Archivi categoria: Letture

ANNA di Niccolò Ammaniti

di Massimo Maugeri

Anna«Figli miei adorati, vi amo tanto. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate». Sono frasi tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia, madre di Anna: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi, p. 275, € 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da questo virus (“la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre, croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini. Anche loro tuttavia sembrano destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. Continua a leggere

Bombe e vangeli

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In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. (Lc 13,1-9)

Non so perchè, dopo i fatti di Parigi, mi viene spesso in mente questo testo. Lo paragono alle parole dei politici, che ripetono ancora il ritornello delle bombe come unico rimedio. Mi chiedo se siano più folli i kamikaze o chi nega che occorre decidersi a creare una civiltà piu umile e fraterna.

[il video è tratto da qui]

Non dimenticare Alberto Moravia

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di Nicola Vacca

Che fine ha fatto Alberto Moravia? La domanda è pertinente, allo stesso modo lo è la risposta: pressoché dimenticato. A venticinque  anni dalla sua scomparsa uno degli scrittori più importanti del dibattito culturale del Novecento è scivolato nell’oblio, sorte comune a molti altri autori del suo tempo. Questo accade soltanto in un Paese senza memoria come il nostro. Dall’esordio avvenuto nel 1929, con Gli indifferenti, lo scrittore romano classe 1907, ha scritto trenta romanzi. Continua a leggere

VICTORIA CÁCERES, “LA FUGA DE POLLOCK”

Introduzione e traduzione dallo spagnolo di Giovanni Agnoloni 

Quarta puntata della serie dedicata agli scrittori internazionali da me conosciuti durante la residenza letteraria presso H.A.L.D. Hovedgaard.

Oggi parliamo di Victoria Cáceres, scrittrice argentina nata a Buenos Aires. Laureata in Lettere e Filosofia e autrice di romanzi, racconti e saggi (tradotti in numerose lingue), è stata ospite di residenze internazionali negli Stati Uniti, in Cina e, appunto, in Danimarca. Ricordo in particolare le sue raccolte di racconti El baño turco (Urania, 1997) e Monasterio (Orbital, 2000), e i romanzi Sentimiento Oceánico (Orbital, 2006) e La fuga de Pollock (Textosintrusos, 2014).

Victoria Cáceres

Victoria Cáceres

Proprio da La fuga de Pollock – una fantasmagoria di percezioni e angosce scaturenti dall’immaginarsi della scrittrice all’interno di una delle opere del maestro dell’espressionismo astratto americano, fuori da qualsiasi riferimento spazio-temporale – traggo questo estratto (le pagine iniziali), da me tradotto dallo spagnolo. Continua a leggere

Lo scrittore dei “matti” che raccontava la follia

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di Nicola Vacca

Mario Tobino, tra i più grandi scrittori del secondo Novecento, merita una riscoperta. Nonostante gli sia stato dedicato nel 2007 un Meridiano,  lo scrittore – psichiatra di Viareggio è stato quasi dimenticato.

I suoi libri, per la maggior parte ambientati nel manicomio dove lo scrittore ha esercitato la professione, raccontano l’esperienza della follia. Tobino ha dedicato tutta  la sua vita  a questo,  cercando di comprendere  l’umanità  dei pazienti che lui amava curare con la particolare attenzione del rispetto e della dignità

I  libri migliori di Mario Tobino  germogliano in manicomio,  dove egli per vocazione ha vissuto l’ intera  vita insieme ai suoi “matti”, per dimostrare  che loro sono creature degne d’amore. Ispirato da una psichiatria umana scrive  e lavora per dimostrare che i malati di mente meritano un trattamento dignitoso, vanno trattati, e soprattutto bisogna prestare cura e attenzione  per la loro vita spirituale e per la loro libertà.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La rivelazione

