Archivi categoria: Gualberto Alvino

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 12

Variare forme e costrutti è certamente opportuno, ma siate prudenti.
Prendiamo il caso dell’espressione cristallizzata fino alla fine, in cui la paronomasia «fino-fine» può risultare fastidiosa. Non pochi autori sostituiscono «sino» a «fino», il che non serve a nulla, se non a creare un effetto di insoffribile ingenuità.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 11

In un clima culturale caratterizzato dal più assoluto disinteresse per la dimensione formale del testo letterario e da un contenutismo altrettanto esasperato che anacronistico (il cui unico progetto parrebbe nientemeno quello di degradare la materialità dell’opera — cioè l’opera — a puro accidente, sostituendo le leggi delle cose alle leggi dei segni verbali che le esprimono) è quanto mai necessario ribadire un principio che dovrebbe esser noto e addirittura scontato: la poesia è una testura verbale, un atto di parola, un’opera di sofisticata ingegneria cui può accedere solo e soltanto chi possiede gl’indispensabili strumenti tecnici, storici e culturali per decodificarla (ma attenzione: chi asserisce l’assoluta identità di stile e cosa non decreta affatto la signoria del suono sul senso, divaricando inconciliabilmente i due termini: intende semplicemente che i contenuti-significati non possono non essere condizionati — ergo potenziati, se non perfino suscitati — dall’organizzazione formale del testo poetico).

 

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 9

Per evitare la ripetizione di due che o di due perché i nostri narratori ricorrono spesso a il quale e a giacché, nella convinzione di soddisfare così il bisogno di variatio.
Pia illusione: anche che e il quale, anche perché e giacché sono ripetizioni.
Bisogna variare la struttura della frase evitando filze di relative e di causali, non cercare scampo nella sinonimia, con esiti ineluttabilmente goffi e ingenui.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 8

Chi scrive badi bene a non abusare delle tecniche sostitutive, specie nei dialoghi: spesso mostrano la corda. Variare il canonico disse con esclamò o, peggio ancora, proferì, impoverisce anziché arricchire. Molto meglio rinunziare ai verba dicendi limitandosi a incolonnare le nude battute.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 7

Ritratti di Contemporanei

Italo Calvino

Fu Zavattini, verso la metà degli anni ’70, a preannunciargli telefonicamente la mia visita in via Campo Marzio:
«Un ragazzo di belle speranze vorrebbe venire a trovarti. Ma attento, è molto impegnativo!».
Cesare riattaccò dopo qualche minuto e, rivolto a me, disse:
«Ti aspetta dopodomani alle 5. Sii puntuale, lui detesta i ritardatarî. Ma non trattenerlo troppo a lungo: ha mille cose da fare, quasi come me».
La mia visita durò una manciata di minuti che mi parvero ore. Continua a leggere→

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 6

Le parole hanno spirito, sagoma, tempra.
Le zeta di mozzare, simili a fulmini e sfregi, non mozzano forse più del generico tagliare, dei leziosi recidere e dissecare, assai più del dotto, effeminato scindere?
Lo stesso troncare, così austero, così gagliardo e imperioso nell’implicar gola denti naso palato, regge forse al paragone di quel suono drastico, più secco d’una lama che piombi repentina sul collo docile e ignaro della vittima? Puoi vederne la testa rotolare nel fango.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 5

Esiste un verbo, anzi una particolare accezione di un verbo comunissimo — tentare — che potrebbe tornare utile a quanti lavorano con le parole: non solo l’abbastanza nota tentare le tenebre ‘aprire uno spiraglio di luce nel buio’, ma tentare un foro ‘cercare di allargare uno stretto pertugio’.
La consiglio vivamente agli amici scrittori.

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L’arte dello Scrivere, di Gualberto Alvino. 4

Ogni poeta deve fabbricarsi il proprio suono, fondare un mondo e una lingua che non lo veicoli ma lo metta in forma, perché l’unica sostanza della poesia è lo stile: la passione di Cristo o il singhiozzo d’un batterio vi hanno pari diritti di cittadinanza, identica valenza.
La partita della qualità si decide inevitabilmente in sede linguistica.

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 3

Poesia non è sfogo, confessione o specchio di “lacerazione esistenziale”, ma grafico d’un’esistenza seconda: trasfigurazione, non verbale; distacco dal sé, non autocontemplazione (ma beninteso: l’io non è necessariamente vitando se flatus vocis, personaggio, correlativo oggettivo); impostura, nascondimento, non già trionfo e squadernamento dei contenuti-significati. Solo così può farsi macchina di moltiplicazione del senso.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 2

Al fine di equilibrare i ruoli di suono e senso nell’arte della parola si sarebbe fortemente tentati di affermare (come, per esempio, l’ultimo Montale) che lo stile non è la cosa, bensì “anche” la cosa.
Nossignori: in arte lo stile è l’unica realtà possibile.
La “cosa” della pagina gaddiana sarebbe forse la medesima se veicolata da una lingua referenziale, grigia e notarile, antipode allo spettacoloso plurilinguismo del gran lombardo e ai suoi sardonici, sprezzanti contrasti di registri?
E in Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori qual è la “cosa”, se non quella forgiata dal chiasmo?
Ma attenzione: chi asserisce l’identità di stile e cosa non sancisce affatto la signoria del suono sul senso, dello stile sulle cose, divaricando i due termini; intende semplicemente che i contenuti-significati sono condizionati — ergo creati — dall’organizzazione formale del testo letterario.

