Archivi categoria: Letture

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La terza risposta.

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Terza risposta

Daniele,
Se hai ragione tu, che «si fugge da un luogo, non dalle persone», allora è altrettanto vero che si rimane prigionieri di un luogo, anche quando si è riusciti a scappare da qualcuno. Tanto più se questo luogo è impregnato di abitudini, di stanchezze, di pigrizie.

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USA e getta

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da qui

Ci mancava l’omicidio in diretta.
La chiamano civiltà dell’immagine: le parole non servono più. L’informatica utilizza le icone; televisione, cinema, computer, esaltano i colori e le forme, per cui l’audio ha una funzione relativa. Ormai tutti cercano l’immagine: forte, d’impatto. Se possibile, una rissa, un nudo, qualcosa che sorprenda, che colga di sprovvista, che turbi o imbarazzi. L’apice di questa civiltà lo abbiamo visto in Virginia, a Smith Mountain Lake, dove un uomo ha deciso di chiudere i conti con l’antagonista in diretta tv: trasformando l’immagine di Dio, l’Adam, il progetto di verità, bontà e bellezza, nell’immagine di satana, un misto spaventoso di violenza, d’odio, di morte. Un’immagine usa e getta, destinata al nulla, come sempre ciò che nasce dal male. Le parole non servono più. In ogni caso, non ci sono parole.

Salut d’amour

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da qui

Eppur si muove, qualcosa, nel mare
che da questa terrazza di Sirolo
è una coppa di vino tutto azzurro:
il sangue del Signore, misto a cielo.
Da quanti anni manchi da quassù,
con la tua voce lenta come il vento,
che è il solo a regalarmi una carezza
in questa fine d’agosto. Sul ferro
arroventato della balaustra
si specchia la paura di un bambino,
la domanda d’amore che tu solo
sapevi soddisfare, ad ogni costo.

FRANCO MICHIELI, “LA VOCAZIONE DI PERDERSI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Franco Michieli
La vocazione di perdersi
Ediciclo Editore, 2015

Questo libro di Franco Micheli l’ho visto praticamente nascere. Mi spiego meglio: l’amico e collega Davide Sapienza mi aveva parlato di un viaggio a piedi in Lapponia in programma insieme all’autore e a un terzo escursionista, Davide Ferro. Poi un’intempestiva tendinite l’avrebbe costretto a dare forfait, per cui sarebbero rimasti in due, per quella che si prospettava come una marcia senza il supporto di mappe, bussole, GPS o altri ausili tecnici per l’orientamento; solo le stelle, il sole e la conformazione del territorio.
prod_1377_MichieliLa sfida, estremamente affascinante, sarebbe poi diventata questo prezioso volumetto edito da Ediciclo, il cui titolo (La vocazione di perdersi) e sottotitolo (Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti) disegnano un arco ideale all’interno del quale sta racchiusa tutta la filosofia di viaggio di Franco Michieli (“Piccola filosofia di viaggio” è, appunto, il titolo della collana che lo ospita). Perdersi significa infatti mollare qualunque riferimento che possa venire da strumenti cartacei o tecnologici e affidarsi al paesaggio, lasciando che siano le sue linee, unite alla volta celeste di notte e al percorso apparente del sole di giorno, a orientare i passi. Così facendo, si apre uno scenario in cui sono le vie a venire incontro ai viaggiatori – va da sé, non del tutto impreparati sull’orografia del territorio che attraversavano né sprovveduti in materia di costellazioni e natura in genere. Inoltre, ogni strada imboccata o panorama scorto avrà il sapore di un’epifania, a sua volta capace di suggerire nuovi spunti. Continua a leggere

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La quinta lettera.

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Quinta lettera

Caro Giovanni,
Fa attenzione, te lo ripeto. Evitala, tutto è diventato pericoloso. Lo so… Non giudicarmi anche tu.
“Ti amo Daniele. Perché sei scappato?! Credi che abbia perso la ragione? Che non mi renda conto della situazione nella quale ci siamo gettati. Tu ed io. Lo abbiamo voluto. Lo sapevamo. Sei un vigliacco Daniele!” Così mi ha scritto. Ma , in realtà, ha voluto ristabilire un contatto. “Rivediamoci. Ti prego.”