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Rivelazione

Caro Giovanni,
Sono stato io a mentirti. Perdonami, Giovanni. A Caserta noi due non dovevamo essere soli. E una volta lì, in quella anonima città io non ho fatto alcun incontro inatteso. Comprendi adesso? Ma nessuno mi ha spiegato, giustificato la tua assenza. Nemmeno tu. Mi sentii abbandonato e non so dire se fu più forte il rammarico o l’irritazione. Dovevamo vederci a Caserta. Io, tu e Rosaria. Continua a leggere

Defoe inedito

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Daniel Defoe ha nutrito un vivo interesse per le condizioni sociali dell’Inghilterra tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVII secolo. In ogni suo scritto la realtà londinese è stata al centro di osservazioni critiche e puntuali. Pochissimi autori del suo tempo sono riusciti a analizzare così a fondo il tessuto politico e sociale dell’Inghilterra.

L’attività del Defoe pubblicista non è meno importante dell’attività del Defoe romanziere e scrittore. Soprattutto quando l’autore di «Moll Flanders» si occupa direttamente di realtà criminale.

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Inerzia 3: un salto di due millenni

di Antonio Sparzani

Sesto Empirico
Vi raccontavo, nell’iniziare questi discorsi sull’inerzia, che un modo per caratterizzare la rivoluzione, detta comunemente Copernicana, che si verificò nella conoscenza del mondo occidentale nei primi secoli dell’era moderna, è quello di dire che il cambiamento più drastico fu un sostanziale allargamento, nella nascente scienza del moto, dell’idea di inerzia.

Per spiegare questa affermazione dobbiamo riferirci allo studio dei fenomeni naturali, riguardanti oggetti inanimati, e ricordare che per la filosofia antica ciò che va spiegato da una scienza naturale del moto è il moto stesso, di qualsiasi tipo esso sia: qualsiasi moto va spiegato, cioè deve possedere una causa: solo la quiete non richiede spiegazione; quiete e moto sono due estremi, due opposti, essi si escludono a vicenda, come il bianco e il nero, o il bene e il male (paragone da brivido, chissà mai . . .). Continua a leggere

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La quinta risposta

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Quinta risposta

Mio caro Daniele,

Ma c’è stato davvero qualcuno che ci ha impedito di trovarci a Caserta? Cosa succede? Cosa è accaduto? Che cos’è che mi sfugge? Se non avessi visto io stesso il corpo gelido di Emilia, se non fossi certo, certo almeno di ciò, che lei è morta, uccisa, a Caserta, che lei era a Caserta per incontrare te e da lì non è più tornata, se non fossi sicuro di ciò, Daniele, oggi sarei certo che è stato tutto un gioco, o sei vuoi un sogno, un incubo. Se non sei stato tu a rinviare l’appuntamento, allora è stata Emilia. Lei forse non voleva intrusi tra di voi. Oppure è stato chi l’ha poi uccisa: anche per lui, io sarei stato un intruso.
Da qualche parte devo aver letto che ci sono delle menzogne che non riescono a restare nascoste, che chiedono di uscir fuori, di essere dette. Smascherate. “Se tu hai mentito”: ti è scivolata così, alla fine di quella tua ultima, strana lettera. Mentito. Io non avrei mai pensato che tra noi due potesse esserci la menzogna.

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Da dove nasce un buon pugile.

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Amato da scrittori di grande fama quali ad esempio Ernest Hemingway ed Elmore Leonard, W.C. Heinz è in Italia ancora relativamente poco conosciuto.
Eppure fu Hemingway stesso, all’indomani dell’uscita del primo romanzo di Heinz, Il Professionista, che non esitò a definire questa storia l’unico bel romanzo sulla boxe che avesse mai letto e il suo autore uno dei più bravi e promettenti dell’epoca.
Heinz e Hemingway in realtà si erano già conosciuti anni prima dell’uscita de Il Professionista, in Germania, durante il secondo conflitto mondiale, quando Heinz lavorava come inviato di guerra del New York Sun ed Hemingway del Collier’s.
Heinz però impiegò molto tempo prima di riuscire a pubblicare il suo primo romanzo (Il Professionista è del 1958) e la sua fama restò per lunghi anni legata più alla sua attività di giornalista sportivo (insieme a Tom Wolfe, Jimmy Breslin e Gay Talese gettò le basi di quel “New Journalism” destinato a cambiare la nostra maniera di leggere i quotidiani e di Continua a leggere

