Archivi categoria: Letture
Donna, non mestruare con dolore
[Una premessa: vorrei ringraziare di cuore Fabrizio Centofanti che ha scelto di accogliere questo pezzo tale e quale a come era scritto, nonostante fosse femministicamente antiveterotestamentario e per giunta per nulla letterario. Un’ennesima riprova di quanto coraggio e libertà circolino per questo blog. Giubilo & gratitudine!]
Covo questo pezzo da sette anni: tanti ce ne sono voluti perché io mi sentissi finalmente pronta a metabolizzare un tema così spinoso come la mia possibilità perduta di essere madre. E anche se ancora oggi continuo a sentire resistenza all’idea di ripercorrere il mio calvario, ho scelto di farlo per saldare un intimo debito di sorellanza verso tutte le donne, che voglio onorare a qualunque costo. Continua a leggere
MARCO CANDIDA: “LA MADRE DELL’ISPETTORE BALTI”
di Marco Candida
La madre dell’Ispettore Balti
(testo che uscirà sul “Wall Street International Magazine” il 20 febbraio 2016)
Nella posizione di madre di un Ispettore di Polizia Laura Balti si è sempre sentita in imbarazzo. Cos’ha da spartire lei con un investigatore? Quali profili della sua personalità o quali geni suo figlio può aver tratto da una come lei? Forse la dirittura morale e un certo qual sentimento d’indignazione di fronte alle ingiustizie. Ma quanto a fiuto o acutezza di ragionamento, di sicuro non può aver preso da lei; ed esclude possa aver preso da quel mezzo rimbambito del padre, nonché suo marito ormai dalla bellezza di quarant’anni. Tuttavia, forse per questo, a settantasette anni, Laura Balti (il suo cognome è Sennetti; ma non le procura alcun imbarazzo sfoggiare il nome del rimbambito, specialmente grazie ai figli) ha accettato l’incarico di mistery shopper. Non che ne avesse bisogno. Col suo lavoro di avvocato Leardo ha messo da parte una quantità di soldi invidiabile. In più Laura proviene da buona famiglia e, ringraziando il Cielo, non l’è mai venuto in mente di sperperare denaro facendo investimenti sbagliati o scialacquandolo. Continua a leggere
fotografie (inediti)
Ritrovo l’uomo nella foto del documento
creduto perso, che qualcuno nascose,
tra familiari a pane e sacramento
cresciuti. Non mi somiglia nelle pose
l’uomo che vi figura, né il suo tormento
né i suoi leggendari innesti di rose.
Ma saperlo, a volte, vicino e contento
di quel poco che gli sta per sfuggire,
a un morire non troppo consueto,
sostiene ritti se decade la materia delle cose.
Anche nelle foto erano diversi
i cinquantenni come mio padre, comunista
atavico in un tempo indefinito, persi,
ma non vinti, come altri in un ciclo
sempre a vista di natura e storia,
e felici, per poco o tanto
aver tenuto fede alla parola data
nello stesso tempo concesso.
Recensioni poetiche. N°7

di Max Ponte
In questa settima tornata di recensioni vi propongo la lettura di 7 testi, di cui un romanzo. Il numero 7 ritorna quindi. Come sempre l’analisi non valuta l’autore ma la singola opera. Inoltre ribadisco che il mio (discutibile, bien sûr) giudizio è costruttivo e non distruttivo, lontano da influenze e apologie in voga, un lavoro militante. Continua a leggere
L’insostenibile perfezione della felicità.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=9PO0toknW28]
Le tre negazioni