Il miglior fabbro. Bufalino fra tradizione e sperimentazione

Università degli Studi di Catania

Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere di Ragusa

Fondazione Gesualdo Bufalino – Comiso

Convegno di studi

 Ragusa-Comiso, 11-12 aprile 2013

PROGRAMMA

Gesualdo Bufalino

11 aprile, Auditorium di S.Teresa, Ragusa Ibla

ore 9.30

 –       Nunzio Zago (Università di Catania): Introduzione

–       Gualberto Alvino (Università di Roma La Sapienza): Effetto ikebana

–       Alessandro Cinquegrani (Università Ca’ Foscari di Venezia): Un personaggio chiamato Orfeo, Narciso, Edipo Continua a leggere→

Le prefazioni disperse di Giovanni Nencioni

Giovanni Nencioni, Prefazioni disperse, a cura di Luciana Salibra, Firenze, Accademia della Crusca, 2011, pp. xxxvi-298.

Nato l’11 settembre 1911 a Firenze, dove si spense il 3 maggio 2008, Giovanni Nencioni è stato uno dei maggiori teorici della linguistica greca, latina e italiana, nonché il più amato presidente dell’Accademia della Crusca (da lui amministrata con passione e rara perizia nell’arco d’un trentennio: 1972-2000), che ora ne celebra degnamente il centenario della nascita con un volume a cura di Luciana Salibra contenente le prefazioni autoriali e allografe (scil. d’opere altrui, specie di giovani autori) prodotte dal grande linguista in più di mezzo secolo d’attività scientifica e professionale (1944-2002), la maggior parte delle quali — nota la curatrice — «erano reperibili solo nella collocazione primitiva, di prefazione appunto, e dunque in stato di frammentazione e per così dire di ‘penombra’» (p. iv): materiali, quindi, quasi-inediti e perciò d’estremo interesse storico e documentario. Continua a leggere→

Gualberto Alvino. *La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino*, Loffredo Editore 2012

Prefazione di Pietro Trifone:

Prima di copertina

Sembra che nell’orizzonte della scrittura contemporanea non possa più trovare un posto di rilievo il tradizionale lavorio della forma, la ricerca dell’espressione nobile e ornata. Messa in crisi dalla lingua di plastica e dallo stile semplice, dalle frasi fatte e dall’insolenza gratuita, dagli sms, dai tweet e dai post, la parola inusitata e difficile — la parola verticale, maestosa e impervia come una parete dolomitica — viene ormai considerata quasi alla stregua di un presuntuoso rompiscatole da tenere a debita distanza. Sorte non dissimile è toccata alla callida iunctura dei nostri cari e ormai polverosi manuali di retorica, la combinazione di parole insieme raffinata, estrosa e pregnante. Continua a leggere→

Stefano D’Arrigo. Un (anti)classico del Novecento?

Stefano D'Arrigo

PROGRAMME DES JOURNÉES
Stefano D’Arrigo
Un (anti )classico del Novecento ?
Les Journées d’Études des 16 et 17 mars 2012, organisées à l’université Toulouse II autour
de l’oeuvre de Stefano D’Arrigo, visent à mettre en valeur l’oeuvre d’un écrivain dont
George Steiner s’est demandé : « Comment se fait-il qu’un livre qui marque profondément
son lecteur et transforme son paysage intérieur puisse demeurer obscur à la très grande
majorité du public de la littérature? » (Corriere della Sera du 4 novembre 2003). Continua a leggere→

Letteratura come lavoro

di Gualberto Alvino


Mario Lunetta, Depistaggi. Fra critica e teoria, Roma, Onyx Editrice, 2010, pp. 190, € 16.


Indigna che un umanista del calibro di Mario Lunetta — maestro di più generazioni, ininterrottamente attivo da quasi mezzo secolo quale poeta, narratore e drammaturgo d’avanguardia, polemista passionario e implacabile, antologista contre-courant, saggista umoroso e poliedrico, performer, critico d’arte, letterario e della cultura, tradotto in varie lingue europee e americane, titolare d’una bibliografia altrettanto sterminata che di primissimo ordine — non sia ferocemente conteso, come accade a pletore d’ipervalutati mediocri destinati a squagliarsi nel Lete della Storia, dai titani della nostra editoria. Spetta dunque a un piccolo marchio, il benemerito Onyx di Franco Michetti, il vanto d’aggiudicarsi l’ultimo goloso lemma del multanime romano, stavolta in veste di critico e teorico, al solito agguerritissimo e senza rivali quanto a contezza della più viva attualità in tutti i distretti del territorio lato sensu estetico e comunicazionale: una silloge di studî, articoli e recensioni selezionati (con tale compatta organicità da parer non solo or ora concepiti ma stesi in un fiato) tra i numerosi apparsi dalla metà degli Ottanta ad oggi sui periodici «Almanacco Odradek», «Hortus Musicus», «Fermenti» e «Le reti di Dedalus», la rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori, di cui il Nostro è stato per più mandati operoso e apprezzato presidente. Continua a leggere→

Dommitiana road

[Gualberto Alvino, Dommitiana road,  “Alfabeta2”, dicembre 2010, n. 5, p. 10]

we are not dogs no house no nenti here

vivi mali cca no so no capisi talian beni

fa barbere macela agneli big trouble ici

problema lavori tanta problems

racoli arangi venti iuro

maximum twentyfive iurnata pochisima

no poso parli entre nous sinò cacci

sometimes we sing chianechiane

 

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