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La nona lettera.

tarr_pretorio_museo_05Nona lettera

Giovanni,

Non riesco a perdonarmi di non essere andato al suo appuntamento. Dovevo andarci, Giovanni. Forse oggi sarebbe ancora viva. Questa idea mi tormenta. Cerco di non pensarci. E’ inutile. Ho il terrore poi che colleghino la mia presenza a Caserta con la sua morte. E’ inevitabile. Voi giornalisti fate il vostro lavoro. E questa storia, queste coincidenze, questo gioco è per voi una tentazione irresistibile. Approfittane, Giovanni, ascoltami. Lasciami perdere e approfittane.
La mia segretaria non ti ha mai telefonato, Giovanni. Hai ragione tu. Qualcun altro si è insinuato nella nostra storia, forse addirittura ha preso in mano i fili di questa trama sempre più opaca, in cui la menzogna rischia di sopraffarci. Anche tra noi il mare della verità si ritrae e ci lascia scoperti, nudi relitti delle nostre paure e delle nostre piccole e grandi bugie.
E’ diventato difficile muoversi su questa scacchiera.
Possibile che non siamo riusciti a parlarci? Malgrado queste nostre lettere, queste parole; malgrado i telefonini. Dobbiamo guardarci negli occhi. Riusciremmo forse a trovare una ragione in quello che ci sta accadendo, un qualche senso dentro questo caos, una qualche consolazione dentro questo dolore.
Sono tornato a Potenza sconfitto.
Sai cosa ho fatto appena giunto in Procura? Ho occupato la stanza che al mio arrivo avrebbero dovuto assegnarmi. Ho preso i miei libri, i codici, i fascicoli, alcuni oggetti personali d’arredamento e mi sono trasferito. Nessuno mi ha detto niente: è sembrato a tutti naturale, com’era stato naturale che quella stanza fosse rimasta vuota fino a quel momento.
Cerco di non pensare a quello che è accaduto. In ufficio mi sono rigettato a capofitto nella mia inchiesta. Anche questo è sbagliato ma è l’unico modo per uscire fuori da questa storia. Vorrei che i nostri dolori fossero dovuti unicamente a problemi di funzionamento. Tutto avrebbe una soluzione, un motivo mediocre ma tangibile e immediato di appagamento.
Ti ricordi quando facevamo politica all’Università. Un giorno andai ad un convegno per la nascita di non ricordo più quale coordinamento. C’era la televisione. Si dissero tante di quelle cazzate – alla fine non nacque, infatti, alcun coordinamento – che la mia attenzione si fissava continuamente sul cameraman: a cosa pensa mentre ci riprende? Ascolterà queste parole? Quali idee avrà? Che opinione si sarà fatto? Credo che quella serata ebbe un senso esclusivamente per quel cameraman, per il suo lavoro, si parlasse di politica o di vacche. Io invece tornai a casa con i pugni vuoti.
Giovanni, vorrei essere come quel cameraman.
Ah! Non ti ho ancora detto a chi era appartenuta la stanza che mi sono preso: a Di Giacomo, il magistrato dello scandalo del Palazzaccio, il magistrato più famoso d’Italia. Dietro la scrivania campeggiava un manifesto de The Untouchables di Brian De Palma. Io ho coperto il vuoto su quella parete con il Ponte nella pioggia di Van Gogh: fa meno effetto ma mi dà tranquillità.
Ti assicuro che scoprirò chi non ha voluto che noi due ci incontrassimo a Caserta. Anche se questo gioco spetta solo a noi. Siamo noi i burattinai ciechi delle nostre trame, credimi. La morte di Emilia non ci appartiene. E se tu hai mentito, sarà questa la consolazione al rimorso di non averti cercato le volte che sono tornato a Milano.

