acquistano il solito giornale, cani che fanno i soliti bisogni, poveri che aspettano la solita elemosina, le solite abitudini, i soliti imprevisti, i soliti pensieri che affollano il cervello stanco di cercare il nuovo. E’ facile ripetere, non accorgersi della differenza, in un gesto impercettibile, una parola accennata, in uno sguardo. Basterebbe un cenno d’intesa per cambiare il mondo.

Letteratura e società. (La conquista dello spazio 11)

Torniamo alle sette stanze che avevamo accantonato e soffermiamoci sulla quinta, dove la critica sociologica ci attende per presentarsi brevemente. E’ la più ambigua, perché tra sociologia e letteratura può manifestarsi una sorta d’incompatibilità, considerato che la critica dovrebbe avere una posizione dominante, volendo conservare una propria identità. Eppure la prassi in uso nelle istituzioni culturali ha fatto sì che la sociologia della letteratura non solo venisse alla luce, ma finisse addirittura con l’assumere una fetta consistente nello studio ufficiale della disciplina, annettendo opere in qualche modo contenenti un riflesso sociale, all’interno di una dialettica infinita fra critica storica, filosofica e militante. Continua a leggere→

Frammenti di romanzo (La conquista dello spazio 10)

Nella mia stanza non ci sono solo parole già confezionate, ma anche parole da comporre con pazienza, a volte con fatica. Per esempio quelle di un romanzo su don Mario, che sto incubando da tempo e che prima o poi dovrebbe apparire in superficie..

***

Il Cardinal *** convocò don Davide tramite la sua segreteria. Il prete, come sempre in questi casi, ebbe un sussulto. Fece una rapida anamnesi per ricondurre alla memoria eventi che potessero risultare sgraditi alle gerarchie ecclesiastiche, ma gli parve di non trovare nulla. Continua a leggere→

Freud (La conquista dello spazio 9)

Proseguiamo la perlustrazione delle sette stanze, soffermandoci su quella occupata dalla critica freudiana. Il padre della psicanalisi non ha dato indicazioni precise su un’applicazione della teoria alle opere d’arte: si è limitato ad appunti che i critici hanno interpretato o ampliato, a seconda dei casi. Interessante il paragone, cui Freud allude, tra poesia e fantasie isteriche, per quanto poco gratificante per la dignità del poeta. La rimozione e la conseguente produzione di un sintomo, come rappresentazione sostitutiva, avvia la trasmissione del messaggio secondo codici diversamente decifrabili. Continua a leggere→

Noi speravamo che fosse lui…

Di Padre Guglielmo Spirito

Questi giorni febbrili – portarli alla foresta
dove fresche intorno al muschio strisciano le acque –
Dove l’ombra è l’unica cosa che devasti la quiete.
A null’altro che a questo sembra, a volte, che tutto si riduca.

Emily Dickinson
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Gli occhi di Caino (La conquista dello spazio 8)

Interrompo il resoconto sulle sette stanze per riferire di un libro giunto da Milano: un’edizione assai piacevole, con sovraccoperta bordeaux e segnalino di identico colore. Eumeswil fa le cose per bene. Nella scrittura si entra a poco a poco: all’inizio fatichi a decifrare persone e situazioni, distribuite in capitoli rapidi alla Kundera: poi, ogni pagina aggiunge il tassello che mancava, i volti diventano più chiari, la trama prende corpo coinvolgendoti al di là delle tue disposizioni. Continua a leggere→

Caro Giuseppe (La conquista dello spazio 7)

La terza stanza, quella della critica marxista, nasce dalla ribellione allo strapotere di Croce. Qui, forse, l’amico Giuseppe Panella avrà qualcosa da ridire, ma è indubbio che le posizioni del gigante di Pescasseroli risultassero strette ai vari Alicata, Sapegno, Salinari, sia per la rigida distinzione tra poesia e non poesia, sia per un atteggiamento politico non favorevole alle posizioni degli intellettuali di sinistra. Il ricupero del Gramsci dei Quaderni dal carcere e del De Santis, visto come alternativa a Croce, costituì il deposito di armi di cui i ribelli potevano disporre. Continua a leggere→