di Nicola Vacca
Roberto Rossi Testa si definisce un poeta che dà testimonianza di ciò che si svolge. Le sue poesie nascono dallo sconforto o dal dispetto causati da un diniego o al fine di provocarlo.
Il degrado e il pantano nel quale siamo finiti meritano un atto di resistenza che non può non venire dalla poesia, che con posizione ferma deve lanciare nel proprio tempo un fermo e deciso “no” agli scenari di disfatta che avanzano.
Alessandro Baricco e La Sposa giovane. Per trattar del ben ch’i’ vi trovai
Ne ho lette di poco lusinghiere, davvero. Parlo delle recensioni all’ultimo romanzo, sempre per Feltrinelli, di Alessandro Baricco, La Sposa giovane. Chiedo venia se ci torno ora, a dieci mesi dall’uscita del volume. È che non sempre leggo subito quel che esce. Delle volte ci vuole del tempo. Delle volte, nella calca polverosa sollevata dai lettori a ridosso della novità editoriale, non si legge bene. Devi farlo da in piedi, in mezzo agli altri che spingono e strattonano. Allora meglio farlo dopo, con calma.
* * *
Le critiche mosse a questo Baricco – ma spesso anche ai precedenti suoi lavori – sono agglutinate ormai da tempo attorno alla definizione del Nostro (erano anni che volevo ricorrere a quest’uso ormai greve del possessivo!) come scrittore fastidiosamente aristocratico e snob, e dei suoi libri come il condensato delle più vuote raffinatezze. Continua a leggere
L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA
La lettura del nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva a Messina” (Giunti, 2005), mi ha spinto verso un’ulteriore riflessione sul potere “sanante” della letteratura.
Nella nota che leggiamo alla fine del volume, Silvana La Spina ci dice che questo suo nuovo libro “è innanzi tutto un romanzo. E in quanto tale vive di vita propria – ossia piegando la realtà ai suoi bisogni, la storia vera alle sue storie”. Ma è anche vero, come evidenzia l’autrice, che di Antonello si sa molto poco. Ed ecco, dunque, che viene in soccorso proprio quell’aspetto peculiare del potere “sanante” della letteratura a cui facevo cenno prima e che trova il senso più alto nel ricomporre i pezzi e nell’aggiungere i tasselli mancanti affidandosi alla forza dirompente della narrazione, della scrittura che crea. D’altra parte non stiamo parlando di un uomo qualunque, di un artista qualunque. Stiamo parlando di Antonello, del grande Antonello, del Messinese: l’unico tra i pittori siciliani (per dirla con La Spina) ad aver raggiunto una fama universale, a essere entrato tra i giganti della sua epoca. Continua a leggere
SAN VALENTINO POETRY SLAM 2016

SAN VALENTINO POETRY SLAM, appuntamento con le vostre poesie, sono benvenute poesie in tema con l’occasione e di qualsiasi tipo, il microfono è tutto per voi! 3 minuti di tempo massimo a testa, testi propri e voto del pubblico sovrano! Un doppio appuntamento, una doppia gara, a Milano e Siracusa accompagnata da un reading a Caserta. Tutti gli eventi si svolgeranno il 14 febbraio 2016, in contemporanea! Un’occasione per declinare in mille modi il tema amoroso. Cliccate ai links seguenti degli eventi FB per saperne di più
MILANO
https://www.facebook.com/events/734517100019176/
Per tutte le info sul regolamento e il campionato andate al link: http://slamitalia.blogspot.it/2015/11/calendario-slam-italia.html
Info: [email protected]
Claude Lanzmann, L’ultimo degli Ingiusti
È un paragrafo del romanzo di André Schwarz-Bart L’ultimo dei giusti (Premio Goncourt 1959, trad. it. di Valerio Riva, Feltrinelli 1960). Francia non occupata, tarda estate 1941: ultimo discendente di una stirpe di rabbini trascinata nel fiume della storia degli ebrei d’Europa dal XII secolo, Erni Levy, alla notizia della deportazione in Germania di tutti i membri della famiglia, rinnega l’intera sua vita, il suo stesso essere uomo. Inizia a ingozzarsi di carne cruda, “carni al sangue, sanguinacci d’ogni sorta“. In breve diventa mostruosamente grasso. L’aspetto fisico diventa il segno visibile dell’apostasia. In lui esplode furore e ostilità verso Dio, che permette l’annientamento del suo popolo. Dio a cui Erni vorrebbe ormai avvicinarsi “quel tanto che basta per permettermi di sputargli in faccia“. Il grasso di Erni, così come le piaghe sul corpo di Giobbe, sono il segno della licenza data a Satana sulla sorte dell’uomo.
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KAREN JENNINGS, DENTRO L’ANIMA DEL SUDAFRICA
Testo introduttivo e traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni
Prosegue la serie di estratti di traduzione dagli scritti degli autori da me conosciuti nell’estate 2015 presso la residenza letteraria danese Hald Hovedgaard, a Viborg.
Oggi vi presento Karen Jennings, scrittrice originaria di Città del Capo. Laureata e addottorata in Letteratura Inglese, ha raggiunto il successo con il romanzo di esordio Finding Soutbek (edito da Holland Park Press), storia di una cittadina divisa da profondi contrasti sociali e segnata da vicende particolarmente drammatiche.
Karen è una grande paesaggista del variegato e tormentato panorama umano del Sudafrica, che tratteggia focalizzandosi sul micro-mondo di Soutbek con ammirevole profondità storico-analitica e con mano distesa.
Il romanzo, che nel 2016 sarà pubblicato anche in francese dalle Éditions de l’Aube, è entrato nella selezione finale delle tre migliori opere nell’Etisalat Prize, uno dei principali premi letterari del continente africano.
La sua raccolta di racconti Away from the Dead (uscita sempre con Holland Park Press) è stata selezionata per il Frank O’Connor International Short Story Award.
Oltre alla residenza letteraria danese, Karen ha partecipato a residenze in India, Uganda e Olanda. Continua a leggere
12 APOSTATI

