
Gabriella Sica, poeta e scrittore (www.gabriellasica.com) dedica un serrato e originale confronto tra Pasolini e Caravaggio nell’arte e nella vita, pubblicato nel suo libro Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi, uscito presso Marsilio nel 2000. Solo Cesare Garboli in un ricordo di Roberto Longhi (pubblicato su “Nuovi Argomenti”, aprile-giugno 1970), aveva dedicato alcune righe a questo stesso parallelismo (vedi http://www.italialibri.net/dossier/pasolini/paralleli4.html).
Riproponiamo per la prima volta online questo testo di Gabriella Sica che ha avuto una notevole circolazione.
L’accostamento di Pasolini a Caravaggio è senza dubbio spericolato per la distanza che li separa, anche se nell’eterno ritorno delle cose e della poesia una giustificazione in più si può trovare.
Tutto è nato in modo casuale, e tuttavia suggestivo. Mentre lavoravo a Roma con il regista Gianni Barcelloni al montaggio di un filmato sulla vita e le opere di Pier Paolo Pasolini, nell’estate del 1998, mi capitò di tornare alla mia antica passione per Caravaggio. L’occasione fu la commemorazione della morte di Caravaggio che sempre si ripete a Porto Ercole, dove vado in vacanza, ogni 18 luglio. Quell’anno ne parlava Marco Bona Castellotti di cui era appena uscito Il paradosso di Caravaggio. Sempre, in queste serate appassionate e popolari, ormai tradizionali, si aggiungono studi e dettagli e risultati delle più varie ricerche per precisare i contorni di quella morte e degli ultimi misteriosi giorni di vita. Una morte avvenuta, pare, sulla spiaggia di Porto Ercole, che apparteneva in quel 1610 allo Stato dei Presidi, appena ai confini dello Stato pontificio da cui il pittore era fuggito, in attesa della grazia e della via libera per Roma. Morì di malaria, ma qualcuno azzardò ucciso da qualche inseguitore, forse quando già il perdono era arrivato. Certamente morì lontano da riflettori e da palazzi, lui che era il più grande artista del suo tempo, solo, come accade a molti uomini semplici.
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