Una questione di stile (La conquista dello spazio 6)

La seconda stanza è occupata dalla critica stilistica. Intorno agli anni ‘80 si avvertiva una sorta di livore nei confronti del dilagare di criteri troppo esterni (sociologici e ideologici) o troppo interni (solo il testo con le sue strutture) nel’attività dello studioso. La tentazione era forte; lo strutturalismo forniva strumenti che promettevano risultati straordinari: il testo sacro della cattedra cui collaboravo era La struttura del testo poetico di Jurij Lotman, su cui spero di soffermarmi in seguito. Continua a leggere→

Sette stanze (La conquista dello spazio 5)

Sotto il Calvino delle Città invisibili trovo l’inossidabile Sette modi di fare critica, Editori Riuniti, a cura di Ottavio Cecchi e Enrico Ghidetti. E’ in tema, trattandosi di sette stanze da esplorare attentamente, a cominciare dalla più complessa: la critica storicistica, dominata dal gigante di Pescasseroli – meglio dire di Napoli – Benedetto Croce, simpatico militante antifascista che curiosamente mi ricorda Tommaso d’Aquino. Se avessi potuto scegliere d’istinto, avrei vissuto come lui, dedicando ogni energia all’analisi del Bello, del Buono e del Vero, a cui Croce aggiunse l’Utile, per comprensibile realismo, mentre io opto per l’Uno, che li integra in una visione superiore. Fu a causa di quest’ultima che lo studioso perse, a mio parere, il senso più complesso dell’opera d’arte, e della poesia in particolare, ostinato a identificarla con l’intuizione pura, mentre sappiamo di quali e quante impurità sia composto anche un solo verso. I suoi discepoli si affannarono a cercare uno spiraglio per uscire dall’impasse, dall’apertura alla storia letteraria di Russo e Binni, alla rivalutazione delle tecniche stilistiche di Petrini e Fubini. Nel disordine della mia stanza, pendo dalla parte di questi ultimi, anche se al primo bisogna riconoscere l’impresa titanica di far quadrare il cerchio dello spirito, con coerenza singolare (dove si vede che la coerenza, forse, non è sempre e soltanto una virtù).

Intervista a Microcenturie

Di Marino Magliani

La mia immaginazione, l’idea che ho della rete ha sicuramente qualcosa di infantile. Una grande piazza, luogo di incontri, da cui si avviano migliaia di vicoli. Tempo fa in piazza avevo incontrato Lucia Saetta e attraverso lei avevo conosciuto Blog & Nuvole. Si trattava, poiché questo era l’invito, di mandare un testo brevissimo che un disegnatore avrebbe illustrato. Una mini graphic novel in rete. Attraverso quel vicolo sono giunto a Microcenturie (www.microcenturie.it). Continua a leggere→

La rete che non regge (La conquista dello spazio 4)

Insieme con i  libri vedo  fogli volanti, tra cui le poesie di un giovane consegnate da lui stesso brevi manu, pur sapendomi in debito di tempo. Alcuni versi s’impongono sugli altri: Un disordine padrone qui/ accresce le memorie d’altrove/e io fermo a cullare spazi/ a cullare ricordi attaccati/ d’edera di sensazioni forti/ di linfa di crescita vitale. Sembra parli di me, per una delle strane coincidenze che collegano gli angoli del cosmo, perfino lo Zanichelli inverso, strumento con finalità enigmatiche, benché lo scopo sia chiaro all’editore: “[…] può essere prezioso anche al linguista che studia le terminazioni delle parole per riconoscerne gli aspetti grammaticali (legati alla suffissazione e alla flessione) e semantici (nella costruzione dei composti, nella individuazione delle componenti etimologiche che presiedono alla formazione della parola ecc.)”. Lo tengo qui, in attesa del giorno in cui sapere che pedata rima con bordata possa rivelarsi utile. Mi consolo con le Città invisibili (e inseparabili dalla mia persona), la bibbia dell’adolescenza, quando cercavo nei colloqui di Polo col Gran Kan la risposta alle angosce e alla fragilità insuperabile del vivere. Ritrovavo me stesso in frasi come questa: Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.