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Le voci del Pretorio. La seconda risposta del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

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Seconda risposta

Mio Caro Daniele,

Ancora una volta trovo difficoltà a scriverti. Del resto, perché dovrei farlo? Tu sei fuggito via, sei ormai a Potenza, io sono rimasto qui e ho dovuto ricostruirmi una tana solitaria dove dormire? Rifugiarmi? Semplicemente attendere? E che cosa poi? Mi scrivi che Rosaria ti ha sconvolto la vita. Immagino che anche tu, in qualche modo, abbia dovuto innalzare mura dove custodire le assenze, credo. Quella di Rosaria, innanzitutto, ma anche la mia, e quindi la tua innocenza che portavi a spasso con me, la sera, per la via del paese, in un rigurgito di tardiva adolescenza che accettavamo, cercavamo, anzi. Rosaria…

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MARINO MAGLIANI, “IL CANALE BRACCO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani, Il canale bracco (Fusta Editore)

MarinoUn nuovo viaggio di Marino Magliani nei luoghi d’Olanda. Dopo Soggiorno a Zeewiijk (Amos Edizioni), Il canale bracco (Fusta Editore), un’opera dal sapore consonante ma diverso. Qui, infatti, si parla non della zona di IJmuiden dove l’autore effettivamente vive – come nella prima opera –, ma del Noordzeekanaal, il canale che collega Amsterdam al Mare del Nord, nel quale sfocia proprio in corrispondenza di IJmuiden. Perché “bracco”? Per una sorta di calco italiano dell’aggettivo olandese brak, che significa “né dolce né salato”, in quanto a metà tra il fiume e il mare. Continua a leggere

BRUNO VALLEPIANO, “OSCURI PERCORSI”: UN ESTRATTO

Da Bruno Vallepiano, Oscuri percorsi, ed. Araba Fenice

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Cap. 1

-Eccome se lo conosciamo. Voglio dire io e mio marito. Lo conosciamo benissimo…-
-E non avete idea dove sia adesso?-
-Eh no, questo no. Ci ha parlato di qualche parente. Sapete, aveva anche questa gamba che gli dava fastidio.-
-Fastidio?-
-Sì, sì zoppicava. Aveva questa gamba un po’ …-
L’ispettore Matteo Tarditi, nel pieno della sua funzione investigativa, prendeva appunti mentre chiedeva informazioni alla donna, annotando di tanto in tanto qualche parola su un piccolo notes coi fogli a quadretti.
-Un po’?
-Ma sì non so come dire. Zoppicava, aveva una gamba con un difetto credo; oppure gli faceva male. Che ne so? Non gli ho mai chiesto. Non è mica simpatico chiedere a qualcuno per quale motivo stia zoppicando, insomma…-
-Abitava qui da molto tempo?-
-C’è stato due anni. Sono veramente dispiaciuta che se ne sia andato, sa. Persone così non se ne trovano molte. Ora chissà chi ci verrà ad abitare qui…- Continua a leggere

Come un film francese, l’ultimo romanzo di Roberto Saporito

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Ho letto il libro di Roberto Saporito e mi sono chiesto, ma come è un film francese? Un film degli anno ’30 sarebbe realistico e poetico allo stesso tempo. Se fosse contemporaneo sarebbe in bilico tra docu-drama e video clip. Forse, tuttavia, questo ultimo romanzo di Saporito nasce dalla nouvelle vague e dunque insegue lo “splendore del vero”.

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Le voci del Pretorio (Una storia incredibile). La prima risposta del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

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Prima risposta

Mio caro Daniele,

la tua lettera mi aspettava sul tavolo, in redazione, in mezzo ai giornali e ad altre buste. Ho riconosciuto subito la tua scrittura, eppure l’ ho tenuta lì, chiusa, per giorni. Non avevo bisogno di aprirla per avere la notizia della tua partenza: mentre ero a Milano mi aveva cercato, trovato, interrogato il mio direttore, chiedendomi se sapevo, perché così all’improvviso, se era vero che… Né volevo aprirla: è rimasta lì, per giorni; a lungo mi ha tentato l’idea di gettarla via, di tagliare per sempre l’ultimo filo che mi legava a te. Di non sapere. Di dimenticare te, quelle chiacchierate con le voci impastate dall’insonnia, il nostro tempo che sembra già passato, “quell’altra storia.”