Luce nera, la nuova raccolta poetica di Nicola Vacca

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Se disabitiamo le parole/ non avremo mai una casa./ Se non diamo un’anima ai piedi/ non saremo mai una strada. La nuova raccolta poetica di Nicola Vacca spinge all’angolo la realtà oggettiva e la storia umana. Stringe la vita che stiamo vivendo dentro il cono d’ombra del disincanto più lacerante. La sua poesia spreme all’estremo la nostra attuale condizione. Eppure – malgrado gli espliciti riferimenti e rimandi letterari – il succo che assaporiamo è amaro ma non nichilista. E adesso siamo sotto l’anticielo/la luce nera che sparge la sua cenere./ Il caos vuole il dubbio/ ma poi semina disordine/ nelle anime violate/ dalla colpa, dal torto e dallo sbaglio. Nichilista è solo l’assunto di partenza.

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MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO – incontro con Patrizia Rinaldi

di Massimo Maugeri

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. E? laureata in Filosofia, specializzata in scrittura teatrale. Partecipa dal 2010 a progetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Ha pubblicato diversi libri (molti dei quali tradotti all’estero, o in corso di traduzione), sia nell’ambito della letteratura per ragazzi (pubblicati dalle edizioni Sinnos), sia con riferimento alla serie di Blanca (per le edizioni e/o). Di recente, sempre per le edizioni e/o, è uscito un nuovo romanzo intitolato “Ma già prima di giugno“: una storia che ha per protagoniste due donne (una madre e una figlia), imperniata sui ricordi e sul filo che lega la grande Storia alle storie individuali.
Ne ho discusso con l’autrice… Continua a leggere

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La quarta risposta.

tarr_pretorio_museo_05Quarta risposta

Mio caro Daniele,
Ma se l’appuntamento era stato rinviato? Anzi, se non avessi già capito che qualcuno, qualcosa ha giocato con le nostre attese e con la nostra vigliaccheria, ti risponderei che fosti tu a chiamarmi, a chiedermi di spostare il giorno del nostro incontro. E vero, mi parve strano sentire sulla segreteria telefonica del mio telefonino quella voce di donna, diceva di essere la tua segretaria, mi lasciava un messaggio da parte tua, un impegno improvviso, eri dovuto partire per Zurigo, l’appuntamento era spostato a data da definirsi. Continua a leggere

KENNETH KRABAT: POESIA, FANTASCIENZA E RETE

Traduzione dall’inglese e testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Kenneth Krabat è il terzo scrittore, da me conosciuto durante la residenza letteraria H.A.L.D., che desidero presentarvi. Nato nel 1963, è poeta e narratore, autore di racconti di fantascienza (particolarmente interessato al tema del viaggio nel tempo) e performer, ed è tra i primi e più attivi blogger danesi in ambito letterario. Nei suoi scritti ha particolarmente approfondito la tematica delle relazioni umane. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1996.

Kenneth Krabat

Kenneth Krabat

Qui una sua poesia – scritta proprio nel corso della succitata residenza – che esplora il tema della morte con rapidi accostamenti di immagini, unendo al gusto della sperimentazione poetica la profondità lancinante degli attimi di angoscia, che proprio in virtù di quella intellettualizzazione – lungi dal perdere la propria forza d’impatto emotiva – riescono a disvelare un orizzonte di significato. Continua a leggere

Avremo cura, poesie di Gianni Montieri

indexIl titolo dell’ultima raccolta di Gianni Montieri, Avremo cura, mi piace molto. Lo considero un impegno, una dichiarazione poetica. “Perché scrivo poesie?”, mi viene in mente la risposta di Curver. “Perché ho bisogno che mi vogliano bene”. In Montieri questo scopo, questo bisogno, si preannuncia attivo. Vuole dare bene. Prendersi cura, appunto.