12 APOSTATI – 12 critici dell’ideologia italiana, a cura di Filippo La Porta. (Enrico Damiani Editore).
Con interventi di Paolo Morello, Guido Vitiello, Camilla Baresani, Matteo Marchesini, Massimo Onofri, Vittorio Giacopini, Daniela Ranieri, Filippo La Porta, Silvio Perrella, Paolo Febbraro, Franca D’Agostini, Alfonso Berardinelli, Giuseppe Samonà.
12 APOSTATI è una rapida sequenza di scritti Continua a leggere
Poeti e pubblicità. A Parigi il 15/16 gennaio 2016

Si parlerà di poesia e pubblicità fra il XIX e XX sec nella due giorni di studi che si terrà a Parigi, alla Sorbonne Nouvelle, il 15 e il 16 gennaio 2016. Una iniziativa diretta da Marie-Paule Berranger e Laurence Guellec del gruppo di ricerca THALIM/scritture della modernità. La parte relativa alla letteratura italiana, a cura di Max Ponte, riguarderà D’Annunzio e i futuristi. Una conferenza da non perdere per chi si trova a Parigi e vuole approfondire il rapporto fra poesia e pubblicità, un legame più stretto di quello che possiamo pensare. Qui il programma completo
RECENSIONI POETICHE