Colleghi (La conquista dello spazio 3)

I due contenitori da 31 per 23 centimetri sono sfalsati, a scaletta, per fare spazio al cordless che tengo a portata di mano ogni momento, persino in bagno (suona a qualsiasi ora, è l’ossessione onnipresente della mia esistenza). Dovrei registrare altro materiale sparso, di cui ricordo tre blocchetti che si contendono gli appunti presi al volo: dall’indice di un romanzo su Gesù a notizie come il matrimonio della mia nipote americana o la preghiera per il ragazzo in coma a causa di un incidente con la moto. Scendendo in basso, si trova il piano mobile che dovrebbe ospitare la tastiera del computer: sarebbe libero, dal momento che ho il portatile, ma nonostante il sovraffollamento generale qui c’è solo, inspiegabilmente, un panno cattura-polvere e un dispositivo per l’archiviazione dati del computer (di cui ignoro la definizione tecnica). Ancora più sotto cominciano i libri, conservati nei due spazi disponibili: il più importante e capiente è quello sottostante la zona del portatile; lì giacciono i volumi che in teoria dovrei utilizzare con maggior frequenza. Il primo è il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, analogico e nomenclatore, del Gabrielli, edizioni CIDE (Centro Italiano Divulgazione Editoriale), sgualcito e sconnesso in ogni suo elemento, la cui prefazione, dello stesso Gabrielli, comincia così: A parlar di sinonimi la mente corre naturalmente al Tommaseo. In effetti, ho anche il Tommaseo, che però non ricordo più dove si trovi (appena posso lo cerco e lo sistemo vicino al suo collega).

Futuro incerto (La conquista dello spazio 2)

Sul piano del tavolino dove scrivo c’è un mucchio di foglietti dal futuro incerto. Ne prendo qualcuno, come viene: il numero di telefono del dott. Ienca, l’amico dietologo che mi aiutò a perdere diciassette chili (tutto nacque dal matrimonio del figlio: scommettemmo che ce la potevo fare, prima di consacrare sull’altare lui e la fidanzata); la password del sito Feltrinelli, in cui non sono mai più entrato (imprese che affronti con slancio, ma hai già cassato rientrando a casa dalla mattina libera); Continua a leggere→

La conquista dello spazio 1

La mia stanza è un caos. Scrivo su una tastiera di Acer appollaiata nell’angolo di un tavolino da computer, il cui piano è gremito di oggetti: una foto di don Mario sorridente, col maglione grigio e il colletto bianco da cui pende un orologio da sei euro sempre in procinto di fermarsi, l’immancabile block notes sulle gambe, sovrapposto a una borsetta in cui conserva i soldi per i poveri (poco prima di morire se la fece portar via, meritandosi un rimprovero di cui oggi mi pento amaramente); Continua a leggere→

Estremi

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Mi si stringe il cuore. Forse, anche, perché the last supper mi ricorda inevitabilmente un’altra cena, di un altro condannato a morte. Lo ius vitae ac necis è vecchio quanto il mondo: uno strano diritto che l’uomo si è arrogato sull’esistenza altrui; in casi estremi, è vero, ma ci si chiede sempre se esista un caso così estremo da giustificare un estremo come questo. A mio parere no. Nessuno può decidere quando sia giunto il turno dell’ultima cena; nemmeno Dio, che non voleva la morte di Gesù, ma solo che salvasse il mondo, come recita il suo nome.

Vangeli

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Molti pensano che il vangelo sia uno. In realtà, i vangeli canonici – riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa – sono quattro. Poi si spalanca la distesa dei vangeli apocrifi, tra cui alcuni di grande valore: si pensi a quello di Tommaso, che contiene persino alcuni detti di Gesù sfuggiti alle fonti garantite. Non basta: esistono vangeli che nessuno ha mai trovato né riconosciuto, di natura diversa dalla carta e dalle lettere, composti di materiali indefinibili; vangeli nascosti negli angoli oscuri della storia, come la grotta mai individuata in Palestina, eppure divenuta famosa in tutto il mondo.