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SALLY ALTSCHULER, PROSA DANESE IN CHIAVE YIDDISH

Testo introduttivo e traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni

Prosegue la serie di miei articoli sugli scrittori che ho avuto modo di conoscere durante la residenza letteraria di questa estate presso H.A.L.D. Hovedgaard.

Sally Altschuler

Sally Altschuler

Oggi parliamo di Sally Altschuler, brillante narratore danese (“Sally” è il diminutivo di Salomon), che nel corso degli anni ha pubblicato una ricca serie di romanzi e racconti per bambini e ragazzi tradotti in numerose lingue.

Di origini ebraiche (russe e polacche), la sua famiglia e la sua storia sono le protagoniste di En engel bag øret (An angel behind the ear, nella versione inglese, ovvero “Un angelo dietro l’orecchio”) (edito in Danimarca da Gyldendal nel 2011), romanzo di narrativa adulta che tratteggia le vicende che hanno per protagonisti i suoi antenati, dal trisavolo (che amava conversare con gli animali), intorno alla metà dell’Ottocento, ai nonni, che arrivarono a Copenaghen nel 1912.

Le doti che spiccano maggiormente, nella scrittura di Sally Altschuler, sono la vivacità e l’ironia tipicamente yiddish, che usa anche nei confronti della propria cultura, nella quale si riconosce, pur non essendo religioso. Insieme a questo, una speciale capacità evocativa, che conferisce alla lettura una tridimensionalità del tutto particolare.

Seguono due estratti del romanzo, nella mia traduzione dall’inglese. Continua a leggere

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La svolta.

tarr_pretorio_museo_05La svolta

Giovanni,
Ti chiedo ancora, perché a Caserta non c’eri? Puoi comprendere la mia angoscia? E’ impossibile parlare per telefono. Non posso fare a meno dello spazio di una lettera. Del silenzio, del pensiero. Anche adesso, di fronte ad una tragedia. Anzi, questo bisogno mi è diventato vitale. Se non ti scrivessi soffocherei.

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KIM SIMONSEN, POESIA E PAESAGGIO DALLE ISOLE FAR OER

Testo introduttivo e traduzioni dall’inglese di Giovanni Agnoloni

Kim Simonsen in una foto di Vónbjørt Vang

Kim Simonsen in una foto di Vónbjørt Vang

Con oggi inizia una serie di miei articoli di presentazione di alcuni autori che ho avuto il piacere di conoscere durante la recente residenza letteraria presso H.A.L.D., in Danimarca. Cominciamo con un poeta e saggista delle Isole Far Oer, Kim Simonsen, nato nel 1970, le cui opere sono state pubblicate in faroese, danese, inglese, portoghese, svedese, macedone e russo.

Lavora presso l’Università di Amsterdam, dove studia i fenomeni dei nazionalismi. È stato insignito del “Faroese Literary Award” del 2014 per la raccolta poetica Hvat hjálpir einum menniskja at vakna ein morgun hesumegin hetta áratúsundi (“Che cosa aiuta un essere umano a svegliarsi una mattina di questo millennio”).

Tra le sue altre opere, ricordiamo le raccolte di versi Kodakmyndir frá sjeytiárunum (“Kodak degli Anni Settanta”), del 2005, e Náðisólin  (“Il sole della grazia”), del 2006. Profondo conoscitore della letteratura faroese, danese e non solo, Kim Simonsen scrive versi che sono istantanee di vita in contesti paesaggistici nordici, e sanno calare profondamente il lettore nella situazione descritta. Carichi di una tridimensionalità immediata, questi brevi spaccati di vita si inseriscono, in realtà, in sequenze idealmente senza fine, e realizzano un’illuminante fusione di poesia e prosa, imperniata sul lirismo e sulla compenetrazione con le vibrazioni ambientali. Continua a leggere