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L’artista e la croce. Caravaggio e Pasolini, di Gabriella Sica

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Gabriella Sica, poeta e scrittore (www.gabriellasica.com) dedica un serrato e originale confronto tra Pasolini e Caravaggio nell’arte e nella vita, pubblicato nel suo libro Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi, uscito presso Marsilio nel 2000. Solo Cesare Garboli in un ricordo di Roberto Longhi (pubblicato su “Nuovi Argomenti”, aprile-giugno 1970), aveva dedicato alcune righe a questo stesso parallelismo (vedi http://www.italialibri.net/dossier/pasolini/paralleli4.html).

Riproponiamo per la prima volta online questo testo di Gabriella Sica che ha avuto una notevole circolazione.

L’accostamento di Pasolini a Caravaggio è senza dubbio spericolato per la distanza che li separa, anche se nell’eterno ritorno delle cose e della poesia una giustificazione in più si può trovare.
Tutto è nato in modo casuale, e tuttavia suggestivo. Mentre lavoravo a Roma con il regista Gianni Barcelloni al montaggio di un filmato sulla vita e le opere di Pier Paolo Pasolini, nell’estate del 1998, mi capitò di tornare alla mia antica passione per Caravaggio. L’occasione fu la commemorazione della morte di Caravaggio che sempre si ripete a Porto Ercole, dove vado in vacanza, ogni 18 luglio. Quell’anno ne parlava Marco Bona Castellotti di cui era appena uscito Il paradosso di Caravaggio. Sempre, in queste serate appassionate e popolari, ormai tradizionali, si aggiungono studi e dettagli e risultati delle più varie ricerche per precisare i contorni di quella morte e degli ultimi misteriosi giorni di vita. Una morte avvenuta, pare, sulla spiaggia di Porto Ercole, che apparteneva in quel 1610 allo Stato dei Presidi, appena ai confini dello Stato pontificio da cui il pittore era fuggito, in attesa della grazia e della via libera per Roma. Morì di malaria, ma qualcuno azzardò ucciso da qualche inseguitore, forse quando già il perdono era arrivato. Certamente morì lontano da riflettori e da palazzi, lui che era il più grande artista del suo tempo, solo, come accade a molti uomini semplici.

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Letture. Beppe Sebaste, FALLIRE: Storia con fantasmi.

di
Roberto Plevano

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Il nuovo libro di Beppe Sebaste Fallire: storia con fantasmi (Amazon Media EU, 2015. € 2,99) si legge, per ora, soltanto con l’app kindle. Il titolo nel margine superiore di ogni pagina porta la dicitura (ITALIAN EDITION). Messa lì per esigenze di catalogazione? Auspicio di prossima traduzione? Sul sito Amazon sta riscuotendo un certo successo: a qualche giorno dalla pubblicazione raggiunge l’alta classifica di vendita nel genere Fantascienza, Horror e Fantasy.

E davvero questo è un libro infallibilmente italiano: Continua a leggere

Le voci del Pretorio. (Una storia incredibile). La prima lettera del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

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Prima mossa

“Non dimenticare le lettere agli amici.” Ho trovato questo appunto su una agenda di tanti anni fa. Alla data del 18 gennaio del 1989. Non ricordo affatto quale smemoratezza l’avesse prodotto, né quale futuro preannunciasse allora. Proprio quel giorno. Oggi direi niente di importante. Eppure quell’invito rimasto appeso a quella data lontana, ha conservato fino ad oggi il calore di un precetto. Anzi, rende bene lo sforzo che ho fatto prima di riuscire a scriverti. Ormai mi sono disabituato a mettere sulla carta parole che siano state sentite e pensate, non in superficie, ma intimamente, che non siano l’automatico incatenamento di formulari, atti, avvisi, comunicazioni, diffide, ordinanze, missive, al massimo auguri di cerimonia. Devo confessarti però che c’è dell’altro. Ciò che è accaduto negli ultimi giorni mi ha turbato profondamente, mi ha disorientato. Tutto così in fretta, persino la partenza per Potenza. Non ci siamo neppure salutati. E’ stata dura raccogliere i cocci. Li sto ancora cercando.