di Max Ponte
Bentornati alla mia rubrica dedicata alle recensioni poetiche. La mia intenzione è quella di recensire tutto ciò che mi perviene in ambito poetico (novità ma anche libri trascurati degli ultimi anni), proposito che con lentezza cerco di rispettare. Fino ad ora, dal 2013, ho letto e analizzato 38 libri su LA POESIA E LO SPIRITO. La mia vuole essere una recensione che si mette dalla parte del lettore, per cui non sempre positiva, ma certamente costruttiva e comunque sempre rivolta alla singola opera e non all’autore.
Penso che sia un piccolo servizio per la poesia, un lavoro (del tutto gratuito e necessario) volto a creare un piccolo “filtro” davanti alla grande quantità di pubblicazioni poetiche. Continua a leggere
“LA CONSOLAZIONE DELLA POESIA”
Intervista di Giovanni Agnoloni
Ho avuto il piacere di intervistare Federica D’Amato, curatrice dell’antologia La consolazione della poesia (Ianieri Edizioni, 2015), cui hanno partecipato i poeti Antonio Bux, Sonia Caporossi, Alessio Di Giulio, Francesco Iannone, Valerio Nardoni, Giuseppe Nibali e Bernardo Pacini. Il volume è corredato di una postfazione di Giuseppe Munforte.
1) Il tema della ferita e quello della consolazione sono al centro di questa antologia poetica. Si tratta di due poli opposti o complementari? E in che modo l’ideale “spola” tra essi viene pilotata (o seguita) dagli autori?
Affinché una ferita venga incontrata, attraversata e abitata nella sua capacità di rivelarci a noi stessi, credo sia necessario rinunciare non al nostro bisogno di consolazione, ma proprio al suo contrario ovvero all’idea che non vi sia consolazione praticabile per la nostra dolorante umanità. E la spola di cui lei giustamente parla è proprio la dimostrazione di una consolazione possibile, in cui la poesia – mezzo tra i mezzi – mimeticamente si perde. Ed è un bene che così sia. Il movimento, dalla ferita alla dimenticanza della ferita, è la consolazione, e gli autori presenti in antologia in tal senso sono in cammino, proprio perché incapaci di pilotare qualsiasi méta, ma solo in grado di farsi viandanti, di porgere il fianco. Continua a leggere
Inerzia #5: La rottura di Giovanni Filopono.
Chi disputa allegando l’autorità, non adopra lo ‘ngegno,
ma più tosto la memoria.
(Leonardo da Vinci)
Torniamo ancora indietro, perché il sentiero sul quale desidero condurvi è tortuoso assai, come tutti i sentieri che in qualche modo inseguono il filo della conoscenza che la nostra specie crede di accumulare un po’ alla volta sul mondo che la circonda. E invece è assai raro che davvero accumuli, il più delle volte cambia, trasforma, raffina, abbandona e rinnova completamente. Vorrei farvi tornare alla prima vera rottura nella riflessione su questa faccenda dell’inerzia, tradotta in questi termini: perché i proietti continuano ad andare avanti anche quando li lasciamo e non toccano più la nostra mano? Voglio dire la prima vera rottura rispetto alla dottrina aristotelica che per secoli nessuno si sognò di contestare. Continua a leggere
alcuni inediti
quartine da “Anime di carne”, inedito
112.
Senza timore dei venti dell’inverno
piantavano giardini in occidente
d’aranci e di limoni nel millennio,
materia di luce tra le mani, come niente.
113.
Con la moneta corrente di un paesaggio
i morti ci ripagano, non vanno,
anzi, ritornano qui altrove nei paraggi,
sul monte dietro il tetto, nel secolo e nell’anno: Continua a leggere
Inerzia 4: un passo indietro: Giordano Bruno
di Antonio Sparzani
Non corriamo troppo. Con inerzia 3 eravamo arrivati con un balzo a Newton, ma meglio è procedere più adagio e indagare più da vicino che cosa spinse gli scienziati o, per meglio dire, i filosofi naturali, a promuovere faticosamente un simile allargamento dell’idea d’inerzia; qual era il problema che li assillava e che non aveva alcuna chiara soluzione?
Il problema era molto semplice e, si direbbe, di un candore disarmante: se prendiamo in mano un sasso e lo lanciamo, perché mai il sasso, dopo che la nostra mano l’ha abbandonato, continua a muoversi e, così sembra, in un modo che certamente è influenzato dalla sua storia precedente, cioè dal fatto che la nostra mano l’ha portato fino a un certo punto nell’aria, e in una certa direzione? Perché cioè, dal momento in cui la nostra mano lo lascia andare, e perde ogni contatto con esso, il sasso non cade verticalmente fino al suolo, Continua a leggere
Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La sesta mossa

Sesta risposta
Caro Daniele,
Ci sono delle morti che aiutano a vivere. Perché ci sono delle persone che sono già morte per noi, e che ci restano avvinghiate, soffocandoci, pur senza cercare, né noi né loro, l’abbraccio. Ineluttabilmente. E altrettanto inevitabilmente sono destinate a ucciderci o a morire. Rosaria era già morta per te, lo era prima che vi incontraste a Caserta, davanti a un testimone involontario e imparziale che il destino, l’assassino, la vittima forse ha tenuto lontano. Continua a leggere