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GIACOMO SARTORI, “ROGO”. INTERVISTA DI MARINO MAGLIANI

Intervista di Marino Magliani

(Articolo già uscito su Mente Locale)

rogoMarino Magliani – Nel tuo nuovo romanzo Rogo si alternano tre vicende di figlicidi, che poi si rivelano essere legate tra loro. Come ti è venuta l’idea di abbordare questo tema, non certo facile?

Giacomo Sartori – Come per gli altri miei romanzi non c’è dietro una decisione razionale, sono partito da fatti di cronaca che mi hanno colpito, e che hanno creato in me la voglia di affrontarli con i miei mezzi, che sono quelli del narratore. Poi mi sono documentato, ma all’origine c’è questa attrazione istintiva. Una madre che uccide il suo bambino è l’atto più inumano che possiamo immaginare, in un certo modo è al di là della nostra comprensione. E non a caso spesso i media si scatenano contro le protagoniste di queste vicende, come è successo anche recentemente per il caso in Sicilia. E invece gli specialisti e gli addetti al mestiere ci spiegano che la maternità è un passaggio terribilmente difficile e delicato, e che i problemi sono frequenti. Moltissime mamme lo sanno molto bene, perché lo hanno vissuto sulla loro pelle. Quindi è la nostra visione che è facilona, e ci serve per rassicurarci, per non porci troppi interrogativi. Col risultato che quando le complicazioni arrivano molte mamme sono completamente impreparate. Continua a leggere

La vita ha sempre ragione. A proposito di Youth di Paolo Sorrentino

maradona
di Stefanie Golisch

Chi parla del vincere? Resistere è tutto.

R.M.Rilke

Premetto che questa recensione sarà un elogio incondizionato.
L’unica pecca del film (se non è ironico e quindi voluto!) è il suo titolo che ha portato fuori strada quasi tutta la critica cinematografica. Il tema di Youth non è la giovinezza o la vecchiaia, ma la mediocrità, l’inguaribile dilettantismo del vivere che purtroppo non ha né età, né paese.
Infatti, sulla montagna magica contemporanea, addobbata abbondantemente di mucche e montagne svizzere, non si salva proprio nessuno, giovane, mezzano o vecchio che sia. Continua a leggere

Sostituire il vuoto: su “Il canale bracco” di Marino Magliani

di Ade Zeno

Marino Magliani, Il canale bracco, ed. Fusta

(recensione originariamente pubblicata su Atti impuri)

MarinoHo incontrato di persona Marino Magliani in tre o quattro occasioni, quasi sempre di sfuggita, un abbraccio al volo e via, in ogni gesto la promessa di rivedersi prima o poi, unita al rimpianto di non essere riusciti, ancora una volta, a condividere qualche ora insieme in santa solitudine lasciando che le nostre voci e i nostri sguardi si affratellassero quel tanto che basta per suggellare definitivamente quell’istintivo senso di amicizia già collaudato grazie ai molto meno sporadici scambi a distanza. Di lui, in realtà, so poco, e il poco che so affiora dalla lettura dei suoi libri, dalle lettere che ci siamo scambiati e sopratutto dal ricordo nitido che conservo delle sue iridi acquose, quasi trasparenti. Ecco, credo che basterebbe intercettare gli occhi di Marino anche solo qualche secondo per capire che tutte le sue storie stanziano esattamente lì, aggrovigliate e fluide sotto quelle palpebre spalancate, sempre pronte a captare qualcosa di prossimo all’infinito. E credo anche che il segreto ultimo della sua letteratura tanto appartata e misteriosa si riveli nella condizione di esule in moto perenne fra i cui confini ha scelto di vivere. Continua a leggere

Le voci del Pretorio. (Una storia incredibile). Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

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Antefatto

Quando siamo stati ragazzi noi non esistevano pc, né telefonini. Non è stato tantissimo tempo fa. Noi siamo stati ragazzi negli anni ’80. Mi sembrano ancora così vicini. Come sarebbe stata la nostra vita da adulti senza questa tecnologia? Ci hai mai pensato? Continua a leggere